GIUDICI

17 agosto 2011
Pubblicato da

 di Angelo Pezzana

Immigrato in Israele nel 1978 dall’Inghilterra, Philip Marcus viene nominato giudice al Tribunale per la famiglia nel 1995. La sua nomina doveva scadere fra dieci anni, nel 2021, ma il giudice Philip Marcus ha dato le dimissioni, anche se due anni fa era candidato per una promozione al Tribunale distrettuale di Gerusalemme. Una decisione non comune la sua, che però ha una spiegazione nel suo comportamento. Autore di sentenze molto criticate, per la loro insensibilità e ignoranza del vivere civile, è inciampato in quella che lo ha convinto che giudicare il prossimo non era per lui la professione giusta.

L’accaduto potrebbe rientrare in un normale fatto di cronaca, o di malcostume giudiziario. Lo riprendiamo invece, perché aiuta a capire come funziona in Israele la difesa dei diritti umani e civili, in uno Stato che ogni tanto viene definito teocratico da chi preferisce coltivare i propri pregiudizi piuttosto che conoscere la realtà. Eccola, dunque, la teocrazia israeliana in funzione.

Dan Goldberg ha avuto in India due gemelli, dopo un accordo con una donna che aveva accettato di prestare il proprio utero per una inseminazione artificiale con lo sperma del padre. Per poterli portare con sé in patria, Goldberg aveva bisogno di un documento legale del tribunale israeliano che autorizzasse la verifica del Dna, a dimostrazione che era veramente il padre biologico dei bambini.

La pratica era nelle mani del giudice Marcus, il quale affermò che non aveva il potere legale di emettere quel documento, anche se molti giudici, con il suo stesso incarico, ne avevano emessi a decine senza sollevare problemi di alcuna natura, anche perchè quel test è un prerequisito indispensabile per la naturalizzazione in Israele dei piccoli. Marcus aggiunse che lo Stato ha il dovere di verificare che il padre non sia un pedofilo o un serial killer, avendo in più l’obbligo di far crescere i bambini quali ‘cittadini produttivi’.

Dan Goldberg ricorse immediatamente, ma dovette aspettare due mesi in India prima della seconda sentenza, mentre i suoi figli erano privi di cittadinanza e di assicurazione sanitaria.

I gruppi gay in Israele accusarono Marcus di discriminazione basata sull’orientamento sessuale, mentre l’ Ombudsman definì le dichiarazioni di Marcus “ non necessarie, offensive e inappropriate”.

Philip Marcus soffre sicuramente di omofobia, una malattia di non facile guarigione, ma non potrà più praticarla in quanto giudice. Se è arrivato a dimettersi dieci anni prima della scadenza del mandato, deve essersi reso conto che nella società nella quale aveva deciso di vivere nel lontano 1978 non era quella che lui si era immaginato. Un padre gay non è un pedofilo né un serial killer, e i suoi bambini possono crescere con lui in una famiglia che la società e le leggi israeliane giudicano del tutto normale.

http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

Tag: , , , , , ,

47 Responses to GIUDICI

  1. ng il 17 agosto 2011 alle 12:18

    Già, in Israele funziona la difesa dei diritti umani e civili … Purché tu non sia palestinese; in quel caso, mi dispiace, gay o non gay, i diritti umani e civili te li sogni (in cambio ricevi bombe). Ma Pezzana, si sa, i palestinesi li vede solo come “terroristi” …

    [Sto solo continuando a coltivare i miei pregiudizi, scusate; ad ogni buon conto, consiglio la rilettura di questo articolo in cui si rammenta cosa: il signor Angelo Pezzana disse di Vittorio Arrigoni. In nome dei diritti umani e civili, of course]

    NeGa

  2. natàlia castaldi il 17 agosto 2011 alle 12:59

    Buffoni sa, perché sempre sono stata presente, quanto io tenga al riconoscimento naturale, dovuto, assolutamente imprescindibile, dei diritti dei gay; ma mi trovo in perfetta sintonia con quanto ha affermato Nevio Gambula. Prendere proprio Israele come ago della bilancia, mi pare assolutamente “di parte”, ed una visione di parte del mondo e dei Diritti, porta solo cecità e discriminazione.
    saluti.
    (e Vittorio e la sua memoria)
    nc

  3. franco buffoni il 17 agosto 2011 alle 13:58

    Ho riflettuto molto prima di pubblicare questo post. Proprio perché conosco e non condivido certo tutte le posizioni di Pezzana. So bene di toccare un nervo scoperto. Se ho deciso per la pubblicazione è perché la questione toccata qui mi sembra molto intrigante. Le mie posizioni sulle religioni abramitiche, d’altro canto, le ho già espresse in molte occasioni.

  4. natàlia castaldi il 17 agosto 2011 alle 14:31

    Buffoni, certamente non metto in dubbio la sua buona fede, quello che tengo a sottolineare è proprio la parzialità di questo articolo, che dice, appunto:

    L’accaduto potrebbe rientrare in un normale fatto di cronaca, o di malcostume giudiziario. Lo riprendiamo invece, perché aiuta a capire come funziona in Israele la difesa dei diritti umani e civili, in uno Stato che ogni tanto viene definito teocratico da chi preferisce coltivare i propri pregiudizi piuttosto che conoscere la realtà. Eccola, dunque, la teocrazia israeliana in funzione.

    Ora, se L’accaduto rientrasse in un normale fatto di cronaca, o di malcostume giudiziario da denunciare, non avrei avuto alcun moto di indignazione, ma quando si usa l’accaduto per dimostrare (!?) “come funziona in Israele la difesa dei diritti umani e civili”… beh, converrà che.

    un caro saluto sincero.
    nc

  5. franco buffoni il 17 agosto 2011 alle 15:36

    Convengo, convengo… D’altro canto ho conosciuto personalmente a Tel Aviv diversi giovani gay palestinesi rifugiatisi in Israele per sfuggire alle vessazioni cui erano sottoposti nelle comunità di origine a causa della loro identità sessuale.

