Due poesie da “Quattro quaderni”

di Giuliano Mesa

è come se andarsene non fosse che questo,
questo restare, e fare ancora un gesto
(è come se dirlo fosse soltanto vero,
e non più vero, ancora, del non dirlo)

e poi quello che manca mancherà
e ciò che è è ciò che ormai è stato
(e parlane, mio amore, dinne ancora,
fa che sia vero ancora)

(penso ad un giorno, pensando ancora
a chiudermi gli occhi, finché c’è luce,
a premere ancora, sulla tempia, il nervo che pulsa)

(pensa che vuoi pensare,
fino a quel buio,
fino alla luce, infine, che scompare)

*

cosa frammischia –
cenere (sempre cenere)
e vento (sempre, da sempre)
se non il vuoto, Lucrezio,
il vuoto –
lì possiamo costruire, c’è spazio,
per fare un’orma
e fare un segno di passaggio
(noi siamo, passeggeri,
come argini,
muschi sulla sponda del fossato,
chiocciole ciottoli lucertole
e questo è molto,
a farsene una ragione,
è molto tempo, e spazio,
molta necessità)

*

[Non conosco neppure più una poesia, per intero, a memoria: né Leopardi né Pascoli né Montale. Eppure queste due poesie di Giuliano Mesa, queste due almeno, vorrei impararle a memoria, affinché mi restino in mente una volta per sempre, anche quando non ricorderò più le sue parole, le sue battute, quando la sua mimica e il tono di voce, sottile e dolce, si offuscheranno. A. I.]

andrea inglese

Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ha pubblicato uno studio di teoria del romanzo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e la raccolta di saggi La confusione è ancella della menzogna per l’editore digitale Quintadicopertina (2012). Ha scritto saggi di teoria e critica letteraria, due libri di prose per La Camera Verde (Prati / Pelouses, 2007 e Quando Kubrick inventò la fantascienza, 2011) e sette libri di poesia, l’ultimo dei quali, Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, è apparso in edizione italiana (Italic Pequod, 2013), francese (NOUS, 2013) e inglese (Patrician Press, 2017). Nel 2016, ha pubblicato per Ponte alle Grazie il suo primo romanzo, Parigi è un desiderio (Premio Bridge 2017). Nella collana “Autoriale”, curata da Biagio Cepollaro, è uscita Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016 (Dot.Com Press, 2017). Ha curato l’antologia del poeta francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009). È uno dei membri fondatori del blog letterario Nazione Indiana. È nel comitato di redazione di alfabeta2. È il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini. 

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  23 comments for “Due poesie da “Quattro quaderni”

  1. 16 agosto 2011 at 10:59

    grazie assai, Andrea, segnalo qui il testo integrale di Schedario, del 1978.

  2. 16 agosto 2011 at 12:02

    grazie “passeggero” per l’orma, il camino.

  3. Massimo Gezzi
    16 agosto 2011 at 13:13

    Mi dispiace molto. Grazie, Andrea, per queste sue due poesie.

  4. Daniela Brogi
    16 agosto 2011 at 14:13

    Grazie anche da parte mia. mi dispiace davvero, Daniela Brogi

  5. Marilena
    16 agosto 2011 at 14:24

    Che bello sarebbe accettare la fine come lui la accoglieva.

  6. 16 agosto 2011 at 15:05

    Non conoscevo. Queste due sono molto belle. Grazie.

  7. gianni montieri
    16 agosto 2011 at 15:09

    due bellissime poesie. grazie

  8. beppe sebaste
    16 agosto 2011 at 15:18

    sono molto, molto belle, grazie.

  9. Ada
    16 agosto 2011 at 17:55

    leggo due bellissime poesie e un grande sentimento di dolore. nel ricordo.

    grazie.

  10. aldo
    16 agosto 2011 at 18:46

    un grandissimo poeta. ma perchè questo strano silenzio sulle cause della sua triste dipartita? scusate

  11. A.I.
    16 agosto 2011 at 20:39

    Grazie ad Andrea lo leggiamo nel n. 3 di “Atti impuri”. Grazie Giuliano.

  12. franco buffoni
    16 agosto 2011 at 21:40

    Ciao Giuliano, irto amico, conosciuto tanti anni fa proprio a casa di Andrea Inglese. sttl. Franco

  13. 16 agosto 2011 at 22:08

    [ voce ]
     

     
    R. I. P.
     
    ,\\’

  14. 16 agosto 2011 at 23:17

    grazie Orsola grazie Andrea
    effeffe

  15. 17 agosto 2011 at 10:20

    ecco un uomo che ha fatto un must del tenere alta l’asticella(non sarebbe dispiaciuto a..

    http://hengelo.home.xs4all.nl/America%20-%20A%20Horse%20With%20No%20Name.mp3

  16. andrea serti
    17 agosto 2011 at 15:47

    quanta reticenza….

  17. jacopo galimberti
    17 agosto 2011 at 16:14

    “Quattro quaderni” e’ uno dei piu’ grandi libri di poesie italiana del Novecento. Da leggere tutto d’un fiato.

    Trattenere le lacrime di fronte a questi testi e’ quasi impossibile, anche quando la brutta notizia non giunge inaspettata.

  18. vincenzo frungillo
    18 agosto 2011 at 17:58

    non so perché, stavo rileggendo i quaderni proprio in questi giorni. amo questo libro. poi ho letto di Giuliano Mesa. Un grande poeta. mi spiace non averlo potuto conoscere di persona.

    e dopo questo suono, dopo,
    dopo torna
    come se nulla fosse, suona,
    suona ancora

  19. andrea inglese
    18 agosto 2011 at 19:01

    a aldo,

    non ti viene in mente che, forse, il silenzio sulle circostanze della morte di Giuliano siano dovute al pudore degli amici che non hanno cosi’ tanta voglia di rendere pubblici dettagli relativi alla sua vita privata? Giuliano è scomparso precocemente a causa di un tumore. Una morte triste e molto comune, per una persone che davvero non ha avuto una vita comune.

  20. 19 agosto 2011 at 00:46

    Non conoscevo proprio Mesa che mi sembra un poeta molto musicale. Queste due poesie sono estremamente leggere e gradevoli.

  21. winston
    19 agosto 2011 at 07:56

    (di una vita non rimane quasi niente
    e quello che rimane, spesso, non è vero)
    (prendi a misura, adesso, com’è il rumore,
    fuori della notte)

    (di più falso non c’è nulla
    che il voler dire il vero)
    (è vero questo approssimarsi.
    è vero che a qualcosa, sempre,
    noi ci approssimiamo
    – anzi, ci avviciniamo,
    che suona meglio,
    ed è meglio di niente)

  22. MO
    19 agosto 2011 at 22:54

    Composita solvantur.

  23. 21 agosto 2011 at 18:11

    Giuliano Mesa a Genova, anno 2002: in poesia si cerca «di dire delle cose che si possono dire soltanto così perché c’è il suono, c’è il ritmo, c’è questa sintassi. Allora adesso questo stesso oracolo lo leggerò io e poi ve lo farò sentire insieme alla musica». «Io – Tiresia» è scomparso nell’agosto 2011: chi resta riceve il cómpito di «non predire il futuro ma il passato».

    http://rebstein.files.wordpress.com/2011/08/giuliano-mesa-interazioni-genova-2002.pdf

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