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	Commenti a: Tunnel of Love	</title>
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		Di: jan reister		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 18:28:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bello scritto di Azra, importante ricordare.]]></description>
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		Di: carlo cuppini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/08/24/tunnel-of-love/#comment-154968</link>

		<dc:creator><![CDATA[carlo cuppini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 11:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono appena tornato da Sarajevo e ho visitato anche il tunnel. Grazie Azra per il tuo racconto e le tue considerazioni, che aiutano a comprendere. Osservando la città, il museo della guerra, il tunnel, e altri luoghi legati alla tragedia di quegli anni, la domanda che sorge, più che &quot;come è potuto succedere?&quot;, è &quot;cosa diavolo è successo?!&quot;.
la sensazione (superficiale) è che alla fine quello che è venuto fuori dalla catastrofe è una nazione che porta porta un nome doppio (con due termini legati da congiunzione) e che sostanzialmente è fatta di due entità etniche/politiche separate (ma che non corrispondono alla duplicità onomastica: sono due duplicità incastrate... come a moltiplicare un destino di non convergenza, non coincidenza, non pacificazione...) 
Una cosa che mi ha colpito è stata una donna croata di Mostar che mi ha detto: &quot;Noi vivevamo tranquillamente qui. Ho una grande famiglia che comprende croati, serbi e musulmani. Un giorno la guerra è arrivata. All&#039;inizio non ci potevamo credere. Sembrava tutto organizzato dall&#039;alto. La gente non c&#039;entrava niente. Come se una mattina, in Italia, scopriste che le idiozie razziste e violente di qualche politico a cui nessuno ha mai dato veramente peso (secessione, fucili, marce...), fossero diventate realtà.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono appena tornato da Sarajevo e ho visitato anche il tunnel. Grazie Azra per il tuo racconto e le tue considerazioni, che aiutano a comprendere. Osservando la città, il museo della guerra, il tunnel, e altri luoghi legati alla tragedia di quegli anni, la domanda che sorge, più che &#8220;come è potuto succedere?&#8221;, è &#8220;cosa diavolo è successo?!&#8221;.<br />
la sensazione (superficiale) è che alla fine quello che è venuto fuori dalla catastrofe è una nazione che porta porta un nome doppio (con due termini legati da congiunzione) e che sostanzialmente è fatta di due entità etniche/politiche separate (ma che non corrispondono alla duplicità onomastica: sono due duplicità incastrate&#8230; come a moltiplicare un destino di non convergenza, non coincidenza, non pacificazione&#8230;)<br />
Una cosa che mi ha colpito è stata una donna croata di Mostar che mi ha detto: &#8220;Noi vivevamo tranquillamente qui. Ho una grande famiglia che comprende croati, serbi e musulmani. Un giorno la guerra è arrivata. All&#8217;inizio non ci potevamo credere. Sembrava tutto organizzato dall&#8217;alto. La gente non c&#8217;entrava niente. Come se una mattina, in Italia, scopriste che le idiozie razziste e violente di qualche politico a cui nessuno ha mai dato veramente peso (secessione, fucili, marce&#8230;), fossero diventate realtà.&#8221;</p>
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		Di: natàlia castaldi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[natàlia castaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 10:38:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie per avercela raccontata e così bene, questa storia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie per avercela raccontata e così bene, questa storia.</p>
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