Antimodelli del maschile nella DDR

6 settembre 2011
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[Il numero 61 della rivista Allegoria dedica la sua sezione tematica alla maschilità in letteratura. Accanto ai saggi di Anna De Biasio (sui masculinity studies), Vincenzo Bavaro (su Amiri Baraka), Fabio Andreazza (su Marco Ferreri), all’intervista di Daniele Balicco a Luigi Zoja e all’ampia recensione di Margherita Ganeri al Dominio maschile di Pierre Bourdieu, compare anche un mio saggio dal titolo Antimodelli del maschile nella DDR. Genere e campo letterario.
Prendendo spunto dal caso dei “protocolli al maschile” (Männerprotokolle) pubblicati nella DDR a metà degli anni ’80 dalle scrittrici Christine Müller e Christine Lambrecht, il saggio riflette su quanto e a quali livelli il genere influenzi il posizionamento degli autori/autrici nel campo letterario, condizionando non solo le loro traiettorie, ma anche le forme, i contenuti e il genere letterario delle loro opere. Ne emerge la tesi che il maschile, come il femminile, non è un tema, di cui esaminare le variazioni in un corpus di testi, ma un fattore che agisce a tutti i livelli della riproduzione sociale, ivi compresa la produzione di letteratura. M.S.]

di Michele Sisto

La sessualità quale noi l’intendiamo è effettivamente un’invenzione storica, un’invenzione tuttavia che si è andata operando  a mano a mano che si realizzava il processo  di differenziazione dei diversi campi,  e delle loro logiche specifiche. (P. Bourdieu, Il dominio maschile)

Verso la metà degli anni ’80 vengono pubblicati nella Repubblica Democratica Tedesca due volumi molto simili per contenuto e struttura: Männerprotokolle [Protocolli al maschile] di Christine Müller e Männerbekanntschaften [Incontri al maschile] di Christine Lambrecht. Si tratta in entrambi i casi di ‘protocolli’, ‘sbobinature’ o ‘bio-interviste’,un genere di letteratura documentaria che ebbe larga fortuna nella Germania socialista sulla scia di Ciao bella di Maxie Wander. Se le interviste di Wander testimoniavano i nuovi modi di vita delle donne nel privato e nella società, le due più giovani autrici spostano il loro interesse sugli uomini. Sul risvolto di copertina di Männerprotokolle leggiamo:

Io non sono un uomo normale. Non mi interessano né il calcio né le macchine. Non so quale sia il modo migliore e più veloce per far soldi. Non me la sento di dire malignità o volgarità sulle donne, perché le donne per me sono quanto di più bello e grande ci sia», dichiara Lothar (34 anni), pediatra e padre di quattro figli. Ma esiste davvero quest’uomo NORMALE? Christine Müller ha ascoltato uomini di diverse età (dai 16 ai 62 anni), diversi mestieri (dal manovale al criminologo specializzato) e impegnati in diverse forme di relazione (dall’etero all’omosessuale; dal giovane scapolo al vedovo). Le risposte sono tanto varie quanto gli intervistati, e i ritratti che ne derivano sono per lo più «antimodelli» [Gegenbilder] rispetto alle immagini del maschile più stereotipate e alle convinzioni più parziali, che siano quella dell’eroe sempre attivo ed efficiente o quella del carrierista ossequioso e insensibile.

Leggi l’intero articolo: Allegoria n. 61 – Michele Sisto – Antimodelli del maschile nella DDR

Leggi uno dei protocolli al maschile: Anni di viaggio – Pietre d’inciampo

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8 Responses to Antimodelli del maschile nella DDR

  1. sergio garufi il 6 settembre 2011 alle 16:18

    maschilità?!

  2. Michele Sisto il 6 settembre 2011 alle 16:29

    maschilità: s.f. inv. – Possesso di qualità tipicamente maschili; sin: mascolinità – etim: da maschile con -ità (sec. XVI) [così il Sabatini-Coletti]

  3. sergio garufi il 6 settembre 2011 alle 16:50

    non era un appunto sulla correttezza lessicale, ma sulla phoné, per me orribile. cmq, de gustibus.

  4. Michele Sisto il 6 settembre 2011 alle 17:19

    a me suona normalissimo: femminile/femminilità, maschile/maschilità. de gustibus, appunto (ma allora è brutta anche la phoné di “fragilità”, “ostilità”?).

    è vero che oggi è molto usato “mascolinità”, ma io preferisco evitarlo perché 1) ha un sottile connotato negativo quando viene usato in riferimento alle donne (di una donna si dice che è mascolina, e in genere non è un complimento, mentre di un uomo si dice piuttosto che è virile); 2) è un calco dall’inglese masculinity, e per questo al mio orecchio trasmette un lieve stridore di sudditanza culturale; 3) se machilità suona male, mascolinità suona peggio ;-)

  5. Carlo Capone il 6 settembre 2011 alle 19:49

    Michele, sincere congratulazioni per la complessità e vastità del saggio.
    L’uomo della strada si domanda tuttavia perchè la DDR? una scelta ideologica o dettata dal fatto che quello stato si dimostrò all’avangiardia sui temi della diversità uomo donna a svantaggio sociale di questr’ultima?

    Sono reduce da un lungo viaggio in germani e a berlino mi ha molto impressionato la visita al museo della DDR.

  6. Michele Sisto il 6 settembre 2011 alle 22:07

    Perché la DDR? Un po’ per caso, perché quando ho cominciato (insieme ad amici) a pensare al saggio stavo lavorando sulla letteratura della DDR. Un po’ perché la DDR è un caso interessante: nonostante la cattiva stampa di cui gode nei paesi capitalisti, la DDR era per diversi aspetti all’avanguardia. E non nella discriminazione della donna, ma al contrario. Come lo è stata del resto, per gli stessi aspetti (non li elenco perché sono ampiamente trattati nel saggio), anche l’Unione sovietica e gran parte del blocco comunista. Basta parlare con le donne che ci sono vissute, nella DDR. O basta leggere Christa Wolf, Irmtraud Morgner o Maxie Wander (tutte tradotte in italiano) per osservare le conseguenze sociali e culturali dell’accesso delle donne al lavoro fin dagli anni ’50.

    A Berlino ci sono diversi musei sulla DDR, più o meno ideologici (cioè anticomunisti). Dipende molto da quale hai visto. Non era certo un eden, la DDR, ma non era nemmeno la caricatura che ci viene propinata negli articoli sulla Stasi che appaiono di tanto in tanto su Repubblica e altri quotidiani. Era un paese diverso dall’Italia, pieno di contraddizioni, da comprendere sine ira et studio. Nessuna scelta ideologica. Anzi. Se domani allestissero un museo sull’Italia degli ultimi vent’anni, facilmente potrebbero sostenere la tesi che si è dimostrata “all’avanguardia sui temi della diversità uomo donna a svantaggio di quest’ultima”.

  7. roberta salardi il 8 settembre 2011 alle 11:34

    Grazie per l’articolo. E’ incoraggiante leggere che in una società equa ci sarebbe probabilmente un numero di scrittrici, pensatrici, economiste maggiore di quello attuale e più vicino al numero degli scrittori, pensatori, economisti ecc. Riflessione che ci porta però anche a pensare che molte risorse delle donne ancora oggi vengono sacrificate.

  8. Michele Sisto il 8 settembre 2011 alle 12:23

    assolutamente d’accordo. capire come funzion(va)no i rapporti tra i generi in altri paesi ci dice sempre molto di noi, della nostra situazione presente, e delle potenzialità più o meno sacrificate.



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