  6. ng il 17 agosto 2011 alle 16:19

    … esistono anche gay e lesbiche (israeliani e non solo) che hanno denunciato il cosidetto pink washing (“la strategia di promozione del volto progressista e gay-friendly di Israele messa in atto dallo stesso Stato ebraico con l’obiettivo di nascondere i continui abusi dei diritti umani in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza”) … L’articolo di Pezzana rientra in questa pratica …

  7. Giorgio Di Costanzo il 17 agosto 2011 alle 20:13

    Chi scrive su una fogna come quel quotidiano (finanziato lautamente da contributi pubblici) parole ignobili e false su un ragazzo generoso e nobile, appena morto (Vittorio Arrigoni) e in difesa di uno stato nazista, razzista e segregazionista come Israele, non merita neanche il mio disprezzo.

  8. franco buffoni il 17 agosto 2011 alle 22:36

    Per ng: sono in contatto pure con quei gruppi. E mi sono fatto la convinzione che si tratti di un ambito dove occorre molta conoscenza dall’interno, molto equilibrio. Certamente Pezzana vede solo un colore, un solo lato della intricatissima questione. Ma la vicenda narrata – che ho opportunamente verificato – mi è sembrata cmq significativa e degna di essere portata all’attenzione dei lettori di NI.
    Quanto al giudizio sui fogli dove abitualmente scrive Pezzana, condivido nella sostanza l’opinione di Giorgio Di Costanzo.
    Su Israele con la sua storia complessiva – fermo restando il mio più volte espresso parere sulle religioni abramitiche – la riflessione da compiere sarebbe ovviamente ben più complessa e articolata.

  9. natàlia castaldi il 17 agosto 2011 alle 23:12

    Caro Buffoni, lei non è un ingenuo e qui di ingenuo mi pare non ci sia alcun convenuto. E però lei dice

    Certamente Pezzana vede solo un colore, un solo lato della intricatissima questione. Ma la vicenda narrata – che ho opportunamente verificato – mi è sembrata cmq significativa e degna di essere portata all’attenzione dei lettori di NI.

    e allora io le domando:

    perché non ha scritto due righe, dico almeno due, che introducessero l’articolo che lei stesso afferma di non condividere per la parzialità della visione d’insieme, specificando se non altro che la sua unica intenzione era far sì che venisse raccontato un episodio, un fatto realmente accaduto, senza dunque cadere nella rete della giustificazione tout court, facendo passare, come avrebbe fatto – non fosse stato per i nostri interventi – non un fatto ma una opinabilissima e parzialissima visione?
    Quanto al suo essersi più volte espresso sulle religioni abramitiche, ritiene che sia sufficiente, oltre al non essere proprio il punto della questione?
    Non crede che pubblicare un articolo di questo genere e tenore, sia comunque e sempre una responsabilità verso i propri lettori, lettori che non sono sempre abituali e fedeli, ma talvolta di passaggio, gente comune che non sa chi è lei e cosa lei pensa (cosa certamente poco probabile) e chi sono io (cosa di certezza inconfutabile), e legge e tira le somme, assorbendo e formulando idee e pensieri?

    Se vorrà rispondermi, le sarò grata, anticipandole il mio grazie sin da adesso, data la mia intenzione di proseguire (come spesso faccio) in silenzio.

    buon lavoro.
    nc

  10. franco buffoni il 18 agosto 2011 alle 08:36

    Cara Natàlia, sono stato molto in dubbio prima di pubblicare questa “corrispondenza da Gerusalemme”: Questo ns scambio di opinioni mi dimostra però che ho fatto bene. Pur con tutte le riserve già espresse, infatti, se considerata dal punto di vista dei diritti degli omosessuali, e se comparata alla situazione italiana, la vicenda narrata nel post ci mostra che – verso gli omosessuali – lo stato razzista e segregazionista (per ricorrere al lessico di Giorgio Di Costanzo) è proprio l’Italia. Tanto mi basta per non pentirmi della pubblicazione. Ma mi rendo perfettamente conto che, da un’altra angolatura, la mia scelta presta il fianco a critiche. Quanto alle due righe, ha ragione, avrei potuto scriverle.

  11. giovanni il 18 agosto 2011 alle 11:22

    Il giudice si è dimesso da solo, o l’hanno costretto? Nel primo caso, non vedo il merito della società israeliana.
    Che rimane quella che elegge, in un partito di maggioranza, un signore come questo (2 volte ministro):
    http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/7255657.stm

  12. ng il 18 agosto 2011 alle 13:08

    @ Franco Buffoni
    Scusa, ma il punto di vista “dei diritti degli omosessuali” per misurare il grado “razzista e segregazionista” d’uno stato mi pare un pochino limitato. Ti rammento soltanto che a Gaza, nel 2009 (operazione Piombo Fuso), sono state massacrate 1305 persone! Con tutto l’odio che posso avere nei loro confronti, né Borghezio né Berlusconi si sono resi colpevoli di un crimine di tali dimensioni. Affermare che l’Italia è più “razzista” e “segregazionista” di Israele è, come minimo, una forzatura …

    Una piccola curiosità sull’articolo di Pezzana: che tipo di “accordo” ha contratto Dan Goldberg con la donna che ha “accettato di prestare il proprio utero”? Da alcuni articoli letti in rete, parrebbe un accordo di “affitto” dell’utero femminile …

    ng

  13. franco buffoni il 18 agosto 2011 alle 14:10

    Il merito del parlamento e quindi della società in oggetto è di avere promulgato una legislazione sui diritti civili delle persone omosessuali molto avanzata. Il giudice Marcus è stato sottoposto a forti pressioni da parte di colleghi, di parlamentari e di gran parte dell’opinione pubblica. Ritenendo di non poter cambiare avviso si è dimesso.
    Quanto al personaggio descritto nella striscia, direi che le culture abramitiche ne hanno distribuiti molti di quel tipo un po’ dovunque, da certi pope in Russia a certi predicatori negli States. In Italia riusciamo a farli diventare ministri (Giovanardi) e vicepresidenti del CNR (De Mattei).

