<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Il film già visto	</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/2011/10/18/il-film-gia-visto/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/18/il-film-gia-visto/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 25 Oct 2011 16:29:02 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>
		Di: Le teste e le proteste &#171; minima &#38; moralia		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/18/il-film-gia-visto/#comment-158314</link>

		<dc:creator><![CDATA[Le teste e le proteste &#171; minima &#38; moralia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 16:29:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40380#comment-158314</guid>

					<description><![CDATA[[...] un Ostellino in vena di lezioni di leninismo. È accaduto su Nazione indiana, grazie per esempio a Helena Janeczek, Marco Rovelli o Giacomo Sartori. È accaduto anche qui su minima et moralia, grazie a un pezzo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] un Ostellino in vena di lezioni di leninismo. È accaduto su Nazione indiana, grazie per esempio a Helena Janeczek, Marco Rovelli o Giacomo Sartori. È accaduto anche qui su minima et moralia, grazie a un pezzo di [&#8230;]</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena janeczek		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/18/il-film-gia-visto/#comment-157840</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 12:43:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40380#comment-157840</guid>

					<description><![CDATA[Perfettamente d&#039;accordo. Era giusto per cercare di dire che ci possono essere delle resistenze soggettive persino in chi si rende conto della necessità oggettiva.
Esempio un po&#039; del cavolo. Oggi ho fatto un po&#039; di spesa in un supermercatino bio, commentando con un&#039;amica che alcuni prodotti non sono nemmeno più cari (o solo in misura trascurabile) dell&#039;Esselunga. Perché non ci vado più spesso? Perché è scomodo, fuori rotta. Dicevo, del cavolo perché mi rendo conto che a questo livello cambia poco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perfettamente d&#8217;accordo. Era giusto per cercare di dire che ci possono essere delle resistenze soggettive persino in chi si rende conto della necessità oggettiva.<br />
Esempio un po&#8217; del cavolo. Oggi ho fatto un po&#8217; di spesa in un supermercatino bio, commentando con un&#8217;amica che alcuni prodotti non sono nemmeno più cari (o solo in misura trascurabile) dell&#8217;Esselunga. Perché non ci vado più spesso? Perché è scomodo, fuori rotta. Dicevo, del cavolo perché mi rendo conto che a questo livello cambia poco.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Vincenzo Cucinotta		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/18/il-film-gia-visto/#comment-157836</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 10:46:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40380#comment-157836</guid>

					<description><![CDATA[@Helena
Però non confondiamo l&#039;aspetto soggettivo e quello oggettivo. 
Poco importa che non siamo pronti, che non rinunceremmo alla birretta (ma davvero saremo così poveri da dovere rinunciare anche a questi piccoli lussi?), che l&#039;utopia non sia strutturata come dici appropriatamente. 
Se l&#039;utopia fosse quella del mantenimento di una società umana civile, se fosse questa la misera, minima utopia che ci resta? 
La spinta può ben essere la sopravvivenza. Forse perchè prigionieri di un immaginario hegeliano, immaginiamo sempre il futuro come miglioramento, forse non comprendiamo come perfino continuare a permetterci un 10% di quanto oggi ci permettiamo potrebbe costituire un obiettivo rivoluzionario. 
La verità è che i pericoli per la sopravvivenza di un&#039;umanità non restituita allo stato selvatico sono noti a tutti, sono perfino evidenti, basterebbe pensare in termini di decenni, mentre si pensa piuttosto in termini di decine di mesi al massimo. 
L&#039;attualità della rivoluzionme è lì tutta di fronte a noi come una necessità oggettiva, ma noi ci voltiamo da un&#039;altra parte come quando spegniamo la sveglia e riprendiamo a dormire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Helena<br />
Però non confondiamo l&#8217;aspetto soggettivo e quello oggettivo.<br />
Poco importa che non siamo pronti, che non rinunceremmo alla birretta (ma davvero saremo così poveri da dovere rinunciare anche a questi piccoli lussi?), che l&#8217;utopia non sia strutturata come dici appropriatamente.<br />
Se l&#8217;utopia fosse quella del mantenimento di una società umana civile, se fosse questa la misera, minima utopia che ci resta?<br />
La spinta può ben essere la sopravvivenza. Forse perchè prigionieri di un immaginario hegeliano, immaginiamo sempre il futuro come miglioramento, forse non comprendiamo come perfino continuare a permetterci un 10% di quanto oggi ci permettiamo potrebbe costituire un obiettivo rivoluzionario.<br />
La verità è che i pericoli per la sopravvivenza di un&#8217;umanità non restituita allo stato selvatico sono noti a tutti, sono perfino evidenti, basterebbe pensare in termini di decenni, mentre si pensa piuttosto in termini di decine di mesi al massimo.<br />
L&#8217;attualità della rivoluzionme è lì tutta di fronte a noi come una necessità oggettiva, ma noi ci voltiamo da un&#8217;altra parte come quando spegniamo la sveglia e riprendiamo a dormire.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/18/il-film-gia-visto/#comment-157831</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 09:44:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40380#comment-157831</guid>

