IRC E OMOFOBIA

23 luglio 2011
Pubblicato da

di Franco Buffoni
Una ragazza di 17 anni, a Ravenna, ha preso posizione contro la sua insegnante di religione. Una volta saputo che la studentessa era lesbica, la docente non aveva perso l’occasione per parlare in classe dell’omosessualità come di una malattia. La notizia è stata diffusa dal sito Ravenna&Dintorni: la ragazza è scappata dall’aula, sbattendo la porta e lasciando la scuola con qualche mese in anticipo. 
Il sito ha contattato l’insegnante, che ha ammesso di aver parlato dell’omosessualità come “derivante da disturbi relazionali e di psiche”. E di avere citato il libro di Luca Di Tolve, l’omosessuale ‘guarito’ di cui parla la canzone di Povia “Luca era gay”. Un po’ come se un professore portasse “Confessioni di un’ereditiera” ad un corso di diritto privato… Questo caso rappresenta una buona occasione per fare il punto sull’IRC, l’Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole di stato italiane.
L’Insegnamento della Religione Cattolica è un prodotto del Concordato stipulato tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, nel 1984. L’insegnamento è presente in tutte le scuole statali, da quelle dell’infanzia alle superiori. In Italia, secondo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, nell’anno scolastico 2009-10 erano in servizio 26.326 insegnanti di religione (54 in Provincia di Ravenna) a carico dello Stato, per un costo annuale di circa 800 milioni di euro. Questi insegnanti, selezionati dall’autorità ecclesiastica, in virtù della legge 18 luglio 2003, n. 186, sono stati assunti a tempo indeterminato nei ruoli della scuola di stato italiana. Ad essi è inoltre consentito, su semplice domanda, di “passare” ad insegnare Storia e Filosofia, permettendo così ai vescovi di nominare un nuovo insegnante di Religione Cattolica.
Chi insegna Religione Cattolica deve seguire determinate indicazioni didattiche. La ragazza in questione ha così verificato che nelle scuole secondarie superiori italiane, gli insegnanti di Religione Cattolica devono adoperarsi affinché lo studente conosca “gli orientamenti della Chiesa sull’etica personale e sociale, sulla bioetica, sull’etica sessuale”; che conosca “origine e natura della Chiesa”, e scopra le “forme della sua presenza nel mondo (annuncio, sacramenti, carità) come segno e strumento di salvezza”.

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24 Responses to IRC E OMOFOBIA

  1. anna il 24 luglio 2011 alle 00:57

    prima di pensare all’ennesima manifestazione in piazza o la firma del manifesto, desidererei che chi ha dei figli in età scolastica e non promulga la fede cattolica, facesse si che, l’assenza degli educandi in classe distogliessi il concordato.

    Chi rappresentava la repubblica italiana nel 1984, alla firma del concordato??

    la storia siamo noi!, peccato che la popolazione a forza di preghiera lo dimentica.

  2. Salvatore D'Agostino il 24 luglio 2011 alle 10:22

    Franco Buffoni,
    argomento delicato e serio per questo motivo non mi sarei soffermato sulla citazione dell’insegnante.
    La vera malattia dell’informazione consiste nell’infarcire qualsiasi articolo di questi particolari da cronaca rosa o giornali ‘cazzuti’ di destra, di sinistra e dell’orgoglio locale.
    Questi particolari ‘virali’ fanno precipitare nell’indifferenziato anche articoli interessanti come questo.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

  3. Luigi B. il 24 luglio 2011 alle 10:32

    Anche Freud affermava la stessa cosa. Però lo ha fatto scrivendo vari libri, motivando con un costrutto teorico ancora vivo e vegeto e senza dare del “malato a nessuno” e con il presupposto di base secondo il quale la sessualità umana in quanto tale e in tutte le sue forme è una perversione e che tutti, assolutamente tutti, possediamo una personalità “derivante da disturbi relazionali e di psiche”. Di conseguenza, a parità di condizioni non v’è differenza se non nelle manifestazioni esterne (ed estetiche) di un nucleo problematico che ci accomuna tutti in quanto essere umani. Anche i preti, loro malgrado.
    Luigi B.

