<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Riflessioni su un documentario israelo-palestinese	</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/2011/09/23/riflessioni-su-un-documentario-israelo-palestinese/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/09/23/riflessioni-su-un-documentario-israelo-palestinese/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Sep 2011 14:56:13 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/09/23/riflessioni-su-un-documentario-israelo-palestinese/#comment-156476</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 14:56:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40152#comment-156476</guid>

					<description><![CDATA[@Helena
- Nel libro Stanotte la libertà, di D. Lapierre e L. Collins, Mondadori, collana I miti, 1975, in 520 pagine si spiega nel dettaglio quello che è avvenuto  in India nel 1947, fino alla morte di Gandhi del gennaio &#039;48.
Gli autori hanno potuto servirsi di un testimone diretto, Lord Mountbatten, ultimo vicerè delle Indie, che è stato il mediatore tra le due parti, e anzi è stato molto di più che un mediatore, vista la sua attività di persuasione - fallita solo con Jinnah - che ha influenzato molto Gandhi e Nehru (di cui diventò praticamente amico, tanto che gli affidarono la reggenza del governo dell&#039;India mentre si completavano le pratiche burocratiche del divorzio dal Pakistan).
Quindi, quando dici &quot;Jinnah non era un fondamentalista fanatico, ossia – la “colpa” di quel che è successo non sta solo da una parte.&quot;
Non ti capisco. Nel senso che qui non c&#039;entra se Jinnah fosse un fanatico o meno (era un indiano molto inglesizzato, e del tutto ateo), qui c&#039;entra cosa è storicamente successo. Jinnah voleva la spartizione e non si è lasciato convincere da nessuno per evitarla. Nehru, Patel e Gandhi non la volevano, Mountbatten neanche e provò a far cambiare idea a Jinnah. Poi ci provò Gandhi, in una lunga serie di incontri con relativa corrispondenza: invano. Intanto c&#039;erano già stati scontri tra indù e musulmani (per es. per la &quot;giornata di azione diretta&quot; invocata dalla Lega musulmana, concretizzatisi in assalti agli indù, che risposero), e ce n&#039;erano in atto ancora. 
Di fronte alla situazione incandescente, e all&#039;intransigenza di Jinnah, il Congresso e Mountbatten si adattarono all&#039;idea della spartizione. Jinnah restò lo stesso scontento perché non ebbe tutto il Kashmir, e ce ne volle per fargli dire sì alla fine al piano concordato. Gandhi dal canto suo non accettò mai la spartizione, e Nehru e Patel temevano digiunasse fino a morte per opporvisi, ma Gandhi non lo fece per non creare una rottura completa nel Congresso e soprattutto con chi gli era amico da lungo tempo, Nehru e Patel, che con quella decisione si erano del tutto emancipati dalla sua influenza. Non è un caso, visto che il suo patriottismo non si esprimeva in senso nazionalistico, religioso o etnico, che Gandhi fosse del tutto contrario a uno stato ebraico. 
Gli scontri avvenuti prima della spartizione non mi pare possano essere inquadrati come pulizia etnica, e comunque nonostante quegli scontri il partito del Congresso non voleva la spartizione, al contrario di Jinnah, che quegli scontri li aveva almeno in parte fomentati.
Sulle migrazioni da una parte e dell&#039;altra, che non so fino a che punto considerare forzate, siamo d&#039;accordo. 
Per me, come pacifista, quel che conta è evidenziare dove abbia portato la pretesa esclusivistica della terra da parte di un gruppo identitario 
(o, se vogliamo, della sua dirigenza: anche tra gli indù c&#039;era chi voleva un&#039;India induista e fomentava gli scontri, ma non era rappresentato dai dirigenti del Congresso) 
che la abitava fianco a fianco, in ogni città e villaggio, con un altro. 

- Sulle posizioni della sinistra, ognuno può fare il discorso che vuole, impostandolo come vuole, come narrazione o quant&#039;altro, ma io rivendico di poter dire la mia su come un discorso si colleghi con la realtà (che vedo io, ovviamente), ossia sulla sua corrispondenza o meno con la realtà dei fatti, perché non vorrei discutere giusto per fare accademia (si dice così?).  

- Non ho sfiorato nessun discorso complottista, e se anche lo sfiorassi involontariamente, non posso farci nulla, io parto da quello che vedo o leggo, faccio domande, sento le domande degli altri, cerco delle risposte, senza alcun pregiudizio (badando bene però all&#039;affidabilità delle fonti). Ho il dubbio su come si siano comportati non tanto i consigli ebraici (cmq ringrazio Maria per la segnalazione del libro), quanto i sionisti con i nazisti, visti i rapporti intercorsi tra loro al fine di realizzare i rispettivi scopi (i primi volevano portare quanti più ebrei possibile in Palestina, i secondi volevano una Germania senza ebrei, le due cose si assecondavano fino a quando non fu decisa la soluzione finale), credo dovrebbe averli chiunque legga la Arendt e altri documenti con tanto di fonte, come è capitato a me. Senza contare la richiesta di aiuto che il Lehi israeliano aveva chiesto alla Germania nazista per combattere la GB, che citai nel mio articolo Ipotesi per la tonnara di Gaza qui su NI. Tutto qui. Non c&#039;entra nessun complotto. Forse questi rapporti li si è voluti un po&#039; oscurare, nei libri di storia di Israele, ipotizzo io. Ma forse questo non c&#039;entra con la rimozione della Shoah, o forse tali rapporti furono addirittura virtuosi, ossia, il contrario di quel che sembra dalle mie letture.

