Fine della fiction

14 ottobre 2011
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di Helena Janeczek

In piazza stavano girando un film con Fabio Volo. Hanno aggiunto una pista di bocce, hanno piazzato una finta panchina davanti a quelle vere. I pensionati che di solito vi siedono, si erano appostati dall’altro lato per vedere cosa avrebbero fatto i due attori che impersonavano il loro ruolo. In abito nero, capelli impomatati e baffetti, il protagonista sarebbe stato quasi irriconoscibile, se uno della troupe non lo avesse seguito con un ombrello rosso per impedire che il trucco si sciogliesse al sole anomalo. Al ciak, Volo si siede sulla panchina, apre un vassoio di paste e ne offre ai due vecchietti con la coppola. Una ragazza elegante si affaccia per un tiro di bocce. Applausi. Fine della scena. Fine della metamorfosi della piazza di Gallarate in piazza da fiction italiana. Smontato il set, restano la chiesetta, i bar con i tavoli all’aperto, i pensionati tornati a occupare le loro postazioni. Tutto sembra quasi uguale, anche se dalla Sicilia da cartolina si è rientrati nel centro di una città lombarda. Però a pochi passi cominciano i vetri imbrattati dei palazzi appena costruiti, le agenzie interinali, i “tutto a un euro”. Segni di un cedimento progressivo che imparenta ogni città italiana a Venezia con le sue fondamenta erose. Non regge più la nostra fiction quotidiana – e lo sappiamo. Eppure abbiamo cominciato tardi a reagire come in Spagna o in Israele o come stanno facendo persino a Wall Street. Non abbiamo occupato le nostre piazze grandi o piccole per strappare il nostro spazio, prima di tutto, alla menzogna. Siamo restati passivi come un pubblico, medusizzati da una sfiducia senza limiti in quelli che pensano agli affari propri e ci consegnano alla crisi. Protestare in Italia è più difficile: vuoi perché ci portiamo in spalla anni e anni di stanchezze e incazzature (anche la rabbia repressa logora), vuoi perché si è dimostrato più rischioso. Il movimento nato a Seattle è morto a Genova. E’ trascorso un decennio in cui tutto è rimasto uguale, ma peggiorando a dismisura. I ragazzi che stanno incassando le prime manganellate davanti alle sedi della Banca d’Italia, allora erano alle elementari o all’asilo. Non dovremmo solamente stare a guardare anche loro con un residuo di speranza data in delega, non dovremmo consegnarli al rischio di essere isolati dalla radicalizzazione dello scontro alla quale questo governo morente sembra intenzionato consegnarli, forse capace, almeno in questo, di riuscirci. Ci vuole poco a essere messi meglio di un ragazzo italiano di vent’anni. Però in gioco non è solo il loro presente e futuro. Non per tornare protagonisti, ma cittadini, dovremmo essere in molti a cercare un modo per esprimere che il tempo della finzione è finito.

pubblicato in una versione precedente suL’Unità, 12 ottobre 2011.

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10 Responses to Fine della fiction

  1. Lucio Angelini il 14 ottobre 2011 alle 11:48

    Noi veneziani, nel nostro piccolo, domani mattina abbiamo la MARCIA ANFIBIA PER UN ALTRO PAT, contro TESSERA CITY e le altre cementificazioni speculativbe previste dal Piano di Assetto Territoriale:

    Quando: sabato 15 ottobre 2011 dalle ore 10 alle 12.30;

    Dove: via Triestina (centro di Tessera o quel che è…) per giungere
    nelle aree che dovrebbero diventare il futuro “Quadrante di Tessera” (area a fortissimo rischio idraulico: -1,70 metri s.l.m.);
    Come: a piedi o in bicicletta;
    Con cosa: cartelli, striscioni, oggetti simbolici (maschere da sub, boccaglio, pinne, mascherina antismog);
    Chi: tutte/i siete invitate/i (anche quelli col colbacco…)

    Ecoistituto del Veneto, Rete Ambiente Veneto, Amico Albero, AmbienteVenezia, MultimediaRecords, Lipu, Coordinamento Io decido, Estuario Nostro, Coordinamento associazioni ambientaliste del Lido, Movimento dei Consumatori, WWF Venezia, Medicina Democratica, Associazione Gabriele Bortolozzo, Assemblea Rischio Chimico di Marghera, Comitato Alberi Marghera, Amici Parco Bissuola Mestre, Comitato Allagati Favaro Veneto, Comitato Allagati Mestre vie Toti, Stuparich e Baracca, Grilli Venezia, No Mose, No Grandi Navi in Laguna, Cà Tron – Città Aperta, Mountain Wilderness Ve, Comitato promotore Referendum Sub-lagunare, Comitati Riciclo Totale-Rifiuti Zero Ve eTv, Aria Pulita di Marcon, No Tav Venezia-Trieste, BioNaturae, Blog Mestr(e)cologia, Comitato cittadini via Porto Cavergnago, 40 X Venezia, Venessia.com, Valdemare, Associazione Ilfarodellavita

  2. Pisacane il 14 ottobre 2011 alle 16:51

    Tutti sorridono davanti all’ingenuità di certe proposte degli indignati. Intanto restano puliti, al riparo dalle critiche, davanti allo schermo. Che bravi

  3. helena il 14 ottobre 2011 alle 17:42

    C’è qualcosa che non va, infatti. Non avere risposte alternative tranne quelle più ovvie che – oddìo – parevano scandalose fino a quando non sono state sdoganate persino da Confindustria (la patrimoniale, per esempio), non dovrebbe esonerarci dal guardare in faccia che un modello di società in cui potevamo sentirci tutelati q.b., consumare a discrezione del nostro reddito e delle nostre idee, avere un lavoro che ce lo consentisse, è entrato in crisi. Capisco che non è facile ammetterlo – ma le reazioni di fronte ai ragazzi incazzati mi sembrano il frutto di differenti strategie di rimozione.

  4. matteo ciucci il 14 ottobre 2011 alle 19:26

    La patrimoniale è andata, che la facciano – e la faranno, in ritardo – o meno: ma i grossi risparmi dei PIGS (alla faccia dei diritti fondamentali dell’uomo, fra cui quello della dignità di non essere chiamati “maiali”) sono già volati in Germania:

    http://blogs.cfr.org/geographics/2011/10/13/euroflee/

    Pagheranno, come sempre, i soliti noti.

  5. helena il 14 ottobre 2011 alle 20:11

    Pisacane, mi permetto di linkare qui sotto il post in cui (di)spieghi benissimo il pensiero condensato nel tuo commento.

    http://rispettarelosceno.wordpress.com/2011/10/14/facile-sfottere-gli-indignati/

  6. dm il 15 ottobre 2011 alle 01:40

    Bello il pezzo di Helena Janeczek. Il post di Pisacane anche è emblematico: rende conto secondo me della spaccatura tra azione e stagnazione, di quel vuoto che dovremo riempire.

  7. diamonds il 15 ottobre 2011 alle 10:07

    si è rotto il giocattolo

  8. Pisacane il 15 ottobre 2011 alle 12:31

    Grazie Helena.

  9. Dinamo Seligneri il 15 ottobre 2011 alle 16:56

    Gli indignati hanno incassato pure il commentino di Draghi… secondo me, senza sapere né leggere né scrivere, non deve essere un bel segno di forza, né di distinzione.

  10. Il film già visto – Nazione Indiana il 18 ottobre 2011 alle 10:48

    […] un film già visto”. Sarà perché pochi giorni prima avevo invocato la fine della fiction, che questo commento, uno dei più ricorrenti sui fatti di Roma, mi è parso tra più insidiosi. […]



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