Note per un diario parigino

2 settembre 2011
Pubblicato da

da Chiunque cerca chiunque1
di
Francesco Forlani

Undicesimo capitolo
De Particulier à Particulier

Paris 11e.Métro Oberkampf.Sur boulevard Voltaire.Immeuble pierre de taille.Au 6e, ascenseur.Chambre meublée, pour 1 personne, 9 m² environ : douche/toilettes, coin-cuisine (plaque électrique, petit réfrigérateur, micro-ondes), chauffage électrique. Libre. 2000 FF/mois charges comprises.
Leggo l’annuncio che sono seduto al café de la Mairie, di fronte a St.Sulpice ed è uno spettacolo in questa giornata di sole. La copia aperta di Particulier  occupa per intero il tavolino rotondo su cui resta appena lo spazio per la tazzina del caffè. Che non c’è un cazzo da fare non riusciranno mai a fare come si deve.
 Ah café café ca me fai fumar pure l’urtema cigarette, et si adduvini ‘obbar, co l’aqua de fonte de Napule, napulità, se sent à difference cull’ate, daa meza taza franzos o ‘mmericane, que nu palazio intero se pode abbeverarse ca sbobbe,  artro que! sta pisciazza maròn, ohi marò marò, que to bbivi calann la capa all’andrè, que te pare que dice no, non, à la matinè! et oui, st’aria d’humiditate te sciala er grano granello et te fa ascì n’aqua scura scura que nun sape d’artro que d’aqua. Que poi tante, que poi assaje, e tante ma io tante c’aggia girà, tante c’aggio vutà, che ‘o ddoce dint’a tazza fino ‘n mocca ma ha da arrivà.  Quello poi lo zucchero deve rimanere a galla per qualche secondo prima di inabissarsi sul fondo e invece no.

Man mano che quello si versa dalla bustina se ne va dove cazzo gli pare e alla fine non c’è verso, sbobba pure rimane. Rileggo con più attenzione il primo annuncio che ho ancora sotto gli occhi. Métro Oberkampf. Cazzo tutta Parigi è in quella via. da quando lo Charbon, café tabac, all’origine tenuto da degli Auvergnats è passato in gestione ad un giovane bretone. Lungo la strada in salita che porta a Menilmontant è  un’esplosione di locali, gallerie d’arte, studi di comunicazione. Favela Chic. Cazzo la Favela Chic di Jerome, francese e Rozane, brasiliana. Musica a fondo. Kraftwerk. Model. Au 6e, ascenseur, sesto piano ascensore. insomma chambres de bonne però da non farsi a piedi e scusa se è poco. 9 m² environ : douche/toilettes, coin-cuisine (plaque électrique, petit réfrigérateur, micro-ondes), chauffage électrique. Libre. 2000 FF mois charges comprises. Nove metri!!! Dio ma leggo bene! (qui mi cadono gli occhiali da sole sulla tazzina e affanculo caffè, sigarette per terra, che una ragazza raccoglie da terra e mi rida con un sorriso come un tempo le puttane dei quartieri ti vendevano sigarette sfuse passandosele tra i seni, per lo sfizio, che così inaspettato era quel sorriso, che una beata vergine manco a pagarlo, manco a rifarsi bocca e fossette da un chirurgo plastico, che insomma, una bomba che esplodeva tutta per me come quelle altre tutte per tutti nella metropolitana della linea b della capitale che quei bastardi integralisti mettevano nei cestini insieme ai chiodi) Cioè dico io, nove metri quadri, e lo ripeto a voce alta, neuf mètres carrés, e mi alzo, la guardo, mi sforzo di farla sorridere, contando nove metri con i passi, e penso a Roger K che mi aveva raccontato, lui detenuto per trent’anni, che  dal 1841, anno in cui la Francia decise con una circolare di organizzare le prigioni secondo un regime cellulare ovvero di celle individuali, le celle  dovevano essere di nove metri! Giuro che lo chiamo il proprietario e gli faccio, uè qui Rebibbia pare che c’avete na cella libera! 

La ragazza che sorride è andata via ma lo ha fatto salutandomi con un cenno della mano. Così, con il giornale macchiato di caffè davanti a me, fisso la cattedrale. Visibilmente imperfetta, asimmetrica, irregolare. Umana.