-&quot;Tu tieni in poca considerazione che il potere politico non si basa solo sugli interessi delle superpotenze o dei governi, le lobby, i partiti, le organizzazione sioniste..... Che una molla per i cambiamenti risieda nella mente (nella coscienza) e nell’anima di ogni singolo soggetto, di ogni cittadino.&quot;
Può darsi tu abbia ragione. Ti faccio un esempio. In questi giorni per esempio sto rompendo le palle ai pacifisti di mille associazioni chiedendo loro conto del risultato della Marcia per la pace di ieri. Che senso ha, chiedo io, fare una marcia che dice No alle guerre quando poi i politici che vi partecipano monopolizzano la notizia, si impossessano mediaticamente della marcia (servizio del tg3: due interviste di 10 secondi agli organizzatori, 5 interviste di 20 secondi ai rappresentanti dei 5 partiti presenti) , e per metà sono politici del PD o dell&#039;IDV, ossia di partiti che vota sì a ogni rifinanziamento di missione militare all&#039;estero? Che seno ha? Gli organizzatori dovrebbero rivolgersi direttamente a quei politici chiedendo loro perché vengono a una marcia che dice no alle guerre, e dicendo poi  (sennò il messaggio non è efficace) che, insieme a tutti gli movimenti pacifisti, non voteranno nessun partito che si ostina a rifinanziare missioni militari. Ci rendiamo conto che la crisi economica italiana potrebbe essere risolta semplicemente evitando di prendere i cacciabombardieri f35 che sono già stati ordinati (se non erro 17 miliardi di euro di spesa)? Chi ne sente il bisogno Helena, di quei caccia, i singoli o il potere politico?
Ecco, non c&#039;è dubbio che nel fare le mie critiche, che sono anche proposte, io tenga poco in considerazione lo spirito di chi ha partecipato alla marcia, con entusiasmo, e in piena buona fede, e che lavora come volontario dal basso in una delle tante associazioni che erano presenti. Può darsi che quel che dica io possa esser vissuto come offesa dai partecipanti alla marcia, specie se organizzatori. Ma sono io o loro a non accorgersi dell&#039;universo che c&#039;è fuori gli ambienti pacifisti ossia del messaggio che arriva sulla marcia agli spettatori della tv, ai lettori dei quotidiani o di internet? sono io o loro a vivere in una narrazione saturnina?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Helena<br />
&#8211; Nel libro Stanotte la libertà, di D. Lapierre e L. Collins, Mondadori, collana I miti, 1975, in 520 pagine si spiega nel dettaglio quello che è avvenuto  in India nel 1947, fino alla morte di Gandhi del gennaio &#8217;48.<br />
Gli autori hanno potuto servirsi di un testimone diretto, Lord Mountbatten, ultimo vicerè delle Indie, che è stato il mediatore tra le due parti, e anzi è stato molto di più che un mediatore, vista la sua attività di persuasione &#8211; fallita solo con Jinnah &#8211; che ha influenzato molto Gandhi e Nehru (di cui diventò praticamente amico, tanto che gli affidarono la reggenza del governo dell&#8217;India mentre si completavano le pratiche burocratiche del divorzio dal Pakistan).<br />
Quindi, quando dici &#8220;Jinnah non era un fondamentalista fanatico, ossia – la “colpa” di quel che è successo non sta solo da una parte.&#8221;<br />
Non ti capisco. Nel senso che qui non c&#8217;entra se Jinnah fosse un fanatico o meno (era un indiano molto inglesizzato, e del tutto ateo), qui c&#8217;entra cosa è storicamente successo. Jinnah voleva la spartizione e non si è lasciato convincere da nessuno per evitarla. Nehru, Patel e Gandhi non la volevano, Mountbatten neanche e provò a far cambiare idea a Jinnah. Poi ci provò Gandhi, in una lunga serie di incontri con relativa corrispondenza: invano. Intanto c&#8217;erano già stati scontri tra indù e musulmani (per es. per la &#8220;giornata di azione diretta&#8221; invocata dalla Lega musulmana, concretizzatisi in assalti agli indù, che risposero), e ce n&#8217;erano in atto ancora.<br />
Di fronte alla situazione incandescente, e all&#8217;intransigenza di Jinnah, il Congresso e Mountbatten si adattarono all&#8217;idea della spartizione. Jinnah restò lo stesso scontento perché non ebbe tutto il Kashmir, e ce ne volle per fargli dire sì alla fine al piano concordato. Gandhi dal canto suo non accettò mai la spartizione, e Nehru e Patel temevano digiunasse fino a morte per opporvisi, ma Gandhi non lo fece per non creare una rottura completa nel Congresso e soprattutto con chi gli era amico da lungo tempo, Nehru e Patel, che con quella decisione si erano del tutto emancipati dalla sua influenza. Non è un caso, visto che il suo patriottismo non si esprimeva in senso nazionalistico, religioso o etnico, che Gandhi fosse del tutto contrario a uno stato ebraico.<br />
Gli scontri avvenuti prima della spartizione non mi pare possano essere inquadrati come pulizia etnica, e comunque nonostante quegli scontri il partito del Congresso non voleva la spartizione, al contrario di Jinnah, che quegli scontri li aveva almeno in parte fomentati.<br />
Sulle migrazioni da una parte e dell&#8217;altra, che non so fino a che punto considerare forzate, siamo d&#8217;accordo.<br />
Per me, come pacifista, quel che conta è evidenziare dove abbia portato la pretesa esclusivistica della terra da parte di un gruppo identitario<br />
(o, se vogliamo, della sua dirigenza: anche tra gli indù c&#8217;era chi voleva un&#8217;India induista e fomentava gli scontri, ma non era rappresentato dai dirigenti del Congresso)<br />
che la abitava fianco a fianco, in ogni città e villaggio, con un altro. </p>
<p>&#8211; Sulle posizioni della sinistra, ognuno può fare il discorso che vuole, impostandolo come vuole, come narrazione o quant&#8217;altro, ma io rivendico di poter dire la mia su come un discorso si colleghi con la realtà (che vedo io, ovviamente), ossia sulla sua corrispondenza o meno con la realtà dei fatti, perché non vorrei discutere giusto per fare accademia (si dice così?).  </p>
<p>&#8211; Non ho sfiorato nessun discorso complottista, e se anche lo sfiorassi involontariamente, non posso farci nulla, io parto da quello che vedo o leggo, faccio domande, sento le domande degli altri, cerco delle risposte, senza alcun pregiudizio (badando bene però all&#8217;affidabilità delle fonti). Ho il dubbio su come si siano comportati non tanto i consigli ebraici (cmq ringrazio Maria per la segnalazione del libro), quanto i sionisti con i nazisti, visti i rapporti intercorsi tra loro al fine di realizzare i rispettivi scopi (i primi volevano portare quanti più ebrei possibile in Palestina, i secondi volevano una Germania senza ebrei, le due cose si assecondavano fino a quando non fu decisa la soluzione finale), credo dovrebbe averli chiunque legga la Arendt e altri documenti con tanto di fonte, come è capitato a me. Senza contare la richiesta di aiuto che il Lehi israeliano aveva chiesto alla Germania nazista per combattere la GB, che citai nel mio articolo Ipotesi per la tonnara di Gaza qui su NI. Tutto qui. Non c&#8217;entra nessun complotto. Forse questi rapporti li si è voluti un po&#8217; oscurare, nei libri di storia di Israele, ipotizzo io. Ma forse questo non c&#8217;entra con la rimozione della Shoah, o forse tali rapporti furono addirittura virtuosi, ossia, il contrario di quel che sembra dalle mie letture.</p>
<p>-&#8220;Tu tieni in poca considerazione che il potere politico non si basa solo sugli interessi delle superpotenze o dei governi, le lobby, i partiti, le organizzazione sioniste&#8230;.. Che una molla per i cambiamenti risieda nella mente (nella coscienza) e nell’anima di ogni singolo soggetto, di ogni cittadino.&#8221;<br />
Può darsi tu abbia ragione. Ti faccio un esempio. In questi giorni per esempio sto rompendo le palle ai pacifisti di mille associazioni chiedendo loro conto del risultato della Marcia per la pace di ieri. Che senso ha, chiedo io, fare una marcia che dice No alle guerre quando poi i politici che vi partecipano monopolizzano la notizia, si impossessano mediaticamente della marcia (servizio del tg3: due interviste di 10 secondi agli organizzatori, 5 interviste di 20 secondi ai rappresentanti dei 5 partiti presenti) , e per metà sono politici del PD o dell&#8217;IDV, ossia di partiti che vota sì a ogni rifinanziamento di missione militare all&#8217;estero? Che seno ha? Gli organizzatori dovrebbero rivolgersi direttamente a quei politici chiedendo loro perché vengono a una marcia che dice no alle guerre, e dicendo poi  (sennò il messaggio non è efficace) che, insieme a tutti gli movimenti pacifisti, non voteranno nessun partito che si ostina a rifinanziare missioni militari. Ci rendiamo conto che la crisi economica italiana potrebbe essere risolta semplicemente evitando di prendere i cacciabombardieri f35 che sono già stati ordinati (se non erro 17 miliardi di euro di spesa)? Chi ne sente il bisogno Helena, di quei caccia, i singoli o il potere politico?<br />
Ecco, non c&#8217;è dubbio che nel fare le mie critiche, che sono anche proposte, io tenga poco in considerazione lo spirito di chi ha partecipato alla marcia, con entusiasmo, e in piena buona fede, e che lavora come volontario dal basso in una delle tante associazioni che erano presenti. Può darsi che quel che dica io possa esser vissuto come offesa dai partecipanti alla marcia, specie se organizzatori. Ma sono io o loro a non accorgersi dell&#8217;universo che c&#8217;è fuori gli ambienti pacifisti ossia del messaggio che arriva sulla marcia agli spettatori della tv, ai lettori dei quotidiani o di internet? sono io o loro a vivere in una narrazione saturnina?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/09/23/riflessioni-su-un-documentario-israelo-palestinese/#comment-156453</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 19:53:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40152#comment-156453</guid>

					<description><![CDATA[ecco, io intanto ho capito una nuova cosa, la sindrome dell&#039;ammiratore deluso, grazie agli interventi di Helena, o anche sindrome del super-ego ebraico; è un punto oggettivo e importante, non è materia di propaganda, non è cibo per paranoia da generali, è ancora un&#039;altro di quei nodi meno evidenti, che sfuggono ai discorsi di geopolitica, eppure hanno una loro consistenza; ora, da questa sindrome, nella quale - se ben capisco - Helena metterebbe anche un Pappe, sfuggono le giovani generazioni di soldati di breakingthesilence. E questo è davvero un dato positivo. Essi rifiutano la logica dell&#039;occupazione, non partendo da presupposti ideologici estremamente forti, ma da una loro esperienza in qualche modo elementare. Non mediata più di tanto dal super-ego ebraico della sinistra radicale.
Io penso che quel super-ego sia comunque un elemento positivo, perché controbilanca il cinismo di molti uomini di stato israeliani, ma è destinato ad essere appannaggio di una minoranza. Chi si può permettere un tale super-ego e una tale radicalità critica nei confronti del proprio paese? Mentre i giovani soldati possono annunciare una sorta di &quot;normalizzazione&quot; del dissenso.

a lorenzo
sì, come già ha scrotto helena, l&#039;analisi che stiamo cercando di fare si pone ad un livello diverso delle logiche di potenza di stati, gruppi, partiti, soggetti economici. Non che tutto questo non conti o non esista. Ma come ogni pezzo di realtà, anche l&#039;occupazione israeliana della palestina è leggibile a vari livelli, ed è costituita da vari livelli. Ad un livello, c&#039;è appunto la società civile israeliana. Perché tra l&#039;altro mi avventuro a scrivere su questo livello, io che non ho mai messo piede in Israele? Perché la società civile israeliana è una società civile che assomiglia molto a quella in cui vivo io, fatta di gente che grosso modo ha la cultura e i modi di vita che ho io, e come ogni campione di umanità non culturalmente troppo remoto, ho la presunzione di leggere alcuni meccanismi psicologici, che saranno comuni a me come a un individuo israeliano. La politica ha infatti sempre a che fare anche con una gran maggioranza di gente, che non ha inclinazioni sadiche o criminali.