  4. Francesca E. Magni il 24 luglio 2011 alle 10:49

    pazzesco. Da genitore ho scelto l’ora alternativa per mia fglia a partire dalla scuola materna. Non se ne può proprio più

  5. franco buffoni il 24 luglio 2011 alle 12:16

    Un argomento di cui mi occupai anche l’anno scorso in occasione del convegno di Pratika “Dispersione, Bullismo, Omofobia, Razzismo: i nuovi problemi della scuola”, tenutosi ad Arezzo il 10 settembre 2010:

    http://www.francobuffoni.it/video_intervista_mengozzi_omofobia.aspx

  6. Daniele Ventre il 24 luglio 2011 alle 17:31

    Primo comandamento dell’insegnante: non nuocere.

    Secondo comandamento: non avrai altro dio all’infuori della deontologia professionale; se il tuo dio deve indurti a violarla, dovrai lasciarlo fuori dell’aula; oppure tu non entrerai in aula.

    Terzo comandamento: resistere a qualsiasi forma di pressione esterna che in nome di ragioni allotrie cerchi di violare la libertà di insegnamento.

    Un po’ come le tre leggi della robotica.

  7. La Carogna il 24 luglio 2011 alle 18:31

    Contribuire a creare una ghettizzazione o sottoghettizzazione non è saggio.
    Liberi di scegliere, che scelgano ordunque.

  8. franco buffoni il 25 luglio 2011 alle 19:14

    Capacità di sintesi:
    Benedetto XVI, sui fatti di Oslo: «Abbandonare le vie dell’odio». Allora rinunci all’omofobia.
    (Dal blog personale di Dario Accolla).

  9. lorenzo galbiati il 26 luglio 2011 alle 01:18

    Vedo solo ora questo post.
    Come ho già scritto nei commenti del post Satanismo sul web, ora in seconda pagina, in cui questa notizia è stata diffusa, questa versione è quella dell’alunna.
    La docente fornisce una versione diversa e più verosimile (e cmq sia più autorevole) in cui il tutto non parte da una contestazione ma dall’interesse della docente di capire come mai l’alunna avesse un rendimento così scarso a scuola. Succede spesso che nell’ora di religione gli alunni parlino dei loro problemi con lo studio o i docenti. L’alunna ha quindi parlato di come occupasse il suo tempo nell’Arcigay, e ha chiesto un parere alla docente sulla sua attività. Da lì il giudizio sull’omosessualità e la citazione del libro.

    Detto questo, ho scritto qualche ora fa, e senza aver visto questo post, che la vicenda dovrebbe far riflettere non tanto sul comportamento della docente quanto sulla questione che pone l’ora di religione in relazione al rispetto verso gli omosessuali. Il tema della questione è quindi proprio l’ora di religione cattolica.
    E’ chiaro che l’IRC sancito dal Concordato del 1984 è un retaggio dei tempi in cui la religione cattolica era religione di stato. Ora, questo insegnamento risulta inaccettabile per vari motivi.

    1. Il parroco del luogo di residenza dell’aspirante docente di religione cattolica deve rilasciare un certificato (in base a criteri non scritti) di “testimonianza di vita cristiana” relativo al suddetto. Inoltre, ci sono tutta un’altra serie di prerogative stabilite dalla Chiesa che l’aspirante docente deve soddisfare. L’ora di religione cattolica quindi prevede, nel concreto, un docente credente e praticante. E questo confligge nettamente con l’ideam, che credo debba essere propria di uno stato laico, di un insegnamento laico della religione cristiana.

