governments don’t rule the world, goldman sachs rules the world

28 settembre 2011
Pubblicato da

BBC News, 26 settembre, 2011

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38 Responses to governments don’t rule the world, goldman sachs rules the world

  1. alcor il 28 settembre 2011 alle 14:25
  2. gherardo bortolotti il 28 settembre 2011 alle 15:02

    non si apre? strano. cmq il video è preso da qui:
    http://www.youtube.com/watch?v=aC19fEqR5bA

  3. Mónica Flores il 28 settembre 2011 alle 16:01

    Nei tg dicono che è falso che questo “signore” (?) sia un vero trader…

  4. gherardo bortolotti il 28 settembre 2011 alle 16:37

    fatto salvo che bbc (a quanto ho visto) ha confermato la “genuinità” del trader, in effetti non mi sembra che sia poi così rilevante (in televisione il vero/falso è un momento dell’evidente ;-)

  5. sparz il 28 settembre 2011 alle 17:22

    io farei una bella isola felice, cui fornirei tanto pane e tanta acqua, e basta, e con un bel cordone sanitario intorno, e anche uno schermo che non lasci passare alcuna onda elettromagnetica di alcun tipo, solo neutrini, che tanto quelli passano lo stesso, e sull’isola metterei tutti i traders veri e falsi, anche ovemai fossero presidenti di qualche consiglio. For good.

  6. Mónica Flores il 28 settembre 2011 alle 17:45

    Gherardo ha ragione, il fatto che sia veramente un trader o non in questo caso importa poco. Purtroppo ha detto cose vere, c’è a chi non importa per niente che ci sia gente che muore di fame, basta che loro facciano dei soldi…

  7. Alessandro Ansuini il 28 settembre 2011 alle 19:20

    Pare confermato sia un falso, comunque.

  8. matteo ciucci il 28 settembre 2011 alle 20:20

    La cosa interessantissima del video, oltre al fatto che risulta agghiacciante per il completo distacco del tizio, è che pare una versione riveduta e aggiornata dell'”Invasione degli alieni” di Wells alla CBS del 1938. I tempi sono cambiati e i timori collettivi non sono di tipo tecnologico, ma economico. La cosa che a me personalmente colpisce e fas riflettere di più è la possibilità di stabilire un’analogia fortissima fra gli anni ’30 del ‘900 e quelli ’10 del 2000 al punto quasi da poter effettuare previsioni.

    Le correlazioni sono tantissime (crisi di sovrapproduzione/crisi di saturazione; Mussolini/Berlusconi; art nouveux/vintage; ideologia ingegneristica/economica; formazione della classe media, scomparsa del proletariato/assottigliamento classe media e ricomparsa del proletariato; attenzione alle strutture con F. de Saussure e strutturalismo/demolizione delle strutture con Derrida, decostruzionismo e società liquida; conquista dello spazio/rispetto dell’ambiente; etc. etc.) La lista sarebbe lunghissima e sono tentato di fare alcune previsioni. Ad esempio: post-moderno/ritorno al valore?; fantascienza/fantaeconomia?; estetica della magrezza/estetica del benessere, etc.

    Comunque, se mi capitasse di andare a Sud di Londra, proverò ad affittare un’auto e a mettere sotto questo tizio, guidando a sinistra.

  9. helena janeczek il 28 settembre 2011 alle 20:45

    E’ che cos’è se non è un vero trader? E chi lo dice?

  10. helena janeczek il 28 settembre 2011 alle 20:47

    scusate il commento del cazzo: se questo non è un vero trader, Terry non è una vera zoccola! ma per la potenza della reality-docu non cambia un acca.

