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	Commenti a: Classifiche pordenonelegge-Dedalus giugno-luglio 2011	</title>
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		<title>
		Di: Marco Giovenale		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Giovenale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 09:56:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Domenico,
c&#039;è sicuramente un qualche &quot;nonostante&quot; che l&#039;impeto della risposta ha articolato in un modo che rischia però di far apparire come &quot;giuridicamente&quot; non èditi Mesa, Poitrasson, Ross, Rizzante, Cepollaro, Severi, Suchère, Sekiguchi, Leclercq, Bortolotti, De Francesco, Broggi, Sannelli, Scappettone, Fraser, Gleize, Sekiguchi, De Gennaro, Marzaioli, Zaffarano, Guerra, Forlani,... per citare solo pochi nomi (... e Inglese, et moi aussi).

Assurdo. Ovviamente così &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; è. I libri &lt;em&gt;sono&lt;/em&gt; editi, eccome. E aggiungo: la Camera verde (e in generale ogni realtà seria che stampa intenzionalmente senza isbn) &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; è &quot;fuori dallo spazio di mercato&quot;, ma fuori da un determinato modus della (&quot;grande&quot;) distribuzione. Una scelta di indipendenza tanto netta quanto coraggiosa: ed efficacissima anche e proprio sul piano commerciale.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Domenico,<br />
c&#8217;è sicuramente un qualche &#8220;nonostante&#8221; che l&#8217;impeto della risposta ha articolato in un modo che rischia però di far apparire come &#8220;giuridicamente&#8221; non èditi Mesa, Poitrasson, Ross, Rizzante, Cepollaro, Severi, Suchère, Sekiguchi, Leclercq, Bortolotti, De Francesco, Broggi, Sannelli, Scappettone, Fraser, Gleize, Sekiguchi, De Gennaro, Marzaioli, Zaffarano, Guerra, Forlani,&#8230; per citare solo pochi nomi (&#8230; e Inglese, et moi aussi).</p>
<p>Assurdo. Ovviamente così <em>non</em> è. I libri <em>sono</em> editi, eccome. E aggiungo: la Camera verde (e in generale ogni realtà seria che stampa intenzionalmente senza isbn) <em>non</em> è &#8220;fuori dallo spazio di mercato&#8221;, ma fuori da un determinato modus della (&#8220;grande&#8221;) distribuzione. Una scelta di indipendenza tanto netta quanto coraggiosa: ed efficacissima anche e proprio sul piano commerciale.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: domenico pinto		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/07/19/classifiche-pordenonelegge-dedalus-giugno-luglio-2011/#comment-154329</link>

		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 07:17:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Condivido le parole di Marco, e la delusione per le convergenze più ovvie che la Classifica spesso compone.  

Mi pare, però, che la nota di Cortellessa sull&#039;ISBN intendesse sottolineare solo che il libro di Mesa (che anch&#039;io ho votato) sia entrato in Classifica &lt;em&gt;nonostante&lt;/em&gt; sia fuori dallo spazio di mercato, null&#039;altro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido le parole di Marco, e la delusione per le convergenze più ovvie che la Classifica spesso compone.  </p>
<p>Mi pare, però, che la nota di Cortellessa sull&#8217;ISBN intendesse sottolineare solo che il libro di Mesa (che anch&#8217;io ho votato) sia entrato in Classifica <em>nonostante</em> sia fuori dallo spazio di mercato, null&#8217;altro.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/07/19/classifiche-pordenonelegge-dedalus-giugno-luglio-2011/#comment-154325</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 22:47:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Concordo punto per punto con quanto detto da Marco Giovenale. Partecipo come votante al Dedalus. Sono tra coloro che ha votato il libro di Mesa. Sono tra coloro che prediligono valorizzare opere importanti, che non hanno pubblicità - perché in genere pubblicate dalla piccola editoria. Trovo che il Dedalus abbia pregi e difetti, ma che i pregi relativi ne giustifichino in qualche modo l&#039;esistenza. Sinceramente, per quanto riguarda la poesia, vedere Zanzotto finalista e non Mesa, è sconsolante. Mesa è tutto da scoprire, su Zanzotto il grosso è stato detto. (Poi l&#039;esegesi può protrarsi infinitamente, questo è un altro discorso.)
Non vedo neppure io come il fatto che la Camera Verde non possieda il codice ISBN c&#039;entri con l&#039;importanza o meno degli autori pubblicati nelle sue collane, o con la cura con cui quelle pubblicazioni sono fatte. Per procurarsi un libro della Camera Verde basta andare sul sito della casa editrice. Per una quantità di libri di poesia, anche con il codice ISBN, bisogna fare la stessa cosa, dal momento che è impossibile trovarli in libreria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo punto per punto con quanto detto da Marco Giovenale. Partecipo come votante al Dedalus. Sono tra coloro che ha votato il libro di Mesa. Sono tra coloro che prediligono valorizzare opere importanti, che non hanno pubblicità &#8211; perché in genere pubblicate dalla piccola editoria. Trovo che il Dedalus abbia pregi e difetti, ma che i pregi relativi ne giustifichino in qualche modo l&#8217;esistenza. Sinceramente, per quanto riguarda la poesia, vedere Zanzotto finalista e non Mesa, è sconsolante. Mesa è tutto da scoprire, su Zanzotto il grosso è stato detto. (Poi l&#8217;esegesi può protrarsi infinitamente, questo è un altro discorso.)<br />
Non vedo neppure io come il fatto che la Camera Verde non possieda il codice ISBN c&#8217;entri con l&#8217;importanza o meno degli autori pubblicati nelle sue collane, o con la cura con cui quelle pubblicazioni sono fatte. Per procurarsi un libro della Camera Verde basta andare sul sito della casa editrice. Per una quantità di libri di poesia, anche con il codice ISBN, bisogna fare la stessa cosa, dal momento che è impossibile trovarli in libreria.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Marco Giovenale		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/07/19/classifiche-pordenonelegge-dedalus-giugno-luglio-2011/#comment-154324</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Giovenale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 22:31:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Perdona, Francesco, ma il mio commento era anche volto a osservare (e far osservare) altro. Provo a sintetizzare, sperando di non omettere cose importanti: mi sembra che nelle classifiche Dedalus, non nelle intenzioni ma nei fatti, e - come dicevo - in due occasioni (grazie ai votanti), il libro di Giuliano, che a mio parere è non &quot;un&quot; evento ma &lt;em&gt;l&#039;evento&lt;/em&gt; di questi anni recenti, sia comparso.

