Sine die

30 settembre 2011
Pubblicato da

di Davide Racca

In memoria di Giuliano Mesa

 

luogo – la notte.

salmastro
e astro notturno –
più lucido
– ora,
più sottile

e …

cosa vuoi dire –
ancora?
cosa cerchi di dire?

inutile capire
senza capirsi
e
vedere –
quel che si deve –
senza vederlo più

 

(non vedremo senza capirlo?
non capiremo senza vederlo?)

 

***

 

… ma

ancora prima di sollevare
l’ombra del corpo
dalla tua ombra
sull’orlo – sono andate
giornate
in frantumi e nude
sembianze (vite
nubi sogni
e lividi).

innumerevoli cambi di sede –
la luce era in basso –
voltando le spalle
al senso dei giorni.

avvicinandola –
un pugno di mosche
ha suggerito futuro
all’orecchio del tramonto:

era bianco assoluto…

 

e ricordare ora –
soli –
a ricordare
non serve una sola parola,
memoria –
o un punto qualsiasi
fuori del mondo.

 

le voci di estranei –
gli estremi
dei lembi

… ma

i passi del cancro
proseguivano solitari
nella gabbia di dentro

(maledizione dei dettagli)

 

***

 

non illuderti –

d’improvviso era chiaro:
la marea si alzava –
non era più meta
a portare avanti
verso un dove

(dove?) –

un vagare a vista
(e la vista, anche quella,
che sfocava)

.

l’indebolirsi della luce –
la pelle
sempre più aderente
alle ultime cose –

la voce
dove sgrana per tutti
l’imponderabile impronta di caligine

(è qui che ci prende
la paura della lingua?)

 

non illuderti –

non amministriamo più
la vertigine –

l’ultima stanza
e l’estremo rimedio
hanno posato
il velo –  sigillato
l’inequivocabile patto
con il vero

(ma
dov’era il vero?  eri tu –
fuori di te – più vero?)

 

resta di pietra
il profilo della vita
in quel punto

resta di pietra
l’abito della festa
e i convitati

resta di pietra
la mensa di pietra
di domani?

 

***

 

della voce –
a volerlo – si può conoscere
ogni piega e azione

fino all’ultima declinazione
del rantolo

 

(un notturno visionario –
poi –
ha prevalso
in ogni senso)

 

del corpo della lingua
non resta che mutamento
e pietra –
la mutria evanescente
della luna

 

lo sguardo
si è fatto luce
e tenebra

(cuore e lemure),

con pugno chiuso e
mano aperta – avvicinando
la notte senza tregua –

ti ha attraversato
il buio che hai
attraversato

con ritmo più profondo
nel più profondo vuoto
al centro

Tag: ,

5 Responses to Sine die

  1. stan il 30 settembre 2011 alle 19:22

    Applaudo a tanta corposità di lingua. Applaudo.

    Una curiosità. In rete ho letto altri testi di Racca … L’omaggio a Mesa è anche nell’atto di mimare l’andamento dei suoi versi?

    Stan. L.

  2. antonello il 30 settembre 2011 alle 20:37

    è un regalo è solo un regalo che davide racca, con queste parole accorte, accostate al corpo totale di G.M., ci dona. grazie.

  3. Davide Racca il 30 settembre 2011 alle 22:12

    Gentile Stan, non direi “omaggio” ma “memoria”. Comunque sì, questi testi sono anche un atto di mimesi.

  4. Biagio Cepollaro il 1 ottobre 2011 alle 10:59

    Ciao, caro Davide…

  5. jacopo galimberti il 3 ottobre 2011 alle 11:24

    grazie davide.



indiani