  11. Ottavio il 28 settembre 2011 alle 20:52

    Bisogna intendersi cosa si intende con trader. Il signor Restani è definito ‘indipendent trader’, cioè uno che compra o vende azioni per conto suo e non per conto di una qualche istituzione finanziaria, banca o fondo d’investimento. In realtà pare sia a capo di una piccola company di comunicazioni. Un trader di Goldman Sachs, per dire, non parlerebbe così.
    Carini gli ‘esperti’ che si sono lanciati a definire le immagini stesse un falso, convinti che fossero state in qualche modo sovrapposte ad autentiche immagini della BBC. Invece no, era proprio uno intervistato dalla BBC ma gli esperti avevano dimostrato che non era possibile…
    In breve questo signore, non strettamente qualificato a farlo, ha detto quello che i ‘veri’ trader non avrebbero il coraggio di dire, niente di più…

  12. alcor il 28 settembre 2011 alle 21:03

    in ogni caso io non do credito a un fighetto con la brillantina

  13. alcor il 28 settembre 2011 alle 21:16

    Si chiama Alessio Rastani e pare che compri e venda dal sotterraneo di casa sua, vada in pace; peggio però ha detto Attila Nomen Omen Szalay-Berzeviczy.

  14. gherardo bortolotti il 28 settembre 2011 alle 22:33

    mi stupisco davvero che nel 2011 ci si ponga ancora un problema di autenticità in relazione alla televisione…

    avevo letto dei dubbi circa la possibilità che questo trader fosse una specie di truffatore situazionista o cose del genere ma mi sembrava veramente una questione secondaria. la cosa che mi ha spinto a postare il video non è tanto la genuinità del trader, la sua pretesa testimonianza veritiera, ma proprio il candore che la stessa giornalista sottolinea: la perfetta e cristallina dichiarazione di una specie di non detto globale che lascia gli intervistatori senza parole. abituati, sui media, ad affrontare la crisi economica nei termini di grandi macchine sceniche tecnocratiche (g20, g8, fmi, s&p, bce, bla bla bla), eventualmente corredate da scene di massa con lanci di lacrimogeni, l’illustrazione a modo suo innocente delle volontà maligne e precise che si muovono nella crisi e per la crisi colpisce veramente.

  15. alcor il 28 settembre 2011 alle 22:42

    infatti Attila Szalay-Berzeviczy, che è un boss di Unicredit, ha detto più o meno lo stesso

  16. Mónica Flores il 28 settembre 2011 alle 23:02

    Helena, che non sia un vero trader qua in spagna l’hanno detto i tg…che sia vero o non (quello che dicono i tg, intendo), io non lo so al 100%…ma alla fine la cosa cambia poco…ha ragione Gherardo nel suo ultimo commento, a mio avviso…

  17. Daniele Ventre il 28 settembre 2011 alle 23:31

    Questa è gente triste che ha creato un mondo triste.

  18. Daniele Ventre il 28 settembre 2011 alle 23:35

    @ alcor

    Noto incidentalmente che le stesse osservazioni sono state fatte sui politici di professione, con sfumature solo lievemente diverse. Questo, insieme ai dati sui traders, spiegherebbe molte cose…

  19. alcor il 29 settembre 2011 alle 00:01

    @ Daniele, dici rispetto al link sugli operatori di borsa distruttivi?

  20. andrea inglese il 29 settembre 2011 alle 02:15

    se non è importante che il trader sia falso o vero, e la bbc vera o finta, perché mai dovrebbe essere importante se quello che dice è vero o falso? (e soprattutto, come mai siete tutti convinti che è “vero”, quello che lui dice?)

    quanto a daniele
    qui sono in disaccordo; guadagnare una barca di soldi non può essere una cosa così triste;

  21. Vincenzo Cucinotta il 29 settembre 2011 alle 07:53

    Mi pare che ciò che scrive Andrea sia del tutto condivisibile.
    Le cose dette nel filmato non costituiscono una novità, sono cose che girano, ad esempio in rete: nel mio piccolo anche io nel mio blog scrivo queste cose.
    La novità sta proprio nel fatto che sia la BBC a diffondere l’intervista e che questa intervista sia fatta a un trader, o mi sbaglio?
    Se questa è la novità, non possiano poi dire che non ha importanza se sia davvero un filmato della BBC e se l’intervistato sia un vero trader, in caso contrario è roba arcinota che non capisco perchè attiri tante attenzioni.