					<description><![CDATA[Ieri ero in giro e non avevo il tempo per rispondere con calma. 
Alessandro, credo che nessuno di noi abbia delle risposte già bell&#039;è pronte - forse nemmeno gli economisti che cercano di elaborare delle alternative ai dogmi neoliberisti, anche se bisognerebbe dar loro molto più spazio nei luoghi di scambio non specialistici. 
Ma per il semplice fatto di avere un po&#039; più di anni, dunque memoria storica, e cultura (politica e/o non), un po&#039; di strumenti in più credo che ce li abbiamo. E sarebbe importante che sia chiara l&#039;intenzione di non voler ammaestrare nessuno, proprio perché il percorso è tutto da costruire insieme. Ma mettere a disposizione il proprio cervello con tutto ciò che contiene - anche i dubbi articolati come hai fatto tu - sarebbe una cosa bella e &quot;politica&quot;.
Poi, come ho detto sopra, la vedo dura. Perché ha ragione Massimo a ritenere significativo uno slogan (o graffito) come &quot;oggi abbiamo vissuto&quot;. Leggi Bifo o altre cose e ti rendi conto - come scrive anche Dazieri - che noi, visti da chi ha sfasciato, siamo un problema. Ci sembra di essere sufficientemente precari e malmessi nonché incazzati per lo stato delle cose, ma da un&#039;altra prospettiva siamo comunque dentro, dall&#039;altra parte della barricata. E&#039; anche questo che è stato messo in scena a Roma.   
E serve a poco, per ironia della sorte, riuscire a ricondurre questo slogan o altri simili a un&#039;oggettiva convergenza tra il mortuario vitalismo fascista e il nichilismo di cui sopra. Come ci parli con uno che ti dice, ma io non voglio aver ragione, voglio solo spaccare tutto, ora?
@massimo
Penso che sia ora di uscire dalla dicotomia rivoluzione o status quo. E persino da quella rivoluzione o riforme. E&#039; indubbio che le lotte del passato - dei braccianti e operai, delle donne ecc. - ci abbiano consegnato la società ora messa in crisi, posto argini all&#039;allargamento delle diseguagliaze del capitalismo. L&#039;ultima istanza che da esso è stata inglobata, forse, è quella ecologica. Quando ero ragazzina in Germania c&#039;era il forte movimento contro il riarmo e l&#039;energia atomica, i verdi erano un partito nuovo sgorgato dal movimento, molto radicale. Oggi, circa trent&#039;anni dopo, i verdi sono un partito di establishment fortissimo, la Germania ha deciso di smantellare le centrali nucleari perché se lo può permettere (anzi pare che potrebbe guadagnarci). Una parte (di cui purtroppo non so misurarti la consistenza) della sua sconcertante forza economica rispetto all&#039;Europa e persino al resto del mondo avanzato, deriva dal fatto che, proprio per spinta dei cambiamenti culturali e politici che ha innescato il movimento verde, sia all&#039;avanguardia su tutto quel che concerne il know how, la ricerca e produzione, la diffusione delle pratiche ecologiche.
Le manifestazioni non servono a bloccare guerre decise altrove, né a far cadere i governi se non troppo marci. Vero. Possono però servire a mettere in moto dei cambiamenti nei cittadini (li chiamo così e non opinione pubblica). E&#039; questo ciò a cui - secondo me - dovrebbe servire anche quest&#039;ultimo. Che si trova ad affrontare una crisi di sistema più grave e quindi dovrebbe elaborare delle risposte che potrebbero, per necessità, avere una sostanza rivoluzionaria. 
Credo che sia evidente che la rivoluzione davvero la vogliano in pochi. Uno perché non abbiamo un modello condiviso di una società del tutto alternativa, un&#039;utopia strutturata. Due: perché credo che sarebbe difficile per tutti riformare le proprie abitudini formate nell&#039;imperfetto mondo binomico di democrazia più capitalismo basato sull&#039;assiome crescita-consumi che, con i correttivi di cui sopra, abbiamo vissuto sino ad ora come il migliore possibile. Uno può fottersene del Suv, dei vestiti di marca, del telefonino cool, ma tante altre cose che - avendoci i soldi- consumiamo, ci piacciono (le vacanze, una buona birra o bottiglia di vino, una serata al cinema, per me - confesso - anche una bistecca.) 
Quindi non è il punto di capire chi ha la volontà rivoluzionaria più pura. Ma capire che davvero sembra venuto il momento di capire che così non si va più avanti, se non sempre peggio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ero in giro e non avevo il tempo per rispondere con calma.<br />