Dall&#039;osservatorio geo-politico, quasi mai sono state anticipate le rivoluzioni. Lo confermava un&#039;intellettuale egiziano, alcuni giorni fa alla tele francese. Da tempo gli artisti leggevano nel loro paese prove di una rivoluzione imminente, in ogni caso di una fine di regime; e in qualche modo anche i partiti politici dell&#039;opposizione, ma questi ultimi in fondo non ci credevano, non si aspettavano davvero che qualcosa potesse cambiare in tempi brevi, tutti presi nella logica dei rapporti di forza &quot;sulla carta&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ecco, io intanto ho capito una nuova cosa, la sindrome dell&#8217;ammiratore deluso, grazie agli interventi di Helena, o anche sindrome del super-ego ebraico; è un punto oggettivo e importante, non è materia di propaganda, non è cibo per paranoia da generali, è ancora un&#8217;altro di quei nodi meno evidenti, che sfuggono ai discorsi di geopolitica, eppure hanno una loro consistenza; ora, da questa sindrome, nella quale &#8211; se ben capisco &#8211; Helena metterebbe anche un Pappe, sfuggono le giovani generazioni di soldati di breakingthesilence. E questo è davvero un dato positivo. Essi rifiutano la logica dell&#8217;occupazione, non partendo da presupposti ideologici estremamente forti, ma da una loro esperienza in qualche modo elementare. Non mediata più di tanto dal super-ego ebraico della sinistra radicale.<br />
Io penso che quel super-ego sia comunque un elemento positivo, perché controbilanca il cinismo di molti uomini di stato israeliani, ma è destinato ad essere appannaggio di una minoranza. Chi si può permettere un tale super-ego e una tale radicalità critica nei confronti del proprio paese? Mentre i giovani soldati possono annunciare una sorta di &#8220;normalizzazione&#8221; del dissenso.</p>
<p>a lorenzo<br />
sì, come già ha scrotto helena, l&#8217;analisi che stiamo cercando di fare si pone ad un livello diverso delle logiche di potenza di stati, gruppi, partiti, soggetti economici. Non che tutto questo non conti o non esista. Ma come ogni pezzo di realtà, anche l&#8217;occupazione israeliana della palestina è leggibile a vari livelli, ed è costituita da vari livelli. Ad un livello, c&#8217;è appunto la società civile israeliana. Perché tra l&#8217;altro mi avventuro a scrivere su questo livello, io che non ho mai messo piede in Israele? Perché la società civile israeliana è una società civile che assomiglia molto a quella in cui vivo io, fatta di gente che grosso modo ha la cultura e i modi di vita che ho io, e come ogni campione di umanità non culturalmente troppo remoto, ho la presunzione di leggere alcuni meccanismi psicologici, che saranno comuni a me come a un individuo israeliano. La politica ha infatti sempre a che fare anche con una gran maggioranza di gente, che non ha inclinazioni sadiche o criminali.</p>
<p>Dall&#8217;osservatorio geo-politico, quasi mai sono state anticipate le rivoluzioni. Lo confermava un&#8217;intellettuale egiziano, alcuni giorni fa alla tele francese. Da tempo gli artisti leggevano nel loro paese prove di una rivoluzione imminente, in ogni caso di una fine di regime; e in qualche modo anche i partiti politici dell&#8217;opposizione, ma questi ultimi in fondo non ci credevano, non si aspettavano davvero che qualcosa potesse cambiare in tempi brevi, tutti presi nella logica dei rapporti di forza &#8220;sulla carta&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/09/23/riflessioni-su-un-documentario-israelo-palestinese/#comment-156452</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 19:26:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40152#comment-156452</guid>

					<description><![CDATA[non ho scritto il titolo per intero, si tratta di Modernità e Olocausto

maria]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non ho scritto il titolo per intero, si tratta di Modernità e Olocausto</p>
<p>maria</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/09/23/riflessioni-su-un-documentario-israelo-palestinese/#comment-156451</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 19:24:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40152#comment-156451</guid>

					<description><![CDATA[@lorenzo

sul tema della collaborazione tra gli Judenrate ( i consiglio ebraici) e i nazisti ti segnalo il libro di Zygumt Bauman, Modernità che affronta la questione nel capitolo V, La sollecitazione della cooperazione delle vittime.

Bauman riferisce di altre ricerche e opinioni opposte a quelle di Arendt riguardo alla cooperazione ebraica secondo cui tale collaborazione non avrebbe avuto una sostanziale influenza sull&#039;esito finale dell&#039;olocausto in europa orientale, osservando anche che se tale collaborazione non vi fosse stata, &quot;le complesse operazioni dell&#039;omicidio di massa avrebbero posto agli amministratori tedeschi problemi gestionali, tecnici e finanziari di ben altre  dimensioni&quot;

Sono pagine che danno il senso della tragica complessità di quei rapporti dove gli ebrei dei consigli ebraici nel tentativo di salvare il possibile non salvarone le vittime in quanto la loro strategia era in realtà l&#039;estensione della strategia di distruzione  degli assassini nazisti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@lorenzo</p>
<p>sul tema della collaborazione tra gli Judenrate ( i consiglio ebraici) e i nazisti ti segnalo il libro di Zygumt Bauman, Modernità che affronta la questione nel capitolo V, La sollecitazione della cooperazione delle vittime.</p>
<p>Bauman riferisce di altre ricerche e opinioni opposte a quelle di Arendt riguardo alla cooperazione ebraica secondo cui tale collaborazione non avrebbe avuto una sostanziale influenza sull&#8217;esito finale dell&#8217;olocausto in europa orientale, osservando anche che se tale collaborazione non vi fosse stata, &#8220;le complesse operazioni dell&#8217;omicidio di massa avrebbero posto agli amministratori tedeschi problemi gestionali, tecnici e finanziari di ben altre  dimensioni&#8221;</p>
<p>Sono pagine che danno il senso della tragica complessità di quei rapporti dove gli ebrei dei consigli ebraici nel tentativo di salvare il possibile non salvarone le vittime in quanto la loro strategia era in realtà l&#8217;estensione della strategia di distruzione  degli assassini nazisti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena janeczek		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/09/23/riflessioni-su-un-documentario-israelo-palestinese/#comment-156450</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 18:51:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40152#comment-156450</guid>

					<description><![CDATA[Lorenzo, che l&#039;ONU abbia votato a favore della nascita di Israele in seguito alla Shoah è vero (in parte era pure un modo per risolvere la grana di tutti i profughi), ma credo che le ragioni per cui non si è mai sanzionato più duramente la politica verso i palestinesi siano più complesse. L&#039;indifferenza o il sostegno interessato nei confronti di Stati che praticano politiche ingiuste e violente ha avuto molte facce, nel mondo dei due blocchi o anche oltre. 