  22. gherardo bortolotti il 29 settembre 2011 alle 08:23

    non ho ben capito come si è passati dalla verità/falsità del trader a quella addirittura della bbc (allora perché non di nazione indiana che riporta il video o dei commentatori che lo commentano…) e trovo che insistere su questo punto non faccia altro che ribadire un grosso equivoco sui mass media.

    per conto mio, continuo a pensare che la lettura in termini di verità sia del tutto ineffettiva. anche rispetto al merito di ciò che è detto dal vero-falso trader. è vero quello che dice? è falso? è addirittura arcinoto? va bene ma che importa? la cosa interessante (relativamente all’importanza che può avere un video di questo tipo – lo sottolineo prima che si perda di vista l’ambito della discussione) almeno da un punto di vista sintomale, mettiamola così, è la drammaturgia di questo scambio, la vulgata che propone per la crisi e l’incongruenza rispetto alla normale trattazione che sottolineavo più sopra.

    @alcor: attila szalay-berzeviczy che segnali, a quanto ho letto, dice sì più o meno le stesse cose sulla tenuta della zona euro (ma anche qui con diversi critiche sulla consistenza del merito) ma non dipinge in modo così vivo la lucida volontà distruttiva che muove quella che l’ormai leggendario alessio rastani chiama la “smart money”.

  23. matteo ciucci il 29 settembre 2011 alle 09:44

    Concordo con Gherardo, ma la curiosità di sapere chi è Rastani è forte. Qui pare sia “autentico”:

    http://www.guardian.co.uk/media/2011/sep/27/trader-goldman-sachs-bbc-hoax?newsfeed=true

  24. andrea inglese il 29 settembre 2011 alle 12:46

    si, gherardo, ma il non detto messo in scena dal personaggio è per certi versi il rovescio del teatrino tecnocratico: alla complicazione fumogena del discorso esperto, la semplificazione accecante del romance di Rastani; chi, ai giorni nostri, non vorrebbe impiccare un trader? ma impiccato un trader se ne fa un altro… il problema politico non è la brama immorale di alcuni, ma l’architettura istituzionale che questa brama legittima e alimenta; un piccolo romance, sia negli USA che in Francia, l’hanno approntato banche e stato: in galera i mostri madoff e il trader della société générale

  25. alcor il 29 settembre 2011 alle 12:55

    @Gherardo

    infatti, la distruttività dello pseudo-trader è singolarmente adesiva alla distruttività segnalata dallo studio svizzero sui veri trader.
    Qui mi interessa che sia pseudo solo perché evidentemente “pensarsi trader”, veri o falsi, cioè avere un certo tipo di rapporto anche dilettantesco con il mercato finanziario, qualche danno lo fa.
    Attila invece, anche se Unicredit si è dissociata, è più di un trader, è un uomo delle banche.

    La cosa interessante del filmato, per me, è la fiducia dei giornalisti, il prendere di fatto per buono un pensiero distruttivo quasi a prescindere, se il mio inglese non mi ha tradita.

  26. gherardo bortolotti il 29 settembre 2011 alle 13:15

    @andrea: sul fatto che il problema politico non sia la brama dei trader sono completamente d’accordo! non sono del tutto convinto che, nei media, ci sia un rapporto di complementarietà tra la narrazione tecnocratica e rastani (che mi sembra darsi piuttosto tra le riunioni del g8, per dire, e le manifestazioni in piazza syntagma: entrambe le “narrazioni” danno una specie di rappresentazione impersonale, da “evento storico”, della crisi quando invece qui è interessante la pianificazione, la volontà specifica, l’interesse etc. che invece vengono, direi sistematicamente, rimossi) ma capisco e seguo il tuo ragionamento. comunque non vorrei fare un caso di rastani. tantomeno ne vorrei fare una specie di valvola di sfogo. per me, rimane solo un momento di evidenza (non di verità) che, come tale, viene poi dissolto nel flusso mediatico.

    @alcor: in effetti la cosa che mi colpisce dei giornalisti (a parte la battuta della giornalista sui “gioielli” dei colleghi che, almeno per come l’ho capita, vedrei davvero difficilmente pronunciata da un’omologa italiana) è quel certo grado di costernazione che riesce a superare anche l’aplomb britannico :-)

  27. Massimo il 29 settembre 2011 alle 13:20

    Naturalmente è un falso. E’ evidente che le banche non governano il mondo … chiunque se ne può accorgere.
    Lo stupore dei giornalisti alla fine è esemplare.
    Ma come, qualcuno ha dato ordine di cambiare la versione? Proprio da NOI?