Per mancanza di fondi ci hanno messo 130 anni per completare la chiesa. Una Salerno Reggio Calabria metafisica, era. E poi questa storia che senza agenzie immobiliari è meglio, io proprio non la capisco. Sarà pure vero che non paghi la commissione però gli affitti che ti propongono i proprietari sono stratosferici e nella maggior parte dei casi sono anche dei gran bastardi, i proprietari a Parigi. Ti convocano gli aspiranti inquilini tutti alla stessa ora. Tu dici, va bene, sarà per guadagnare tempo, e invece no e te ne accorgi subito. Ve ne state in cinque sei in fila e con un’aria di superiorità ti passano in rivista che poco manca che ti chieda  di lucidare meglio le scarpe. Il primo grado di umiliazione scatta sull’origine, la nazionalità. Dopo la razza, bien evidemment. Da una parte gli inaffidabili sud del mondo, e dall’altra i nord. Questo primo fuoco di fila fa strage ma  per gradi successivi. Perché all’interno di uno dei due gruppi, Nord e Sud vi sono dei sotto gruppi. Il sud dell’ Europa, Spagna, Grecia, Portogallo, Italia è meno sud dell’area magrebina, ma anche all’interno del primo sotto gruppo il proprietario farà la sua distinzione e lo enuncia pure quel figlio di puttana tirando in ballo statistiche e numeri che poggiano sulla sua storia  ed esperienza soggettiva. Ah gli spagnoli, ci passo le vacanze ogni estate, cattolici, educati, tradizionalisti. Lei è Italiano? Spero di Milano perché i penultimi inquilini erano di Roma e mi hanno rotto ben due piatti senza rimborsarmeli. Però mi sono tenuto la cauzione io, mica mi facevo fregare da quei Ritals…

Non sai cosa ti trattiene dal farlo ma avresti una grandissima fottuta voglia di farlo, aprire gli scaffali in cucina e festeggiare alla maniera dei ristoranti greci di Saint Michel l’entrata dell’ospite ovvero spaccando tutto per terra. Il secondo momento è anche peggiore. Ti dicono, lo dicono a tutti, di mostrare il dossier, i compiti fatti a casa, e a prescindere dalla cartellina, rigida o moscia, dai cognomi, doppi e altisonanti o terribilmente banali come un Dupont de noantri, l’accesso alla casa lo determinerà la cifra in fondo alla busta paga che ti sei portato appresso. Mi ricordo che per quel fottuto  sottotetto in Rue Beaubourg avevo superato tutte le prove ed eravamo rimasti in due, in finale: io di Caserta e lui di Avellino . Lui banquier, bancario e io professore interimaire.  Italia Brasile Messico 70. Non c’era partita e infatti la proprietaria che di mestiere era ricercatrice alla Sorbonne in lettere moderne aveva preferito il bancario di Avellino. Fanculo Dilthey, Troeltsch, Meineke ,Weber eppure Kant che nessuno di loro aveva mosso un dito per trovarmi casa. Poi non passa nemmeno mezz’ora e la proprietaria mi chiama per dire che l’Irpino aveva desistito non avendo voluto, lei, la proprietaria, scendere un po’ con il prezzo. In realtà, ha aggiunto, era a me, a noi, me e Massimo ma il mio coinquilino non c’era, che voleva affittarlo,  perché avevamo l’aria colta e simpatica.

Con un’agenzia è diverso. Sei un cliente e non devi sottoporti a nessuna psicoanalisi selvaggia. Non devi per forza sentirti una merda solo per il fatto di avere una busta paga non all’altezza dei tuoi sogni e ricordarti, ça va sans dire, la faccia dei tuoi, l’espressione che avevano preso i loro volti all’unisono quando gli avevi annunciato beato e convinto: ehi vecchi mi iscrivo a filosofia!. Una faccia su cui si leggeva chiaramente: cazzo sta facendo nostro figlio!!

Invece di tutto questo bailamme liberista, una gran figa che si chiama Carole  ti aspetta diligentemente  sotto il portone della casa che potrebbe fare per te. Salite che lei ti fa da guida  anche quando a un certo punto ti tira fuori una cosa del tipo : veda qui in questo immobile vivono solo persone single. Non ci sono bambini, vecchi, né dispute tra marito e  moglie, insomma la pace assoluta. Un brivido mi sale lungo la schiena insieme all’ascensore che abbiamo appena preso, ma con dentro il vuoto. Così l’ideale- ribatto io, stizzito – sarebbe un inquilino che affitti la casa senza venirci ad abitare? Si immagina il silenzio! 