Per quel che ne so io (e ho letto parecchio) è assai meno univoca anche la questione della spartizione. Jinnah non era un fondamentalista fanatico, ossia - la &quot;colpa&quot; di quel che è successo non sta solo da una parte. Nessuno aveva prevvisto la spaventosa pulizia etnica che si è scatenata ancora prima che fossero proclamati i due stati. Comunque, si stima oggi che la spartizione abbia costretto a migrare 25 milioni di persone (indù, musulmani e sikh) e abbia prodotto dal mezzo milione al milione di morti. Si tratta di territori enormi e molto popolosi, ma credo che questi numeri facciano capire che non erano proprio minoranze trascurabili, coloro che dovettero migrare. (Questo detto sempre solo per dare quella che, secondo me la dimensione terribilmente tragica di quel accadimento storico, non per relativizzare la situazione palestinese.) 
Solo ora - e troppo poco - gli storici cominciano a colmare le lacune. Perché è un avvenimento mostruoso e traumatico. Ed è, in quanto tale, una sorgente velenosa. Alimenta il fondamentalismo induista, il fondamentalismo musulmano, esplosioni di violenza, persino i conflitti mafiosi interni. Io non sono sicura, soprattutto pensando anche alla contemporaea ascesa economica dell&#039;India, che quelle polveri non rappresentano nessun reale problema per gli assetti politici mondiali, ma non mi interessa intavolare su questo discussioni in qualche modo accademiche.

Non è perché non si possa discutere delle posizioni delle sinistre, scannarsi su &quot;due popoli due stati&quot; contro Stato binazionale (più eventuale confederazione che arriva alla Giordania e al Libano) e altro. Ma non è questo il discorso che io e che Andrea abbiamo voluto fare qui (vale anche per il post di Andrea sulle &quot;narrazioni della sinistra&quot;). E quando parti con le domande tipo &quot;c&#039;è stata collusione fra sionisti e nazisti&quot;, sfiorando il pensiero complottista, francamente davvero non ti seguo più.
Perché c&#039;è un fatto su cui non ci capiamo, credo, del quale questo esempio estremo mi sembra sintomatico. 
Tu tieni in poca considerazione che il potere politico non si basa solo sugli interessi delle superpotenze o dei governi, le lobby, i partiti, le organizzazione sioniste, i rabbini ecc. (per quel che vale questo esempio), ma anche - fino a quando si tratta di stati in qualche modo democratici, del consenso che riesce a assicurarsi. Che una molla per i cambiamenti risieda nella mente (nella coscienza) e nell&#039;anima di ogni singolo soggetto, di ogni cittadino. 
Io - come immagino Andrea - credo che questa implicita scarsa considerazione abbia alimentato le &quot;narrazioni saturnine della sinistra&quot;, meno rilevanti per smuovere per esempio le acque stagne di questo paese della manifestazione - per molti versi ingenua delle donne - o dei comitati per i referendum.
Per questo credo che sarebbe fatto un bel pezzo di strada se gli israeliani (e gli ebrei della diaspora) smettessero di credere alla storia del doversi difendere da un nuovo annientamento. E per questo chiedo umilmente a chi si batte con passione per la causa palestinese, di NON dar da mangiare alla paranoia (animale tra i più voraci).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lorenzo, che l&#8217;ONU abbia votato a favore della nascita di Israele in seguito alla Shoah è vero (in parte era pure un modo per risolvere la grana di tutti i profughi), ma credo che le ragioni per cui non si è mai sanzionato più duramente la politica verso i palestinesi siano più complesse. L&#8217;indifferenza o il sostegno interessato nei confronti di Stati che praticano politiche ingiuste e violente ha avuto molte facce, nel mondo dei due blocchi o anche oltre. </p>
<p>Per quel che ne so io (e ho letto parecchio) è assai meno univoca anche la questione della spartizione. Jinnah non era un fondamentalista fanatico, ossia &#8211; la &#8220;colpa&#8221; di quel che è successo non sta solo da una parte. Nessuno aveva prevvisto la spaventosa pulizia etnica che si è scatenata ancora prima che fossero proclamati i due stati. Comunque, si stima oggi che la spartizione abbia costretto a migrare 25 milioni di persone (indù, musulmani e sikh) e abbia prodotto dal mezzo milione al milione di morti. Si tratta di territori enormi e molto popolosi, ma credo che questi numeri facciano capire che non erano proprio minoranze trascurabili, coloro che dovettero migrare. (Questo detto sempre solo per dare quella che, secondo me la dimensione terribilmente tragica di quel accadimento storico, non per relativizzare la situazione palestinese.)<br />
Solo ora &#8211; e troppo poco &#8211; gli storici cominciano a colmare le lacune. Perché è un avvenimento mostruoso e traumatico. Ed è, in quanto tale, una sorgente velenosa. Alimenta il fondamentalismo induista, il fondamentalismo musulmano, esplosioni di violenza, persino i conflitti mafiosi interni. Io non sono sicura, soprattutto pensando anche alla contemporaea ascesa economica dell&#8217;India, che quelle polveri non rappresentano nessun reale problema per gli assetti politici mondiali, ma non mi interessa intavolare su questo discussioni in qualche modo accademiche.</p>
<p>Non è perché non si possa discutere delle posizioni delle sinistre, scannarsi su &#8220;due popoli due stati&#8221; contro Stato binazionale (più eventuale confederazione che arriva alla Giordania e al Libano) e altro. Ma non è questo il discorso che io e che Andrea abbiamo voluto fare qui (vale anche per il post di Andrea sulle &#8220;narrazioni della sinistra&#8221;). E quando parti con le domande tipo &#8220;c&#8217;è stata collusione fra sionisti e nazisti&#8221;, sfiorando il pensiero complottista, francamente davvero non ti seguo più.<br />
Perché c&#8217;è un fatto su cui non ci capiamo, credo, del quale questo esempio estremo mi sembra sintomatico.<br />
Tu tieni in poca considerazione che il potere politico non si basa solo sugli interessi delle superpotenze o dei governi, le lobby, i partiti, le organizzazione sioniste, i rabbini ecc. (per quel che vale questo esempio), ma anche &#8211; fino a quando si tratta di stati in qualche modo democratici, del consenso che riesce a assicurarsi. Che una molla per i cambiamenti risieda nella mente (nella coscienza) e nell&#8217;anima di ogni singolo soggetto, di ogni cittadino.<br />
Io &#8211; come immagino Andrea &#8211; credo che questa implicita scarsa considerazione abbia alimentato le &#8220;narrazioni saturnine della sinistra&#8221;, meno rilevanti per smuovere per esempio le acque stagne di questo paese della manifestazione &#8211; per molti versi ingenua delle donne &#8211; o dei comitati per i referendum.<br />
Per questo credo che sarebbe fatto un bel pezzo di strada se gli israeliani (e gli ebrei della diaspora) smettessero di credere alla storia del doversi difendere da un nuovo annientamento. E per questo chiedo umilmente a chi si batte con passione per la causa palestinese, di NON dar da mangiare alla paranoia (animale tra i più voraci).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mb		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/09/23/riflessioni-su-un-documentario-israelo-palestinese/#comment-156444</link>

		<dc:creator><![CDATA[mb]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 17:17:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40152#comment-156444</guid>

					<description><![CDATA[Grazie Helena per i tuoi interventi. Il ragazzo-soldato al checkpoint parlava del nonno scomparso ad Auschwitz. Dramma assolutamente reale che in quel frangente veniva riscoperto -in una sorta di automatismo che condannava o  comunque diffidava moltissimo della presenza di un &#039;turista occidentale&#039; lì- in un contesto di violenze e controlli notturni nei territori occupati. E la sua attenzione era rivolta soprattutto all&#039;amica polacca che mi aveva accompagnato in viaggio.

