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	Commenti a: La mutazione del capitalismo	</title>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/07/07/la-mutazione-del-capitalismo/#comment-154072</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 17:28:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusate intervengo assai in ritardo, giusto per raccogliere un paio di spunti.

Vincenzo e Francesco dite: l&#039;economia domina la politica, la politica manca il suo ruolo.
Ecco, io non sarei così sicuro che di questo si tratti. Dal punto di vista storico, l&#039;offensiva neoliberista degli anni ottanta cominciata con Reagan e Tatcher si fa a colpi di leggi. Leggi che sopprimono altre leggi. Leggi che tolgono vecchie norme. in tutte le cronache delle grosse crisi che mi è capitato di leggere - da quella &quot;locale&quot; della Enron a quella &quot;globale&quot; dei subprime - il danno è possibile perché prima la politica ha lasciato campo libero alle multinazionali o alle banche d&#039;affari, ecc. Con l&#039;Unione Europea sta accadendo la stessa cosa: la politica dei mercati aperti e della riduzione del debito è stata elaborata dagli artefici dell&#039;unione monetaria. Si tratta certo di economia, ma di economia secondo i ministri delle finanze. l&#039;intreccio tra stato, governi e poteri economici non è semplice. Ad esso, va aggiunto il ruolo dei &quot;teorici&quot; e dei loro divulgatori: economisti e giornalisti delle pagine economiche. 

(En passant: sono d&#039;accordo con francesco: c&#039;è capitalismo e capitalismo, e ci sono diversi compromessi possibile tra capitale, lavoro e stato. L&#039;anomalia è che si sta assistendo alla diffusione anche in Europa del modello di capitalismo anglosassone, che è anche quello che ha esibito i più grandi disastri.)

