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	Commenti a: Verifica dei poteri 2.0: Stefano Jossa	</title>
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		<title>
		Di: Stefano Jossa		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Jossa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 May 2011 11:22:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Dimitri: finzioni e lavoroculturale sono molto interessanti! La &quot;rete&quot; non e` certo uno &quot;stato elementale&quot;, ma di astrazioni (filosofia) abbiamo bisogno per discutere a livello teoretico, altrimenti si finisce nel mare (nobilissimo) dei distinguo e delle differenze (filologia). Perche&#039; di &quot;universita&#039;&quot; si puo&#039; parlare e di &quot;rete&quot; no? Se la risposta e` che la &quot;rete&quot; non e&#039; un&#039;&quot;istituzione&quot;, mi sparo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Dimitri: finzioni e lavoroculturale sono molto interessanti! La &#8220;rete&#8221; non e` certo uno &#8220;stato elementale&#8221;, ma di astrazioni (filosofia) abbiamo bisogno per discutere a livello teoretico, altrimenti si finisce nel mare (nobilissimo) dei distinguo e delle differenze (filologia). Perche&#8217; di &#8220;universita&#8217;&#8221; si puo&#8217; parlare e di &#8220;rete&#8221; no? Se la risposta e` che la &#8220;rete&#8221; non e&#8217; un'&#8221;istituzione&#8221;, mi sparo.</p>
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		Di: Dimitri		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/04/30/verifica-dei-poteri-2-0-stefano-jossa/#comment-150843</link>

		<dc:creator><![CDATA[Dimitri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2011 11:58:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quel che contesto del tuo ragionamento non è la panoramicità, ma che il panorama si riduca a una serie di punti notevoli che cancellano tutti gli altri. Il rischio è di fare come i cartografi dell&#039;800 che disegnavano le coste dell&#039;Africa, ignorando la complessità interna del continente. I nomi che fai - Benedetti, Lipperini, Mozzi, Wu Ming – sono rappresentativi di una minima parte dell&#039;attività culturale che ha luogo su Internet. La rivista letteraria on line più seguita – secondo le classifiche wikio di quest&#039;anno – non è Carmilla, né NI, né Lipperatura, ma Finzioni. Un magazine su cui non scrivono firme autorevoli.

http://www.finzionimagazine.it/

Non credo che questa sia filologia (vs filosofia), ma una necessaria attenzione ai fenomeni che hanno luogo in rete. 