  14. natàlia castaldi il 18 agosto 2011 alle 14:58

    lo dico candidamente, come farebbe un bambino. Il problema lampante qui mi pare solo uno: non è corretto, né possibile per sostenere o avvalorare, o anche lottare per una GIUSTISSIMA causa, metterne in ombra altre sacrosante 1000.
    ed è quello che qui si sta facendo.
    (Giovanardi e De Mattei, sono incommentabili)
    Buffoni, grazie per la risposta, apprezzatissima.

  15. dc il 18 agosto 2011 alle 18:47

    “Una piccola curiosità sull’articolo di Pezzana: che tipo di “accordo” ha contratto Dan Goldberg con la donna che ha “accettato di prestare il proprio utero”? Da alcuni articoli letti in rete, parrebbe un accordo di “affitto” dell’utero femminile ”

    Credo che si tratti piuttosto di lavoro salariato in cui una ‘libera’ cittadina (di un paese povero, si tratta di un dettaglio) ha scelto di sottoscrivere un ‘libero’ contratto (sempre liberamente, e potrà anche essere perseguita se non ottempera) per cui si sottoporrà a gravidanze su gravidanze fino a che sarà servibile. Il signor Goldberg avrà anche, probabilmente, il diritto di assicurarsi che la signora faccia una vita sana, non fumi, non pratichi vizi vari che potrebbero rovinare il frutto del seme suo, come fanno al ristorante quando ti portano l’aragosta che stanno per bollire. Si tratta di una interpretazione piuttosto letterale dell'”estrazione del plusvalore”.

  16. franco buffoni il 18 agosto 2011 alle 18:52

    Cara Natàlia, le giuste cause… Per esempio: perché – malgrado tutto – continuo a provare affetto e stima per Pezzana? Perché nel 1967 fece coming out, ma non come scrittore (Arbasino) o come attore (Paolo Poli), lo fece da libraio: in vetrina tutto il giorno. E quante volte le sue vetrine furono distrutte, imbrattate. Eppure, mentre tutti gli altri tacevano, lui ebbe coraggio. Questo coraggio ai miei occhi lo qualifica, malgrado alcune sue successive idiosincrasie mi addolorino.

    Caro ng, vorrei solo ricordare che la maternità surrogata era una pratica a cui si ricorreva comunemente in ambito eterosessuale, nei casi di infertilità femminile. Solo in seguito si è iniziato a ricorrervi anche da parte di aspiranti padri omosessuali.

  17. ng il 18 agosto 2011 alle 19:48

    @ dc
    Hai ragione, tragicamente ragione … Motivo in più per perseguire la liberazione dal lavoro salariato …

    @ Franco Buffoni
    Che sia praticato da eterossesuali o da omosessuali, l’affitto dell’utero conferma, nel profondo (intimamente, si potrebbe dire), la mercificazione del corpo femminile. È normale che una società che trasforma tutto in merce (in occasione di profitto), giunga a ciò; d’altra parte, ritengo che questa “normalità” faccia schifo …

    Da quanto mi risulta, le vetrine di Pezzana furono “imbrattate” e “distrutte” per motivi legati alla questione palestinese … Lo riporta lui stesso sulla sua biografia (“1989: la libreria Luxemburg assalita di notte da gruppi estremisti di sinistra e incendiata parzialmente”) …

    ng

  18. AMA il 18 agosto 2011 alle 21:04

    Guarda che se non ci fosse la maternita’ surrogata, nata ad uso e consumo della societa’ eterosessista, i maschi omosessuali, desiderosi di paternita’ biologica, si organizzerebbero diversamente, come fanno da sempre.

    Meglio oggi che quando i maschi, non necessariamente eterosessuali, compravano le bambine fertili al mercato per poi farle morire al primo parto o farle figliare come cagne.

    Oggi anche dalla maternita’ surrogata nasce la vita. Non propriamente un prodotto di consumo. Pretestuoso piegare ad analisi ideologiche fenomeni invece in divenire e ancora da perfezionare nella loro regolamentazione. Le visioni apocalittiche poi sono sempre molto suggestive ma spesso non centrano il bersaglio.

    In ogni caso, le dichiarazioni di Marcus erano inaccettabili. In Italia Giovanardi non potrebbe mai affermare quello che dice se fosse un giudice. Da noi e’ la classe politica che ha perso il senso delle istituzioni.

  19. AMA il 18 agosto 2011 alle 21:17

    E poi, che vi piaccia o meno, qualunque orrore commettano al loro interno, nelle democrazie compiute, l’estensione dei diritti alle minoranze oppresse, una volta che sono riuscite ad emergere dalla clandestinita’, resta un fondamento. Non dovrebbe essere neppure una questione spinosa prima o poi da mettere all’ordine del giorno. Questo e’.