    2. Il programma di religione cattolica è alquanto vago e di fatto il docente fa un po’ quello che vuole. Questo da una parte consente di dialogare su temi d’attualità di interesse dei discenti ma dall’altra permette al docente anche di focalizzarsi, se lo vuole, sui temi tipici su cui la Chiesa cattolica ha cristallizzato la sua ideologia (a me sembra una ideologia più che una fede) ossia quelli di bioetica. Anche qui: l’insegnamento laico della religione cattolica dovrebbe riferirsi alla sua storia, alla sua tradizione, alla sua dottrina ufficiale, in modo che questo insegnamento si integri con quelli di lettere, storia, filosofia, storia dell’arte.

    3. Col passare del tempo, appare chiaro che quella che nel 1984 era una religione nettamente più diffusa e culturalmente significante per la vita civile italiana ha ceduto parte dei suoi requisiti egemonici ad altre religioni e al pensiero laico. Appare quindi datato, ormai, l’insegnamento di una sola religione, che per di più per via del suo carattere facoltativo, e della mancanza di fondi delle scuole per organizzare le ore alternative, permette ai molti alunni che non lo scelgono di entrare o di uscire da scuola un’ora prima.

    Per questi motivi, io credo che l’IRC debba essere completamente riformato trasformandolo in un insegnamento di storia delle religioni e del pensiero scettico e ateo, che preveda per i primi anni soprattutto la storia dell’ebraismo e del cristianesimo, e poi a partire dal Medio evo anche quella dell’Islam, affiancata dallo sviluppo delle varie confessioni in cui si è diviso il cristianesimo e dallo studio dei primi martiri per il libero pensiero, per poi concentrarsi soprattutto nel quarto o nel quinto anno sul pensiero ateo e sui problemi di attualità, tra cui quelli bioetici, trattati secondo le varie etiche religiose e laiche. Un posto minore credo spetti alle religioni orientali anche se si dovrebbe trovare lo spazio per trattare l’induismo e il buddismo, visto anche la diffusione delle pratiche di yoga e di meditazione nella nostra società (relegando invece taoismo e scintoismo e religioni minori a poche considerazioni). I docenti ovviamente devono essere selezionati solo dallo stato e questa ora dovrebbe essere resa obbligatoria, e con veri voti.

  10. lorenzo galbiati il 26 luglio 2011 alle 01:30

    PS l’ora si potrebbe chiamare “Storia del pensiero religioso e ateo”.

    Dimenticavo la considerazione sull’omofobia. Visti giudizi anche ufficiali della Chiesa cattolica verso l’omosessualità (gli atti omosessuali sono peccaminosi, secondo il Catechismo, sempre perchè si concepisce solo l’unione eterosessuale purché all’interno del matrimonio) e gli omosessuali, l’IRC pone dei problemi, in uno stato laico che abbia una legislazione che consideri l’omosessualità come un’orientamento sessuale al pari degli altri, e non un vizio o una malattia, o il frutto di un “disordine” come spesso dicono le gerarchie cattoliche. L’insegnamento apposito del magistero della Chiesa in un’ora di lezione con docenti aventi il benestare della Chiesa stessa e i requisiti di buoni cristiani (cattolici, si dovrebbe dire, visto che i valdesi hanno tutt’altre idee), credo cioè confligga anche con una legislazione che preveda di sanzionare il propagandare idee che potrebbero favorire il discriminare in base all’orientamento sessuale (quello che a volte si chiama troppo facilmente omofobia). Parlo ovviamente di una legislazione che per ora non c’è in Italia.

  11. Dario Accolla il 26 luglio 2011 alle 02:20

    Ne consegue, caro Galbiati, che l’insegnamento della religione cattolica dovrebbe essere messo fuori legge perché incostituzionale, visto che viola almeno l’articolo 3 della Costituzione.

  12. itzik il 28 luglio 2011 alle 18:26

    Scusi Galbiati ma non sono d’accordo

    …che credo debba essere propria di uno stato laico, di un insegnamento laico della religione cristiana … l’insegnamento laico della religione cattolica dovrebbe riferirsi alla sua storia, alla sua tradizione, alla sua dottrina ufficiale, in modo che questo insegnamento si integri con quelli di lettere, storia, filosofia, storia dell’arte.