Detto ciò, aggiungo anche che Giuliano Mesa non ha il minimo bisogno né di classifiche né di premi per essere riconosciuto come il poeta straordinario che è. (Ma se &lt;em&gt;anche&lt;/em&gt; le classifiche Dedalus lo riconoscono, trovo che questo possa essere un punto a favore delle classifiche, e - ripeto - nei fatti, non nelle intenzioni). (Cfr. i primi due link che davo)

Sulla quaestio isbn, unisco alla riflessione già fatta una nota ulteriore per dire che il tale codice serve alla distribuzione (e neanche a tutta: a &lt;em&gt;una certa&lt;/em&gt;, ovviamente iper-esposta, distribuzione). L&#039;editoria - e spesso proprio quella di maggior spessore - può farne abbastanza gioiosamente a meno. (Pensiamo a tante edizioni d&#039;arte, per dire). (E: la Camera verde fra l&#039;altro è cinema e galleria d&#039;arte, anche: questo dimenticavo di dirlo, nell&#039;altro commento; ma completa il quadro). 

Sul Dedalus, come altre volte mi sembra si sia detto: non mi pare che la classifica intenda darsi come &quot;unica&quot; valida o che vada pavoneggiandosi come vangelo. La specificazione &quot;di qualità&quot; penso intenda marcare una differenza da quelle classifiche unicamente fondate su criteri di mercato (il mercato della grande distribuzione). Inoltre, posso sbagliare ma mi sembra che parecchie volte e proprio nei thread qui su NI si sia lanciato l&#039;invito non soltanto a criticare la classifica ma anche a proporre un meccanismo - e una realtà - alternativa. (Volendo: era suggerimento, a fronte di critiche, non sfida).

Chiudo dicendo che condivido la tua delusione di fronte all&#039;emergere piuttosto costante - nei posti &#039;alti&#039; della classifica - di testi e sigle editoriali che davvero non &#039;stupiscono&#039; (e che, personalmente, entrando in libreria aggiro felicemente, per igiene). Questo non toglie che quegli stessi posti regalino - più spesso che altri contesti - sorprese; e che nell&#039;elencone di &lt;em&gt;tutti&lt;/em&gt; i libri votati si trovino cose che non solo incuriosiscono ma oggettivamente valgono ed è bene siano segnalate.


Io almeno la vedo così. Vedo la classifica come un (altro, possibile) strumento di conoscenza del fatto letterario. DEFORMANTE, come &lt;em&gt;tutti&lt;/em&gt; gli strumenti di conoscenza, ma meno deformante di tanti altri che invece paiono e sono sia quantitativamente iperesposti e &#039;dittanti&#039; sia (su un&#039;arena giudicabile risibile) &quot;vincenti&quot;. 

Vorrei continuare il dialogo ma credo stasera di non riuscire a restare online. Temo di aver peccato di sintesi ma magari in prossimi interventi sarò meno veloce...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perdona, Francesco, ma il mio commento era anche volto a osservare (e far osservare) altro. Provo a sintetizzare, sperando di non omettere cose importanti: mi sembra che nelle classifiche Dedalus, non nelle intenzioni ma nei fatti, e &#8211; come dicevo &#8211; in due occasioni (grazie ai votanti), il libro di Giuliano, che a mio parere è non &#8220;un&#8221; evento ma <em>l&#8217;evento</em> di questi anni recenti, sia comparso.</p>
<p>Detto ciò, aggiungo anche che Giuliano Mesa non ha il minimo bisogno né di classifiche né di premi per essere riconosciuto come il poeta straordinario che è. (Ma se <em>anche</em> le classifiche Dedalus lo riconoscono, trovo che questo possa essere un punto a favore delle classifiche, e &#8211; ripeto &#8211; nei fatti, non nelle intenzioni). (Cfr. i primi due link che davo)</p>
<p>Sulla quaestio isbn, unisco alla riflessione già fatta una nota ulteriore per dire che il tale codice serve alla distribuzione (e neanche a tutta: a <em>una certa</em>, ovviamente iper-esposta, distribuzione). L&#8217;editoria &#8211; e spesso proprio quella di maggior spessore &#8211; può farne abbastanza gioiosamente a meno. (Pensiamo a tante edizioni d&#8217;arte, per dire). (E: la Camera verde fra l&#8217;altro è cinema e galleria d&#8217;arte, anche: questo dimenticavo di dirlo, nell&#8217;altro commento; ma completa il quadro). </p>
<p>Sul Dedalus, come altre volte mi sembra si sia detto: non mi pare che la classifica intenda darsi come &#8220;unica&#8221; valida o che vada pavoneggiandosi come vangelo. La specificazione &#8220;di qualità&#8221; penso intenda marcare una differenza da quelle classifiche unicamente fondate su criteri di mercato (il mercato della grande distribuzione). Inoltre, posso sbagliare ma mi sembra che parecchie volte e proprio nei thread qui su NI si sia lanciato l&#8217;invito non soltanto a criticare la classifica ma anche a proporre un meccanismo &#8211; e una realtà &#8211; alternativa. (Volendo: era suggerimento, a fronte di critiche, non sfida).</p>
<p>Chiudo dicendo che condivido la tua delusione di fronte all&#8217;emergere piuttosto costante &#8211; nei posti &#8216;alti&#8217; della classifica &#8211; di testi e sigle editoriali che davvero non &#8216;stupiscono&#8217; (e che, personalmente, entrando in libreria aggiro felicemente, per igiene). Questo non toglie che quegli stessi posti regalino &#8211; più spesso che altri contesti &#8211; sorprese; e che nell&#8217;elencone di <em>tutti</em> i libri votati si trovino cose che non solo incuriosiscono ma oggettivamente valgono ed è bene siano segnalate.</p>
<p>Io almeno la vedo così. Vedo la classifica come un (altro, possibile) strumento di conoscenza del fatto letterario. DEFORMANTE, come <em>tutti</em> gli strumenti di conoscenza, ma meno deformante di tanti altri che invece paiono e sono sia quantitativamente iperesposti e &#8216;dittanti&#8217; sia (su un&#8217;arena giudicabile risibile) &#8220;vincenti&#8221;. </p>
<p>Vorrei continuare il dialogo ma credo stasera di non riuscire a restare online. Temo di aver peccato di sintesi ma magari in prossimi interventi sarò meno veloce&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: M Guerra		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/07/19/classifiche-pordenonelegge-dedalus-giugno-luglio-2011/#comment-154319</link>