Su altre questioni da voi sollevate, tornerò nei prossimi giorni con un altro post.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate intervengo assai in ritardo, giusto per raccogliere un paio di spunti.</p>
<p>Vincenzo e Francesco dite: l&#8217;economia domina la politica, la politica manca il suo ruolo.<br />
Ecco, io non sarei così sicuro che di questo si tratti. Dal punto di vista storico, l&#8217;offensiva neoliberista degli anni ottanta cominciata con Reagan e Tatcher si fa a colpi di leggi. Leggi che sopprimono altre leggi. Leggi che tolgono vecchie norme. in tutte le cronache delle grosse crisi che mi è capitato di leggere &#8211; da quella &#8220;locale&#8221; della Enron a quella &#8220;globale&#8221; dei subprime &#8211; il danno è possibile perché prima la politica ha lasciato campo libero alle multinazionali o alle banche d&#8217;affari, ecc. Con l&#8217;Unione Europea sta accadendo la stessa cosa: la politica dei mercati aperti e della riduzione del debito è stata elaborata dagli artefici dell&#8217;unione monetaria. Si tratta certo di economia, ma di economia secondo i ministri delle finanze. l&#8217;intreccio tra stato, governi e poteri economici non è semplice. Ad esso, va aggiunto il ruolo dei &#8220;teorici&#8221; e dei loro divulgatori: economisti e giornalisti delle pagine economiche. </p>
<p>(En passant: sono d&#8217;accordo con francesco: c&#8217;è capitalismo e capitalismo, e ci sono diversi compromessi possibile tra capitale, lavoro e stato. L&#8217;anomalia è che si sta assistendo alla diffusione anche in Europa del modello di capitalismo anglosassone, che è anche quello che ha esibito i più grandi disastri.)</p>
<p>Su altre questioni da voi sollevate, tornerò nei prossimi giorni con un altro post.</p>
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		<title>
		Di: francesco pecoraro		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/07/07/la-mutazione-del-capitalismo/#comment-153921</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco pecoraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 12:14:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si potrebbe intanto cominciare con una politica di maggior controllo dei mercati, disinnescando i meccanismi speculativi più assurdi e dannosi. Impedire la speculazione al ribasso già sarebbe qualcosa. Ma agli occhi del liberista (il liberista è liberista solo quando gli fa comodo essere liberista, altrimenti diventa di colpo statalista) imporre regole più rigide al mercato, che da solo non se le può dare, rappresenta un vulnus inaccettabile, eccetera. Non occorre una rivoluzione socialista mondiale per questo, occorre che la politica riconquisti il suo primato (ma l&#039;ha mai avuto?) e si rimetta a governare, avendo come obbiettivo, se non il benessere di tutti (bestemmia), almeno di evitare l&#039;auto annientamento planetario. Che, con questo stato di cose, prima o poi arriva.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si potrebbe intanto cominciare con una politica di maggior controllo dei mercati, disinnescando i meccanismi speculativi più assurdi e dannosi. Impedire la speculazione al ribasso già sarebbe qualcosa. Ma agli occhi del liberista (il liberista è liberista solo quando gli fa comodo essere liberista, altrimenti diventa di colpo statalista) imporre regole più rigide al mercato, che da solo non se le può dare, rappresenta un vulnus inaccettabile, eccetera. Non occorre una rivoluzione socialista mondiale per questo, occorre che la politica riconquisti il suo primato (ma l&#8217;ha mai avuto?) e si rimetta a governare, avendo come obbiettivo, se non il benessere di tutti (bestemmia), almeno di evitare l&#8217;auto annientamento planetario. Che, con questo stato di cose, prima o poi arriva.</p>
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		<title>
		Di: Vincenzo Cucinotta		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/07/07/la-mutazione-del-capitalismo/#comment-153881</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 19:57:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Niente di così originale nell&#039;analisi pur del tutto condivisibile di Ruffolo. 
La soluzione di questo genere di problemi è perfino troppo ovvia, ma nello stesso tempo così costosa ed impegnativa che nessun governo, amministrazione Obama inclusa, ha il coraggio di affrontarla. 
In particolare, l&#039;intera classe politica del vecchio continente sembra ormai completamente succube di questa logica perversa, incapace di manifestare l&#039;alcun segnale di opposizione a questa cupola affaristico-mafiosaq che domina ormai il mondo, vanificando la forma democratica degli stati occidentali. Infatti, la politica è ormai completamente asservita all&#039;economia, e l&#039;economia, tutto ciò che la riguarda è del tutto sottratta alla sovranità dei singoli stati nazionali, e perfino dell&#039;unione europea come istituzione complessiva. 
Se la politica tornasse ad occupare il posto di comando che le spetta, allora si capirebbe che non soltanto quest&#039;ordine economico globalizzato ci impoverisce, non soltanto rende la vita quotidiana sempre meno degna di essere vissuta, ma, ciò che forse è l&#039;aspetto più rilevante, esso è incompatibile con la stessa soprasvvivenza dell&#039;umanità, visto che il pianeta non sopporta i ritmi di sviluppo che questo genere di ordine economico necessita per non collassare. 
Tutto ovvio, ma questa classe politica pusillamine bada come prima cosa alla propria sopravvivenza, e non osa dire ai propri elettori che bisogna rinunciare al terzo telefonino, non osa insomma prospettare ai propri cittadini un futuro meno affollato di oggetti, sicuramente di quelli più inutili, non osa mettere in discussione questo processo di globalizzazione, ripristinando per questa via la sovranità nazionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Niente di così originale nell&#8217;analisi pur del tutto condivisibile di Ruffolo.<br />
La soluzione di questo genere di problemi è perfino troppo ovvia, ma nello stesso tempo così costosa ed impegnativa che nessun governo, amministrazione Obama inclusa, ha il coraggio di affrontarla.<br />
In particolare, l&#8217;intera classe politica del vecchio continente sembra ormai completamente succube di questa logica perversa, incapace di manifestare l&#8217;alcun segnale di opposizione a questa cupola affaristico-mafiosaq che domina ormai il mondo, vanificando la forma democratica degli stati occidentali. Infatti, la politica è ormai completamente asservita all&#8217;economia, e l&#8217;economia, tutto ciò che la riguarda è del tutto sottratta alla sovranità dei singoli stati nazionali, e perfino dell&#8217;unione europea come istituzione complessiva.<br />
Se la politica tornasse ad occupare il posto di comando che le spetta, allora si capirebbe che non soltanto quest&#8217;ordine economico globalizzato ci impoverisce, non soltanto rende la vita quotidiana sempre meno degna di essere vissuta, ma, ciò che forse è l&#8217;aspetto più rilevante, esso è incompatibile con la stessa soprasvvivenza dell&#8217;umanità, visto che il pianeta non sopporta i ritmi di sviluppo che questo genere di ordine economico necessita per non collassare.<br />
Tutto ovvio, ma questa classe politica pusillamine bada come prima cosa alla propria sopravvivenza, e non osa dire ai propri elettori che bisogna rinunciare al terzo telefonino, non osa insomma prospettare ai propri cittadini un futuro meno affollato di oggetti, sicuramente di quelli più inutili, non osa mettere in discussione questo processo di globalizzazione, ripristinando per questa via la sovranità nazionale.</p>
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		Di: giorgio mascitelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/07/07/la-mutazione-del-capitalismo/#comment-153876</link>