  20. Dinamo Seligneri il 19 agosto 2011 alle 00:27

    Questo è il racconto di un caso specifico, che non andrebbe sicuramente bene per la puntata di domani di Forum, ma non credo possa assurgere a summa di niente. Sappiamo bene che ci sono persone al mondo omofobe perfettamente non violente, così come ci sono simpatizzanti a distanza di Osama o di Obama, che al massimo tirano qualche petardo a capodanno. Sappiamo anche che lo Stato di Israele è teocratico e sappiamo anche che Israele dimostra continuamente al mondo (e sono freschi come uova i raid israeliani contro Gaza e le costanti vessazioni contro i civili palestinesi- anche per merito dei reportage di Arrigoni) il proprio terrorismo internazionale e una “sincera” intolleranza religiosa. Questo giudice, sicuramente omofobo, s’è trovato per le mani due bambini che sono, presumo, per metà indiani, nati secondo un’inseminazione artificiale, da padre omosessuale e da madre molto probabilmente di fede non ebraica. Secondo il potere conferitogli ed il frequente abuso d’ufficio che spesso ne consegue, ha, per propri convincimenti personali, rallentato per quanto possibile quella pratica di rientro. Casi del genere, senza che si gridi allo scandalo, avvengono di continuo, ma per convincimenti diversi da quello omofobico e xenofobo, solo che non ci sono associazioni per tutte le categorie, come c’è quella degli omosessuali che grida ad ogni piè sospinto, e non c’è nessuno che alzi il dito.
    Il caso Marcus-Goldberg è appetitoso per un’associazione gay, in quanto è di natura internazionale, dà più risonanza, in più mette di fronte una bella storia di sbilanciamento di poteri: un giudice reazionario e omofobico contro un omosessuale, ma, presumo ancora una volta, ricco, se può permettersi tutti questi giri del mondo e tanta risonanza alle sue sfortune.
    Mi piacerebbe sentire questi racconti di piccoli piccolissimi casi giudiziari anche per omosessuali poveri; oppure di padri divorziati che non possono vedere i figli per la vigente sproporzione legale sugli affidamenti, padri che non siano solo ricchi e prestigiosi testimonial campioni di calcio o basket.
    La montagna si muove anche per questi piccoli maometti? sarà…

    Non capisco poi per quale motivo questo episodio dimostri che Israele non è teocratico. Si adombra sotto sotto che Marcus sia stato indotto a dimettersi per omofobia? oppure perché è stato sgridato con quei quattro colpi di battipanni?

  21. franco buffoni il 19 agosto 2011 alle 12:02

    A Dinamo Seligneri, che scrive “Questo giudice, sicuramente omofobo, s’è trovato per le mani due bambini che sono, presumo, per metà indiani”, ricordo una prassi ormai consolidata in questo tipo di maternità surrogata: l’ovulo fecondato non appartiene alla persona che poi partorisce il bambino.

  22. AMA il 19 agosto 2011 alle 14:01

    Stavo per dirlo io, Buffoni. Adesso lo spiego a tutti quanti per benino…

    C’e’ un uomo, non necessariamente omosessuale, che ci mette il seme.
    C’e’ una donna, non necessariamente eterosessuale, che ci mette gli ovociti.
    C’e’ un’altra donna, il cui orientamento sessuale credo sia irrilevante, che ci mette l’utero.

    La madre surrogata, la gestante, quella che mette in affitto l’utero e porta il bambino in grembo per nove mesi, puo’ decidere alla fine di tenersi il nascituro anche se non biologicamente suo. Nessuna clausola contrattuale puo’ impedirle una cosa del genere. Resta una sua scelta riconoscere o meno la creatura che ha messo al mondo.

  23. AMA il 19 agosto 2011 alle 14:11

    Al Signor Dinamo Seligneri…

    Non me ne frega niente se il detentore del diritto sia ricco o povero. L’importante e’ che trovi il modo di farsi valere. I diritti acquisiti sono di tutti. Il problema resta solo riuscire a farsi valere.

    E nella mia esperienza si cerca di non riconoscere un diritto al ricco per non estenderlo poi anche ai poveri.

    Ricordo inoltre che ai gay non e’ stato regalato un bel niente. Sono finiti anche col triangolo rosa nei campi di concentramento. O portati al confino. Ed ancora oggi in diversi paesi vengono giustiziati. In altri portati allo stremo delle loro forze.

    Senza vittimismo di sorta, tante belle cose.

  24. AMA il 19 agosto 2011 alle 14:26

    Mi spiace, non riesco proprio a trattenermi.

    ng la smetta di sostenere che gli omosessuali ricchi favoriscano la tratta dell’utero. Al massimo sono gli eterosessuali impotenti che mercificano a tutti i livelli il corpo della donna e spesso lo buttano ancora minorenne sulla strada.

    Sono stufo di sorbirmi queste stronzate omofobe ed apocalittiche alla Giovanardi.

  25. Dinamo Seligneri il 19 agosto 2011 alle 14:30

    Signori, mi sa che state confondendo quello che ho scritto. Dico semplicemente, (ma la riga citata da Buffoni capisco potrebbe aprire una tale discussione), che se le biotecnologie arrivano a scomporre così minuziosamente una gravidanza, non della stessa acutezza, o meglio non così per il sottile, vanno e sono i moventi xenofobi.
    questi due bambini quindi restano(anche se la madre indiana è in verità “solo” madre uterina e partoriente, con nessun nesso ereditario con loro) o potrebbero restare, come se fossero realmente figli per metà di un’indiana (cosa che in verità poi sono perché la gravidanza la conduce, anche se in affitto, questa donna che se ne accolla naturalmente il parto e che come ricorda AMA potrebbe anche e giustamente richiederne la maternità effettiva).
    Dico quindi che oltre al motivo omofobo potrebbe essere sopraggiunto, in subordine, un’avversione di natura razzista.
    Tutto qui

  26. Dinamo Seligneri il 19 agosto 2011 alle 14:48

    AMA

    Ricco o povero fa differenza, specialmente nel ramo delle discriminazioni verbali o violente, contro gli omosessuali. Così come avviene nella maggior parte dei casi, anche quando soggetti di contenziosi sono eterosessuali.

