IN UN MONDO SENZA DIO

2 giugno 2011
Pubblicato da

di Uaar

Il resoconto video integrale del convegno In un mondo senza Dio organizzato a Genova dall’Uaar e dalla Federazione Umanista Europea nel maggio scorso è accessibile direttamente da questa pagina sulla piattaforma Vimeo:
http://www.vimeo.com/album/1607183
Il primo filmato si riferisce alla conferenza “Le basi morali in un mondo senza Dio” con Telmo Pievani e Giulio Giorello, moderata da Raffaele Carcano: la cornice è quella del Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. La stessa sala ha ospitato anche l’incontro “Pensare ed agire in un mondo senza Dio”, diviso in due parti: nella prima parte modera Raffaele Carcano e relazionano Gilberto Corbellini e Simone Pollo, nella seconda il moderatore è Andrew Copson e i relatori sono Valerio Pocar e Anthony C. Grayling:

Due video distinti (prima e seconda parte) anche per il workshop L’etica della responsabilità sull’assistenza morale non confessionale: a numero chiuso perché rivolto ad un pubblico ristretto e svoltosi nella piccola Sala delle Letture scientifiche di Palazzo Ducale: modera Isabella Cazzoli, con Laura Balbo, Carlo Flamigni e Freddy Boeykens.
Rivolto al grande pubblico è invece l’evento conclusivo “Vite senza Dio”, condotto da Valerio Pocar con la partecipazione di Margherita Hack e Nicola Piovani al teatro Politeama Genovese:

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21 Responses to IN UN MONDO SENZA DIO

  1. daniz il 3 giugno 2011 alle 10:18

    mi sa che qui c’hanno voglia di scherzare sti signori. apparte che lo striscione è inquietante.
    Ma davvero aqquesto arriveno gli atei e gli apostoli RAZIONALISTI?
    E io che son sempre stato un ateo replicante. Bisogna la tessera? Portar lo striscione?
    Un mondo senza Dio e pure per giunta a ciò eppureperggiuntacciò un mondo organizzato a tavolino, senza Dio.
    Un mondo senzadio sì, ma senza Dio lo vedo alquanto difficile. Ci vonno li sordi. Li scienziati. E un altro lavabo del cervello.

    Comunque, resto in attesa eh
    ciao

  2. jacopo galimberti il 3 giugno 2011 alle 14:15

    Finalmente qualche ateo e atea che, arrivata la maggiore eta’, alza la testa e si organizza.

  3. daniz il 3 giugno 2011 alle 14:36

    @galimberti
    Ma si organizza per fare che cosa? davvero c’è quarcheduno disposto a dar credito a corporazioni del genere? Ma anche fossero più grosse, che ha da fà? Sveglia signori sveglia
    il treno ha fischiato dicebat Pirandello

  4. genseki il 3 giugno 2011 alle 15:30

    Da qualche parte, non ricordo piú dove, Zizek, traccia una interessante tassonomia dell’ateismo. Egli afferma che ad ogni religione corrisponde un proprio ateismo, cosí vi è un ateismo ebraico, uno cattolico, uno protestante ciascuno con i suoi caratteri particolari che lo distiguono dagli altri proprio come si distinguono le une dalle altre le rispettive religioni. Se questo è vero si puó dire che ogni religione ha l’ateismo cie si merita e che quindi al cattolicesimo catodico italiano corrisponde prorio il tipo di ateismo della uaar, se lo merita ecco, un ateismo cosí. Ben altri erano gli atei quando altri erano i tempi.
    Tuttavia si puó anche rovesciare tutto il discorso e dire che ad ogni tipo di ateismo corrisponde la sua religione e che quindi degli atei cosí non potevano che corrispondere al cattolicesimo catodico.
    È possibile poi che ogni ateismo produca la sua religione, come ogni religione produce il proprio ateismo.
    Ad ogni modo alla fin della fiera quello che sti atei sanno fare è semplicemente negare a Dio l’attributo dell’esistenza! Ma questa non è mica una grande impresa! Le religioni lo hanno fatto fin dai tempi dell’induismo, poi l’esistenza di Dio fu negata da Massimo il Confessore, Pseudo-Dionigi l’Areopagita e Soto Eriugena e nessuno di loro si considerava ateo. Se si vuo essere veri atei bisogna negare ben altro, magari anche proprio il soggetto, perché è facile che sia un buon nascondiglio di Dio. Come diceva quel tale con la lanterna, per essere davvero atei bisogna accingersi a una transvalutazione di tutti i valori, e non si riferiva a i valori bollati o borsistici. Poveri atei cha a Padre Figlio e Spirito Santo sostituiscono: Scienza Democrazia Mercato!
    Il fatto è che Dio è una vecchia volpe e ben altri caccatori ci voglione per portarne a casa la pelle come trofeo.
    Io che non valgo niente nemmeno come cacciatore, mi limito a pensarlo nel suo bosco, inesistente o no, bosco verso il quale mano a mano che anch’io esisto sempre meno, se mai sono esistito, mi portano da soli i miei passi mesti e i miei passi lieti.
    genseki