		<dc:creator><![CDATA[M Guerra]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 14:27:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ceci n&#039;est pas une pipe. ISBN:0000000000000001]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ceci n&#8217;est pas une pipe. ISBN:0000000000000001</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fm		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/07/19/classifiche-pordenonelegge-dedalus-giugno-luglio-2011/#comment-154316</link>

		<dc:creator><![CDATA[fm]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 13:18:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Marco, 
non sono le *intenzioni* quelle che contano, in questa faccenda come in quasi tutte le altre, ma i *risultati*, e le *procedure* messe in atto e praticate per raggiungerli. E qui, nel caso della classifica e del relativo premio, risultati e procedure scontano, inesorabilmente, il vizio d’origine su cui tutto il *progetto* si regge: che è, molto semplicemente, la *presunzione*, da parte degli ideatori e degli organizzatori, di essere gli unici depositari di una certa *idea* di letteratura, di essere i detentori in esclusiva di quella che si chiama, molto impropriamente, *qualità*. 

Esattamente quello che è stato fatto notare, a più riprese, ogni volta che su Nazione Indiana è comparso il resoconto mensile delle *deliberazioni* dei *lettori e giurati di qualità*. Ci sono stati interventi critici di notevole spessore, tutti disattesi, quando non direttamente bollati non in relazione al peso, all’incidenza e alla ricaduta delle argomentazioni addotte, ma alla *provenienza* della proposta. “Ma chi sei per dire questo?, ma dove scrivi? ma cosa hai prodotto finora? quali titoli puoi accampare? perché dovrei confrontarmi con un nick?”. Contributi che potevano essere preziosi (penso a parecchi interventi *critici* di Gambula e Cornacchia – per citare i primi nomi di una lunga serie che mi vengono in mente) sono stati sistematicamente elusi, a favore di un *dialogo fra pari* in cui gli interlocutori si rimpallavano, magno cum gaudio, la lungimiranza e la *bontà* del *progetto*: “senza di noi, come fareste a conoscere certe opere? noi vi proponiamo titoli che non trovereste mai nelle classifiche ufficiali; noi siamo l’alternativa al sistema della mercificazione del prodotto editoriale e alle *logiche* su cui si regge”. 

Come se un lettore di buona cultura si rivolgesse alle classifiche, ufficiali o meno, per soddisfare la sua curiosità intellettuale, per fare le sue ricerche e le sue scoperte. Dice allora: ma guarda che non è a *quello* che noi ci rivolgiamo, è il lettore comune quello che inseguiamo, quello che magari legge Moccia e Faletti! Che emerita stronzata, anche il solo pensiero che il *lettore* comune di cui sopra navighi tra le pagine di NI e aspetti con religiosa trepidazione le segnalazioni mensili di PL! Oppure (e qui la strada verso il *ridicolo* comincia a farsi vertiginosamente in discesa): “noi vi proponiamo opere e autori fuori dal circuito della grande distribuzione, libri che altrimenti non sapreste come rintracciare, per il semplice motivo che ne ignorereste anche l’esistenza”. Qualche nome, please. Certo: Zanzotto, De Angelis, Michele Mari… Ma state prendendo per il culo? Ma a chi vi rivolgete, agli idioti? Cosa avrà mai letto di poesia, oltre alle scritte dei cioccolatini, uno che se ne interessa (fosse anche solo per il fatto di comprare, o di voler comprare, qualche libro) ma ignora chi sia Zanzotto, un autore che ora, *grazie a voi*, finalmente!, gli diventa familiare? Sì, però noi ti facciamo conoscere anche Mesa e Arminio… senza la nostra segnalazione e il nostro premio, come potresti incontrarli, riconoscerli?... Ma davvero? Ma ne siete sicuri? 

E qui il *problema*, il peccato originale, si manifesta in tutta la sua nudità (anche abbastanza squallida, a dire il vero): viene letteralmente – c’è da pensare (oddio, la malevolenza!): consapevolmente – *cancellato* (non esiste; e, se anche esistesse, non conta niente: è fuffa, è *sottobosco*) tutto il lavoro fatto *in rete*, da almeno un decennio, da persone che *quella* qualità l’hanno inseguita in lungo e in largo, vi hanno sacrificato molto senza avere (e non gliene può fregare di meno) nulla in cambio, senza arrogarsi etichette e primogeniture – per il puro piacere della scoperta, della condivisione… Fuffa, sottobosco: perché queste persone non scrivono sulle riviste che contano, non hanno accesso alle pagine culturali dei giornali, non curano iniziative e collane editoriali, non preparano antologie e repertori, non canonizzano, non hanno alle spalle case editrici, piccole, medie o grandi che siano. Eppure, è proprio questo *sottobosco*, ampiamente smerdato in parecchie occasioni anche su queste pagine, è proprio questo silenzioso lavoro quotidiano di anni, fatto di letture, di attenzione, di cura e risalto dati, in ogni occasione possibile, ai loro testi, che ha permesso la diffusione e la partecipazione a tante persone delle scritture di Mesa, Di Ruscio, Arminio, Annino…


E invece no! L’unica *merce* che conta, a quanto sembra, l’unica che fa *qualità* e cultura in rete, è quella che si può trovare sui banchi degli ultimi arrivati – sono, i loro, gli unici luoghi virtuali dove si decide il valore di un’opera: una casa editrice alle spalle, una rivista a fare da supporto e…via col liscio: o passi di lì, come autore e come critico, o, molto semplicemente, non esisti. 