    Il diritto, di cui parli, in second’ordine, viene acquisito sulla carta, ma deve passare soprattutto nell’attuazione negli episodi concreti e, come questo caso Marcus-Goldberg dimostra, possono esserci rifiuti, ritardi e ostruzioni che la legge nel suo pratico ammette, scollegata com’è dal pezzo di carta.
    Questo è uno dei motivi per cui la legge non è assolutamente definibile uguale per tutti, e come ogni allargamento dei diritti necessiti di anni per radicalizzarsi statisticamente (ripeto:statisticamente) in maniera standard e pressoché uniforme.

  27. Dinamo Seligneri il 19 agosto 2011 alle 14:49

    AMA

    Ricco o povero fa differenza, specialmente nel ramo delle discriminazioni verbali o violente, contro gli omosessuali. Così come avviene nella maggior parte dei casi, anche quando soggetti di contenziosi sono eterosessuali.

    Il diritto, di cui parli, in second’ordine, viene acquisito sulla carta, ma deve passare soprattutto nell’attuazione negli episodi concreti e, come questo caso Marcus-Goldberg dimostra, possono esserci rifiuti, ritardi e ostruzioni che la legge nel suo pratico ammette, scollegata com’è dal pezzo di carta.
    Questo è uno dei motivi per cui la legge non è assolutamente definibile uguale per tutti, e come ogni allargamento dei diritti necessiti di anni per radicalizzarsi statisticamente (ripeto:statisticamente) in maniera standard e pressoché uniforme.

  28. ng il 19 agosto 2011 alle 14:57

    @ Ama
    Ti ringrazio degli insulti. Dimostrano solo la tua pochezza.

    Se rileggi quanto da me scritto (se rileggi con attenzione e non accecato/a dall’astio o da altri problemi a me sconosciuti), non ci troverai niente di omofobo. E noterai (se sai leggere, perché a questo punto nutro seri dobbi) che io non ho mai scritto, da nessuna parte, che “gli omossessuali ricchi favoriscono la tratta dell’utero”.

    Riguardo alla questione della maternità surrogata, permettimi: è molto dibattutta, non esiste una posizione univoca ed è una questione che va ben al di là dei diritti degli omosessuali a diventare genitori. Liquidare tutte queste discussioni, o anche solo indicare chi la pensa diversamente da te come omofobo, è puerile e stupido; ed è intellettualmente disonesto.

    Se vorrai discutere, resto a disposizione. Se vuoi continuare con gli insulti, continua in solitudine …

    ng

  29. ng il 19 agosto 2011 alle 16:05

    @ Ama
    Scusa se insisto … A dimostrazione che la questione della maternità surrogata è intimamente legata alla mercificazione del corpo femminile (questo ho scritto, in precedenza, e null’altro!), ti riporto un commento sulla puntata di Report dedicata all’affitto dell’utero. È tratto dal noto blog Femminismo a Sud, il quale si dedica, tra le altre cose, anche alla lotta contro l’omofobia …

    “Che le donne siano considerate incubatrici o produttrici di uteri lo sapevamo. Che il business diventasse un ulteriore modo per sfruttare le donne dei paesi poveri forse lo immaginavamo meno.
    Report ci mostra come praticamente funziona il mercato degli ovuli e quello degli uteri in affitto a basso costo. Per gli ovuli ci sono agenzie e cataloghi che permettono di scegliere la donatrice. Per gli uteri si arriva fino in india dove donne in schiavitù, offese dai mariti, uno dei quali nell’intervista dice che le donne sono senza cervello, portano avanti gravidanze estenuanti, in condizioni pessime, mentre faticano a portare avanti le loro famiglie, per pochi soldi che permettono loro di acquistare una casa e di sopravvivere. L’uomo intervistato che immaginando di fare un complimento alla moglie le dice che sebbene le donne sono senza cervello lei è d’aiuto per la famiglia non ha alcun dubbio sul modo in cui dovrà procurarsi altri soldi per il loro futuro. L’utero della moglie è un business e ancora una volta ci ritroviamo a chiederci come sarà trattata in quei luoghi una donna che non può o che non vuole avere figli.
    E’ una sorta di induzione alla prostituzione prolungata in cui le implicazioni emotive, fisiche ed affettive sono veramente tanto più lunghe, gravi, per certi versi irreparabili.
    Come possono i ricchi genitori d’occidente permettere questo scempio? Come possono le persone ricche sfruttare dei territori poveri persino gli uteri delle donne?”

    Il video della puntata di Report lo si può vedere qui (dal min. 43.40 e riguarda proprio il caso di un gay israeliano che ricorre alla “madre in affitto”!) …

    Scusa, ma tutto ciò continua a farmi schifo …

    ng

  30. ng il 19 agosto 2011 alle 16:23
  31. natàlia castaldi il 19 agosto 2011 alle 18:50

    (grazie Nevio)
    Vi dirò di più che sono profondamente convinta che sarebbe un gran bene consentire l’adozione ai single e agli omosessuali, oltre a snellire la burocrazia già esistente per l’adozione da parte di coppie eterosessuali. E’ una così gran pena pensare che al mondo muoiano bambini di stenti e di fame, in totale mancanza di tutto, prima di tutto di cura e affetto, che stride e stride assai con l'”egoismo” genitoriale di eterosessuali ed omosessuali e single indistintamente, che potrebbero, se le leggi fossero mediamente intelligenti, potrebbero salvare vite, migliorarne altre, creare una società più pulita, fondata e formata senza l’ombra e lo spettro del diverso; anzicché dover ricorre a propria volta – a fin di bene e per uno scopo sia pure d’amore – allo sfruttamento ed alla mercificazione della vita stessa.
    E credo che questa sia una delle nostre più infiocchettate ipocrisie e vergogne.
    saluti.
    nc

  32. AMA il 19 agosto 2011 alle 19:44

    La maternita’ surrogata va regolamentata a livello internazionale molto severamente. Ma io non posso farmi carico di tutti i mali dei paesi in via di sviluppo. Come la tratta degli organi ad esempio. Sono assolutamente favorevole alla maternita’ surrogata e trovo che sia una cosa assolutamente positiva per contrastare l’infertilita’. Punto. Non bisogna mai perdere di vista l’obiettivo finale.