L’esperienza, la prassi, le classi. Anche io ritengo che le “classi” abbiano il merito di conservare funzioni e ruoli. Ma come dici bene tu, bisognerebbe discutere sulle conformazioni di tali classi (ricercatori che svolgono il ruolo di ordinari, ordinari che svolgono non si sa più bene quale ruolo).
Non credo però che si possa parlare della rete in termini assoluti come fai tu. Questo modello indifferenziato introduce lo spiacevole presupposto che la “rete”  esista a uno stato elementale, come la materia o l’energia. La “rete”, così definita, assume proprietà uniche che possono essere separate dai processi sociali e comunicativi che caratterizzano i suoi singoli snodi. Sono queste pretese che producono un&#039;assiologia per cui tutte le forme di messa in rete sono omologhe, convertibili cioè l’una nell’altra (e dunque figlie del turbocapitalismo). 
Il “lavoro culturale” non è vetrina per una delle “tante classi che vanno a farsi più o meno giuste pubblicità in rete”, né tanto meno parte del circuito anti-istituzionale. Il seminario nasce all&#039;interno di ciò che tu definisci “istituzione”, ossia da una comunità di studenti e insegnanti che cerca di utilizzare al meglio mezzi e materiali della nostra epoca. Se dai una scorsa, all&#039;interno del sito di cui ti ho fornito il link troverai l&#039;audio di lezioni seminariali, non pubblicità all&#039;ultimo libro di X o Y.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quel che contesto del tuo ragionamento non è la panoramicità, ma che il panorama si riduca a una serie di punti notevoli che cancellano tutti gli altri. Il rischio è di fare come i cartografi dell&#8217;800 che disegnavano le coste dell&#8217;Africa, ignorando la complessità interna del continente. I nomi che fai &#8211; Benedetti, Lipperini, Mozzi, Wu Ming – sono rappresentativi di una minima parte dell&#8217;attività culturale che ha luogo su Internet. La rivista letteraria on line più seguita – secondo le classifiche wikio di quest&#8217;anno – non è Carmilla, né NI, né Lipperatura, ma Finzioni. Un magazine su cui non scrivono firme autorevoli.</p>
<p><a href="http://www.finzionimagazine.it/" rel="nofollow ugc">http://www.finzionimagazine.it/</a></p>
<p>Non credo che questa sia filologia (vs filosofia), ma una necessaria attenzione ai fenomeni che hanno luogo in rete. </p>
<p>L’esperienza, la prassi, le classi. Anche io ritengo che le “classi” abbiano il merito di conservare funzioni e ruoli. Ma come dici bene tu, bisognerebbe discutere sulle conformazioni di tali classi (ricercatori che svolgono il ruolo di ordinari, ordinari che svolgono non si sa più bene quale ruolo).<br />
Non credo però che si possa parlare della rete in termini assoluti come fai tu. Questo modello indifferenziato introduce lo spiacevole presupposto che la “rete”  esista a uno stato elementale, come la materia o l’energia. La “rete”, così definita, assume proprietà uniche che possono essere separate dai processi sociali e comunicativi che caratterizzano i suoi singoli snodi. Sono queste pretese che producono un&#8217;assiologia per cui tutte le forme di messa in rete sono omologhe, convertibili cioè l’una nell’altra (e dunque figlie del turbocapitalismo).<br />
Il “lavoro culturale” non è vetrina per una delle “tante classi che vanno a farsi più o meno giuste pubblicità in rete”, né tanto meno parte del circuito anti-istituzionale. Il seminario nasce all&#8217;interno di ciò che tu definisci “istituzione”, ossia da una comunità di studenti e insegnanti che cerca di utilizzare al meglio mezzi e materiali della nostra epoca. Se dai una scorsa, all&#8217;interno del sito di cui ti ho fornito il link troverai l&#8217;audio di lezioni seminariali, non pubblicità all&#8217;ultimo libro di X o Y.</p>