    Uno si potrebbe chiedere perché l’insegnamento laico della religione cattolica, e non di altre religioni. Se capisco bene la risposta che lei dà, riferendola al passato è che

    “quella che nel 1984 era una religione nettamente più diffusa e culturalmente significante per la vita civile italiana ha ceduto parte dei suoi requisiti egemonici ad altre religioni e al pensiero laico”

    Però, mi scusi sa, questa visione è la stessa per la quale il partito maggiore al governo deve avere più spazio in TV in virtù del suo maggior seguito. Il discorso è fallato: le opinioni devono avere lo stesso spazio tutte a prescindere dalla consistenza numerica dei partiti (oltreché i partiti dovrebbero togliere le mani dalla RAI).

    Quindi che quanto meno tutte le religioni vadano insegnate sarebbe di per sé giusto a prescindere dalla consistenza numerica del seguito della Chiesa Cattolica in Italia. Anche quando il Cattolicesimo aveva più ascolto, e non solo ora, la legge attuale era sbagliata e discriminatoria.

    E comunque la soluzione che lei prospetta di insegnare laicamente più religioni mi appare impraticabile se si vuole essere giusti: rimarrebbe sempre fuori qualche piccolo culto minoritario, causa di potenziali recriminazioni a catena. E non solo impraticabile, ma anche ridondante: perché dedicare un’ora specifica alla settimana alla religione, quando già esiste storia della filosofia, a cui l’approfondimento del fenomeno religioso può essere ragionevolmente ricondotto?

  13. itzik il 28 luglio 2011 alle 18:42

    Intendo: non vedo perché si dovrebbe riservare un posto minore alle religioni orientali (il Buddhismo l’Induismo e il Confucianesimo raccolgono nel loro complesso miliardi di fedeli), e magari disinteressarsi del tutto dello Zoroastrismo, o della Santeria del Voodoo e del Macumba. Gli altri paganesimi e sincretismi caraibici e africani non sono degni di interesse pure quelli? Però siccome l’antropologia si studia all’Università, credo che gli aspetti rilevanti del fenomeno religioso (ricerca della verità, aspirazione al bene, necessità di ordinare secondo determinati criteri la società) possano tranquillamente essere ricondotti nell’ambito del programma di filosofia.

  14. franco buffoni il 28 luglio 2011 alle 21:17

    caro Itzik, grazie dell’intervento. Lei ha scritto quanto da decenni vado sostenendo, anche in numerosi post su NazioneIndiana. Grazie, intervenga più spesso. fb

  15. lorenzo galbiati il 29 luglio 2011 alle 03:12

    Itzik,
    le sue argomentazioni mi sembrano del tutto assurde.
    Applicandole alle altre materie, non si capisce perché, per esempio
    – si studi la letteratura italiana e non quella araba
    – si studi la geografia italiana molto meglio di quella del Cile
    – ci si interessi di Platone molto di più di Lao tze
    – si studi la filosofia occidentale e non quella orientale
    – si studi la storia dell’arte italiana e europea e non quella giapponese o indiana, e nemmeno quella delle civiltà africane, o delle civiltà precolombiane.
    devo proprio continuare?
    Poi, il tentativo di ridurre lo studio delle religioni allo stato della magia è sempre piuttosto penoso.

  16. lorenzo galbiati il 29 luglio 2011 alle 04:09

    PS Poi ovviamente si può benissimo pensare a una scuola senza ora di religione, o che la preveda solo in certi istituti, mi auguro però che, se ciò avviene, dipenda più che altro dal fatto che in mancanza di spazi per poter approfondire tutti i diversi aspetti di una cultura e di una civiltà, si scelga di dare priorità ad altri studi – mentre temo che ciò che spinga molti atei militanti a opporsi a un’ora che preveda di parlare di religione, di qualsiasi tipo e in qualsiasi modo, sia più che altro il disprezzo delle religioni e l’idea che per sostenere la laicità occorra fare una lotta quotidiana contro le idee e le pratiche diffuse dalle religioni.