    E come se io fossi contrario al trapianto di organi perche’ c’e’ chi ci lucra.

  33. AMA il 19 agosto 2011 alle 19:47

    Natalia, anche a te, non ci siamo proprio. La tua retorica con me non attacca in questo caso. Estendiamo l’adozione ai single, facilitiamola in generale, ma si’ anche alla maternita’ surrogata e a tutte le biotecnologie in generale. Se vogliamo salvare la specie umana.

  34. AMA il 19 agosto 2011 alle 19:49

    Dinamo Seligneri

    Tu vai di fretta? Io no. Quindi aspetto fiducioso la standardizzazione.

  35. dc il 19 agosto 2011 alle 20:00

    L’affermazione che la madre ‘surrogata’ (la lavoratrice) possa sempre tenere la figlia è banalmente falsa.

    Nel caso Johnson v. Calvert, ad esempio, alla madre non è stato riconosciuto questo diritto. Secondo wikipedia in Ucraina la partoriente non ha alcun diritto del genere (wikipedia dice anche che in Ucraina sono pienamente garantiti i diritti individuali alla procreazione, le magiche parole). Per esempio.

    “The child is considered to be legally “belonging” to the prospective parents from the very moment of conception. The surrogate can’t keep the child after the birth. Even if a donation program took place and there is no biological relation between the child and intended parents, their names will be on Birth certificate (Clause 3 of article 123 of the Family Code of Ukraine).”

  36. dc il 19 agosto 2011 alle 20:01

    “Se vogliamo salvare la specie umana.”

    Tanto per non indulgere in visioni apocalittiche.

  37. AMA il 19 agosto 2011 alle 20:12

    dc

    Senti, allora estendiamo questo diritto dove ancora manca, no?

    Nessuna visione apocalittica. Solo dato scientifico, mi spiace.

  38. AMA il 19 agosto 2011 alle 20:14

    Vorrei sapere perche’ siete contro le biotecnologie senza che vi faceste scudo di corpi umani. La motivazione risiede altrove. E lo sapete bene.

  39. dc il 19 agosto 2011 alle 23:00

    Dunque, l’ultima cosa poi smetto.

    Dire che se non si è a favore di ‘tutte’ le ‘biotecnologie’ ‘in generale’ non si vuole salvare la specie umana è una visione apocalittica. Cosa c’è di più apocalittico che agitare lo spettro del pericolo per la specie umana stessa?
    Dire che la sua affermazione è un dato scientifico è una sciocchezza profondamente anti-scientifica. (ha prove? può argomentare? ecc.)

    Nel caso in questione qui nessuno ha usato argomenti contro le ‘tecnologie’, la discussione era più sullo sfruttamento del lavoro di persone usate come incubatrici (per semplificare) e nessuno ha di certo usato argomenti apocalittici o paure irrazionali (quasi nessuno).

    In ogni caso tutto questo era marginale rispetto al contenuto dell’articolo efficacemente descritto come pink washing.

  40. AMA il 19 agosto 2011 alle 23:23

    dc

    Senta, commentando ai margini di un post io non sono tenuto ad argomentare necessariamente col metodo scientifico un bel niente. Si informi come crede sulla crescente infertilita’ umana, specie nel nostro emisfero. Internet serve anche a questo, non solo come sfogatoio di nick creati ad hoc. Non ho altro da aggiungere.

  41. Dinamo Seligneri il 20 agosto 2011 alle 13:38

    Ho letto dei libri “scientifici” dove era dato per certo l’aumento di esseri umani entro pochi decenni: si parla di miliardi. Ma non credo che la scienza abbia sempre ragione e penso che manipolarne i risultati sia pratica diffusissima. Non credo però che la razza umana verrà spazzata via dall’infertilità. Se ciò fosse, credo che il pianeta continuerebbe a piangersi i dinosauri, e non sicuramente questo ceppo deviato di scimmie puzzolenti.

    Ama, sono contario al prestito dell’utero per usi, come sono stati definiti qui, incubatrici. Lo trovo un procedimento spaventoso sia che la partoriente possa tenere il bambino sia che non lo possa tenere, per legge.

  42. AMA il 20 agosto 2011 alle 14:34

    La capacita’ riproduttiva. L’indice di fertilita’ delle nuove generazioni di maschi e femmine. Soprattutto in Occidente. La tendenza complessiva. Non l’aumento della popolazione mondiale, vera e propria piaga. Sono due problemi diversi e non necessariamente correlati. Pensateci bene.

    Circa l’utero in affitto… La cosa e’ ancora tutta da regolamentare a livello internazionale. Ma resta spaventosa soprattutto l’umanita’ e l’uso che fa delle biotecnologie, come di qualsiasi altra cosa messale a disposizione senza freni giuridici.

    Suppongo che non siano solo omosessuali ebrei a vivere del business dell’utero in affitto. Uno dei sottotesti piu’ inquietanti del servizio di Reporter.