Il meccanismo di formazione della comunità dei *lettori di qualità* parte da queste premesse: è cooptazione pura e semplice, che si risolve nell’esclusione del *diverso* e dell’*osceno*, del *senza titoli* (accademici o pubblicazioni che siano). E infatti, si va sul sicuro: la stragrande maggioranza degli addetti si muove in uno *spazio* che fa capo a ben precise coordinate (è una constatazione, non un giudizio di valore): case editrici (a partire dalla “casa-madre”), riviste, blog che fanno riferimento, in modo diretto o indiretto, a case editrici e riviste “alternative” (ma *a chi* e *a cosa* non è ancora dato sapere). Il risultato? E’ sotto gli occhi di tutti: più del cinquanta-sessanta per cento dei libri segnalati mensilmente nelle varie sezioni viene dalle stamperie regie della casa imperiale o dei feudi creati ad arte, come le liste-civetta alle elezioni; una buona fetta va ai tre o quattro regni di più piccole dimensioni (ma va da sé: tra sovrani ci si intende) e… campo libero al resto.

Ma è proprio questo resto a *cantare*: fatte salve le eccezioni, più o meno frequenti e imprevedibili, tutti gli altri titoli fanno capo a iniziative curate da un certo numero di lettori-giurati (“alternativi”?).
Se analizzate, per dire, solo gli ultimi sette-otto mesi (vi assicuro che non ci vuole molto) non vi sarà difficile recuperare l’*intero catalogo* (non sto affatto scherzando!) di tre piccole-medie editrici, con una quarta che, negli ultimi mesi, sta recuperando alla grande.

Cosa significa tutto questo? Nient’altro che: vi piaccia o no, più di metà della *torta-qualità* la prepara la “cucina” del padrone (e noi proprio non possiamo fare a meno di servirla in tavola); tutto il resto, ad esclusione delle briciole, lo confezioniamo noi: che siamo contemporaneamente cuochi, assaggiatori, camerieri, consumatori e giudici della *nostra* pasticceria…

E inutile, allora, sbraitare contro la *malevolenza*: è questa, proprio questa, l’immagine che, ogni volta, emerge, viene fuori, si impone. Provate a chiedere, per conferma, a qualche lettore attento, senza nessun interesse, che sia fuori da qualsiasi giro e, soprattutto, non abbia nessuna vocazione di “aspirante”.

Ora, di tutto questo, a partire dal mio scritto, si può felicemente dire: “ma chi se ne frega!” E sono il primo a dirlo. Ma anche il “chi-se-ne-frega” più netto e marcato, anche la tabula rasa, un paio di interrogativi *inquietanti* li lascia. 1) Se il “padrone” delle stamperie, nonché sultano del paese, è il responsabile della “mercificazione della cultura, della logica del profitto etc.” contro le quali mi batto, in nome delle sacrosante ragioni della *qualità*, come concilio questa mia “opposizione” col fatto di glorificarne le “imprese” a scadenze regolari, accreditandolo della produzione e del monopolio della metà buona di quella  stessa *qualità*? 2) Guardando “altrove”: vi sembra possibile, plausibile, *umano* che il resto della *qualità* sia tutto nei cataloghi, senza esclusione di titoli, di *quelle* tre o quattro case editrici di cui sopra? Cioè: 2.1) Dove e quando finisce la “ricerca” della *qualità*, e dove e quando inizia lo spottone pubblicitario che glorifica il frutto del *mio* genio camuffandolo da ricerca spassionata e comunitaria? Cioè: 2.2) Ma li avete mai letti alcuni titoli di poesia accreditati del *marchio* di cui sopra e lucidati con lo smalto *alternativo*?     