  5. genseki il 3 giugno 2011 alle 15:32

    Y me pasaré la vida luchando con el misterio y aun sin esperanza de penetrarlo, porque esa lucha es mi alimento y es mi consuelo. Sí, mi consuelo. Me he acostumbrado a sacar esperanza de la desesperación misma. Y no griten ¡Paradoja! los mentecatos y los superficiales.

    No concibo a un hombre culto sin esta preocupación, y espero muy poca cosa en el orden de la cultura —y cultura no es lo mismo que civilización— de aquellos que viven desinteresados del problema religioso en su aspecto metafísico y sólo lo estudian en su aspecto social o político. Espero muy poco para el enriquecimiento del tesoro espiritual del género humano de aquellos hombres o de aquellos pueblos que por pereza mental, por superficialidad, por cientificismo, o por lo que sea, se apartan de las grandes y eternas inquietudes del corazón. No espero nada de los que dicen: “¡No se debe pensar en eso!”; espero menos aún de los que creen en un cielo y un infierno como aquel en que creíamos de niños, y espero todavía menos de los que afirman con la gravedad del necio: “Todo eso no son sino fábulas y mitos; al que se muere lo entierran, y se acabó”. Sólo espero de los que ignoran, pero no se resignan a ignorar; de los que luchan sin descanso por la verdad y ponen su vida en la lucha misma más que en la victoria.

    Miguel de Unamuno
    genseki

  6. Larry Massino il 3 giugno 2011 alle 16:15

    Genseki, la tassonomia dell’ateismo mi interessa parecchio (visto che il tuo sapere è quanto mai variegato, se lo sai mi interesserebbe anche sapere, via privata mail, quando è stato spento per la prima volta il lampadario nei teatri settecenteschi, che all’inizio stava sempre acceso, che era stato fatto apposta che Baudelaire diceva che la cosa che gli interessava di più a teatro era il lampadario; poi fu spento, penso a fini di educazione del popolo). De Unamuno anche a me mi garba, ma – no per fare pe’ forza il contraddittorio – a me mi garbano parecchio anche quelli che non si rassegnano a sapere.

    Per il resto, non vado in chiesa praticamente da quando ero bambino, ma, lo stesso, capisco un po’ gli anticlericali, ma non capisco affatto gli atei, tanto meno quelli sindacalizzati e organizzati in comitati. Io mi sento piuttosto un mischiatore di deità, uno orfano di tutti i Dio possibili. E poi che gusto ci sarebbe a bestemmiare?

  7. la funambola il 3 giugno 2011 alle 16:34

    caro genseki
    dall’alto :) della mia incredulità ti dedico questo

    “a turno ci dividiamo, Dio e noi, il potere.
    ne derivano due concezioni del mondo che niente potrà mai conciliare.
    Dio non è, più di noi, disposto a fare concessioni.
    Talvolta non posso impedirmi di dare ragione a quei filosofi che, per spiegare i rapporti tra l’anima e il corpo, riconoscevano in ogni azione un intervento divino.
    Ma sono rimasti a mezza strada.
    Non hanno avuto la percezione che senza questo intervento il mondo potrebbe cadere nel caos, ridursi in briciole e rotolare nell’abisso.
    Secondo loro, Dio non si può esimere dal “concedere” il suo appoggio a questo equilibrio provvisorio.
    Dio si intromette in tutto, è “presente” in ogni minimo dettaglio.
    Potremmo forse sorridere senza il suo intervento?
    I credenti che lo implorano in ogni istante sanno benissimo che lasciato a se stesso il mondo cadrebbe immediatamente nel nulla.
    In realtà, che cosa succederebbe se Dio si ritirasse nella sua indifferenza iniziale?
    Impossibile governare insieme con Lui.
    Potete sostituirlo o succedergli, ma non sedervi al suo fianco, perchè Egli non sopporta l’orgoglio della creatura.
    L’uomo è fatto così: si perde nella Divinità oppure la provoca.
    Nessuno, fino a oggi, è stato “ragionevole” in Sua presenza.

