Genova, per loro

25 luglio 2011
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Ho chiesto a Maria Liguori di mandarmi per Nazione Indiana un piccolo estratto del libro da loro appena pubblicato Cittadinanza ferita e trauma psicopolitico di Adriano Zamperini, Marialuisa Menegatto. E qui la ringrazio. effeffe
Ecco un breve testo a testimonianza del lavoro di ricerca che un gruppo di psicologi ha realizzato sui fatti del G8. Tanto si è detto, del terribile che vi è stato in questa vicenda, e in questi giorni riviviamo emozioni,riformuliamo ipotesi e ci guardiamo le spalle. Maria Liguori

Introduzione
Di tutto si può dire del passato, tranne che sia passato
di
Adriano Zamperini e Marialuisa Menegatto

L’Italia è un Paese caratterizzato da innumerevoli conflitti tra memorie divise. Per citare solo uno dei più recenti volumi di storia contemporanea, quello di John Foot, sin dal titolo si parla di Fratture d’Italia (2009). Tante sono le fratture che incrinano l’unità del nostro Paese, generando memorie belligeranti e afflizioni individuali. E una di queste è sicuramente il G8 di Genova.
Dieci anni sono ormai trascorsi da quelle giornate. Nonostante ciò, è un evento che continua a rimanere impresso nell’immaginario collettivo. Difficile dimenticare quei drammatici accadimenti, grazie a fotografie e video visibili per tutti, anche per chi non era a Genova in quei giorni. Immagini che ci hanno permesso di assistere agli scontri di piazza, con la morte di Carlo Giuliani, e osservare il trasferimento in barella di manifestanti picchiati a sangue nella scuola Diaz. Poi le notizie sulla vicenda di Bolzaneto. Infine sono venuti i processi e le polemiche sulle sentenze.

Che cosa resta di Genova, oggi? Un senso diffuso di ingiustizia, una grande sofferenza umana, una forte sfiducia tra cittadini, forze dell’ordine e istituzioni. Sicuramente un’eredità pesante. E un pensiero assai diffuso nel nostro Paese sembra voler indossare il “salvagente del tempo”. Nella speranza che il tempo sia il grande guaritore che lenisce e sana le ferite. Quasi che a far decantare la sofferenza, essa svanisca. E che il risentimento covato dall’ingiustizia patita possa essere eroso dal lavorio della dimenticanza. Grazie agli storici e agli studiosi di memoria sappiamo però che il tempo non è di per sé una medicina. Con una frase ricorrente, essi ci avvertono che “tutto si può dire del passato, tranne che sia passato”. Sottolineando la necessità di abbandonare un simile pensiero della passività, per abbracciare invece strategie attive in grado di far fronte a questo passato che non passa.

Noi siamo psicologi sociali. Non siamo né giudici e né politici. Molto si è detto e tantissimo scritto sul G8. Tranne qualche analisi sociologica sul movimento no-global, le scienze psicosociali hanno però sostanzialmente taciuto. Noi, fin dall’inizio, siamo restati colpiti dagli avvenimenti di Genova. E soprattutto si è fatto strada nelle nostre menti una convinzione: il G8 andrà a conficcarsi nel futuro. Continuerà a parlare a noi di noi anche dopo il suo iter giudiziario. Un’impressione che, strada facendo, ha trovato sostegno in parole scientificamente istruite. Cercando di dare un nome alla natura della sofferenza prodottasi con il G8 di Genova – un diffuso trauma psicopolitico –, interrogando le pratiche sociali della memoria, affrontando il problema del vivere comune “offeso” – la frattura tra istituzioni dello Stato e parte dei cittadini –, con le reciproche “barriere emotive” che continuano a frapporsi a livello interpersonale e intergruppi. Il sapere delle scienze psicosociali è stata la nostra guida per muoverci lungo le vie di Genova. E siamo ben consapevoli di aver percorso solo una parte del tragitto. Così come di aver indossato particolari occhiali per vedere ciò che abbiamo visto. Arrivando persino a temere di rimanere accecati, sentendo l’esigenza di rispecchiarci in altri sguardi. (…)
Il libro è dedicato a tutti coloro che ci hanno aiutato e a tutte le vittime di qualsiasi forma di autoritarismo.

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2 Responses to Genova, per loro

  1. Ares il 25 luglio 2011 alle 12:56

    So che è brutto dirlo, ma io ogni volta che vedo una macchina della polizia o dei carabinieri, non ho piu’ quella sentimento di timore(chi sa perchè lo avevo?) e rispetto che avevo da piccolo: vedo dei potenziali criminali, degli individui fragili, potenzialmente pericolosi e senza professionalità, dai quali è bene allontanarsi prima possibile.

  2. Marco Paolacci il 26 luglio 2011 alle 10:55

    Prima era Ustica, ora anche Genova. Queste fratture volute, cercate, con ostinata arroganza avvallorate saranno dardi lanciati nel nostro futuro.
    Il tempo non cancella, non lenisce, non può. Il tempo è carsico, infine restituisce. Sempre.



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