Good News from the Republic of Letters!

13 aprile 2011
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Ieri mi ha scritto una mail Zachary Bos per segnalarmi “la resurrezione” on line della splendida rivista fondata da Saul Bellow e Keith Botsford (qui ritratto in una fedelissima caricatura). Suo è anche il manifesto che segue (traduzione di Anna Costalonga) effeffe

CAVEAT LECTOR! ATTENZIONE LETTORE!
Nel nuovo TRoL NON ci saranno:

– Storie noiose di vita accademica
– Lunghe sequele di ammirazione reciproca da parte delle inique fabbriche di MFA ( e i loro Corsi di scrittura creativa) e Seminari
– Contributi da parte di coloro che sono nelle liste dei “più bravi” e via dicendo
– Critiche di critici di cui non abbiamo letto nulla
– Giochi da addetti ai lavori del tipo “ti lodo-ti stronco”
-Articoli autoriproducentesi di redattori che si leggono a vicenda

TRoL è una rivista internazionale gestita da scrittori per lettori civilizzati. Offriamo:

– La migliore fiction che si possa trovare in giro
– Il solito mix di memorie, Archivi, poesia (a dosi moderate)
– Una grande copertura delle varie arti
– Una sezione letteraria intesa come guida affidabile alla lettura
– Uno spazio più ampio ai commenti politici
– E naturalmente il Notebook stizzoso di PB

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The Republic of Letters:
Attn Keith Botsford
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Costa Rica

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6 Responses to Good News from the Republic of Letters!

  1. diamonds il 13 aprile 2011 alle 09:20

    si prevedono precipitazioni di severi critici professionisti disoccupati dai piani alti della torri d’avorio della cultura,strozzati dalle rate,dalla propria pesantezza,intossicati dai pompini reciproci e dal vuoto di un milione di giornate passate recensendo come suggerito da chi di dovere libri scevri di figure e per questo forse mai sfiorati.Una prece

    http://www.youtube.com/watch?v=IYOYlqOitDA

  2. Sascha il 13 aprile 2011 alle 13:11

    ‘Critiche di critici di cui non abbiamo letto nulla’

    Certo che con queste belle premesse (critiche solo da parte di amici) il p*********o reciproco impazzerà alla grande…

  3. francesco forlani il 13 aprile 2011 alle 16:56

    però Sacha, aspiett nu momente.
    lo manifesto dice un’altra cosa. Mica si leggono solo gli amici! anzi, spesso e volentieri accade proprio il contrario. effeffe

  4. Sascha il 14 aprile 2011 alle 08:54

    Sì, ma la frase è parecchio infelice.
    Del resto a questo punto frequentiamo la Rete da un po’ di tempo e sappiamo che certi deprecabili fenomeni non sono certo rimasti confinati alla carta stampata, anzi.

  5. effeffe il 14 aprile 2011 alle 09:00

    sulla carta la Rete è meglio, per me
    effeffe

  6. Antonio il 16 aprile 2011 alle 14:37

    Diamonds legge bene il testo. Sascha meno ma non è ha veramente colpa. La rivista è gestita da scrittori, non da critici. “Critici di critici di cui non si è letto nulla”, si riferisce al fatto che non si accettano recensioni di gente che fa critica senza aver mai scritto un libro. Diversamente dall’Italia, in America come in Francia, il critico professionista non è molto simpatico, ma è considerato una specie di sanguisuga, individuo spesso incapace di leggere un libro e che, con poco sforzo, lo va paragonando a questa e quell’opera, sfoggiando una cultura e un acume che evidentemente non ha. Detto questo, il manifesto di TRoL è per me da condividere al 100 percento, specialmente per il branco di leccapiedi che si aggira disseminando commenti fasulli su testi di amici autori e di editori amici nella speranza di essere ricambiati (e talvolta pubblicati). Malcostume diffusissimo in questo paese che spiega il servilismo di certi giornalisti e una decadenza complessiva delle lettere e del gusto. C’è chi legge soltanto come scrive purtroppo e applaude ciò che somiglia alla propria mediocrità. Col risultato che la mediocrità va diffondendosi dappertutto. Editor mediocri che scelgono libri mediocri da dare in pasto a lettori mediocri che non vedono l’ora di riflettersi nella propria mediocrità assurta miracolosamente a eccellenza: stampata, impacchettata, distribuita, prezzata, recensita… Tutto questo per la felicità di case editrici mediocri, che profittano della diffusa mediocrità della società e del gusto…Naturalmente c’è a chi tutto questo sta bene, perché, vista la propria mediocrità, non ha altro modo per sentirsi scrittore.



indiani