Alessandro, credo che nessuno di noi abbia delle risposte già bell&#8217;è pronte &#8211; forse nemmeno gli economisti che cercano di elaborare delle alternative ai dogmi neoliberisti, anche se bisognerebbe dar loro molto più spazio nei luoghi di scambio non specialistici.<br />
Ma per il semplice fatto di avere un po&#8217; più di anni, dunque memoria storica, e cultura (politica e/o non), un po&#8217; di strumenti in più credo che ce li abbiamo. E sarebbe importante che sia chiara l&#8217;intenzione di non voler ammaestrare nessuno, proprio perché il percorso è tutto da costruire insieme. Ma mettere a disposizione il proprio cervello con tutto ciò che contiene &#8211; anche i dubbi articolati come hai fatto tu &#8211; sarebbe una cosa bella e &#8220;politica&#8221;.<br />
Poi, come ho detto sopra, la vedo dura. Perché ha ragione Massimo a ritenere significativo uno slogan (o graffito) come &#8220;oggi abbiamo vissuto&#8221;. Leggi Bifo o altre cose e ti rendi conto &#8211; come scrive anche Dazieri &#8211; che noi, visti da chi ha sfasciato, siamo un problema. Ci sembra di essere sufficientemente precari e malmessi nonché incazzati per lo stato delle cose, ma da un&#8217;altra prospettiva siamo comunque dentro, dall&#8217;altra parte della barricata. E&#8217; anche questo che è stato messo in scena a Roma.<br />
E serve a poco, per ironia della sorte, riuscire a ricondurre questo slogan o altri simili a un&#8217;oggettiva convergenza tra il mortuario vitalismo fascista e il nichilismo di cui sopra. Come ci parli con uno che ti dice, ma io non voglio aver ragione, voglio solo spaccare tutto, ora?<br />
@massimo<br />
Penso che sia ora di uscire dalla dicotomia rivoluzione o status quo. E persino da quella rivoluzione o riforme. E&#8217; indubbio che le lotte del passato &#8211; dei braccianti e operai, delle donne ecc. &#8211; ci abbiano consegnato la società ora messa in crisi, posto argini all&#8217;allargamento delle diseguagliaze del capitalismo. L&#8217;ultima istanza che da esso è stata inglobata, forse, è quella ecologica. Quando ero ragazzina in Germania c&#8217;era il forte movimento contro il riarmo e l&#8217;energia atomica, i verdi erano un partito nuovo sgorgato dal movimento, molto radicale. Oggi, circa trent&#8217;anni dopo, i verdi sono un partito di establishment fortissimo, la Germania ha deciso di smantellare le centrali nucleari perché se lo può permettere (anzi pare che potrebbe guadagnarci). Una parte (di cui purtroppo non so misurarti la consistenza) della sua sconcertante forza economica rispetto all&#8217;Europa e persino al resto del mondo avanzato, deriva dal fatto che, proprio per spinta dei cambiamenti culturali e politici che ha innescato il movimento verde, sia all&#8217;avanguardia su tutto quel che concerne il know how, la ricerca e produzione, la diffusione delle pratiche ecologiche.<br />
Le manifestazioni non servono a bloccare guerre decise altrove, né a far cadere i governi se non troppo marci. Vero. Possono però servire a mettere in moto dei cambiamenti nei cittadini (li chiamo così e non opinione pubblica). E&#8217; questo ciò a cui &#8211; secondo me &#8211; dovrebbe servire anche quest&#8217;ultimo. Che si trova ad affrontare una crisi di sistema più grave e quindi dovrebbe elaborare delle risposte che potrebbero, per necessità, avere una sostanza rivoluzionaria.<br />
Credo che sia evidente che la rivoluzione davvero la vogliano in pochi. Uno perché non abbiamo un modello condiviso di una società del tutto alternativa, un&#8217;utopia strutturata. Due: perché credo che sarebbe difficile per tutti riformare le proprie abitudini formate nell&#8217;imperfetto mondo binomico di democrazia più capitalismo basato sull&#8217;assiome crescita-consumi che, con i correttivi di cui sopra, abbiamo vissuto sino ad ora come il migliore possibile. Uno può fottersene del Suv, dei vestiti di marca, del telefonino cool, ma tante altre cose che &#8211; avendoci i soldi- consumiamo, ci piacciono (le vacanze, una buona birra o bottiglia di vino, una serata al cinema, per me &#8211; confesso &#8211; anche una bistecca.)<br />
Quindi non è il punto di capire chi ha la volontà rivoluzionaria più pura. Ma capire che davvero sembra venuto il momento di capire che così non si va più avanti, se non sempre peggio.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/18/il-film-gia-visto/#comment-157792</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 13:45:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40380#comment-157792</guid>

