PAOLA E RICARDA, SPOSE

6 agosto 2011
Pubblicato da

di Dario Accolla
Cara Paola, cara Ricarda, ho sempre pensato che non è un atto formale a rendere vero l’amore. Quell’atto però ha un valore che può riassumersi in una sola parola: “diritti”. Io credo ai simboli, che non portano il pane a tavola e non porgono le garze sulle ferite. Ma disegnano l’anima e i pensieri. E con i pensieri si cambia il mondo. Per questo penso che il vostro matrimonio non sia solo un atto legale, per quanto legittimato già nel suo essere dal sentimento che lo nutre e che lo rende imprescindibilmente giusto. La vostra scelta diventa simbolo di una libertà che deve essere prerogativa di tutte e di tutti. La libertà di chi, gay o lesbica, vuole essere come la maggioranza delle persone. La libertà di chi, eterosessuale, sa di poter vivere in un paese più giusto. La libertà di chi decide di non sposarsi, in un novero di scelte tutte a portata di mano. La vostra unione è sacra, perché esiste. È lecita perché prevista dalle cose del mondo. Chi non comprende questo non capisce l’amore e non conosce la vita. Mi sembra che voi, al contrario, abbiate imboccato la strada giusta. Vi abbraccio come se foste qui, con ogni augurio di felicità per tutto ciò che già siete e che potrete ancora essere. Insieme.

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6 Responses to PAOLA E RICARDA, SPOSE

  1. natàlia castaldi il 6 agosto 2011 alle 20:32

    felicissima per questo gesto che sì corona un traguardo di gioia personale ma che ha anche un significato di speranza e uguaglianza per cui lottare, con amore.
    Augurissimi e grazie!

  2. franco buffoni il 7 agosto 2011 alle 22:43

    Dario Accolla:

    Ci risiamo. Ancora una volta il giornalista di turno – in questo caso del Corriere, forse invidioso che tale pratica fosse divenuta quasi esclusiva di Vanity Fair – chiede pareri sulla questione omosessuale a chi non ha titolo per parlarne.

    Come nel caso di Daniela Santanché che reduce dalle difese del bunga bunga, può adesso permettersi di dirsi impressionata all’idea che Paola Concia possa essersi unita davanti alla legge con la sua compagna: «Io mi impressiono, voglio impressionarmi, accidenti! Non voglio abituarmi a certe robe…»

    La domanda conseguente è semplice: qual è l’esigenza da parte di giornalisti e cronisti di conoscere il pensiero di persone inammissibili su temi che andrebbero trattati con il dovuto rispetto?
    Perché chiedere alla Ferilli che ne pensa dei matrimoni gay o a Checco Zalone delle adozioni? Qual è l’utilità? Che competenza hanno queste persone su questi temi?

    Questa gente viene interpellata per il nucleare, per la crisi economica, per l’acqua pubblica? No. E se la si interpella sui matrimoni gay è solo per svilire il discorso.

    Perché se di certe cose può parlarne un saltimbanco qualsiasi è perché l’argomento non è serio. Questa è la filosofia.

    Adesso sapere che l’ex leader di un partito di estrema destra sia favorevole o meno a certe questioni ha lo stesso valore della contrarietà di Massimo Boldi ai referendum sul legittimo impedimento o del biasimo di Flavia Vento rispetto all’aumento dell’IVA. Il problema però è che il giornalista interpella questa gente solo sui froci.

    Un modo facile e semplice, a ben vedere, per riempire una pagina di un qualsiasi giornale italiano. Non importa se intrisa di luoghi comuni, di dichiarazioni offensive e di informazioni sbagliate.
    http://www.elfobruno.com

  3. Ares il 8 agosto 2011 alle 10:46

    La Santanché è un po’ di tempo che mi “imperessiona”;
    secondo me ha ragione lei : ci sia abitua a tutto.

  4. Ares il 8 agosto 2011 alle 11:59

    Si sono sposate, ovviamente, in Germania ?

  5. Dario Accolla il 8 agosto 2011 alle 15:40

    Paola Concia e la sua compagna Ricarda si sono unite civilmente, in realtà. La Germania non prevede l’istituto del matrimonio, ma una forma molto avanzata di unione civile – in estrema sintesi, i famosi PaCS – che tutelano la coppia a livello giuridico con un istituto di tipo pubblicistico.

    La stessa cosa non si è riuscita a fare in Italia dove non solo non si è approvata nessuna legge sulle unioni civili, ma i DiCo proposti da Rosy Bindi non davano carattere pubblicistico alla coppia, declassata a insieme di individui non sposati.

    È importante capire questa fondamentale differenza per comprendere la distanza siderale che c’è tra Europa e l’Italietta nostrana.

  6. enrico dignani il 9 agosto 2011 alle 19:02

    Bimbe belle bimbe matte.



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