  17. itzik il 29 luglio 2011 alle 17:14

    Quel che spinge me è la convinzione radicata che, anche in considerazione della composizione multietnica e multireligiosa della società, lo Stato non debba insegnare la religione. Non è suo compito. Come negli USA e in Francia, anche qui.

  18. itzik il 29 luglio 2011 alle 17:31

    Il “disprezzo delle religioni” intanto non è la stessa cosa del disprezzo dei fedeli. Le religioni sono sistemi di credenze, di convinzioni in qualcosa o in altro. Non sono persone e è impossibile offenderle. E’ invece possibile offendere e peggio discriminare o uccidere i fedeli di questo o di quel credo. In questa attività, ironicamente, in passato come nel presente, sono state certe religioni ad eccellere, per mano dei propri rispettivi fondamentalismi, così pronti a gridare alla discriminazione e a denunciare il disprezzo quando si tratta di loro.

    Mi creda, comunque: io non disprezzo neppure i fondamentalisti. Però non li amo. Diciamo che mi lasciano indifferente e ritengo cosa saggia non dare loro alcuna sponda.

  19. maria il 29 luglio 2011 alle 17:56

    @itzik
    sono d’accordo quando dici che la religione potrebbe essere ricondotta nell’ambito dell’insegnamento filosofico, però mi pare che la società multietnica a cui sono più che favorevole, non c’è niente di più insopportabile di una popolazione omogenea che , tra l’altro, si ritenga superiore a tutte le altre:-), ponga comunque dei problemi , quei problemi a cui si riferiva lorenzo, quale storia o letteratura o storia dell’arte deve studiare un immmigrato a scuola?
    Anche in quelle discipline ci sono tracce di religione che non è affatto una credenza distaccata da tutto, ma qualcosa che nel corso del tempo si intreccia con la cultura di un determinata nazione.

  20. itzik il 29 luglio 2011 alle 18:08

    Infine la questione della magia: io ho parlato di fenomenologia religiosa, da trattare magari durante l’ora di filosofia. Questo proprio per evitare di parlare di tutte le religioni, visto che trattarne solo alcune mi apparirebbe discriminare i fedeli delle altre. Non mi sembra che ciò significhi trattare la religione da espressione magica.

    E anche la magia: il Voodoo e le altre forme di animismo sincretico che ricordiamo, sono sì magia, ma per gli altri. Per i credenti di quelle religioni si tratta di fede, e se i loro “miracoli” sono magia per i seguci di altre religioni, mentre i “veri” miracoli sono i nostri (tipo i “miracoli scientifioci” nel Corano, o la natura divina e messianica di Gesù, o la manna o quel che vuole lei) ciò prova solo l’etnocentrismo che affligge lo sguardo che noi rivolgiamo sulle culture “altre”. Motivo di più per non darsi all’insegnamento “laico” di una sola cultura religiosa o di poche culture prioritariamente. Ciò per evitare, magari confortati dal bollino di rilevanza che proprio noi avremo apposto solo su quelle manifestazioni religiose che ci aggradano, per finire per scambiare la nostra privata fede con la verità oggettiva.

  21. itzik il 29 luglio 2011 alle 18:25

    @ maria

    Quel che credo e che stavo esprimendo nelle mie intenzioni è volto a trovare una soluzione che permetta di accomodare quanti più possibile, mentre l’insegnamento laico (sottinteso “oggettivo” o “oggettivizzante”) di solo poche religioni mi lascia perplesso, ma naturalmente non esistono soluzioni nette. Di certo sono contrario all’insegnamento confessionale di una sola religione nelle scuole statali (cfr. Francia e USA, come dicevo).