					<description><![CDATA[parlavo di squadristi per chiarire meglio cosa sono e cosa fanno i &quot;giornalisti di regime&quot;, eccone uno:

http://tv.repubblica.it/politica/sallusti-fecero-bene-a-sparare-a-giuliani-ferrero-lo-manda-a-quel-paese/78729?video

ps come si fa a scrivere per un giornale che ha un simile assassino (ne ha la responsabilità morale, di quell&#039;omicidio, dopo quel che ha detto) come direttore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>parlavo di squadristi per chiarire meglio cosa sono e cosa fanno i &#8220;giornalisti di regime&#8221;, eccone uno:</p>
<p><a href="http://tv.repubblica.it/politica/sallusti-fecero-bene-a-sparare-a-giuliani-ferrero-lo-manda-a-quel-paese/78729?video" rel="nofollow ugc">http://tv.repubblica.it/politica/sallusti-fecero-bene-a-sparare-a-giuliani-ferrero-lo-manda-a-quel-paese/78729?video</a></p>
<p>ps come si fa a scrivere per un giornale che ha un simile assassino (ne ha la responsabilità morale, di quell&#8217;omicidio, dopo quel che ha detto) come direttore?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Massimo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/18/il-film-gia-visto/#comment-157786</link>

		<dc:creator><![CDATA[Massimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 11:31:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40380#comment-157786</guid>

					<description><![CDATA[La scritta più rivelatrice è Oggi abbiamo vissuto. 
Un&#039;epoca più impotente di questa non c&#039;è mai stata.
L&#039;impotenza genera aggressività.
L&#039;aggressività si sfoga nelle manifestazioni. Violente o non violente. Sulla non-violenza bisognerebbe fare tutto un discorso, ma sarebbe troppo lungo. Rimando al saggio di Losurdo intitolato La non-violenza, appunto.
Allo sfogo impotente basta aggiungerci il solito meccanismo delle infiltrazioni governative (i black bloc sono questo e niente altro), più le teste di cazzo a sfogo autonomo (anche queste non mancano mai)  e il quadretto può ripetersi n volte. Come puntualmente fa.
Manifestazioni serie sarebbero quelle che mettono in ginocchio il governo. Ma in genere (vedi Argentina et similia) funzionano perché il governo in ginocchio ci sta già per conto suo.
E non è il caso dell&#039;Italia, nonostante quello che si può pensare.
Per cui sarebbe ora di comprendere che le manifestazioni NON servono a nulla. 
Il popolo non ha MAI deciso niente dal basso. L&#039;assoluta mancanza di figure carismatiche in questo periodo storico, non lascia presagire nessuna possibilità di organizzare un vero movimento rivoluzionario.
A conti fatti, poi, una vera rivoluzione è un desiderio di pochissimi. Gli altri borbottano.
Chi è ancora alle prese con la vecchia dicotomia destra-sinistra si perde in analisi interminabili e non afferra il vero punto della questione: queste forme di lotta (ma lo saranno, poi?) sono obsolete.
Una televisione estera, magari araba, a cui viene tolto l&#039;audio, potrebbe vedere negli eventi di Roma &quot;il popolo ribelle che tiene testa alle forze del vergognoso satrapo al governo&quot;.
Proprio come in Libia.
Grande è la confusione sotto il cielo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scritta più rivelatrice è Oggi abbiamo vissuto.<br />
Un&#8217;epoca più impotente di questa non c&#8217;è mai stata.<br />
L&#8217;impotenza genera aggressività.<br />
L&#8217;aggressività si sfoga nelle manifestazioni. Violente o non violente. Sulla non-violenza bisognerebbe fare tutto un discorso, ma sarebbe troppo lungo. Rimando al saggio di Losurdo intitolato La non-violenza, appunto.<br />
Allo sfogo impotente basta aggiungerci il solito meccanismo delle infiltrazioni governative (i black bloc sono questo e niente altro), più le teste di cazzo a sfogo autonomo (anche queste non mancano mai)  e il quadretto può ripetersi n volte. Come puntualmente fa.<br />
Manifestazioni serie sarebbero quelle che mettono in ginocchio il governo. Ma in genere (vedi Argentina et similia) funzionano perché il governo in ginocchio ci sta già per conto suo.<br />
E non è il caso dell&#8217;Italia, nonostante quello che si può pensare.<br />
Per cui sarebbe ora di comprendere che le manifestazioni NON servono a nulla.<br />
Il popolo non ha MAI deciso niente dal basso. L&#8217;assoluta mancanza di figure carismatiche in questo periodo storico, non lascia presagire nessuna possibilità di organizzare un vero movimento rivoluzionario.<br />
A conti fatti, poi, una vera rivoluzione è un desiderio di pochissimi. Gli altri borbottano.<br />
Chi è ancora alle prese con la vecchia dicotomia destra-sinistra si perde in analisi interminabili e non afferra il vero punto della questione: queste forme di lotta (ma lo saranno, poi?) sono obsolete.<br />
Una televisione estera, magari araba, a cui viene tolto l&#8217;audio, potrebbe vedere negli eventi di Roma &#8220;il popolo ribelle che tiene testa alle forze del vergognoso satrapo al governo&#8221;.<br />
Proprio come in Libia.<br />
Grande è la confusione sotto il cielo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: robertobugliani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/18/il-film-gia-visto/#comment-157767</link>