Però lei non se la prende, anzi ride. Mi sussurra che ha una figlia, vivace, e che  questo a lei bastava per essere felice. Il Café de la Mairie da sulla piccolissima Rue des Canettes. Qui negli anni 50 gli zazou, i nuovi dandy, spadroneggiavano e il gigante Boris Vian descriveva per filo e per segni vestimentari la divisa mai uniforme da indossare, il taglio di capelli alla Arthur Rimbaud da conservare inalterato nelle caves dl quartiere, nonostante la tanta birra, il tanto jazz, bagno di sole al Flore e cena al bistrot des Assassins con sotto il braccio Il libro di piccolo formato di Sullivan : ” J’irai cracher sur vos tombes “. Cazzo questa però è Rue Oberkampf altro che! Riva destra batte riva sinistra all’ultimo rigurgito di secolo. Però. C’è sempre un però, io non pagherò duemila franchi per sette metri quadri di cella manco se ci fosse una Jacuzzi al posto del cesso. Così alzandomi dal tavolo faccio che gettare nella prima poubelle olé il Particulier e se dovesse morire prima di me, e di questo ne sono assai certo, la guardia carceraria che voleva affittare un pezzo di prigione giuro davvero, su tutti i negozi di santi e santini qui a Saint Sulpice perfino in nome di tutti i chez Georges della Rue des Canettes e dei suoi chansonniers, e perfino della profumeria che distilla aria di paradiso et Nuits d’Hadrien sulla piazza,  che sulla sua tomba io, ci piscerò!

  1. Chiunque cerca chiunque- Chacun cherche quiconque, è un romanzo che sto pubblicando, in corso di scrittura, su Facebook ps Sull’affaire vi invito a leggere la chronica che ne ha fatto Barbara Gozzi qui []

Tag: , , ,

15 Responses to Note per un diario parigino

  1. Sebastien il 2 settembre 2011 alle 14:28

    Sempre bello Maestro…..Un abbraccio, Sebastien

  2. sergio garufi il 2 settembre 2011 alle 14:59

    eh, quel café davanti a st. sulpice lo ricordo bene, furlen…pezze al culo e culi che parlano, interessante ‘sto diario parigino.

  3. francesco forlani il 2 settembre 2011 alle 15:04

    t’arricuorde?
    effeffe

  4. silvio il 2 settembre 2011 alle 18:01

    1000 modi per non fare un casso, ma farlo bene…

  5. Mariateresa il 2 settembre 2011 alle 21:34

    Parigi e certo Parigi ma i proprietari di case sono uguali dovunque. Ricordo a Lecce, in centro per motivi di sicurezza, facevo tardi al giornale e dovevo abitare vicino, vecchi palazzi scale su scale e stanze ammobiliate male che si prendevano un terzo dello stipendio…la casa è davvero un problema, ovunque…Bravo però; mi sembra di vederla Parigi!

  6. Slashtubitch il 2 settembre 2011 alle 21:35

    tutto sempre molto molto bene, e io che sono un tuo degno erede e cerco casa, ora, a parigi, e sto in un sottotetto della rue saint denis subaffittato a caro prezzo, cazzo, effeffe (tra parentesi come me ma altro nome, altro cognome) ti dico grazie perché leggendo il tuo diario mi vivo e rivivo la città che guardo ogni giorno, la rue des canettes ora squallido pullulare di riccastri, oberkampf bobo e costosa e persino belleville, e pyrénées, e telegraph inimmaginabili, che ti dicono “ma perché non montrouge o altro nella proche banlieu” e tu che serafico rispondi che a sto punto meglio disoccupato in abruzzo, ma in campagna con vino e noia, quanto è cambiato paris? nulla, sempre uguale, inavvicinabile e inabbandonabile, e ora esco, sarà saint-martin, birra calda in riva al canale aspettando i flics che ti diranno di sloggiare, così, esco e penso al tuo diario, e cerco di immaginarmi te che camminavi verso birra calda e amici, tutti i ritals del mondo che hanno fatto lo stesso con la testa piena di folli storie imparate a memoria sui libri dei miti, morti e sepolti, oramai buoni solo per pisciarci sopra, e dico che no, non pagherò una cella, e ti saluto e il vino ti saluta, e parigi anche credo, vado a chiederglielo.
    F.F.

  7. francesco forlani il 2 settembre 2011 alle 23:26

    Slashtubitch, porta a Souade dell’Atmosphère i miei saluti
    effeffe

  8. véronique vergé il 3 settembre 2011 alle 11:52

    O’ Francesco della bella Napoli, come Parigi è una città senza cuore, ostile.
    Ti capisco con tutta la mia pelle. la sola richezza è nelle culture diverse. la sola bellezza è quelle venuta del sud, il sud maltrattato, la sola bellezza è quella venuta dell’oriente. Et tu napoletano, il tuo incanto ha divorato il cuore e il corpo delle ragazze con un sorriso, è un cliché, lo so, ma è cosi.
    “A la barbe des propriétaires” e l’avarizia, tu hai portato con sé la bellezza del sud. Come resistare? Non ho resistato alla passione per un esiliato italiano, quando ero nel norte, alal sua lingua con il soffio della sua terra.