    Essere il sostituto di Dio, ecco l’ambizione costante dell’uomo.

    …Ma il nostro fallimento non si fa mai tanto evidente come nell’oscillazione misteriosa che ci sospinge lontano da Dio per ricondurci poi a Lui; un’alternanza di sconfitta e di demiurgia che palesa nella sua interezza la incurabilità del nostro destino”

    lacrime e santi
    sempre lui :)
    un bacio
    la fu

    anpassant: la margherita hack pare si sia ri creduta sul nucleare

  8. Ares il 3 giugno 2011 alle 16:51

    Porcapeletta.. ma ..ma adesso bisogna reinventare di sana pianta nuovi valori, una nuova etica?.. Cos’ì dun botto?.. ma io .. e no,no .. io, che sono anima semplice, mi sconfondo e poi finisco per .. per non capirci un cassso…

    Comunque la chiesa lo fa: fa che si mette li a tavolino ad organizzarsi e imporre la sua morale, e il suo catechismo che a volte, spesso, non è perniente condivisibile … bè, secondo mé questo atto di presunzione: l’atto di poter decidere a tavolino la morale e la condotta etica di tutti, deve essere concesso anche agli atei.. l’importante è non capirci più niente e convincerci di stare li a rimettere tutto in discussione; giusto per tirare avanti ancora qualche millennio °_°

  9. Pensieri Oziosi il 3 giugno 2011 alle 17:25

    Two years ago, Europeans were debating whether the preamble of the European Constitution should mention Christianity as a key component of the European legacy. As usual, a compromise was worked out, a reference in general terms to the “religious inheritance” of Europe. But where was modern Europe’s most precious legacy, that of atheism? What makes modern Europe unique is that it is the first and only civilization in which atheism is a fully legitimate option, not an obstacle to any public post.

    Atheism is a European legacy worth fighting for, not least because it creates a safe public space for believers.

    Slavoj Žižek, 12 Marzo 2006, New York Times.

  10. Pensieri Oziosi il 3 giugno 2011 alle 17:28
  11. CandyHutchinson33 il 3 giugno 2011 alle 17:36

    All people deserve very good life time and loan or auto loan will make it much better. Because people’s freedom is based on money.

  12. genseki il 3 giugno 2011 alle 18:58

    Per Larry Massino,

    non ci casco lo so che il suo è un apologo massonico-rosacrciano per comprovare il mio grado di iniziazione, il lampadario è la luce della Ragione, il Teatro è l’universo, Baudelaire è lo spirito umano che contempla la bellezza direttamente nella ragione creatrice: il lampadario, e non nella creazione: il teatro, chi ha spento la luce? è la domanda iniziatica cui sideve rispondere nel segreto della Loggia (email).
    Convinto adesso Hermano?
    genseki

  13. giovanni il 3 giugno 2011 alle 19:39

    scusi, signor genseki, ma di che atei convertiti al Mercato va cianciando? Io sono ateo, e me ne guardo bene dal sostenere che il mercato, che libero non è mai, sia qualcosa di buono. Quanto a democrazia e scienza, se ne può discutere, partendo dal fatto che per me non si hanno nè l’una nè l’altra se non si mettono i mercatanti in condizione di non nuocere

  14. Larry Massino il 3 giugno 2011 alle 20:47

    @Genseki

    assolutamente no, era per davvero, perché stavo scrivendo una cosetta che mi serviva sapere quando per la prima volta si è spento del tutto il lampadario. Le uniche cose che so sulle iniziazioni le ho apprese dallo studio sullo sciamanesimo di Eliade, qualcosa da Zolla, ma poco poco. Le poche cose che so sulla massoneria le ho studiate negli anni ultimi per cercare di capirci qualcosa sulla gestione e promozione della cultura. Naturalmente ho scoperto anche altre cose, inoltrandomi nella parte esoterica delle stesse massonerie, per esempio l’influenza sulla cultura del novecento, a partire dal simbolismo, e dunque sulle avanguardie, di Madame Helena Blavatsky; nonché l’influenza del ” folle ” Aleister Crowley (il quale, penso le possa interessare, aveva contatti con Pessoa, forse anche lo incontrò di passaggio a Lisbona…). Ammetto che mi garberebbe saperne di più, anche di iniziazioni, ma come diceva Troisi, ” io so’ una a leggere, loro so’ tanti a scrivere… ” non c’è gara… Mi dispiace abbia equivocato (se ha equivocato, perché il suo tono mi sembra unpo canzonatorio). Buona serata.