		<dc:creator><![CDATA[robertobugliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 23:21:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40380#comment-157767</guid>

					<description><![CDATA[Mi sembra che l&#039;invito di Helena a studiare un po&#039; di più tutti quanti a proposito del debito, del default, dell&#039;euro e della BCE sia un modo per uscire dal dibattito (e relativo tormentone) sulla violenza, sui casseurs, sul cui prodest e infiltrazioni varie. Gli strumenti ci sono, chi bazzica in rete non può non finire, anche per sbaglio, in questi siti o blog di discussione, le iniziative non mancano, il ventaglio di proposte è piuttosto ricco e articolato, c&#039;è il gruppo di Giulietto Chiesa, ci sono quelli di “Fuori dal debito! Fuori dall’euro!” di Rivoluzione Democratica, quelli di “Il debito non lo paghiamo” di Alternativa, quelli di “Dobbiamo fermarli!” dell’area di Sinistra Critica, quelli della “Campagna per il congelamento del debito”, c&#039;è stato un seminario tenutosi a Madrid, dal 7 al 9 ottobre 2011, con la partecipazione di oltre trecento persone di vari paesi –fra questi economisti e studiosi del problema del debito degli Stati- che ha proposto un audit sulla legittimità del debito contratto dalla Spagna, e il 22 e 23 ottobre ci sarà un convegno a Chianciano sulle stesse problematiche. Per cui chi vuole un&#039;idea se la può fare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra che l&#8217;invito di Helena a studiare un po&#8217; di più tutti quanti a proposito del debito, del default, dell&#8217;euro e della BCE sia un modo per uscire dal dibattito (e relativo tormentone) sulla violenza, sui casseurs, sul cui prodest e infiltrazioni varie. Gli strumenti ci sono, chi bazzica in rete non può non finire, anche per sbaglio, in questi siti o blog di discussione, le iniziative non mancano, il ventaglio di proposte è piuttosto ricco e articolato, c&#8217;è il gruppo di Giulietto Chiesa, ci sono quelli di “Fuori dal debito! Fuori dall’euro!” di Rivoluzione Democratica, quelli di “Il debito non lo paghiamo” di Alternativa, quelli di “Dobbiamo fermarli!” dell’area di Sinistra Critica, quelli della “Campagna per il congelamento del debito”, c&#8217;è stato un seminario tenutosi a Madrid, dal 7 al 9 ottobre 2011, con la partecipazione di oltre trecento persone di vari paesi –fra questi economisti e studiosi del problema del debito degli Stati- che ha proposto un audit sulla legittimità del debito contratto dalla Spagna, e il 22 e 23 ottobre ci sarà un convegno a Chianciano sulle stesse problematiche. Per cui chi vuole un&#8217;idea se la può fare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alessandro Ansuini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/18/il-film-gia-visto/#comment-157760</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ansuini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 20:49:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40380#comment-157760</guid>

					<description><![CDATA[@Carmelo: Ardunini no, dai. Mi hai letto davvero troppo di fretta mi sa.
@Helena: Mi sembrano parole importanti le tue, soprattutto per quanto riguarda l&#039;assunzione di responsabilità dei ruoli. Io per il momento mi sforzo di interpretare, non avrei davvero la presunzione, dal basso dei miei 37 anni, di indicare qualsivoglia strada. Temo di non avere neanche strumenti migliori dei loro. E sono molto scettico sul fatto che la politica possa risolvere la questione da sola. Per questo la posizione di Bifo mi sembra molto ragionevole, come la tua, d&#039;altronde.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Carmelo: Ardunini no, dai. Mi hai letto davvero troppo di fretta mi sa.<br />
@Helena: Mi sembrano parole importanti le tue, soprattutto per quanto riguarda l&#8217;assunzione di responsabilità dei ruoli. Io per il momento mi sforzo di interpretare, non avrei davvero la presunzione, dal basso dei miei 37 anni, di indicare qualsivoglia strada. Temo di non avere neanche strumenti migliori dei loro. E sono molto scettico sul fatto che la politica possa risolvere la questione da sola. Per questo la posizione di Bifo mi sembra molto ragionevole, come la tua, d&#8217;altronde.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena janeczek		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/18/il-film-gia-visto/#comment-157754</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 18:09:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40380#comment-157754</guid>