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		Di: Stefano Jossa		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/04/30/verifica-dei-poteri-2-0-stefano-jossa/#comment-150815</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stefano Jossa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2011 08:54:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Dimitri, trovo interessante la tua riflessione, nonché l&#039;esperienza che proponi, ma resto convinto che di &quot;maglie larghe&quot;, come dici tu, cioè di sguardi panoramici, ci sia bisogno. Da un lato il microscopio dei filologi, dall&#039;altro il telescopio dei filosofi (mettendo così insieme Benjamin e Croce): e in mezzo, chiedi giustamente tu? In mezzo c&#039;è l&#039;esperienza, la prassi, tutto: su cui il critico e l&#039;intellettuale esercitano funzioni d&#039;analisi e sintesi. Cioè &quot;le classi&quot;, nelle quali abbiamo, se non più professori e studenti, almeno &quot;motivatori&quot; e &quot;interlocutori&quot;: cioè funzioni e ruoli, ben definiti sulla base di autorità, esperienza, preparazione, ecc. (parentesi: autorità, legittimazione, respponsabilità, ruoli sono tutti concetti su cui andrebbe apetro altro dibattito). In rete ciò non esiste, perché i ruoli vengono (solo apparentemente) meno, nel nome di una (finta) democrazia, ma vengono poi ristabiliti con meccanismi altri, cioè quelli della pubblicità, dei rapporti di forza, ecc. Se l&#039;istituzione (così è chiaro il quadro teorico di riferimento), è una difesa contro il capitalismo, fatta l&#039;equazione, la &quot;classe&quot; sarà una difesa contro la &quot;rete&quot;. Nella rete non c&#039;è solo l&#039;anonimato (o la distanza), il che è già di per sé una mancanza, perché il confronto umano non può venir meno nello scambio intellettuale, ma soprattutto c&#039;è la riproduzione di meccanismi di potere stabiliti altrove, e qui potenziati. Questo non mi convince, incluse le tante &quot;classi&quot; che vanno a farsi più o meno giuste pubblicità in rete. Né mi convince che sia valido solo ciò che è nel circuito anti-istituzionale (che, ormai lo sappiamo bene, è solo un&#039;altra forma di potere) rispetto a ciò che ha una sua forma istituzionalmente riconosciuta e affermata. Ciò detto, discutere qui apre occasioni e spazi che altrove (anche in &quot;classe&quot;) non ci sono (purché ne riconosciamo insieme pregi e limiti).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Dimitri, trovo interessante la tua riflessione, nonché l&#8217;esperienza che proponi, ma resto convinto che di &#8220;maglie larghe&#8221;, come dici tu, cioè di sguardi panoramici, ci sia bisogno. Da un lato il microscopio dei filologi, dall&#8217;altro il telescopio dei filosofi (mettendo così insieme Benjamin e Croce): e in mezzo, chiedi giustamente tu? In mezzo c&#8217;è l&#8217;esperienza, la prassi, tutto: su cui il critico e l&#8217;intellettuale esercitano funzioni d&#8217;analisi e sintesi. Cioè &#8220;le classi&#8221;, nelle quali abbiamo, se non più professori e studenti, almeno &#8220;motivatori&#8221; e &#8220;interlocutori&#8221;: cioè funzioni e ruoli, ben definiti sulla base di autorità, esperienza, preparazione, ecc. (parentesi: autorità, legittimazione, respponsabilità, ruoli sono tutti concetti su cui andrebbe apetro altro dibattito). In rete ciò non esiste, perché i ruoli vengono (solo apparentemente) meno, nel nome di una (finta) democrazia, ma vengono poi ristabiliti con meccanismi altri, cioè quelli della pubblicità, dei rapporti di forza, ecc. Se l&#8217;istituzione (così è chiaro il quadro teorico di riferimento), è una difesa contro il capitalismo, fatta l&#8217;equazione, la &#8220;classe&#8221; sarà una difesa contro la &#8220;rete&#8221;. Nella rete non c&#8217;è solo l&#8217;anonimato (o la distanza), il che è già di per sé una mancanza, perché il confronto umano non può venir meno nello scambio intellettuale, ma soprattutto c&#8217;è la riproduzione di meccanismi di potere stabiliti altrove, e qui potenziati. Questo non mi convince, incluse le tante &#8220;classi&#8221; che vanno a farsi più o meno giuste pubblicità in rete. Né mi convince che sia valido solo ciò che è nel circuito anti-istituzionale (che, ormai lo sappiamo bene, è solo un&#8217;altra forma di potere) rispetto a ciò che ha una sua forma istituzionalmente riconosciuta e affermata. Ciò detto, discutere qui apre occasioni e spazi che altrove (anche in &#8220;classe&#8221;) non ci sono (purché ne riconosciamo insieme pregi e limiti).</p>
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		Di: Dimitri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dimitri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2011 01:23:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Stefano,
arrivo un po&#039; in ritardo, ma se hai ancora voglia e tempo di confrontarti, mi piacerebbe discutere con te. Questa la mia obiezione: ritengo che il tuo ragionamento abbia maglie troppo larghe, e che dunque rischi di tirare su carcasse di vecchie auto.