		<dc:creator><![CDATA[giorgio mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 16:57:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le domande che pone Antonio Coda sono pesantissime e non credo che nessuno potrebbe rispondervi con sicurezza : non a caso lo stesso Ruffolo sospende l&#039;articolo senza concludere. Però ritengo che il problema non sia quello di teorie economiche alternative, che del resto Ruffolo implicitamente indica, quanto di rapporti di forza. Oggi un ristretto numero di individui privati e di aziende detiene un patrimonio che è superiore al pil di stati europei grandi e relativamente ricchi come Francia o Italia. Questa situazione ricorda quella di alcuni feudatari che in varie fasi del medioevo detenevano un potere militare e e fiscale superiore a quello dei loro sovrani. Dunque la questione più urgente da dibattere non è economica ma politica: come limitare il potere di queste realtà approfiitando del fatto che i loro veri protettori politici, gli usa, sono destinati a indebolirsi progressivamente nello scacchiere internazionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le domande che pone Antonio Coda sono pesantissime e non credo che nessuno potrebbe rispondervi con sicurezza : non a caso lo stesso Ruffolo sospende l&#8217;articolo senza concludere. Però ritengo che il problema non sia quello di teorie economiche alternative, che del resto Ruffolo implicitamente indica, quanto di rapporti di forza. Oggi un ristretto numero di individui privati e di aziende detiene un patrimonio che è superiore al pil di stati europei grandi e relativamente ricchi come Francia o Italia. Questa situazione ricorda quella di alcuni feudatari che in varie fasi del medioevo detenevano un potere militare e e fiscale superiore a quello dei loro sovrani. Dunque la questione più urgente da dibattere non è economica ma politica: come limitare il potere di queste realtà approfiitando del fatto che i loro veri protettori politici, gli usa, sono destinati a indebolirsi progressivamente nello scacchiere internazionale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Antonio Coda		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/07/07/la-mutazione-del-capitalismo/#comment-153857</link>

		<dc:creator><![CDATA[Antonio Coda]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 10:06:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sulla intro: Star lì a dire &quot;Brava Repubblica&quot; o &quot;Cattiva Repubblica&quot; credo sia abbastanza fuorviante: è un quotidiano, un contenitore che deve ogni giorno &#039;fornire&#039; una fascicolazione, per il quale scrivono ottimi cronisti e stimabili editorialisti, come no. Ha l&#039;obbligo - commerciale - di andare tutti i giorni in edicola e rispetta un format comune a tutti il giornalismo italiano, di dividere i settori. Poi, come sempre, è richiesto al lettore fare la sua cernita, soffermarsi su alcune analisi piuttosto che su altre, non è che si può chiedere al giornale di turno di fare della &quot;buona pedagogia&quot;, non più di quanto ormai il quotidiano Repubblica faccia già da sé - e per sé, da quando ho iniziato a leggerla.

Sull&#039;articolo: d&#039;accordo, io credo sia abbastanza condiviso che il sistema economico attuale ha aumentato le diseguaglianze e reso più fragile il patto sociale a livello globale, ma: e allora che si fa?

Qual è la teoria economica alternativa? Quali sono le possibilità reali di darle il via?

Per capirci: occorre una finanziaria intelligente del governo nazionale, un cambio di politica monetaria dell&#039;Europa, una conversione alla virtù dei mercanti mondiali, niente di tutto questo ma tenere in serbo le idee per quando collasserà tutto, ci sarà la catastrofe epocale e si potrà poi ricominciare &quot;Come fosse da capo&quot;?

Siccome non lo so e non ne ho la pallida idea, vorrei sapere se si sa chi è che non si sta parlando per poter provare a fare le cose in maniera diversa, oltre a giudicare quelle che ci sono per quello che sono: una ingiustizia interiorizzata come necessità.

