Tra due-trecento anni

22 maggio 2011
Pubblicato da

Angelo Maria Ripellino

Tra due-trecento anni la vita sarà migliore.
Ma intanto noi siamo ormai alla frontiera,
senza gli angeli di Elohim precipita la scala del Novecento,
e il Duemila già sventola la sua bandiera
per coloro che sono sicuri di entrarvi.
Io resterò da questa parte, in questo buio,
in questo viluppo di meschinità e bisogno,
senza conoscere il terso luccichìo del futuro.
A me sarà bastato visitarlo nel sogno,
come uno sciamàno che scenda con piatti e sonagli
nel reame dei morti a conversare coi lèmuri.
Resterò sulla porta come un rèprobo, come uno spergiuro.
Perché scusatemi, posteri, che freddo,
che vitreo deserto, che uniformità, che sbaragli
soffiano da quel futuro.

da Notizie dal diluvio, Einaudi 2007, p. 78.

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10 Responses to Tra due-trecento anni

  1. natàlia castaldi il 22 maggio 2011 alle 11:44

    quanto è bella…

  2. fabio teti il 22 maggio 2011 alle 12:09

    .

  3. carmelo il 22 maggio 2011 alle 12:15

    TUTTO SI PERDE

    Tutto si perde in un vischioso, amorfo
    disperato brulichio di amebe,
    in un nauseante pantano di miele.
    Tutto s’ingolfa in un giallo, in un putrido
    magma di cisposa fanghiglia,
    naufraga nella morchia d’una gora,
    tra un funesto corale di gufi.
    Tutto il tuo fervore, la tua fretta
    d’incollare i frantumi della vita,
    tutto l’entusiasmo con cui edifichi
    in ore felici viadotti di immagini,
    teatrini di parole imbellettate,
    tutto è corroso dall’indifferenza,
    dalla pigrizia, dal cruccio di chi ti circonda.
    Tutto s’accartoccia e si deforma
    nello specchio ricurvo dell’accidia,
    tutto raggela in un abulico stupore,
    come una vecchia città spaventata.
    E intanto da ogni piega dello spazio
    ammicca, guercio e beffardo, il Burlesco,
    intanto squilla sempre più vicina
    la lunghissima tromba del Giudizio.

  4. Marilena Renda il 22 maggio 2011 alle 12:15

    Fantastica. E molto appropriata, questa domenica mattina che si esce dagli incubi e piove.

  5. enrico gregori il 22 maggio 2011 alle 15:55

    Mi è capitato, recentemente, di cenare allo stesso tavolo con alcuni promotori, partecipanti e sostenitori dei TQ. Parlavano, e io ho ascoltato trascurando le mie polpette al sugo. Volevo conoscere, sapere, imparare. Per sicero interesse, ma anche perché (credo) che la vecchiaia vera sia il rifiuto del desiderio di imparare.
    Ho ascoltato i progetti, le aspettative, i desideri dei rappresentanti dei TQ.
    Alla fine ho domandato, solo per avere più chiara la situazione, cosa distinguesse il TQ dal Gruppo ’63 o, appunto, dall’Alleanza per la difesa della cultura alla quale partecipò proprio Angelo Maria Ripellino.
    Ho riscontrato una conoscenza a dir poco approssimativa del Gruppo ’63 e buio totale su Angelo Maria Ripellino.
    Ho ritenuto opportuno riprendere a dedicarmi alle mie polpette.

  6. arduino il 22 maggio 2011 alle 19:29

    Immensità confermata di Ripellino, ma freddo, vitreo deserto, uniformità, sbaragli non soffiano solo dal futuro

  7. stefano gallerani il 23 maggio 2011 alle 11:42

    una lacca cinese (ricordi, dumme’?)

  8. domenico pinto il 23 maggio 2011 alle 12:02

    Sì, io mi ricordo :-)

  9. giovanni il 24 maggio 2011 alle 05:24

    ottima scelta.

  10. enrico de lea il 28 maggio 2011 alle 18:51

    “Ripellino, slavista!” (come era inteso e come irrise in versi) –

    e, invece, sulla popria tomba si fece incidere “Angelo Maria Ripellino – poeta” , quel che era davvero

    (per me, siciliano, assieme a Cattafi, una voce diversa ed irripetibile)



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