    Nel caso della letteratura o delle letterature, la scelta di insegnare solo quella italiana è una scelta del sistema scolastico di questo paese, come altre che si possono operare. Un mio amico esteuropeo una volta mi faceva notare quanto siamo poco aperti in italia, visto che studiamo solo la nostra letteratura. Nel suo paese alle superiori studiavano in maniera comparativa le letterature italiana, francese, tedesca, inglese e la loro nazionale. Naturalmente è impossibile poi studiare tutto (ad esempio perché non le letterature sudamericane?) con pari approfondimento, è vero.

    Però la letteratura, anche nelle sue interazioni con la religione, rimane pur sempre qualcosa di umano e universalmente ritenuto tale. Quindi operare scelte a livello di corso di letteratura non credo risulti poi così doloroso come selezionare quali religioni insegnare e quali no. Credo si possa assumere con un buon grado di certezza che per chi crede il coinvolgimento psicologico del singolo rispetto a una letteratura non sia lo stesso che rispetto alla propria religione.

    Inoltre, sebbene sia legittimo aspettarsi che gli stranieri presenti in Italia si integrino, e in ciò la letteratura e la lingua certo aiuitano, non mi sembrerebbe corretto aspettarsi che si convertano al cattolicesimo. Il proselitismo non è compito dello stato laico, quindi a scuola a mio avviso religione non deve essere insegnata. O altrimenti si può trattare di religione in generale, o di tutte le religioni in ambiti curriculari ritenuti adeguati. Invece selezionare solo poche religioni sulla base del numero dei fedeli non mi appare corretto.

    Il che non vuol dire che io abbia ragione, perché lo ripeto soluzioni nette non credo esistano.

  22. lorenzo galbiati il 30 luglio 2011 alle 02:01

    Itzik,
    il criterio per selezionare le religioni da trattare in un corso di storia delle religioni non è il numero dei fedeli. Il criterio principale è la rilevanza delle religioni nella cultura e nella storia dell’Italia e in secondo luogo dell’Europa.
    La religione è un aspetto della cultura di un paese, che ha a che fare con la sua storia, la musica, l’arte, la letteratura, la lingua, l’architettura, e insomma tutto; anche lo sviluppo di un pensiero ateo ha a che fare con la cultura di un paese, ma quella più recente, ed è certamente importante parlare della sua etica per il presente – etica che secondo me sarà plurale, non unica, così come l’etica laica, che in sé non credo esista o possa esistere (penso che adesso si creda possa esistere un’etica laica perché siamo agli inizi della formulazione e della applicazione della laicità di stato, ma col tempo si avrà all’interno della cultura e dell’etica laiche un pluralismo di posizioni).
    Non ha alcun senso quindi citare i riti magici tribali, che ben poco hanno a che fare con le religioni che andrebbero studiate (e in questo io non ho alcun pregiudizio per la magia, avendo anche interessi esoterici). Quello di dire che son magia i miracoli (cosa falsa perché i miracoli non vengono effettuati dal miracolante con dei riti, mentre si può considerare magia l’esorcismo e le pratiche che facevano gli apostoli e i primi cristiani per guarire i malati, cosa andata persa nel cristianesimo, ma credo non del tutto, so di alcuni gruppi del tutto minoritari che vi si riallacciano) è un’altra dimostrazione del fatto che la magia non c’entra nulla, dato che non si studierebbero i miracoli dei santi.
    Non c’è nessun tipo di discriminazione nel decidere quali religioni studiare, così come non c’è da tener conto in nessun modo della sensibilità dei fedeli di una religione, immigrati o no, dato che lo studio della religione dovrebbe avere unicamente un connotato culturale, e in nessun modo confessionale. E’ come se dovessimo preoccuparci di quel che pensano i cinesi e gli indiani o gli aborigeni per il fatto che si studia l’inglese e non la loro lingua. E a proposito dell’inglese, perché lo si studia obbligatoriamente? Non certo per la sua importanza storica nella nostra cultura e lingua (quello vale per greco e latino), lo si studia per la sua importanza al presente. E quindi conta anche il presente che viviamo. Motivo per esempio per approfondire meglio che in passato l’Islam.
    Insomma, non ha nessun senso pedagogico e culturale in Italia preoccuparsi dello studio dello scintoismo, del voodoo, del Grande spirito dei nativi americani, delle teorie che vorrebbero gli ET i creatori della vita sulla terra in quella che sarebbe una misera ora settimanale.