  28. andrea inglese il 29 settembre 2011 alle 13:44

    massimo,
    in Islanda le banche non governavano il mondo fino al giorno in cui hanno cominciato a governarle, con una serie di conseguenze catastrofiche che si sono manifestate alcuni anni più tardi
    l’economia politica ha sepre negato l’atemporalità e la naturalità dell’organizzazione capitalista; vediamo di continuare su questa strada; anche perché se le banche hanno sempre e comunque governato il mondo, perché prendersela? di fronte ai fatti ineluttabili, meglio un saggio stoicismo

    a gherardo, ci siamo intesi…
    “non sono del tutto convinto che, nei media, ci sia un rapporto di complementarietà tra la narrazione tecnocratica e rastani”, no certo, ma rastani ha captato un non detto dei media ufficiali, ampiamente detto altrove… e anche qui internet ha, per primo, fatto suo questo non-detto, con il numero di cliccaggi….

  29. alcor il 29 settembre 2011 alle 15:06

    A suo tempo, ho trovato questo libro di Guido Rossi, benché difficile per una persona digiuna di cultura giuridica come sono, enormemente interessante:

    http://www.adelphi.it/libro/9788845922411

  30. Dinamo Seligneri il 29 settembre 2011 alle 16:18

    Questo personaggio mi sembra più che un falso, un falsario sottosviluppato; parla da squalo dei mercati ma a quel che leggo su internet è solo un pesciolino invasato dentro al suo sito da cui sparge la storiella sulle banche che governano il mondo… molti bloggers stanno scrivendo le stesse cose in questi mesi… che novità! Io sono portato a credere che NON siano le banche a governare il mondo, mi aspetto quindi che un vero squalo dei mercati, se va in tv per piazzare la bomba, dica qualcosa di più di questo rivendugliolo ambulante.
    L’unica curiosità che s’affaccia è perché la BBC mandi in etere un simile figuro. E qui le risposte potrebbero essere diverse, dal compiacimento dei complottisti, a qualche bella staffilata sinistra al Goldman, o addirittura qualche favorino… L’unica cosa certa è che quel signore è un im post ore…

  31. Daniele Ventre il 29 settembre 2011 alle 16:46

    @ Alcor: sì, facevo un paragone fra politici e agenti di borsa in base agli studi psicologici. Questi tizi definiscono un’antropologia cannibale.

    @ Andrea Inglese: guadagnare una barca di soldi non è triste, per chi li guadagna. Ma dipende da come si guadagna e a spese di chi.

  32. gherardo bortolotti il 29 settembre 2011 alle 16:46

    mi segnala il team di sergio soda star che dove capisco ‘jewels’ la giornalista dice ‘jaws’. è proprio vero che la malizia è spesso nell’occhio di chi guarda.

  33. diamonds il 29 settembre 2011 alle 17:29

    una volta sono stato a una mostra-conferenza di architetti internazionali uscendone con la sensazione che fosse una mise en scene con comparse che recitavano un ruolo con il mestiere di attori consumati.Dopo che siete riusciti a sollevare dubbi omologhi comincio a pensare seriamente che il futuro del crimine dopo essere stato legato alla buona sorte e alle capacità degli studi legali passi nelle mani degli uffici stampa o nei camerini

    http://eng.shiwaw.net/L/Led%20Zeppelin/Led%20Zeppelin—D'yer%20Mak'er.mp3

  34. carmelo il 29 settembre 2011 alle 19:33

    scusate ma voi quando scrivete trader a cosa pensate?
    In genere un trader è un dipendete di una banca o di una società finanziaria (di trading se altamente specializzata) o di un fondo che negozia strumneti finanziari. Lo puo’ fare per conto della società di cui è dipendente, o dei clienti della societa di cui è dipendenti.
    E’ un attività molto stressante, questo si, ma credo che l’attività di un metalmeccanico sia ancora più stressante e meno remunerata.