In quel che scrivi, la “rete” e la “classe” sarebbero, ancor prima che due cose, due funzioni distinte: sulla rete ci va quel che sta sul pezzo, magari interessante ma con scadenza breve,  mentre nella classe avviene la “riflessione critica”; la prima “crea casi, vende prodotti, strombazza e urla”, la seconda discute o  prova a discutere “la questione del realismo, le scelte di poetica, espressionismo o comunicatività dei linguaggi”. 
Questa è una grande teoria, e le grandi teorie hanno il difetto di lasciare fuori una quantità enorme di casi, salvo poi classificarli come eccezioni. A uno sguardo più ravvicinato, il confine tra “classe” e “rete” appare assai meno definito di quanto traspaia dal tuo articolo.  E non penso che l&#039;intreccio virtuoso sia rappresentato dal fatto che nelle accademie si inizia a discutere di New Italian Epic. Mi pare più rilevante l&#039;utilizzo che le “classi” fanno della “rete”, rendendo fruibili discorsi  che altrimenti rimarrebbero chiusi  (fisicamente) nelle sedi universitarie dove hanno luogo. Si tratta cioè proprio di quel lavoro di “mediazione culturale” di cui denunci la mancanza.
Solo per restare nel mio disastrato ateneo senese

http://www.lavoroculturale.org/


Su questo sito si possono trovare i materiali di un seminario che va avanti da mesi, nel quale  una “classe” di studenti, dottorandi e ricercatori tenta di operare uno sguardo sull&#039;attuale orizzonte culturale attraverso i metodi delle scienze umane (dall&#039;antropologia alla semiotica). Costoro non schiamazzano, non vendono, non fanno pubblicità eppure nessuna rivista  cartacea in odore di accademia ne ha parlato: non AlfaBeta2, non Allegoria, non Moderna. Carmilla e Nazione Indiana? Loro si.

http://www.carmillaonline.com/archives/2011/01/003765.html#003765

https://www.nazioneindiana.com/2011/02/08/il-lavoro-culturale/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stefano,<br />
arrivo un po&#8217; in ritardo, ma se hai ancora voglia e tempo di confrontarti, mi piacerebbe discutere con te. Questa la mia obiezione: ritengo che il tuo ragionamento abbia maglie troppo larghe, e che dunque rischi di tirare su carcasse di vecchie auto.</p>
<p>In quel che scrivi, la “rete” e la “classe” sarebbero, ancor prima che due cose, due funzioni distinte: sulla rete ci va quel che sta sul pezzo, magari interessante ma con scadenza breve,  mentre nella classe avviene la “riflessione critica”; la prima “crea casi, vende prodotti, strombazza e urla”, la seconda discute o  prova a discutere “la questione del realismo, le scelte di poetica, espressionismo o comunicatività dei linguaggi”.<br />
Questa è una grande teoria, e le grandi teorie hanno il difetto di lasciare fuori una quantità enorme di casi, salvo poi classificarli come eccezioni. A uno sguardo più ravvicinato, il confine tra “classe” e “rete” appare assai meno definito di quanto traspaia dal tuo articolo.  E non penso che l&#8217;intreccio virtuoso sia rappresentato dal fatto che nelle accademie si inizia a discutere di New Italian Epic. Mi pare più rilevante l&#8217;utilizzo che le “classi” fanno della “rete”, rendendo fruibili discorsi  che altrimenti rimarrebbero chiusi  (fisicamente) nelle sedi universitarie dove hanno luogo. Si tratta cioè proprio di quel lavoro di “mediazione culturale” di cui denunci la mancanza.<br />
Solo per restare nel mio disastrato ateneo senese</p>
<p><a href="http://www.lavoroculturale.org/" rel="nofollow ugc">http://www.lavoroculturale.org/</a></p>
<p>Su questo sito si possono trovare i materiali di un seminario che va avanti da mesi, nel quale  una “classe” di studenti, dottorandi e ricercatori tenta di operare uno sguardo sull&#8217;attuale orizzonte culturale attraverso i metodi delle scienze umane (dall&#8217;antropologia alla semiotica). Costoro non schiamazzano, non vendono, non fanno pubblicità eppure nessuna rivista  cartacea in odore di accademia ne ha parlato: non AlfaBeta2, non Allegoria, non Moderna. Carmilla e Nazione Indiana? Loro si.</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2011/01/003765.html#003765" rel="nofollow ugc">http://www.carmillaonline.com/archives/2011/01/003765.html#003765</a></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2011/02/08/il-lavoro-culturale/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2011/02/08/il-lavoro-culturale/</a></p>
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