Maxime Cella / Due poesie

24 giugno 2011
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Si pubblicano due componimenti tratti da: Maxime Cella, Dieci poesie, con una nota di Rodolfo Zucco, Edizioni del Tavolo Rosso, maggio 2011.

Noi non abbiamo guerre
né tempi di necessità
e se pure si cova ancora amore
è coda di lucertola il suo disperdersi.
Effacez, effacez vite incalzava il maestro e questa
nostra è neve d’accatto, oblitera le forme sperando
di sfondarle

Strali a dar fiato e nulla più si dirà
ma giunti al fondo invece? quel giorno
il sole tramontò come previsto
, geni-smeraldo
intatti da intuizione e la trama del leone
ormai piegato dall’avanzo-arretro

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IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII… un rilevare nuovi a vecchi indizi
assimilando parzialità e frammento:
IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIl’errore fu forse farsi ultimi
nel non cedere al mito sempre più esile
di un campo totale, la gran vista, l’utopia
di un iride che nello spupillìo del camaleonte
ha l’abbraccio di una simultanea unità

IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIma qui dove le cose della loro istanza
ripropongono la superficie (non cedono le coste
dei libri impilati, la finestra che aggetta,
il quadrato di linoleum sbordato)
e
le resistenze all’appello vi solidarizzano
IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIaltro non si sa che…
(dunque con cieca misura?)
IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII… di un nuovo interrogare la valanga

Maxime Cella (Rueil Malmaison, 1980) vive e lavora a Udine. Ha pubblicato Quattro poesie ne l’immaginazione, XXVI, 250, novembre 2009.

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