A proposito della rimozione della Nakba, e in generale del rapporto fra immagine e memoria, ricordo un interessante film-conversazione che vidi anni fa e ora non trovo online. Forse qualcuno di voi può trovarlo. Si tratta di una conservazione fra Serge Daney e Elias Sanbar. Qui le coordinate:

Title	Serge Daney, Elias Sanbar : conversation Nord-Sud [videorecording] / un film de Simone Bitton, Catherine Poitevin 	Motion Pictures and Video Recordings
Name(s)	Bitton, Simone (Producer)
Poitevin, Catherine (Producer)
Publication	[Paris] : Ardeche Images Production, 1993
Physical Details	1 videocassette (VHS) (47 min.); sd., col.
Classmarks	Vid
Subjects	North and south
Palestine--Exiles
Documentary films
Notes	General: &quot;Two intellectuals : Serge Daney, a cinema critic who spent his life watching films and Elias Sanbar, a Palestinian historian who collects images from his lost land, meet and exchange images of their childhood, of Palestine and of exile. Serge Daney died before the editing of this film was completed&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Helena per i tuoi interventi. Il ragazzo-soldato al checkpoint parlava del nonno scomparso ad Auschwitz. Dramma assolutamente reale che in quel frangente veniva riscoperto -in una sorta di automatismo che condannava o  comunque diffidava moltissimo della presenza di un &#8216;turista occidentale&#8217; lì- in un contesto di violenze e controlli notturni nei territori occupati. E la sua attenzione era rivolta soprattutto all&#8217;amica polacca che mi aveva accompagnato in viaggio.</p>
<p>A proposito della rimozione della Nakba, e in generale del rapporto fra immagine e memoria, ricordo un interessante film-conversazione che vidi anni fa e ora non trovo online. Forse qualcuno di voi può trovarlo. Si tratta di una conservazione fra Serge Daney e Elias Sanbar. Qui le coordinate:</p>
<p>Title	Serge Daney, Elias Sanbar : conversation Nord-Sud [videorecording] / un film de Simone Bitton, Catherine Poitevin 	Motion Pictures and Video Recordings<br />
Name(s)	Bitton, Simone (Producer)<br />
Poitevin, Catherine (Producer)<br />
Publication	[Paris] : Ardeche Images Production, 1993<br />
Physical Details	1 videocassette (VHS) (47 min.); sd., col.<br />
Classmarks	Vid<br />
Subjects	North and south<br />
Palestine&#8211;Exiles<br />
Documentary films<br />
Notes	General: &#8220;Two intellectuals : Serge Daney, a cinema critic who spent his life watching films and Elias Sanbar, a Palestinian historian who collects images from his lost land, meet and exchange images of their childhood, of Palestine and of exile. Serge Daney died before the editing of this film was completed&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/09/23/riflessioni-su-un-documentario-israelo-palestinese/#comment-156443</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 17:07:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40152#comment-156443</guid>

					<description><![CDATA[@andrea
Sulla rimozione della Shoah, o su come il suo ricordo venga affrontato in poche righe nei testi di storia israeliani.

Tu dai una spiegazione psicologica a questo fatto. E di certo alcune persone possono reagire rimuovendo il trauma. Personalmente ho conosciuto più persone i cui nonni, scampati alla Shoah, hanno perso poi ogni contatto con la comunità ebraica cui appartenevano, hanno direi quasi preferito perdere la loro identità di ebrei pur di rimuovere il ricordo.
Non so quanto questo atteggiamento sia diffuso in Europa, ma credo sia molto minoritario. Può darsi mi sbagli: se qualcuno ne sa di più, me lo dica.
Tuttavia in Israele, un atteggiamento poco propenso al ricordo della Shoah in termini storici, pubblici, è stato sistema all&#039;interno della nazione - e forse ancora oggi un po&#039; lo è. Al contrario, l&#039;avvento di una nuova, possibile Shoah è - ho verificato - entrato nei discorsi della politica internazionale israeliana fin da Ben Gurion, nel 1947, per poi proseguire fino a oggi. Ogni occasione di attacco a Israele potrebbe essere l&#039;inizio di una nuova Shoah. Tanto che la Rete degli Ebrei contro l&#039;occupazione ha scritto di recente una lettera al presidente israeliano in cui esprime sdegno per il suo continuo paragonare alla Shoah ogni aumento di razzi lanciati da Gaza sul sud di Israele: in questo modo si riduce la Shoah a una violenza molto minore, e si ferisce la sensibilità dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime.
Occorre quindi chiedersi come mai, in uno stato in cui una nuova Shoah è sempre evocata come possibile, il ricordo storico della Shoah sia così poco approfondito. I motivi non possono essere solo psicologici, devono senz&#039;altro essere anche (o soprattutto) politici.
Non ho risposte al riguardo. Quando capita, le cerco. Dico quel che so finora. 
Non ho ancora letto il libro di Finkelstein L&#039;industria dell&#039;Olocausto, in cui si dice che le lobby sioniste tendono a minimizzare i morti della Shoah, ovvero a moltiplicare i sopravvissuti della Shoah in modo da poter avere più peso politico. Ma ho letto altrove, però in modo frammentario, discorsi di politici sionisti che tendevano a minimizzare, subito dopo la Shoah, il numero dei morti perché, in soldoni, più siamo rimasti, più abbiamo diritto a una patria (Israele). Infine, leggendo l&#039;anno scorso La banalità del male, mi si sono formate numerose domande sui rapporti tra sionisti e nazisti vista la considerazione che i secondi avevano verso i primi, e vista la &quot;collaborazione&quot; interessata da entrambe le parti che in alcuni casi si è stabilita. Domande che mi erano in parte già venute leggendo alcune fonti meno affidabili della Arendt, dato che descrivevano scenari simili.
Ma la questione per me rimane aperta. Sono curioso di sapere che ne pensano altri.

@Gnech
Per quanto riguarda la fondazione dello stato ebraico, l&#039;ingiustizia è diversa da quella fondante altri stati, perché l&#039;autodeterminazione di un popolo avviene sulla terra in cui vive da generazioni, e il caso unico di Israele consiste nel fatto che in quella terra gli ebrei erano esigua minoranza da secoli (pur essendo in quella terra nato il popolo ebraico). Sul caso India-Pakistan ho discusso sopra, rispondendo a helena.
Comunque, io non attribuisco al movimento sionista tutte le colpe: le colpe per me sono innanzi tutto dell&#039;Europa, che ha scaricato il problema del dopo-Shoah sui palestinesi, e degli USA. L&#039;atteggiamento degli europei avrebbe dovuto essere quello di invogliare i sopravvissuti a tornare con il massimo del risarcimento possibile.
La sinistra antimperialista cui hai appartenuto è una sinistra poco rappresentativa, direi meno dello 0,5% degli elettori, e quindi non attribuirei l&#039;ossessione antisraeliana alla sinistra. Per quel che riguarda la sinistra, io la vedo come ho descritto sopra nella mia risposta a mb ed helena.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@andrea<br />
Sulla rimozione della Shoah, o su come il suo ricordo venga affrontato in poche righe nei testi di storia israeliani.</p>
<p>Tu dai una spiegazione psicologica a questo fatto. E di certo alcune persone possono reagire rimuovendo il trauma. Personalmente ho conosciuto più persone i cui nonni, scampati alla Shoah, hanno perso poi ogni contatto con la comunità ebraica cui appartenevano, hanno direi quasi preferito perdere la loro identità di ebrei pur di rimuovere il ricordo.<br />
Non so quanto questo atteggiamento sia diffuso in Europa, ma credo sia molto minoritario. Può darsi mi sbagli: se qualcuno ne sa di più, me lo dica.<br />
Tuttavia in Israele, un atteggiamento poco propenso al ricordo della Shoah in termini storici, pubblici, è stato sistema all&#8217;interno della nazione &#8211; e forse ancora oggi un po&#8217; lo è. Al contrario, l&#8217;avvento di una nuova, possibile Shoah è &#8211; ho verificato &#8211; entrato nei discorsi della politica internazionale israeliana fin da Ben Gurion, nel 1947, per poi proseguire fino a oggi. Ogni occasione di attacco a Israele potrebbe essere l&#8217;inizio di una nuova Shoah. Tanto che la Rete degli Ebrei contro l&#8217;occupazione ha scritto di recente una lettera al presidente israeliano in cui esprime sdegno per il suo continuo paragonare alla Shoah ogni aumento di razzi lanciati da Gaza sul sud di Israele: in questo modo si riduce la Shoah a una violenza molto minore, e si ferisce la sensibilità dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime.<br />
Occorre quindi chiedersi come mai, in uno stato in cui una nuova Shoah è sempre evocata come possibile, il ricordo storico della Shoah sia così poco approfondito. I motivi non possono essere solo psicologici, devono senz&#8217;altro essere anche (o soprattutto) politici.<br />
Non ho risposte al riguardo. Quando capita, le cerco. Dico quel che so finora.<br />
Non ho ancora letto il libro di Finkelstein L&#8217;industria dell&#8217;Olocausto, in cui si dice che le lobby sioniste tendono a minimizzare i morti della Shoah, ovvero a moltiplicare i sopravvissuti della Shoah in modo da poter avere più peso politico. Ma ho letto altrove, però in modo frammentario, discorsi di politici sionisti che tendevano a minimizzare, subito dopo la Shoah, il numero dei morti perché, in soldoni, più siamo rimasti, più abbiamo diritto a una patria (Israele). Infine, leggendo l&#8217;anno scorso La banalità del male, mi si sono formate numerose domande sui rapporti tra sionisti e nazisti vista la considerazione che i secondi avevano verso i primi, e vista la &#8220;collaborazione&#8221; interessata da entrambe le parti che in alcuni casi si è stabilita. Domande che mi erano in parte già venute leggendo alcune fonti meno affidabili della Arendt, dato che descrivevano scenari simili.<br />
Ma la questione per me rimane aperta. Sono curioso di sapere che ne pensano altri.</p>
<p>@Gnech<br />
Per quanto riguarda la fondazione dello stato ebraico, l&#8217;ingiustizia è diversa da quella fondante altri stati, perché l&#8217;autodeterminazione di un popolo avviene sulla terra in cui vive da generazioni, e il caso unico di Israele consiste nel fatto che in quella terra gli ebrei erano esigua minoranza da secoli (pur essendo in quella terra nato il popolo ebraico). Sul caso India-Pakistan ho discusso sopra, rispondendo a helena.<br />
Comunque, io non attribuisco al movimento sionista tutte le colpe: le colpe per me sono innanzi tutto dell&#8217;Europa, che ha scaricato il problema del dopo-Shoah sui palestinesi, e degli USA. L&#8217;atteggiamento degli europei avrebbe dovuto essere quello di invogliare i sopravvissuti a tornare con il massimo del risarcimento possibile.<br />
La sinistra antimperialista cui hai appartenuto è una sinistra poco rappresentativa, direi meno dello 0,5% degli elettori, e quindi non attribuirei l&#8217;ossessione antisraeliana alla sinistra. Per quel che riguarda la sinistra, io la vedo come ho descritto sopra nella mia risposta a mb ed helena.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/09/23/riflessioni-su-un-documentario-israelo-palestinese/#comment-156441</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 15:49:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40152#comment-156441</guid>