    Se si vuole parlare della finanza e sul ruolo che essa svolge nell’ambito dell’economia allora questa è un’altra questione.

    Insomma sarebbe bene non confondere i bancari con le banche. sono due entità un pochetto diverse.

    Conosco dei trader ( come ) alcuni sono esaltati ( come ve ne sono in tutte le aziende e tutte le funzioni) altri sono molto simpatici e intelligenti.

  35. AMA il 30 settembre 2011 alle 00:28

    Non sanno manco di cosa stanno parlando.

  36. alcor il 30 settembre 2011 alle 13:19

    ma sì, lo sappiamo che ognuno di noi può essere un trader, basta che compri e venda tramite la sua banca o un collegamento on line, ma è evidente che qui non si parla di questo, né dei funzionari dei borsini, ma dei grandi trader professionisti, quelli che spostano davvero grandi masse di denaro, anche e soprattutto allo scoperto.

  37. carmelo il 30 settembre 2011 alle 22:02

    @alcor
    i funzionari dei borsini non sono trader.
    Negli usa è diffusa la professione indipendente dei trader che gestiscono i risparmi dei privati. Ma non spostano granchè.

    Chi muove il mercato sono grandi banche, grandi fondi di invetsimento grandi società finanziarie.
    Queste istituzioni si avvalgono di persone specializzate in questo tipo di attività. Queste istituzioni assumono posizioni in proprio o si limitano a fare da controparte (aprono una posizione con il cliente e la chiudono con un’altra controparte). Alcune istituzioni volgono attività fortemente spoeculativa e, direi, criminale come le cronache hanno registrato.

    L’aspetto diabolico del sistema del mercato del XXI secolo sta proprio nel fatto che è completamente spersonalizzato e funziona (NELL’EDITORIA COME nella moda) attrraverso l’applicazione di “tecniche” che obbediscono ad una sola legge: il profitto.
    Il profitto divenuto extra-teritoriale è svincolato persino da ogni tentativo di regolazione “nazionale” che nel secolo scorso riusciva ancora a subordinarlo agli interessi dello stato (che non esiste più) che rispondevano anche ad esigenze di redistribuzione (ovviamente limitata) della ricchezza di tutela di diritti ( salario, orario di lavoro, servizi sociali etc etc.).
    In questo sistema il lavoro del tecnico (chi non lo è ormai?) è triste, alienante, ma ben più triste alienante e miserabile eè la dimensione del consumatore alla quale tutti tendiamo ad essere degradati.
    Questa spirale profitto-consumo a mio parere è divenuta insostenibile e le crisi saranno sempre piu’ profonde e intense.

  38. giorgio mascitelli il 30 settembre 2011 alle 22:41

    Ritengo che sia giusto attenersi all’invito di Gherardo di non preoccuparsi sulla natura bufalina o meno del video. Per provare a capire analizziamo ciò che sappiamo:
    1. Una persona sconosciuta dice alcune verità critiche sul mondo finanziario, però condendole con un paio di semplificazioni ed esagerazioni che le rendono un po’ naif.
    2. La bbc decide di fare un’intervista a un personaggio sconosciuto che dice le proprie opinioni sul mondo ( quindi essendo opinioni e non informazioni non c’è scoop), nonostante abbia solo l’imbarazzo della scelta nell’intervistare economisti critici o banalmente industriali spaventati.
    3. Si scatena una ridda di ipotesi su chi sia il famoso trader ed emerge la verità che è un personaggio di scarso successo nel mondo degli affari e dunque una persona un po’ diversa da come si è presentata.

    Questi sono gli elementi concreti: intanto passano 15 giorni nessuno si ricorda più esattamente di costui, ma nell’orecchio dell’ascoltatore medio della bbc resta la vaga idea che chi dice che la finanza controlla il mondo è una persona poco affidabile, non chiara, sfuggente. Credo che questa cosa nel semplicismo delle generazioni premediatiche si sarebbe chiamata una provocazione; oggi potremmo accordarci per qualcosa di più moderno, che so SRIW (systemici redundancy of interactives words)



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