					<description><![CDATA[Ma certo, Alessandro. Infatti è per questo che può essere utile riconoscere il piccolo casseur dentro di sé. Anche se proprio questo, forse, può dare adito a malitesi perché non sono proprio sicura sicura che la frustrazione la rabbia gli istinti luddisti e nichilisti che abbiamo dentro noi somiglino davvero a quel che hanno sfogato sabato molti ragazzi politicizzati allo stadio (&quot;politicizzati&quot; è descrittivo non ironico - andrebbe conosciuto meglio anche quel mondo lì, per esempio). 
La vedo assai difficile. Chi ha provato a costruire un riferimento per i questi ragazzi sono troppo pochi - tra di essi, appunto, i centri sociali e sul versante opposto - aihmé- Casa Pound. 
Credo che per riuscirci, tuttavia, dovremmo smetterla di voler anche noi calarci nei loro panni non nei modi della comprensione, ma dell&#039;identificazione di chi vuole sentirsi dentro ancora ggiovane e incazzato. Dovremmo assumerci la posizione che ci compete. Noi (parlo per me, ma immagino che anche tu avrai più di vent&#039;anni) siamo adulti rispetto a loro.  Dovremmo dire come la pensiamo in modo netto - anche sul senso di ingaggiare scontri con la polizia e, al tempo stesso, ascoltare, capire, fornire gli strumenti che abbiamo in più, essere disposti a metterli in discussione. C&#039;è troppa paura di essere paternalisti in questo cazzo di paese gerontocratico in cui la forma dominante di esercizio di potere sui giovani - oltre all&#039;esclusione pura e semplice - è il vampirismo. Mazziati e cornuti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma certo, Alessandro. Infatti è per questo che può essere utile riconoscere il piccolo casseur dentro di sé. Anche se proprio questo, forse, può dare adito a malitesi perché non sono proprio sicura sicura che la frustrazione la rabbia gli istinti luddisti e nichilisti che abbiamo dentro noi somiglino davvero a quel che hanno sfogato sabato molti ragazzi politicizzati allo stadio (&#8220;politicizzati&#8221; è descrittivo non ironico &#8211; andrebbe conosciuto meglio anche quel mondo lì, per esempio).<br />
La vedo assai difficile. Chi ha provato a costruire un riferimento per i questi ragazzi sono troppo pochi &#8211; tra di essi, appunto, i centri sociali e sul versante opposto &#8211; aihmé- Casa Pound.<br />
Credo che per riuscirci, tuttavia, dovremmo smetterla di voler anche noi calarci nei loro panni non nei modi della comprensione, ma dell&#8217;identificazione di chi vuole sentirsi dentro ancora ggiovane e incazzato. Dovremmo assumerci la posizione che ci compete. Noi (parlo per me, ma immagino che anche tu avrai più di vent&#8217;anni) siamo adulti rispetto a loro.  Dovremmo dire come la pensiamo in modo netto &#8211; anche sul senso di ingaggiare scontri con la polizia e, al tempo stesso, ascoltare, capire, fornire gli strumenti che abbiamo in più, essere disposti a metterli in discussione. C&#8217;è troppa paura di essere paternalisti in questo cazzo di paese gerontocratico in cui la forma dominante di esercizio di potere sui giovani &#8211; oltre all&#8217;esclusione pura e semplice &#8211; è il vampirismo. Mazziati e cornuti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/18/il-film-gia-visto/#comment-157753</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 18:08:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40380#comment-157753</guid>

					<description><![CDATA[@ alessandro Ardunini
ho letto con un po&#039; di fretta, e me en scuso, il tuo lungo post. 
Vorrei provare a soffermarmi su due punti:

1) l&#039;idea di considerare poetici questi atti di violenza , gratuiti, inconsapevoli e di fatto pericolosissimi,   come atti poetici e addirittura capaci di fascinazione, scusami la trovo un po&#039; decadente, dannunziana....per non dire peggio. 

2)  dici 
o ho capito che questo debito ce l’abbiamo con l’europa. Dunque è l’europa il nostro nemico, che ci ha sottratto zitta zitta la sovranità nazionale?