					<description><![CDATA[Vorrei commentare alcune tematiche sollevate da helena, e a cui ci sono già state risposte. Non so se riesco a esaurire subito quanto ho da dire.

@helena
L&#039;analogia con India e Pakistan.
In qual caso, i rappresentanti della Lega musulmana, guidati da Jinnah, politico che tempo prima era per una India unita e integrata tra indù e musulmani, minacciarono la guerra civile se non veniva concesso il Pakistan, stato musulmano. Il partito del Congresso di Gandhi, che comprendeva anche molti musulmani, ma pur sempre una minoranza di loro, voleva un&#039;India unita, laica, multietnica e multireligiosa. La GB cercò di dissuadere Jinnah, senza riuscirvi. Allora il Congresso, temendo una guerra civile, accettò la spartizione con la morte nel cuore, basti pensare che Nehru, primo ministro indiano, era originario del kashmir, ossia di una terra metà indù e metà musulmana, che fu divisa in due, e che fu la base della discordia sulla linea di frontiera tra i due stati. Fa la spartizione dell&#039;India, direi io, la grande sconfitta di Gandhi, non il suo assassinio, già lungamente previsto e anche in qualche modo sperato. 
Fu un bene la spartizione? Lo vediamo oggi: no. Iniziò subito una guerra tra i due stati, che dura tuttora. E la guerra è iniziata dalla pretesa di una esclusività della terra a favore di un gruppo identitario, quello musulmano. In questo, io vedo una analogia tra Pakistan e Israele. Ovviamente la differenza principale sta nel fatto che il Pakistan come stato musulmano nacque senza bisogno della migrazione dei musulmani, era già composto da abitanti in stragrande maggioranza musulmani da secoli di generazioni.
Ci si interessa di meno della guerra India-Pakistan, qui in Europa, rispetto alla questione israelo-palestinese? Certo, perché è una questione a carattere locale, tra due stati sovrani, entrambi potenti, armati di atomica, e che influenza poco la politica mondiale. 
 
@helena
@mb

1) helena: “E non viene vissuto come inaccettabile che proprio il popolo più perseguitato diventi, a sua volta, persecutore di un altro?”
mb: &quot;Assolutamente sì, ma di nuovo, mi trovo a disagio intellettualmente –e non so quanto v’è di rimosso- nell’ammettere che qui è più importante il fatto che il perseguitato diventi il persecutore: è più il fatto di chi oggi sia il persecutore che mi interessa: di come questa persecuzione si applichi, e se questo sia ascrivibile a politiche governative o alla natura di quello Stato: etnico-religiosa.&quot;
Io condivido nel merito la risposta di mb, ma parlando a livello psicologico personale, rispondo alla domanda: assolutamente no. Ma perché mai dovrebbe apparirmi inaccettabile? 
Se passiamo dal campo psicologico a quello politico, di fatto, è successo il contrario, storicamente. Proprio perché c&#039;era stata la Shoah l&#039;ONU ha dato a Israele uno stato, e proprio perché era Israele, lo stato delle vittime che avevano appena subito la Shoah, a fare una pulizia  etnica, ciò gli è stato consentito dagli osservatori dell&#039;ONU e da quelli internazionali, senza tanto clamore. Tanto che la narrazione della Nakba è stata subito rimossa in tutto l&#039;Occidente.

2) &quot;...è giusto sapere e ricordare che Yad Vashem sia stato costruito sulle rovine di una casa araba...&quot;
Non mi sembra una notizia di grande rilevanza, il sapere dove nasca quel museo. Israele poggia sulla distruzione di circa 500 villaggi e una dozzina di quartieri palestinesi distrutti nel &#039;47-48. E&#039; importante dire l&#039;origine del luogo di Yad Vashem così come di innumerevoli altre costruzioni, quartieri, città, parchi naturali.  

3) La posizione della sinistra verso Israele. 
La stragrande maggioranza della classe dirigente e degli elettori di centrosinistra e di sinistra non si pone neanche i problemi che ci poniamo noi qui, non sa quasi nulla della pulizia etnica del &#039;47-48 (semmai pensa ci sia stata solo una guerra con Israele da una parte e palestinesi e arabi dall&#039;altra). Il loro discorso si riduce a due popoli, due stati. Senza capire minimamente perché questa soluzione, apparentemente così facile ed equilibrata, non venga concordata nelle trattative, si limitano a supporre intransigenze da entrambe le parti. Così di certo il grosso di PD e IDV. Inoltre, nel PD c&#039;è la Sinistra per Israele, comprendente persone di spicco: Colombo, Fassino, Veltroni. Nel PD e nell&#039;IDV ci sono anche molti parlamentari favorevoli a una legge che punisca chi sia (o venga considerato) negazionista. Rifondazione comunista, nei suoi apparati dirigenti, per es. già con Bertinotti, si è sempre più normalizzata verso Israele, rinunciando a battaglie militanti in favore dei diritti dei palestinesi, per esempio il boicottaggio della Fiera del Libro. Oggi SEL prosegue questa normalizzazione. La federazione della sinistra è rimasta, almeno in parte, militante nel denunciare i soprusi di Israele e nel sostenere i diritti dei palestinesi, ma include comunisti vecchio stampo, tutti pronti a difendere sempre i diritti degli ebrei e la legittimità di Israele. Sono solo le frange più estreme della federazione della sinistra, unite a partiti come il PCL di Ferrando, e ad altri ancora più antisistema, ossia una parte super-minoritaria della sinistra (parliamo di un 2-3%, al massimo, di elettori) che pone la sua critica all&#039;Occidente sulle politiche USA-Israele, che per es. è a favore e si batte per avere in Israele uno stato binazionale . 
Quindi, quando parliamo di divisione della sinistra, ricordiamoci la realtà sul campo. Ossia che la stragrande maggior parte della sinistra, dirigenti ed elettori, è unita in una posizione di pieno sostegno a Israele come stato ebraico, e non gli chiede nessun atto formale di ammissione della Nakba né tanto meno di scuse per la sua formazione. Critica Israele solo perché continua l&#039;occupazione anziché concedere uno stato ai palestinesi. Ma anche in questa critica, la divisione di questa parte super-maggioritaria della sinistra avviene più che altro su quanto giustificare  Israele, tant&#039;è che nella guerra al Libano del 2006 e nella carneficina di Gaza del 2009 la critica principale mossa a Israele era del tipo: eccesso di difesa. E quando D&#039;Alema si pose su una posizione di equidistanza tra Israele e Libano, fece scalpore, e anche quando disse che occorreva dialogare con Hamas, che poi è il partito democraticamente eletto al governo dai palestinesi - mentre Abu Mazen, nessuno lo dice, sta attualmente ricoprendo una carica abusivamente, essendo il suo mandato scaduto già da due o tre anni, eppure è sostenuto dall&#039;Europa.
La situazione della sinistra italiana mi sembra la stessa di quella europea, pronta a criticare Israele per l&#039;occupazione, a condannare i suoi &quot;eccessi di difesa&quot;, ma sostanzialmente alleata a Israele e pronta a difenderne la legittimità come stato ebraico, e del ricordo della Nakba nessuno chiede a Israele alcunché - mentre chiedono alla Turchia negazionista ammissione e scuse per il genocidio degli armeni, e non perché sia più grave della Nakba (cosa vera) ma perché quello è entrato nella storia, non è più rimosso. 