Un saluto,
 Antonio Coda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla intro: Star lì a dire &#8220;Brava Repubblica&#8221; o &#8220;Cattiva Repubblica&#8221; credo sia abbastanza fuorviante: è un quotidiano, un contenitore che deve ogni giorno &#8216;fornire&#8217; una fascicolazione, per il quale scrivono ottimi cronisti e stimabili editorialisti, come no. Ha l&#8217;obbligo &#8211; commerciale &#8211; di andare tutti i giorni in edicola e rispetta un format comune a tutti il giornalismo italiano, di dividere i settori. Poi, come sempre, è richiesto al lettore fare la sua cernita, soffermarsi su alcune analisi piuttosto che su altre, non è che si può chiedere al giornale di turno di fare della &#8220;buona pedagogia&#8221;, non più di quanto ormai il quotidiano Repubblica faccia già da sé &#8211; e per sé, da quando ho iniziato a leggerla.</p>
<p>Sull&#8217;articolo: d&#8217;accordo, io credo sia abbastanza condiviso che il sistema economico attuale ha aumentato le diseguaglianze e reso più fragile il patto sociale a livello globale, ma: e allora che si fa?</p>
<p>Qual è la teoria economica alternativa? Quali sono le possibilità reali di darle il via?</p>
<p>Per capirci: occorre una finanziaria intelligente del governo nazionale, un cambio di politica monetaria dell&#8217;Europa, una conversione alla virtù dei mercanti mondiali, niente di tutto questo ma tenere in serbo le idee per quando collasserà tutto, ci sarà la catastrofe epocale e si potrà poi ricominciare &#8220;Come fosse da capo&#8221;?</p>
<p>Siccome non lo so e non ne ho la pallida idea, vorrei sapere se si sa chi è che non si sta parlando per poter provare a fare le cose in maniera diversa, oltre a giudicare quelle che ci sono per quello che sono: una ingiustizia interiorizzata come necessità.</p>
<p>Un saluto,<br />
 Antonio Coda</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: salvatore talia		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/07/07/la-mutazione-del-capitalismo/#comment-153855</link>

		<dc:creator><![CDATA[salvatore talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 09:46:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;La stessa &#039;Repubblica&#039;, che pubblicava ieri l’intervento di Ruffolo, lo dimenticherà domani nella pagina economica [...]. La falsa coscienza può molto, ma qui assistiamo a un’oscillazione schizoide che l’ideologia dominante dovrebbe, per sua vocazione, neutralizzare&quot;.

L&#039;osservazione di Andrea Inglese è molto appropriata. Se non ricordo male, già Lukàcs in &quot;Storia e coscienza di classe&quot; notava questa strana schizofrenia dei quotidiani, che potevano pubblicare critiche anche molto radicali al sistema capitalistico nelle pagine della cultura, e contemporaneamente difendere questo stesso sistema nelle pagine economiche e di cronaca. Da allora la parcellizzazione della sfera sovrastrutturale si è ulteriormente accentuata, cosicché economia da una parte e &quot;cultura&quot; (letteratura, arte, filosofia) dall&#039;altra sono diventati compartimenti stagni non comunicanti. Inoltre il neoliberismo ha riservato alla teoria economica un ambito &quot;tecnico&quot; specializzato dove non è ammessa la critica al modo di produzione capitalistico. 

Da questo punto di vista, non credo che l&#039;ideologia dominante sia davvero interessata a comporre la contraddizione: il suo modo per &quot;neutralizzare&quot; la critica consiste proprio nel confinarla nelle pagine culturali o dei commenti. Mi stupirei se invece l&#039;articolo di Ruffolo fosse uscito sul supplemento &quot;Affari e Finanza&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La stessa &#8216;Repubblica&#8217;, che pubblicava ieri l’intervento di Ruffolo, lo dimenticherà domani nella pagina economica [&#8230;]. La falsa coscienza può molto, ma qui assistiamo a un’oscillazione schizoide che l’ideologia dominante dovrebbe, per sua vocazione, neutralizzare&#8221;.</p>
<p>L&#8217;osservazione di Andrea Inglese è molto appropriata. Se non ricordo male, già Lukàcs in &#8220;Storia e coscienza di classe&#8221; notava questa strana schizofrenia dei quotidiani, che potevano pubblicare critiche anche molto radicali al sistema capitalistico nelle pagine della cultura, e contemporaneamente difendere questo stesso sistema nelle pagine economiche e di cronaca. Da allora la parcellizzazione della sfera sovrastrutturale si è ulteriormente accentuata, cosicché economia da una parte e &#8220;cultura&#8221; (letteratura, arte, filosofia) dall&#8217;altra sono diventati compartimenti stagni non comunicanti. Inoltre il neoliberismo ha riservato alla teoria economica un ambito &#8220;tecnico&#8221; specializzato dove non è ammessa la critica al modo di produzione capitalistico. </p>
<p>Da questo punto di vista, non credo che l&#8217;ideologia dominante sia davvero interessata a comporre la contraddizione: il suo modo per &#8220;neutralizzare&#8221; la critica consiste proprio nel confinarla nelle pagine culturali o dei commenti. Mi stupirei se invece l&#8217;articolo di Ruffolo fosse uscito sul supplemento &#8220;Affari e Finanza&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
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