No , non è così  semplice la &quot;narrazione&quot;. 

intanto il debito dello stato italiano è per la metà circa (non sono aggiornatissimo sulle statistiche)  domestico,  ovvero di persone fisiche ( magari i genitori dei giovani che manifestano) società enti finanziari, banche; l&#039;altra metà è estero. Estero vuol dire per l&#039;appunto, persone fisiche, società, fondi comuni di investimento, etc non necessariamente europee. 

provo a fare un piccolo ragionamento veloce sperando di non annoiare.

Io, tu, i giovani che manifestavano, Helena, insomma tutte le persone con fascia di reddito medio medio.bassa da decenni comprano l&#039;auto indebitandosi, attarverso i cosiddetti prestiti personali o prestiti al consumo. e magari compriamo cosi&#039; la tv l&#039;ipod l&#039;ipad la lavatrice etc etc. 
In pratica siamo vittime e complici  del sistema di mercato. 
negli ltimi decenni c&#039;e&#039; stato una aumento spaventoso dei profitti a danno dei salari stipendi. Questa situazione (non solo ma possiamo dirlo) crea uno squilibrio diciamo una eccesso di offerta, di produzione e l&#039;insorgere sempre piu&#039; minaccioso della disoccupazione. 
Per sostenere la domanda ovvero i consumi e quindi indirettamente le vendite e i profitti, negli ultimi decenni l&#039;economia di mercato ha spinto in modo inverosimile per l&#039;appunto i consumi attraverso i prestiti personali, le carte di credito i mutui prima casa etcetera, specialmente in USA e GB ) confidando in una produzione futura di ricchezza futura capace di rimborsare il debito. 
A rischio di essere banale si puo&#039; dire che la creazione di sofisticati strumenti finanziari (derivati futures etc) di fatto è servita a moltiplicare la &quot;ricchezza virtuale&quot; confidando nella sua materializzazione futura. 
Lo stesso meccanismo è avvenuto per il debito pubblico. 
Lo stato quando gli incassi (imposte) sono minori dei pagamenti (spesa pubblica, piu&#039; o meno produttiva, stipendi pubblici, inevstimenti pubblici  ovvero scuola, sanita strade  professori etc) cosa fa?
va sul mercato e chiede un prestito confidando di poterlo pagare in futuro grazie alla &quot;crescita&quot; cioe&#039; alla rcichezza che conta di produrre. 
Se chi presta i soldi (persone fisiche banche fondi etc) ha fiducia di essere rimborsato bene continua a prestare all&#039;infinito, se ha paura di perdere i soldi allora comincia a svendere i titoli. Ovviamente La speculazione puo&#039; giocare un ruolo importante ma è l&#039;effetto non la causa. 
Il rpoblema aggiuntivo dell&#039;Italia è che la spesa pubblica è improduttiva olter ad essere molto privata (corruzione, tangenti, infiltrazioni mafiose, spese clientelari,  elargizioni alla malavita elargizioni clientelari per mantenere il consenso etc etc).  
Il problema dell&#039;italia è cioè gravissimo, come dice Hele4na, la poca richhezza che abbiamo viene rapinata dalle rendite mafiose corporative (farmacie notai  oligopoli petroliferi assicurativi)  e criminali (mafia e commesse cientelari etc). Siamo cioè un sistema medievale 
Per decenni le classi subalterne in cambio delle bricciole (pensioni di invalidità oppure assunzioni pubbliche inutili insicilia per esempio) hanno dato il loro consenso a una classe politica che ci sta portando a fondo. 
Che fare?
questo è il punto.
secondo me bisogna fare due cose.
allineare l&#039;economia agli standar di efficienza (le competenze, il merito, gl iinvestimenti nella ricerca etc etc etc) agli standard europei, facile a dirsi