@mb 
richiami ad altri tuoi commenti qui su NI: mb è la sigla di un nome già comparso per esteso? Se sì, puoi esplicitarlo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei commentare alcune tematiche sollevate da helena, e a cui ci sono già state risposte. Non so se riesco a esaurire subito quanto ho da dire.</p>
<p>@helena<br />
L&#8217;analogia con India e Pakistan.<br />
In qual caso, i rappresentanti della Lega musulmana, guidati da Jinnah, politico che tempo prima era per una India unita e integrata tra indù e musulmani, minacciarono la guerra civile se non veniva concesso il Pakistan, stato musulmano. Il partito del Congresso di Gandhi, che comprendeva anche molti musulmani, ma pur sempre una minoranza di loro, voleva un&#8217;India unita, laica, multietnica e multireligiosa. La GB cercò di dissuadere Jinnah, senza riuscirvi. Allora il Congresso, temendo una guerra civile, accettò la spartizione con la morte nel cuore, basti pensare che Nehru, primo ministro indiano, era originario del kashmir, ossia di una terra metà indù e metà musulmana, che fu divisa in due, e che fu la base della discordia sulla linea di frontiera tra i due stati. Fa la spartizione dell&#8217;India, direi io, la grande sconfitta di Gandhi, non il suo assassinio, già lungamente previsto e anche in qualche modo sperato.<br />
Fu un bene la spartizione? Lo vediamo oggi: no. Iniziò subito una guerra tra i due stati, che dura tuttora. E la guerra è iniziata dalla pretesa di una esclusività della terra a favore di un gruppo identitario, quello musulmano. In questo, io vedo una analogia tra Pakistan e Israele. Ovviamente la differenza principale sta nel fatto che il Pakistan come stato musulmano nacque senza bisogno della migrazione dei musulmani, era già composto da abitanti in stragrande maggioranza musulmani da secoli di generazioni.<br />
Ci si interessa di meno della guerra India-Pakistan, qui in Europa, rispetto alla questione israelo-palestinese? Certo, perché è una questione a carattere locale, tra due stati sovrani, entrambi potenti, armati di atomica, e che influenza poco la politica mondiale. </p>
<p>@helena<br />
@mb</p>
<p>1) helena: “E non viene vissuto come inaccettabile che proprio il popolo più perseguitato diventi, a sua volta, persecutore di un altro?”<br />
mb: &#8220;Assolutamente sì, ma di nuovo, mi trovo a disagio intellettualmente –e non so quanto v’è di rimosso- nell’ammettere che qui è più importante il fatto che il perseguitato diventi il persecutore: è più il fatto di chi oggi sia il persecutore che mi interessa: di come questa persecuzione si applichi, e se questo sia ascrivibile a politiche governative o alla natura di quello Stato: etnico-religiosa.&#8221;<br />
Io condivido nel merito la risposta di mb, ma parlando a livello psicologico personale, rispondo alla domanda: assolutamente no. Ma perché mai dovrebbe apparirmi inaccettabile?<br />
Se passiamo dal campo psicologico a quello politico, di fatto, è successo il contrario, storicamente. Proprio perché c&#8217;era stata la Shoah l&#8217;ONU ha dato a Israele uno stato, e proprio perché era Israele, lo stato delle vittime che avevano appena subito la Shoah, a fare una pulizia  etnica, ciò gli è stato consentito dagli osservatori dell&#8217;ONU e da quelli internazionali, senza tanto clamore. Tanto che la narrazione della Nakba è stata subito rimossa in tutto l&#8217;Occidente.</p>
<p>2) &#8220;&#8230;è giusto sapere e ricordare che Yad Vashem sia stato costruito sulle rovine di una casa araba&#8230;&#8221;<br />
Non mi sembra una notizia di grande rilevanza, il sapere dove nasca quel museo. Israele poggia sulla distruzione di circa 500 villaggi e una dozzina di quartieri palestinesi distrutti nel &#8217;47-48. E&#8217; importante dire l&#8217;origine del luogo di Yad Vashem così come di innumerevoli altre costruzioni, quartieri, città, parchi naturali.  </p>
<p>3) La posizione della sinistra verso Israele.<br />
La stragrande maggioranza della classe dirigente e degli elettori di centrosinistra e di sinistra non si pone neanche i problemi che ci poniamo noi qui, non sa quasi nulla della pulizia etnica del &#8217;47-48 (semmai pensa ci sia stata solo una guerra con Israele da una parte e palestinesi e arabi dall&#8217;altra). Il loro discorso si riduce a due popoli, due stati. Senza capire minimamente perché questa soluzione, apparentemente così facile ed equilibrata, non venga concordata nelle trattative, si limitano a supporre intransigenze da entrambe le parti. Così di certo il grosso di PD e IDV. Inoltre, nel PD c&#8217;è la Sinistra per Israele, comprendente persone di spicco: Colombo, Fassino, Veltroni. Nel PD e nell&#8217;IDV ci sono anche molti parlamentari favorevoli a una legge che punisca chi sia (o venga considerato) negazionista. Rifondazione comunista, nei suoi apparati dirigenti, per es. già con Bertinotti, si è sempre più normalizzata verso Israele, rinunciando a battaglie militanti in favore dei diritti dei palestinesi, per esempio il boicottaggio della Fiera del Libro. Oggi SEL prosegue questa normalizzazione. La federazione della sinistra è rimasta, almeno in parte, militante nel denunciare i soprusi di Israele e nel sostenere i diritti dei palestinesi, ma include comunisti vecchio stampo, tutti pronti a difendere sempre i diritti degli ebrei e la legittimità di Israele. Sono solo le frange più estreme della federazione della sinistra, unite a partiti come il PCL di Ferrando, e ad altri ancora più antisistema, ossia una parte super-minoritaria della sinistra (parliamo di un 2-3%, al massimo, di elettori) che pone la sua critica all&#8217;Occidente sulle politiche USA-Israele, che per es. è a favore e si batte per avere in Israele uno stato binazionale .<br />
Quindi, quando parliamo di divisione della sinistra, ricordiamoci la realtà sul campo. Ossia che la stragrande maggior parte della sinistra, dirigenti ed elettori, è unita in una posizione di pieno sostegno a Israele come stato ebraico, e non gli chiede nessun atto formale di ammissione della Nakba né tanto meno di scuse per la sua formazione. Critica Israele solo perché continua l&#8217;occupazione anziché concedere uno stato ai palestinesi. Ma anche in questa critica, la divisione di questa parte super-maggioritaria della sinistra avviene più che altro su quanto giustificare  Israele, tant&#8217;è che nella guerra al Libano del 2006 e nella carneficina di Gaza del 2009 la critica principale mossa a Israele era del tipo: eccesso di difesa. E quando D&#8217;Alema si pose su una posizione di equidistanza tra Israele e Libano, fece scalpore, e anche quando disse che occorreva dialogare con Hamas, che poi è il partito democraticamente eletto al governo dai palestinesi &#8211; mentre Abu Mazen, nessuno lo dice, sta attualmente ricoprendo una carica abusivamente, essendo il suo mandato scaduto già da due o tre anni, eppure è sostenuto dall&#8217;Europa.<br />
La situazione della sinistra italiana mi sembra la stessa di quella europea, pronta a criticare Israele per l&#8217;occupazione, a condannare i suoi &#8220;eccessi di difesa&#8221;, ma sostanzialmente alleata a Israele e pronta a difenderne la legittimità come stato ebraico, e del ricordo della Nakba nessuno chiede a Israele alcunché &#8211; mentre chiedono alla Turchia negazionista ammissione e scuse per il genocidio degli armeni, e non perché sia più grave della Nakba (cosa vera) ma perché quello è entrato nella storia, non è più rimosso. </p>
<p>@mb<br />
richiami ad altri tuoi commenti qui su NI: mb è la sigla di un nome già comparso per esteso? Se sì, puoi esplicitarlo?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena janeczek		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/09/23/riflessioni-su-un-documentario-israelo-palestinese/#comment-156436</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 14:07:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40152#comment-156436</guid>