  23. itzik il 30 luglio 2011 alle 11:49

    Avevo parlato di numero di fedeli per semplificare, ma lo intendevo nel senso da lei precisato, come ho fatto nel corso delle mie risposte a partire dalla prima, quando mi sono riallacciato alle sue considerazioni sulla revisione del concordato.

    I miei accenni alle religioni caraibiche non era volto a stabilire se miracoli e magia siano la stessa cosa o meno, o quale sia la vera natura dei veri miracoli, bensì stavo sottolineando altro.

    Poiché questa discussione deve a un certo punto concludersi, credo di illustrare le rispettive posizioni e le differenze tra loro.

    Personalmente credo che prima di tutto non si sarebbe mai dovuta insegnare la religione cattolica (né altre) nelle scuiole statali, perché ciò viola il principio di laicità (della quale non siamo agli inizi dell’applicazione: in Italia non è stata mai applicata ma la separazione tra Stato e religione è cosa vecchia). Non insegnarla come avviene in altri paesi certamente civili, senza che la Chiesa Cattolica là senta il bisogno di protestare e rivendicare. Comunque se proprio si sente il bisogno di dare questo insegnamento, visto che come è stato ricordato si hanno interazioni tra la fede e cultura in senso lato, credo che ci si possa al limite occupare di ciò. Anzi in letteratura e storia dell’arte già si fa. Quanto alla tendenza dell’uomo a porsi domande esistenziali come dicevo la ricondurrei in ambito filosofico.

    Lei invece è favorevole all’insegnamento di alcune religioni, non nel senso confessionale, ma secondo modalità laiche. Queste religioni le seleziona secondo il criterio della rilevanza, perché la scuola deve insegnare ciò che è rilevante, non potendosi insegnare tutto.

  24. itzik il 30 luglio 2011 alle 18:50

    Poi vorrei dire due cose in merito al caso specifico, lasciando da parte il peraltro interessantissimo discorso dell’IRC, che comunque è solo tangente alla questione.

    Senza gettare la croce addosso a nessuno, se davvero la professoressa ha (come riferisce) parlato dell’omosessualità come “derivante da disturbi relazionali e di psiche”, quantomeno ci si può porre il problema del tipo di rapporto da tenere in classe con gli alunni, che sono persone e hanno una sensibilità. Tra parentesi l’OMS non considera l’omosessualità un disturbo.

    Il fatto che la prof. presenti la posizione della Chiesa non mi sembra le dia anche il diritto di vedesi dare ragione, no? E andare a sollevare il “disturbo” rappresentato dall’omosessualità con una persona omosessuale è forse un po’ oltre le righe, oltreché discutibile da un punto di vista medico.

    Intendo la prof. aveva le competenze scientifiche per operare ad personam una simile valutazione? Vogliamo far insegnare la biologia e l’evoluzione ai professori di religione? Perché farli limitare solo alla psicanalisi. (E visto che ci siamo se insegnassero anche un po’ di filologia biblica forse non sarebbe male).

    E comunque in altri ambiti scientifici la Chiesa ha purtroppo preso altre clamorose cantonate nel voler rimanere aderente alla lettera di un testo vecchio di millenni, che nel preservarle a futura memoria ci attesta credenze comunque datate. Io ho sempre saputo che il testo va letto e interpretato, non preso alla lettera. Questo vale in generale, non solo per la Bibbia che notoriamente insegna come si va in cielo, non come vanno i cieli.



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