  43. giuliomozzi il 21 agosto 2011 alle 17:56

    (Non so più da quale giornale viene questo ritaglio. Sospetto che si tratti de “Il Gazzettino”. A occhio è un lancio Ansa riportato pari pari. Una versione più narrativa della storia è in Repubblica, qui).

    “Londra, 8 Maggio 2000.
    “Sono state concepite in una clinica greca, con gli spermatozoi di un anonimo e aitante donatore americano e con l’ovulo di una sconosciuta donna inglese. Un’altra inglese, Claire Austin, ha prestato l’utero su commissione di una coppia sterile (lui italiano, lei portoghese) che risiede in Francia. E le ha partorite in California, paese di manica larga in questo genere di cose.
    “Al termine di così laboriose peripezie procreatrici, Danielle ed Emma si sono però ritrovate nel limbo anagrafico e familiare. Le due gemelline non hanno genitori né biologici né legali. Sono delle povere figlie di nessuno. La coppia italo-portoghese ci ha infatti ripensato e ha disdetto l’ordine: voleva un maschio, non delle femminucce. Danielle ed Emma sono finite in affidamento a due lesbiche californiane, a quanto racconta il «Mail on Sunday», che ne fa un caso: per il domenicale londinese le due belle, sane e vispe gemelline rappresentano «un monito vivente contro i terrificanti rischi provocati dal crescente e sregolato commercio internazionale di bambini nati per procura».
    “Al centro della storia dai complessi risvolti morali e giuridici c’è Claire Austin, un’inglese di 33 anni che vive a Lichfield nello Staffordshire e che di maternità surrogata proprio se ne intende: prima di Emma e Danielle ha già portato più o meno felicemente a termine due gravidanze per procura mentre una terza fu traumaticamente «stoppata» quando il feto risultò Down. Per il suo ultimo, controverso impegno di lavoro, Claire ha scelto «una coppia residente in Francia» che conosceva da anni: lui «un businessman di successo, italiano di nascita» e lei «proveniente da una delle più ricche famiglie del Portogallo». L’uomo d’affari franco-italiano avrebbe chiesto che il nuovo figlio (ne avrebbe già altri due, un maschio e una femmina, sempre per procura) fosse fabbricato con lo sperma di un uomo «alto, atletico, istruito, biondo e con occhi azzurri». Un medico greco, Stelios Gregorakis, avrebbe proceduto alla fecondazione in vitro in una clinica di Atene, a febbraio del 1999, e impiantato poi l’ovulo fecondato nel grembo di Claire. Apriti cielo però quando saltò fuori che si trattava di gemelline. «O Dio mio», avrebbe commentato il dott. Gregorakis e qualche giorno più tardi avrebbe informato Claire che «non c’era scelta»: la coppia committente voleva un maschio e chiedeva l’immediata interruzione della gravidanza.
    “La sventurata mamma per procura ha due figli in proprio e un matrimonio fallito alle spalle. Niente aborto quindi: Claire andò avanti e con l’assistenza di un’agenzia californiana specializzata nella produzione di figli per conto terzi – la «Growing Generations» – eccola a Los Angeles. Le bambine sono nate il 21 novembre. Tramite la «Growing Generations» le gemelline sono state accasate ancora prima della nascita: presso una coppia lesbica”.

    Il sito di Growing Generations è interessante.

    Pubblico l’articolo per sostenere con un esempio – estremo, immagino – un pensiero molto semplice: che l’assenza di norme genera confusione (e quindi rischi soprattutto per le parti più deboli); e che l’assenza di norme è generata dalla negazione dell’evidenza. Ossia: certi comportamenti esistono, certe scelte sono possibili, e quindi è opportuno normare questi e quelle.
    Le convinzioni circa l’opportunità di tali comportamenti e la sensatezza di tali scelte, peraltro, sono un’altra cosa.

  44. ng il 22 agosto 2011 alle 14:01

    La questione della maternità surrogata, e delle relative normative, non può evitare di fare i conti con: 1) l’essenza biologica della riproduzione: è la donna che partorisce, e soltanto la donna può farlo. 2) ogni donna ha il diritto di decidere cosa fare del proprio corpo. Ogni normativa sulla questione (e ogni discorso, anche) non può evitare di confrontarsi con queste due verità universali.

    Ora, nel caso della maternità surrogata per come praticata oggi, chi decide se una parte del corpo femminile (l’utero) può essere affittato? Qui è inutile nascondersi dietro frasi di comodo: nella stragrande maggioranza dei casi non è la donna a decidere.

    Succede qualcosa di molto simile a cosa accade nel campo della prostituzione. Se, da una parte, è vero che possono esistere donne che scelgono, nel pieno della consapevolezza e autodeterminazione, di vendere il proprio corpo, dall’altra, è ancor di più vero che la maggior parte delle donne lo fanno perché costrette. Nel primo caso, nulla da eccepire; e infatti la prostituzione non è reato. Nel secondo, siamo nell’induzione e nello sfruttamento della prostituzione, che è considerato, e giustamente, un reato.

    Nel caso della maternità surrogata, è sensato ipotizzare un meccanismo normativo che si basi sugli stessi presupposti? Se una donna decide, in piena autonomia e libertà, di “prestare” il suo utero, anche a fronte di un corrispettivo in denaro, nessun problema; la decisione è veramente sua, assunta con la coscienza di quelli che sono i possibili esiti e le possibili conseguenze (anche, si presume, di quelle che riguardano il bimbo). I problemi sorgono quando si creano delle “agenzie” o delle “cliniche” che sfruttano la situazione di debolezza di alcune donne. In questo caso, siamo nella riduzione a schiavitù della donna; il video di Report lo dimostra inequivocabilmente.