fm]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marco,<br />
non sono le *intenzioni* quelle che contano, in questa faccenda come in quasi tutte le altre, ma i *risultati*, e le *procedure* messe in atto e praticate per raggiungerli. E qui, nel caso della classifica e del relativo premio, risultati e procedure scontano, inesorabilmente, il vizio d’origine su cui tutto il *progetto* si regge: che è, molto semplicemente, la *presunzione*, da parte degli ideatori e degli organizzatori, di essere gli unici depositari di una certa *idea* di letteratura, di essere i detentori in esclusiva di quella che si chiama, molto impropriamente, *qualità*. </p>
<p>Esattamente quello che è stato fatto notare, a più riprese, ogni volta che su Nazione Indiana è comparso il resoconto mensile delle *deliberazioni* dei *lettori e giurati di qualità*. Ci sono stati interventi critici di notevole spessore, tutti disattesi, quando non direttamente bollati non in relazione al peso, all’incidenza e alla ricaduta delle argomentazioni addotte, ma alla *provenienza* della proposta. “Ma chi sei per dire questo?, ma dove scrivi? ma cosa hai prodotto finora? quali titoli puoi accampare? perché dovrei confrontarmi con un nick?”. Contributi che potevano essere preziosi (penso a parecchi interventi *critici* di Gambula e Cornacchia – per citare i primi nomi di una lunga serie che mi vengono in mente) sono stati sistematicamente elusi, a favore di un *dialogo fra pari* in cui gli interlocutori si rimpallavano, magno cum gaudio, la lungimiranza e la *bontà* del *progetto*: “senza di noi, come fareste a conoscere certe opere? noi vi proponiamo titoli che non trovereste mai nelle classifiche ufficiali; noi siamo l’alternativa al sistema della mercificazione del prodotto editoriale e alle *logiche* su cui si regge”. </p>
<p>Come se un lettore di buona cultura si rivolgesse alle classifiche, ufficiali o meno, per soddisfare la sua curiosità intellettuale, per fare le sue ricerche e le sue scoperte. Dice allora: ma guarda che non è a *quello* che noi ci rivolgiamo, è il lettore comune quello che inseguiamo, quello che magari legge Moccia e Faletti! Che emerita stronzata, anche il solo pensiero che il *lettore* comune di cui sopra navighi tra le pagine di NI e aspetti con religiosa trepidazione le segnalazioni mensili di PL! Oppure (e qui la strada verso il *ridicolo* comincia a farsi vertiginosamente in discesa): “noi vi proponiamo opere e autori fuori dal circuito della grande distribuzione, libri che altrimenti non sapreste come rintracciare, per il semplice motivo che ne ignorereste anche l’esistenza”. Qualche nome, please. Certo: Zanzotto, De Angelis, Michele Mari… Ma state prendendo per il culo? Ma a chi vi rivolgete, agli idioti? Cosa avrà mai letto di poesia, oltre alle scritte dei cioccolatini, uno che se ne interessa (fosse anche solo per il fatto di comprare, o di voler comprare, qualche libro) ma ignora chi sia Zanzotto, un autore che ora, *grazie a voi*, finalmente!, gli diventa familiare? Sì, però noi ti facciamo conoscere anche Mesa e Arminio… senza la nostra segnalazione e il nostro premio, come potresti incontrarli, riconoscerli?&#8230; Ma davvero? Ma ne siete sicuri? </p>
<p>E qui il *problema*, il peccato originale, si manifesta in tutta la sua nudità (anche abbastanza squallida, a dire il vero): viene letteralmente – c’è da pensare (oddio, la malevolenza!): consapevolmente – *cancellato* (non esiste; e, se anche esistesse, non conta niente: è fuffa, è *sottobosco*) tutto il lavoro fatto *in rete*, da almeno un decennio, da persone che *quella* qualità l’hanno inseguita in lungo e in largo, vi hanno sacrificato molto senza avere (e non gliene può fregare di meno) nulla in cambio, senza arrogarsi etichette e primogeniture – per il puro piacere della scoperta, della condivisione… Fuffa, sottobosco: perché queste persone non scrivono sulle riviste che contano, non hanno accesso alle pagine culturali dei giornali, non curano iniziative e collane editoriali, non preparano antologie e repertori, non canonizzano, non hanno alle spalle case editrici, piccole, medie o grandi che siano. Eppure, è proprio questo *sottobosco*, ampiamente smerdato in parecchie occasioni anche su queste pagine, è proprio questo silenzioso lavoro quotidiano di anni, fatto di letture, di attenzione, di cura e risalto dati, in ogni occasione possibile, ai loro testi, che ha permesso la diffusione e la partecipazione a tante persone delle scritture di Mesa, Di Ruscio, Arminio, Annino…</p>
<p>E invece no! L’unica *merce* che conta, a quanto sembra, l’unica che fa *qualità* e cultura in rete, è quella che si può trovare sui banchi degli ultimi arrivati – sono, i loro, gli unici luoghi virtuali dove si decide il valore di un’opera: una casa editrice alle spalle, una rivista a fare da supporto e…via col liscio: o passi di lì, come autore e come critico, o, molto semplicemente, non esisti. </p>
<p>Il meccanismo di formazione della comunità dei *lettori di qualità* parte da queste premesse: è cooptazione pura e semplice, che si risolve nell’esclusione del *diverso* e dell’*osceno*, del *senza titoli* (accademici o pubblicazioni che siano). E infatti, si va sul sicuro: la stragrande maggioranza degli addetti si muove in uno *spazio* che fa capo a ben precise coordinate (è una constatazione, non un giudizio di valore): case editrici (a partire dalla “casa-madre”), riviste, blog che fanno riferimento, in modo diretto o indiretto, a case editrici e riviste “alternative” (ma *a chi* e *a cosa* non è ancora dato sapere). Il risultato? E’ sotto gli occhi di tutti: più del cinquanta-sessanta per cento dei libri segnalati mensilmente nelle varie sezioni viene dalle stamperie regie della casa imperiale o dei feudi creati ad arte, come le liste-civetta alle elezioni; una buona fetta va ai tre o quattro regni di più piccole dimensioni (ma va da sé: tra sovrani ci si intende) e… campo libero al resto.</p>
<p>Ma è proprio questo resto a *cantare*: fatte salve le eccezioni, più o meno frequenti e imprevedibili, tutti gli altri titoli fanno capo a iniziative curate da un certo numero di lettori-giurati (“alternativi”?).<br />
Se analizzate, per dire, solo gli ultimi sette-otto mesi (vi assicuro che non ci vuole molto) non vi sarà difficile recuperare l’*intero catalogo* (non sto affatto scherzando!) di tre piccole-medie editrici, con una quarta che, negli ultimi mesi, sta recuperando alla grande.</p>
<p>Cosa significa tutto questo? Nient’altro che: vi piaccia o no, più di metà della *torta-qualità* la prepara la “cucina” del padrone (e noi proprio non possiamo fare a meno di servirla in tavola); tutto il resto, ad esclusione delle briciole, lo confezioniamo noi: che siamo contemporaneamente cuochi, assaggiatori, camerieri, consumatori e giudici della *nostra* pasticceria…</p>
<p>E inutile, allora, sbraitare contro la *malevolenza*: è questa, proprio questa, l’immagine che, ogni volta, emerge, viene fuori, si impone. Provate a chiedere, per conferma, a qualche lettore attento, senza nessun interesse, che sia fuori da qualsiasi giro e, soprattutto, non abbia nessuna vocazione di “aspirante”.</p>
<p>Ora, di tutto questo, a partire dal mio scritto, si può felicemente dire: “ma chi se ne frega!” E sono il primo a dirlo. Ma anche il “chi-se-ne-frega” più netto e marcato, anche la tabula rasa, un paio di interrogativi *inquietanti* li lascia. 1) Se il “padrone” delle stamperie, nonché sultano del paese, è il responsabile della “mercificazione della cultura, della logica del profitto etc.” contro le quali mi batto, in nome delle sacrosante ragioni della *qualità*, come concilio questa mia “opposizione” col fatto di glorificarne le “imprese” a scadenze regolari, accreditandolo della produzione e del monopolio della metà buona di quella  stessa *qualità*? 2) Guardando “altrove”: vi sembra possibile, plausibile, *umano* che il resto della *qualità* sia tutto nei cataloghi, senza esclusione di titoli, di *quelle* tre o quattro case editrici di cui sopra? Cioè: 2.1) Dove e quando finisce la “ricerca” della *qualità*, e dove e quando inizia lo spottone pubblicitario che glorifica il frutto del *mio* genio camuffandolo da ricerca spassionata e comunitaria? Cioè: 2.2) Ma li avete mai letti alcuni titoli di poesia accreditati del *marchio* di cui sopra e lucidati con lo smalto *alternativo*?     </p>
<p>fm</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco Giovenale		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/07/19/classifiche-pordenonelegge-dedalus-giugno-luglio-2011/#comment-154292</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Giovenale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 22:00:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vorrei intervenire velocemente sul libro di Giuliano Mesa perché permette di accennare a varie cose che possono stare a cuore a tutti: in diverso modo, ma credo a tutti (e dico anche ad Andrea e a Francesco, e il mio intervento è anche volto, con amicizia, a far sì che possano stringersi la mano senza risentimento almeno su alcuni punti e dettagli o elementi non di dettaglio).