affrontare come tutti i paesi occidentali la crisi sistemica dell&#039;economia di mercato 
che ci deve spingere a elaborare un nuovo pensiero, nuovi comportamenti, nuova scala dei valori (non solo morali ma anche economici: per esempio, l&#039;aria pulita ha un valore? il paesaggio?) che siano in grado di misurare la &quot;crescita&quot; del benessere secondo altri parametri. 
Pe rfare questo ci vuoel passione. rigore, studio, metodo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ alessandro Ardunini<br />
ho letto con un po&#8217; di fretta, e me en scuso, il tuo lungo post.<br />
Vorrei provare a soffermarmi su due punti:</p>
<p>1) l&#8217;idea di considerare poetici questi atti di violenza , gratuiti, inconsapevoli e di fatto pericolosissimi,   come atti poetici e addirittura capaci di fascinazione, scusami la trovo un po&#8217; decadente, dannunziana&#8230;.per non dire peggio. </p>
<p>2)  dici<br />
o ho capito che questo debito ce l’abbiamo con l’europa. Dunque è l’europa il nostro nemico, che ci ha sottratto zitta zitta la sovranità nazionale?</p>
<p>No , non è così  semplice la &#8220;narrazione&#8221;. </p>
<p>intanto il debito dello stato italiano è per la metà circa (non sono aggiornatissimo sulle statistiche)  domestico,  ovvero di persone fisiche ( magari i genitori dei giovani che manifestano) società enti finanziari, banche; l&#8217;altra metà è estero. Estero vuol dire per l&#8217;appunto, persone fisiche, società, fondi comuni di investimento, etc non necessariamente europee. </p>
<p>provo a fare un piccolo ragionamento veloce sperando di non annoiare.</p>
<p>Io, tu, i giovani che manifestavano, Helena, insomma tutte le persone con fascia di reddito medio medio.bassa da decenni comprano l&#8217;auto indebitandosi, attarverso i cosiddetti prestiti personali o prestiti al consumo. e magari compriamo cosi&#8217; la tv l&#8217;ipod l&#8217;ipad la lavatrice etc etc.<br />
In pratica siamo vittime e complici  del sistema di mercato.<br />
negli ltimi decenni c&#8217;e&#8217; stato una aumento spaventoso dei profitti a danno dei salari stipendi. Questa situazione (non solo ma possiamo dirlo) crea uno squilibrio diciamo una eccesso di offerta, di produzione e l&#8217;insorgere sempre piu&#8217; minaccioso della disoccupazione.<br />
Per sostenere la domanda ovvero i consumi e quindi indirettamente le vendite e i profitti, negli ultimi decenni l&#8217;economia di mercato ha spinto in modo inverosimile per l&#8217;appunto i consumi attraverso i prestiti personali, le carte di credito i mutui prima casa etcetera, specialmente in USA e GB ) confidando in una produzione futura di ricchezza futura capace di rimborsare il debito.<br />
A rischio di essere banale si puo&#8217; dire che la creazione di sofisticati strumenti finanziari (derivati futures etc) di fatto è servita a moltiplicare la &#8220;ricchezza virtuale&#8221; confidando nella sua materializzazione futura.<br />
Lo stesso meccanismo è avvenuto per il debito pubblico.<br />
Lo stato quando gli incassi (imposte) sono minori dei pagamenti (spesa pubblica, piu&#8217; o meno produttiva, stipendi pubblici, inevstimenti pubblici  ovvero scuola, sanita strade  professori etc) cosa fa?<br />
va sul mercato e chiede un prestito confidando di poterlo pagare in futuro grazie alla &#8220;crescita&#8221; cioe&#8217; alla rcichezza che conta di produrre.<br />
Se chi presta i soldi (persone fisiche banche fondi etc) ha fiducia di essere rimborsato bene continua a prestare all&#8217;infinito, se ha paura di perdere i soldi allora comincia a svendere i titoli. Ovviamente La speculazione puo&#8217; giocare un ruolo importante ma è l&#8217;effetto non la causa.<br />
Il rpoblema aggiuntivo dell&#8217;Italia è che la spesa pubblica è improduttiva olter ad essere molto privata (corruzione, tangenti, infiltrazioni mafiose, spese clientelari,  elargizioni alla malavita elargizioni clientelari per mantenere il consenso etc etc).<br />
Il problema dell&#8217;italia è cioè gravissimo, come dice Hele4na, la poca richhezza che abbiamo viene rapinata dalle rendite mafiose corporative (farmacie notai  oligopoli petroliferi assicurativi)  e criminali (mafia e commesse cientelari etc). Siamo cioè un sistema medievale<br />
Per decenni le classi subalterne in cambio delle bricciole (pensioni di invalidità oppure assunzioni pubbliche inutili insicilia per esempio) hanno dato il loro consenso a una classe politica che ci sta portando a fondo.<br />
Che fare?<br />
questo è il punto.<br />
secondo me bisogna fare due cose.<br />
allineare l&#8217;economia agli standar di efficienza (le competenze, il merito, gl iinvestimenti nella ricerca etc etc etc) agli standard europei, facile a dirsi</p>
<p>affrontare come tutti i paesi occidentali la crisi sistemica dell&#8217;economia di mercato<br />
che ci deve spingere a elaborare un nuovo pensiero, nuovi comportamenti, nuova scala dei valori (non solo morali ma anche economici: per esempio, l&#8217;aria pulita ha un valore? il paesaggio?) che siano in grado di misurare la &#8220;crescita&#8221; del benessere secondo altri parametri.<br />
Pe rfare questo ci vuoel passione. rigore, studio, metodo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-21 12:46:50 by W3 Total Cache
-->