    Continuando col parallelo, potremmo dire che l’omossessuale israeliano del video (o quello dell’articolo di Pezzana), è l’utilizzatore finale, e non ha quindi senso punirlo; ma tutto il resto del meccanismo è criminale, e proprio perché, sfruttando una situazione di debolezza (povertà, etc.), contraddice l’assunto di partenza: solo la donna può disporre del proprio corpo.

    In realtà, almeno per quanto mi riguarda, esiste una differenza sostanziale: al contrario dell’uomo che “va a puttane”, il quale raramente percepisce tutta la filiera, l’utilizzatore finale dell’utero conosce alla perfezione il meccanismo, se ne fa partecipe, influisce (come dimostra l’articolo postato da Mozzi) sull’andamento della gravidanza, etc.. Io non sono né voglio farmi giudice; quindi non lo condanno. Però, insomma, se fossi un utilizzatore finale un po’ di problemi me li porrei …

    Qui lancio un mio dubbio. È il dubbio di un eterosessuale, quindi chiedo perdono in anticipo se sbaglio mira; la mia è una curiosità sincera (e sull’omossessualità sono davvero un ignorante) … Il mio dubbio riguarda il fatto che un omossessuale, spinto da una legittima voglia di paternità (ho tre figli, dunque la capisco molto bene), arrivi al punto da volerla ottenere lasciando il segno indelebile dei propri geni nei figli.

    Vedo di spiegarmi. Chi è omossessuale penso sappia benissimo che si trova in una situazione che lo priva della possibilità di procreare. Troverei normale avere coscienza di questo “limite”. Quando sovviene il desiderio di diventare genitori, mi chiedo: perché non fare interagire questo desiderio con quel limite?

    Per una lesbica immagino sia, per così dire, più facile: in quanto donna, la riproduzione non le è preclusa. Ma un maschio? Chi ricorre alla maternità surrogata non lo fa soltanto per soddisfare il suo desiderio di paternità (che potrebbe essere esaudito in molti altri modi), ma anche perché vuole che il bimbo abbia, almeno al 50%, il suo Dna … Questa voglia di “imprinting” è un tentativo di superare quel “limite” di cui sopra. Legittimo, ci mancherebbe; ma anche un tantino – come dire? – egoista.

    Insomma, se sono gay so in anticipo che non mi sarà possibile procreare. E allora, se voglio un figlio che ripeta alcune mie “caratteristiche” genetiche, devo fare i conti con quanto mi propone la società: e mi posso trovare di fronte a una situazione dove una donna, per motivi non certo nobili, viene messa nelle condizioni di affittarmi il suo utero. Il mio desiderio viene esaudito, ma a quale prezzo?

    Ed ecco il mio dubbio: il proprio desiderio personale può evitare di relazionarsi “eticamente” con ciò che lo circonda?

    [Credo che da quanto scrivo si capisca molto bene il mio pensiero; lo ripeto solo per evitare che Ama ci legga altro: benché dubbioso sulla maternità surrogata, sono favorevole non solo al riconoscimento di diritti ai gay e alle lesbiche, ma anche all’omogenitorialità]

    NeGa

  45. AMA il 22 agosto 2011 alle 14:47

    ng

    Senti, col tuo ragionamento del cazzo stai dicendo che un omosessuale deve forzosamente accoppiarsi con una donna – e magari sposarsela per convenzione sociale – se vuole avere un figlio col suo stesso patrimonio genetico.
    O magari adesso diciamo agli uomini che se davvero vogliono dei figli devono scegliere (?) di essere eterosessuali, anche contro la loro naturale inclinazione sessuale. Pena l’esclusione dal diritto alla paternita’. Tutti pruriginosi a spiare in camera da letto dunque.
    Anche le lesbiche hanno bisogno del seme maschile, almeno stando ad oggi. Quindi non si capisce perche’ loro potrebbero tranquillamente non accoppiarsi coi maschi per avere dei figli biologici.
    La verita’ e’ che il modello di riproduzione eterosessuale cosi’ come ci e’ stato tramandato dalla tradizione ha perso il suo carattere universale. E soprattutto ad opera di donne eterosessuali single che si rivolgono alla banca del seme.
    In realta’ tu, carissimo ng, da bravo italiota, indirettamente affermi solo la consuetudine dei nostri costumi nazionali. Se sei gay non sputtanarti. Vivi la cosa clandestinamente fino ai 30 anni, poi se vuoi avere un figlio sposi una brava ragazza e dopo i primi anni di matrimonio torni a fare di nascosto quello che hai sempre fatto… Il tutto in nome dei sani principi morali.
    Ad oggi nessuno puo’ stabilire quali siano i requisiti per avere libero accesso alla paternita’. O alla maternita’. O vogliamo forse affermare che anche in uno stato laico solo all’interno del matrimonio (uomo-donna) si ha diritto a procreare?

  46. ng il 22 agosto 2011 alle 16:34

    @ Ama
    No, non sei proprio capace di leggere. E hai scritto una serie di cazzate incredibili, facilmente individuabili da chiunque. Non so chi tu sia, se sei gay, lesbica, fool shakespeariano o altro, né mi interessa saperlo. So solo che non riesci ad avvicinarti, e quindi neppure provare a capire, l’altrui diversità. Se io ripeto lo standard “italiota”, tu ripeti nient’altro che l’incapacità, tutta fascistoide, di ascoltare l’altro, con in più l’aggravante di un uso autoritario del linguaggio (questo, invece, propriamente fascista), dove l’insulto si accompagna amorevolmente a interpretazioni arbitrarie (e del tutto sbagliate) del pensiero altrui. Buon divertimento.

    NeGa

  47. AMA il 22 agosto 2011 alle 17:04

    Ma ti prego, falla finita, neh!



indiani