Che il Dedalus abbia dei meriti nella segnalazione del lavoro di G.M. può essere affermato sulla base di due classifiche: quella di &lt;a href=&quot;http://dedalus.pordenonelegge.it/index.php?nvg=1&#038;session=0S646383261O82IR90H72B&#038;syslng=ita&#038;sysmen=6&#038;sysind=4&#038;syssub=0&#038;sysfnt=0&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;dicembre 2010&lt;/a&gt; e quella di &lt;a href=&quot;http://dedalus.pordenonelegge.it/index.php?nvg=1&#038;session=0S646383261O82IR90H72B&#038;syslng=ita&#038;sysmen=6&#038;sysind=3&#038;syssub=0&#038;sysfnt=0&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;febbraio 2011&lt;/a&gt;. Fra le altre cose, e di nuovo in riferimento alla Camera verde, sottolineo per altro che nella classifica di &lt;a href=&quot;http://dedalus.pordenonelegge.it/index.php?nvg=1&#038;session=0S2064600520Y898788B7271H&#038;syslng=ita&#038;sysmen=6&#038;sysind=2&#038;syssub=0&#038;sysfnt=0&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;aprile&lt;/a&gt; di quest&#039;anno si è piazzato al &lt;em&gt;primo&lt;/em&gt; posto della sezione &#039;Altre scritture&#039; il libro di Andrea Inglese &lt;em&gt;Quando Kubrick inventò la fantascienza&lt;/em&gt;.

Del libro di Mesa in effetti non è stata tuttavia la sola classifica a occuparsi e, senza citare un mio articolo di febbraio sul &quot;manifesto&quot;, si può dire che l&#039;amplissima sezione monografica di saggi e testi a cura di Alessandro Baldacci dedicata nel marzo scorso dalla rivista &quot;Atelier&quot; (n.61) a Mesa – con voci di molti autori e antologia di poesie – nacque per certi aspetti proprio per fare un punto sulla critica dedicata a G.M., in occasione dell&#039;avvenuta pubblicazione del volume delle poesie. Lo stesso si può dire del lavoro critico di Inglese stesso su G.M. ospitato nel n.3 - il più recente - di &quot;Atti Impuri&quot;; come dell&#039;excursus di Gian Luca Picconi nel &quot;verri&quot; ora in distribuzione (46). Qualcosa inoltre si trova in rete, se non sbaglio. (E altro immagino uscirà sempre in rivista: si sa che le riviste hanno tempi di reazione=recensione spiegabilmente e giustamente non brevi). (Mentre della distrazione - talvolta proterva - dei quotidiani è sempre triste o tristissimo parlare: e qui non si può che concordare).

Secondo me il volano principale della conoscenza delle opere di poesia è composito e in linea di massima è fatto da: presentazioni + riviste + web + recensioni su giornali + passaparola; a cui si può aggiungere o meno (e in questo caso sì) la classifica Dedalus. Grazie a chi ha votato quel libro nei mesi scorsi. (Personalmente, anche ora, proprio a Mesa ho dato tutti i punti disponibili che avevo, per la megaclassifica del premio; e sicuramente come me anche tanti altri avranno fatto così. Non è stato sufficiente, tuttavia, vedo: ed è chiaro che ne sono dispiaciuto).