  9. Carlo Capone il 3 settembre 2011 alle 14:07

    “Ah café café ca me fai fumar pure l’urtema cigarette, et si adduvini ‘obbar, co l’aqua de fonte de Napule, napulità, se sent à difference cull’ate, daa meza taza franzos o ‘mmericane, que nu palazio intero se pode abbeverarse ca sbobbe, artro que! sta pisciazza maròn, ohi marò marò, que to bbivi calann la capa all’andrè, que te pare que dice no, non, à la matinè! et oui, st’aria d’humiditate te sciala er grano granello et te fa ascì n’aqua scura scura que nun sape d’artro que d’aqua. Que poi tante, que poi assaje, e tante ma io tante c’aggia girà, tante c’aggio vutà, che ‘o ddoce dint’a tazza fino ‘n mocca ma ha da arrivà.”

    e mi fai stare male mo’. Senti a me, un bello Stabucks e passa la paura. (in mancanza di meglio….)

  10. Carlo Capone il 3 settembre 2011 alle 14:07

    e. c. starbucks

  11. daniele ventre il 3 settembre 2011 alle 21:30

    Stupenda ricerca linguistica.

  12. francesco forlani il 3 settembre 2011 alle 23:42

    Daniele, dal punto di vista ritmico funziona ma non so perché, tu sapresti dirmelo? effeffe

  13. daniele ventre il 6 settembre 2011 alle 22:10

    Credo funzioni perché le frasi sono brevi e tendenzialmente organate su isocolie e parisosi, talora con elementi morfosintattici simili in coda: faccio un exemplo:

    Però lei non se la prende, anzi ride.
    Mi sussurra che ha una figlia, vivace,
    e che questo a lei bastava per essere felice.
    Il Café de la Mairie dà sulla piccolissima Rue des Canettes.
    Qui negli anni 50 gli zazou, i nuovi dandy, spadroneggiavano
    e il gigante Boris Vian descriveva
    per filo e per segni vestimentari
    la divisa mai uniforme da indossare,
    il taglio di capelli alla Arthur Rimbaud da conservare
    inalterato nelle caves del quartiere,
    nonostante la tanta birra,
    il tanto jazz, bagno di sole al Flore
    e cena al bistrot des Assassins
    con sotto il braccio Il libro di piccolo formato di Sullivan:
    ” J’irai cracher sur vos tombes “.
    Cazzo questa però è Rue Oberkampf altro che!
    Riva destra batte riva sinistra all’ultimo rigurgito di secolo.
    Però. C’è sempre un però,
    io non pagherò duemila franchi per sette metri quadri di cella
    manco se ci fosse una Jacuzzi al posto del cesso.
    Così alzandomi dal tavolo non faccio che gettare nella prima poubelle olé il Particulier
    e se dovesse morire prima di me,
    e di questo ne sono assai certo,
    la guardia carc
    eraria che voleva affittare un pezzo di prigione
    giuro davvero, su tutti i negozi di santi e santini qui a Saint Sulpice
    perfino in nome di tutti i chez Georges della Rue des Canettes e dei suoi chansonniers,
    e perfino della profumeria che distilla aria di paradiso et Nuits d’Hadrien sulla piazza,
    che sulla sua tomba io, ci piscerò!

    Simmetrie, tendenziale isosillabismo, rime fonetiche interne in posizioni forti nei cola più lunghi, endecasillabo finale…

    Insomma, una prosa tramata di criptoversi, anche se non ci sono vere e proprie clausole ritmiche.

  14. daniele ventre il 6 settembre 2011 alle 22:12

    Un’avvertenza: queste situazioni sono effetto di performance compositive semiconscie. Se cerchi di farlo a lume di ragione, il tutto ti sfuggirà, come Amore sotto la lanterna di Psiche.

  15. daniele ventre il 6 settembre 2011 alle 22:14

    P. s. Scusami, ma nel segmentare ho occasionato un refuso:

    la guardia carc
    eraria che voleva affittare un pezzo di prigione

    va ovviamente letto:

    la guardia carceraria che voleva affittare un pezzo di prigione



indiani