  15. genseki il 3 giugno 2011 alle 21:45

    No, non era canzonatorio, mi scusi, se le è sembrato, era solo un tentativo di umorismo. Con tanto parlare di massoneria mi sembrava divertente. Mi dispiace che lo sia sembrato solo a me e non a lei.
    genseki

  16. AMA il 3 giugno 2011 alle 22:33

    “Poveri atei cha a Padre Figlio e Spirito Santo sostituiscono: Scienza Democrazia Mercato!”

    ???

  17. Vincenzo Cucinotta il 4 giugno 2011 alle 11:39

    Il punto è che l’ateismo militante concede alle religioni la cosa fondamentale, il comune linguaggio, confermando l’uso della parola “Dio”: una volta accettato questo terreno di confronto, per le religioni il gioco è fatto. E’ come se accettassero che una nuova religione si unisse alle esistenti, l’ateismo come una religione tra le altre.

  18. jacopo galimberti il 4 giugno 2011 alle 11:51

    @Cucinotta
    l’uso della parola Dio fa parte della lingua italiana e non la conferma certo l’ateismo.
    Invocare la spirito critico non vuol dire automaticamente divinizzarlo, chiedere che molti fenomeni siano passati al setaccio del ragionamento scientifico non significa che tutto possa essere confutato in termini scientifici.
    Se poi qualcuno che ha letto un bigino su Derrida vuol fare il giochetto di dire che l’ateo (come se esistesso L’Ateo…) alla fine cambia solo il nome alle cose e fonda una nuova religione, a me fa sorridere, ma comunque faccia pure. I problemi sono altri…

  19. AMA il 4 giugno 2011 alle 13:13

    Da apateista questa discussione mi annoia profondissimamente.

  20. Vincenzo Cucinotta il 4 giugno 2011 alle 13:16

    @Galimberti
    Ciò che troviamo nel dizionario non è che la registrazione di come parliamo, dei termini che usiamo e di come li usiamo, non costituisce alcuna autorità, solo il resoconto della battaglia furiosa che si combatte proprio nell’arena costituita dal linguaggio: se si perde lì, non si può recuperare da nessuna altra parte.

  21. lorenzo galbiati il 6 giugno 2011 alle 03:31

    Questi video sono molto interessanti ma sono piuttosto lunghi e non ho ancora finito di vedere quello con Pievani e Giorello.

    Credo sia giusto che gli atei si organizzino e cerchino una loro etica minima comune.

    Sostengo da anni che teismo e ateismo sono le due facce della stessa medaglia, due credenze che danno la loro risposta al mistero dell’esistenza.
    L’ateismo si differenzia in negativo rispetto al teismo, fin dal nome: nega qualcosa di non dimostrabile. Nasce come risposta a una credenza in un dato indimostrabile, e ancora oggi soffre questa subalternità.

    Ha quindi senso ciò che riporta genseki di Zizek: l’ateismo si caratterizza certamente in funzione dell’universo religioso in cui nasce.
    Ha senso anche l’osservazione di Cucinotta, che chiede agli atei di comunicare in positivo, perché parlare di vita in un mondo senza Dio, non afferma nulla in positivo.
    Dawkins aveva chiamato il suo gruppo i Brights, e questo, al di là della presunzione, è già un inizio. Ci vuole una comunicazione in positivo per l’affermazione dell’ateismo. Che ancora non c’è.
    Sbaglia invece Cucinotta nel criticare la possibilità di vedere l’ateismo come una religione: credo sia l’unico modo per affermarsi come pensiero organizzato. L’ateismo ha bisogno al momento di essere considerato, e passare per una religione gli offre la possibilità di essere messo sullo stesso piano delle religioni teiste. Essendo basato su un credo in negativo, non sarà facile però conservare l’unità di pensiero, se la sua militanza si allarga. Per esempio, l’UAAR mette insieme atei e agnostici razionalisti. Credo che ci sia grande differenza tra atei e agnostici, e credo anche si possa essere atei o agnostici senza essere razionalisti. E’ logico presumere che in futuro ci saranno più associazioni atee militanti, con diverse filosofie e connotati politici: un po’ come le varie sette di una chiesa, solo che non vi sarà una chiesa istituzionale. In attesa di quel momento critico, comunque, l’affermazione del pensiero ateo passa dalla sua organizzazione come religione, che poi altro non è che “ciò che lega”.



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