Perché parlo di &quot;volano&quot;? Perché se è ingeneroso attaccare la classifica Dedalus quando invece questa ha avuto sicuramente meriti nella segnalazione delle Poesie di G.M., è forse altrettanto ingeneroso (anche se come meccanismo di risposta) dire che del libro di Mesa non si parla &lt;em&gt;se non&lt;/em&gt; per la classifica; o che è un libro che non si vende. Anzi, a quel che mi pare di ricordare è proprio una sorta di best seller. E, a questo proposito, sì: la CV non è un editore, il suo statuto è quello di centro culturale (l’isbn non c’entra; e la CV non è interessata ad averne uno, a quel che so). Ma se dobbiamo escludere dalla storia della scrittura e della poesia tutte le opere importanti e belle e memorabili (&lt;em&gt;I promise I won&#039;t list them&lt;/em&gt;) pubblicate senza isbn, potremmo chiudere la baracca e darla vinta a quei precisi criteri generalisti e da distribuzione-di-massa che invece proprio un&#039;iniziativa come il Dedalus si impegna a (tentare di) scalfire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei intervenire velocemente sul libro di Giuliano Mesa perché permette di accennare a varie cose che possono stare a cuore a tutti: in diverso modo, ma credo a tutti (e dico anche ad Andrea e a Francesco, e il mio intervento è anche volto, con amicizia, a far sì che possano stringersi la mano senza risentimento almeno su alcuni punti e dettagli o elementi non di dettaglio).</p>
<p>Che il Dedalus abbia dei meriti nella segnalazione del lavoro di G.M. può essere affermato sulla base di due classifiche: quella di <a href="http://dedalus.pordenonelegge.it/index.php?nvg=1&amp;session=0S646383261O82IR90H72B&amp;syslng=ita&amp;sysmen=6&amp;sysind=4&amp;syssub=0&amp;sysfnt=0" rel="nofollow">dicembre 2010</a> e quella di <a href="http://dedalus.pordenonelegge.it/index.php?nvg=1&amp;session=0S646383261O82IR90H72B&amp;syslng=ita&amp;sysmen=6&amp;sysind=3&amp;syssub=0&amp;sysfnt=0" rel="nofollow">febbraio 2011</a>. Fra le altre cose, e di nuovo in riferimento alla Camera verde, sottolineo per altro che nella classifica di <a href="http://dedalus.pordenonelegge.it/index.php?nvg=1&amp;session=0S2064600520Y898788B7271H&amp;syslng=ita&amp;sysmen=6&amp;sysind=2&amp;syssub=0&amp;sysfnt=0" rel="nofollow">aprile</a> di quest&#8217;anno si è piazzato al <em>primo</em> posto della sezione &#8216;Altre scritture&#8217; il libro di Andrea Inglese <em>Quando Kubrick inventò la fantascienza</em>.</p>
<p>Del libro di Mesa in effetti non è stata tuttavia la sola classifica a occuparsi e, senza citare un mio articolo di febbraio sul &#8220;manifesto&#8221;, si può dire che l&#8217;amplissima sezione monografica di saggi e testi a cura di Alessandro Baldacci dedicata nel marzo scorso dalla rivista &#8220;Atelier&#8221; (n.61) a Mesa – con voci di molti autori e antologia di poesie – nacque per certi aspetti proprio per fare un punto sulla critica dedicata a G.M., in occasione dell&#8217;avvenuta pubblicazione del volume delle poesie. Lo stesso si può dire del lavoro critico di Inglese stesso su G.M. ospitato nel n.3 &#8211; il più recente &#8211; di &#8220;Atti Impuri&#8221;; come dell&#8217;excursus di Gian Luca Picconi nel &#8220;verri&#8221; ora in distribuzione (46). Qualcosa inoltre si trova in rete, se non sbaglio. (E altro immagino uscirà sempre in rivista: si sa che le riviste hanno tempi di reazione=recensione spiegabilmente e giustamente non brevi). (Mentre della distrazione &#8211; talvolta proterva &#8211; dei quotidiani è sempre triste o tristissimo parlare: e qui non si può che concordare).</p>
<p>Secondo me il volano principale della conoscenza delle opere di poesia è composito e in linea di massima è fatto da: presentazioni + riviste + web + recensioni su giornali + passaparola; a cui si può aggiungere o meno (e in questo caso sì) la classifica Dedalus. Grazie a chi ha votato quel libro nei mesi scorsi. (Personalmente, anche ora, proprio a Mesa ho dato tutti i punti disponibili che avevo, per la megaclassifica del premio; e sicuramente come me anche tanti altri avranno fatto così. Non è stato sufficiente, tuttavia, vedo: ed è chiaro che ne sono dispiaciuto).</p>
<p>Perché parlo di &#8220;volano&#8221;? Perché se è ingeneroso attaccare la classifica Dedalus quando invece questa ha avuto sicuramente meriti nella segnalazione delle Poesie di G.M., è forse altrettanto ingeneroso (anche se come meccanismo di risposta) dire che del libro di Mesa non si parla <em>se non</em> per la classifica; o che è un libro che non si vende. Anzi, a quel che mi pare di ricordare è proprio una sorta di best seller. E, a questo proposito, sì: la CV non è un editore, il suo statuto è quello di centro culturale (l’isbn non c’entra; e la CV non è interessata ad averne uno, a quel che so). Ma se dobbiamo escludere dalla storia della scrittura e della poesia tutte le opere importanti e belle e memorabili (<em>I promise I won&#8217;t list them</em>) pubblicate senza isbn, potremmo chiudere la baracca e darla vinta a quei precisi criteri generalisti e da distribuzione-di-massa che invece proprio un&#8217;iniziativa come il Dedalus si impegna a (tentare di) scalfire.</p>
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		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/07/19/classifiche-pordenonelegge-dedalus-giugno-luglio-2011/#comment-154252</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 15:52:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[trovo davvero apprezzabile l&#039;iniziativa di dedalus. Il che non vuol dire, ovviamente che non possa essere migliorato il sistema di selezione e  formazione della classifica (io qualche idea ce l&#039;avrei ma è cosa poco importante).
Molti degli autori, preenti nelle classifiche sono sconosciutissimi ai più - tra i quali più,  faccio parte -. un lettore di fronte a 60.000 titoli è completamente disarmato, se si cerca con umiltà, e fuori dalle  logiche di mercato di proporre un ristretto numero di titoli, da lettore non posso che essere grato a questa iniziativa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>trovo davvero apprezzabile l&#8217;iniziativa di dedalus. Il che non vuol dire, ovviamente che non possa essere migliorato il sistema di selezione e  formazione della classifica (io qualche idea ce l&#8217;avrei ma è cosa poco importante).<br />
Molti degli autori, preenti nelle classifiche sono sconosciutissimi ai più &#8211; tra i quali più,  faccio parte -. un lettore di fronte a 60.000 titoli è completamente disarmato, se si cerca con umiltà, e fuori dalle  logiche di mercato di proporre un ristretto numero di titoli, da lettore non posso che essere grato a questa iniziativa.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Andrea Cortellessa		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/07/19/classifiche-pordenonelegge-dedalus-giugno-luglio-2011/#comment-154250</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cortellessa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 10:25:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ fm
anch&#039;io mi sono rivolto a lei col suo nome (o il suo nick), come sto facendo adesso. Non è evidentemente possibile farla riflettere sul fatto che queste Classifiche sono state &lt;em&gt;l&#039;unico&lt;/em&gt; strumento di selezione e promozione libraria che abbia segnalato il libro che le sta tanto a cuore. Ne prendo atto. Continui così, mi raccomando.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ fm<br />
anch&#8217;io mi sono rivolto a lei col suo nome (o il suo nick), come sto facendo adesso. Non è evidentemente possibile farla riflettere sul fatto che queste Classifiche sono state <em>l&#8217;unico</em> strumento di selezione e promozione libraria che abbia segnalato il libro che le sta tanto a cuore. Ne prendo atto. Continui così, mi raccomando.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fm		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/07/19/classifiche-pordenonelegge-dedalus-giugno-luglio-2011/#comment-154241</link>

