Lettera al direttore di Repubblica

23 settembre 2011
Pubblicato da

di
Alberto Federici

Gentile direttore,
ho appena finito di leggere l’interessante articolo di Guido Crainz “Dov’è finito il bene comune”, che auspica un rinnovamento del Paese nel segno di una palingenesi politica che nasca dal “rimettere in moto la fiducia e la speranza collettiva”. E fin qui niente di nuovo, perlomeno per chi legge con consuetudine, come il sottoscritto, il giornale da lei diretto. Però un elemento di questo articolo, come di tante altre analisi di queste settimane in particolare, non condivido completamente.
L’esortazione dell’articolista a “diventare adulti” non può essere estesa a tutti gli italiani. Anche queste generalizzazioni rischiano infatti di finire tra le “fantasmagorie” denunciate dall’articolista, anche se di altro segno, restituendo un’immagine del Paese giornalisticamente efficace, ma falsa.

Di “adulti” in Italia, a quel che vedo, ce ne sono tanti e, oserei dire, sono ancora la maggioranza. Tutti quelli che pagano le tasse, tutti quelli che lavorano tutti i giorni magari senza più grandi speranze, tutti quelli che fanno figli responsabilmente, tutti quelli che nonostante tutto vorrebbero un cambiamento, ma non necessariamente per un loro interesse. E si potrebbe continuare. Questo non significa assolvere qualcuno, ma identificare un punto di partenza, in tante analisi spesso trascurato: i cittadini. Proprio quei cittadini che sicuramente il cosiddetto centro-destra non riconosce, ma che anche il centro-sinistra digerisce con molta difficoltà. Centro-destra e centro-sinistra, per quanto apparentemente paradossale, sembrano infatti uniti da una omogenea visione del comando, concretamente inteso: il manovratore non deve essere disturbato e i cittadini non devono entrare nelle decisioni politiche. Da qui ne discende: la politica si fa in Parlamento e nelle sedi proprie e ‘la gente’ costituirsce una ‘massa di manovra’. Forse si potrebbe partire anche da qui e dalle conseguenze prodotte nell’amministrazione delle nostre comuni risorse, per rifare i conti con gli ultimi anni della nostra storia collettiva. Cosa ne pensa?

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6 Responses to Lettera al direttore di Repubblica

  1. Vincenzo Cucinotta il 23 settembre 2011 alle 10:05

    Si potrebbe a lungo discutere sul punto sollevato da Forlani, di quanto ci sia insomma di complicità nella generalità della gente rispetto a un ceto ormai divenuto dominante, nel senso dato a questa espressione da Gramsci.
    A mio personale parere, se anche i demeriti fossero distribuiti egualmente tra tutti, dominanti e dominati, rimarrebbe comunque la reponsabilità di chi comanda e a cui, proprio per il fatto stesso delle funzioni dirigenziali che gli sono state affidate, è richiesta una condotta ben più rigorosa risptto agli altri cittadini.

    Il punto invece che più mi colpisce dell’articolo citato, è quello del rendersi credibili verso l’Europa. Qui davvero c’è una totale incomprensione della natura della crisi in atto, che è prima di tutto una crisi complessiva della classe dirigente europea ed occidentale.
    Mi chiedo Crainz dove fosse quando Angela Merkel dichiarava che se cade l’euro, cade l’Europa, dov’era quando un organismo ufficalmente tecnico come la BCE dettava epistolarmente le misure economiche ad un governo ufficialmente sovrano.
    Se insomma confondiamo le peculiarità, tutto sommato marginali, del caso Italia, con la crisi dell’occidente e della sua incapacità, la sua totale afasia politica, nel dare risposte adeguate a questioni nuove, perfino nel rivendicare il concetto di sovranità nazionale, e cuello collegato della compatibilità tra democrazia e globalizzazione.

  2. francesco forlani il 23 settembre 2011 alle 10:29

    ciao Vincenzo, trovo pertinenti e da discutere le tue osservazioni. vorrei solo precisare che la lettera è stata scritta da Alberto Federici e mi è piaciuta perché credo con lui che se il paese reale è distante anni luce dal migliore dei mondi possibili sono certo e ne ho le prove, che il paese vero, un paese di cittadini, esiste ed è grazie a questo paese, che l’Italia non affonda. effeffe

  3. Fernando Bassoli il 23 settembre 2011 alle 11:12

    “Vedi Marystell, io a tempo perso faccio il primo ministro”. Silvio Berlusconi lo dice al telefono a Marystell Polanco, una delle ragazze che frequentavano le residenze del premier, finita anche nella vicenda di Ruby Rubacuori. L’intercettazione è allegata agli atti dell’inchiesta della procura di Bari. “Vedi – dice Berlusconi – io a tempo perso faccio il primo ministro e quindi me ne succedono di tutti i colori”.
    Di fronte a notizie di questo tipo è chiaro che il desiderio di seguire gli sviluppi dell’azione di un governicchio depotenziato e sostanzialmente improduttivo scema enormemente. Stiamo diventando un popolo di depressi.
    “Sai che c’è? – sembrano pensare in molti, nella loro disarmante ingenuità -. Stasera mi vedo ‘na bella partita alla tv così non ci penso, e magari compro un giornale sportivo e gioco pure la schedina e provo a vincere qualcosa… Tanto a che serve tutto il resto? È solo uno squallido teatrino!”.

  4. Dinamo Seligneri il 23 settembre 2011 alle 12:10

    A Forlà, ma sei di sinistra e te la fai con Re Pubblica? mah!

  5. Carlo il 23 settembre 2011 alle 22:13

    Forlani la purezza prima di tutto, Dinamo docet.

  6. Dinamo Seligneri il 23 settembre 2011 alle 23:34

    Carlo, di che purezza parli? forse avresti dovuto dire semplicemente buon senno, (senno, no senso).



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