					<description><![CDATA[Vi linko questo video fatto da alcuni della sinistra del movimento israeliano, e il sito interessante da cui provviene.

http://972mag.com/best-j14-animation-ever-the-israeli-machine/21841/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi linko questo video fatto da alcuni della sinistra del movimento israeliano, e il sito interessante da cui provviene.</p>
<p><a href="http://972mag.com/best-j14-animation-ever-the-israeli-machine/21841/" rel="nofollow ugc">http://972mag.com/best-j14-animation-ever-the-israeli-machine/21841/</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena janeczek		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/09/23/riflessioni-su-un-documentario-israelo-palestinese/#comment-156435</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 14:00:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40152#comment-156435</guid>

					<description><![CDATA[Mb, grazie del tuo intervento. Forse ho messo meglio a fuoco alcune tue domande che tocchi nel commento che precede di poco il tuo. Ma provo a rispondere a altri punti da te sollevati.

E&#039; evidente che è giusto sapere e ricordare che Yad Vashem sia stato costruito sulle rovine di una casa araba. Che sia del tutto intenzionale, come è possibilissimo, o casuale non ha alcuna importanza. Volevo invece segnalare il rischio di mettere sullo stesso piano Nakba e Shoah, non solo perché è semplicemente antistorico. I crimini &quot;top in classifica&quot; (per riprendere la tua immagine) non rendono gli altri trascurabili, ma per sapere cosa fare differenziare resta indispensabile. Nel nostro caso osservo solo che per una soluzione pacifica ci vuole la collaborazione di entrambi e se gli israeliani finiscono per essere raffigurati dagli uni essenzialmente come nazisti (per spingere all&#039;estremo) questo mi pare assai difficile. 

Sono d&#039;accordo con te che è importante parlare di una questione che divide la sinistra, e un po&#039; ne tiene insieme una parte (secondo me), quella diciamo più a sinistra, dalla quale non intendo dissociarmi, anche se anche su altre questioni, credo in una sorta di riformismo che però tenga d&#039;occhio degli orizzonti più vasti e radicali.

Credo (spero) che dal mio commento precedente sia più chiaro che non intendo un &quot;residuo duro di antisemitismo&quot;, ma qualcosa di più complesso, ambivalente e comprensibile. E che non intendo porre alcun limite alla denuncia delle ingiustizie.

Tu citi Fortini e ti richiamo l&#039;esempio speculare e opposto di Yeoshua. L&#039;uno che vorrebbe essere solo ebreo, l&#039;altro più &quot;normale&quot; in quanto israeliano. Non importa la mia personale posizione, dico solo che attualmente entrambe le opzioni non corrispondono a quel che circola nella testa delle persone: ebrei, israeliani, arabi, e altri. E&#039; con queste che bisogna fare i conti.

Credo che la questione dello stato etnico-religioso sia sopravvalutata. Secondo me conta assai più - anche purtroppo - il collante paranoide.
Che è proprio la leva grazie alla quale anche le nostre democrazie dovrebbero - secondo una visione sempre più diffusa non solo nella destra-destra-configurarsi di fatto come Stati etnico-religiosi. E in parte già lo fanno. 
Spero che piano piano gli israeliani ebrei ma laici diventeranno una maggioranza capace di esprimere tutto il loro essersi rotti le palle dei condizionamenti dei rabbini e dei partiti religiosi (qualcosa che un po&#039; somiglia all&#039;ingerenza della Chiesa in Italia). La questione palestinese tiene sotto il coperchio anche questo conflitto, come quelli &quot;etnici&quot; che, al solito, sono di classe.

di che cosa mi sono dimenticata???? Non so che cosa ti abbia detto di preciso il soldato rispetto alla Shoah. Condivido che tu parli di &quot;uso strumentale&quot; (ce ne sono molti) e che faccia schifo. Ma problema è che quel ragazzo - a differenza di qualche propagandista più sgamato e freddo - presumibilmente ci crede, che gli venga spontaneo quel riferimento. Magari ha un nonno/a sopravvissuto, forse (più probabile) l&#039;hanno portato in gita con la classe a Auschwitz. E&#039; la strumentalizzazione di un trauma reale. Per questo sostengo, ancora una volta, che smontare questa cosa nella testa è un compito difficile e necessario...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mb, grazie del tuo intervento. Forse ho messo meglio a fuoco alcune tue domande che tocchi nel commento che precede di poco il tuo. Ma provo a rispondere a altri punti da te sollevati.</p>
<p>E&#8217; evidente che è giusto sapere e ricordare che Yad Vashem sia stato costruito sulle rovine di una casa araba. Che sia del tutto intenzionale, come è possibilissimo, o casuale non ha alcuna importanza. Volevo invece segnalare il rischio di mettere sullo stesso piano Nakba e Shoah, non solo perché è semplicemente antistorico. I crimini &#8220;top in classifica&#8221; (per riprendere la tua immagine) non rendono gli altri trascurabili, ma per sapere cosa fare differenziare resta indispensabile. Nel nostro caso osservo solo che per una soluzione pacifica ci vuole la collaborazione di entrambi e se gli israeliani finiscono per essere raffigurati dagli uni essenzialmente come nazisti (per spingere all&#8217;estremo) questo mi pare assai difficile. </p>
<p>Sono d&#8217;accordo con te che è importante parlare di una questione che divide la sinistra, e un po&#8217; ne tiene insieme una parte (secondo me), quella diciamo più a sinistra, dalla quale non intendo dissociarmi, anche se anche su altre questioni, credo in una sorta di riformismo che però tenga d&#8217;occhio degli orizzonti più vasti e radicali.</p>
<p>Credo (spero) che dal mio commento precedente sia più chiaro che non intendo un &#8220;residuo duro di antisemitismo&#8221;, ma qualcosa di più complesso, ambivalente e comprensibile. E che non intendo porre alcun limite alla denuncia delle ingiustizie.</p>
<p>Tu citi Fortini e ti richiamo l&#8217;esempio speculare e opposto di Yeoshua. L&#8217;uno che vorrebbe essere solo ebreo, l&#8217;altro più &#8220;normale&#8221; in quanto israeliano. Non importa la mia personale posizione, dico solo che attualmente entrambe le opzioni non corrispondono a quel che circola nella testa delle persone: ebrei, israeliani, arabi, e altri. E&#8217; con queste che bisogna fare i conti.</p>
<p>Credo che la questione dello stato etnico-religioso sia sopravvalutata. Secondo me conta assai più &#8211; anche purtroppo &#8211; il collante paranoide.<br />
Che è proprio la leva grazie alla quale anche le nostre democrazie dovrebbero &#8211; secondo una visione sempre più diffusa non solo nella destra-destra-configurarsi di fatto come Stati etnico-religiosi. E in parte già lo fanno.<br />
Spero che piano piano gli israeliani ebrei ma laici diventeranno una maggioranza capace di esprimere tutto il loro essersi rotti le palle dei condizionamenti dei rabbini e dei partiti religiosi (qualcosa che un po&#8217; somiglia all&#8217;ingerenza della Chiesa in Italia). La questione palestinese tiene sotto il coperchio anche questo conflitto, come quelli &#8220;etnici&#8221; che, al solito, sono di classe.</p>
<p>di che cosa mi sono dimenticata???? Non so che cosa ti abbia detto di preciso il soldato rispetto alla Shoah. Condivido che tu parli di &#8220;uso strumentale&#8221; (ce ne sono molti) e che faccia schifo. Ma problema è che quel ragazzo &#8211; a differenza di qualche propagandista più sgamato e freddo &#8211; presumibilmente ci crede, che gli venga spontaneo quel riferimento. Magari ha un nonno/a sopravvissuto, forse (più probabile) l&#8217;hanno portato in gita con la classe a Auschwitz. E&#8217; la strumentalizzazione di un trauma reale. Per questo sostengo, ancora una volta, che smontare questa cosa nella testa è un compito difficile e necessario&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-24 22:13:46 by W3 Total Cache
-->