		<dc:creator><![CDATA[fm]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 19:45:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=39603#comment-154241</guid>

					<description><![CDATA[Cortellessa (come vede, io uso ancora il nome quando mi rivolgo alle persone): non ci sono davvero limiti alla sua incapacità di affrontare una critica e di discuterla nel merito, così come non ci sono limiti alla sua spocchia e al suo narcisismo esibizionistico (per mandarmi a cagare, come ha fatto, poteva almeno risparmiarsi di magnificare la sua &quot;professionalità di docente e studioso&quot; - ne sarebbe uscito &quot;meglio&quot;)...

Quanto alla malevolenza, o egregio, gliela lascio tutta - per cena: visto che ne parla spesso e volentieri, quando qualcuno si sogna di mettere in discussione il suo verbo, deve conoscerla davvero bene. Buon appetito!

Lei fa bene a difendere la sua &quot;creatura&quot;, è un suo sacrosanto diritto: ma il suo diritto vale esattamente quanto la mia libertà di criticare quella &quot;creatura&quot;, quando la stessa diventa un&#039;iniziativa pubblica, e ampiamente pubblicizzata.

Se la &quot;classifica&quot;, e il relativo &quot;premio&quot;, nascono per promuovere e diffondere la *qualità*, perché mi costringe a credere che la stessa non vada *cercata*, scovata, portata alla luce, ma che è strettamente legata al numero di copie circolanti di un&#039;opera? Che giurati di qualità sono i suoi &quot;lettori&quot; di poesia, se le loro scelte sono condizionate dal numero di copie che una (sempre quella) grande casa editrice manda in omaggio ai critici per averne in cambio un ritorno di visibilità?

Pensi, di una delle o-pere della terna ne è arrivata una copia anche a me - un signor nessuno che ha l&#039;unico merito (?!?) di gestire un blog...

Si rilassi, Cortellessa, la prego. Poi, se trova il tempo, mi dica (&lt;strong&gt;nel caso  faccia parte di qualche giuria&lt;/strong&gt;) se i premi che &lt;strong&gt;eventualmente&lt;/strong&gt; frequenta sono o meno riconducibili a qualche sagra particolare...

fm]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cortellessa (come vede, io uso ancora il nome quando mi rivolgo alle persone): non ci sono davvero limiti alla sua incapacità di affrontare una critica e di discuterla nel merito, così come non ci sono limiti alla sua spocchia e al suo narcisismo esibizionistico (per mandarmi a cagare, come ha fatto, poteva almeno risparmiarsi di magnificare la sua &#8220;professionalità di docente e studioso&#8221; &#8211; ne sarebbe uscito &#8220;meglio&#8221;)&#8230;</p>
<p>Quanto alla malevolenza, o egregio, gliela lascio tutta &#8211; per cena: visto che ne parla spesso e volentieri, quando qualcuno si sogna di mettere in discussione il suo verbo, deve conoscerla davvero bene. Buon appetito!</p>
<p>Lei fa bene a difendere la sua &#8220;creatura&#8221;, è un suo sacrosanto diritto: ma il suo diritto vale esattamente quanto la mia libertà di criticare quella &#8220;creatura&#8221;, quando la stessa diventa un&#8217;iniziativa pubblica, e ampiamente pubblicizzata.</p>
<p>Se la &#8220;classifica&#8221;, e il relativo &#8220;premio&#8221;, nascono per promuovere e diffondere la *qualità*, perché mi costringe a credere che la stessa non vada *cercata*, scovata, portata alla luce, ma che è strettamente legata al numero di copie circolanti di un&#8217;opera? Che giurati di qualità sono i suoi &#8220;lettori&#8221; di poesia, se le loro scelte sono condizionate dal numero di copie che una (sempre quella) grande casa editrice manda in omaggio ai critici per averne in cambio un ritorno di visibilità?</p>
<p>Pensi, di una delle o-pere della terna ne è arrivata una copia anche a me &#8211; un signor nessuno che ha l&#8217;unico merito (?!?) di gestire un blog&#8230;</p>
<p>Si rilassi, Cortellessa, la prego. Poi, se trova il tempo, mi dica (<strong>nel caso  faccia parte di qualche giuria</strong>) se i premi che <strong>eventualmente</strong> frequenta sono o meno riconducibili a qualche sagra particolare&#8230;</p>
<p>fm</p>
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