la modesta proposta

28 ottobre 2011
Pubblicato da

di Chiara Valerio

Draghi ha ribadito che la crisi “ha acuito soprattutto le difficoltà economiche dei più giovani. In assenza di una redistribuzione più equa delle risorse fra le diverse generazioni rispetto al passato i giovani dovranno contribuire in misura maggiore alle finanze pubbliche”. Penso che Draghi abbia ragione sacrosanta e da vendere e che la mia generazione, oramai non più esattamente giovane ma molto responsabilizzata, e le successive, debbano contribuire in misura molto, molto maggiore al restauro delle pubbliche finanze. Per questo – avendo frequentato una scuola pubblica che ancora consentiva i tempi, i modi e gli strumenti per leggere Swift – avrei una modesta proposta per evitare che i precari e i figli di coloro che posseggono una o alcuna casa di proprietà siano un peso per lo Stato e per i loro genitori, e per renderli un beneficio per la comunità. Penso che questi giovani in particolare possano fornire un enorme contributo non tanto a Draghi, quanto al governo in perenne aria di riforme. Questi giovani potrebbero essere venduti al mercato della carne appena conclusa l’università. La loro carne non sarebbe certo tenera come quella di un infante, ma amabilmente massaggiata per almeno tre mesi come quella dei manzi di Kobe, fornirebbe una reale alternativa al manzo di Kobe stesso ed eviterebbe di certo la sovrappopolazione e l’inflazione del mercato del lavoro e, alle famiglie, il costo del mantenimento fisico e intellettuale di questi borghesi-ultimo-atto che si ostinano a dissipare soldi e risorse in master, dottorati di ricerca o altre vanità del genere. I genitori poi, già integrati in un sistema sociale immobile, potrebbero felicemente rimanere al loro posto di lavoro e ritardare ulteriormente la riforma delle pensioni, sollevando il governo dalla soluzione di un altro enorme problema.

[da l’Unità del 27 Ottobre 2011]

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12 Responses to la modesta proposta

  1. diamonds il 28 ottobre 2011 alle 12:16

    certi geni delle politiche economico-sociali forse dovrebbero spiegarci chiaramente dove intendono arrivare.E poi potranno continuare a massacrare eroicamente i soggetti deboli,indisturbati(o quasi)

    http://hcmaslov.d-real.sci-nnov.ru/public/mp3/Led%20Zeppelin/Led%20Zeppelin%20%27Thank%20you%27.mp3

  2. enrico gregori il 28 ottobre 2011 alle 12:45

    una modesta proposta destinata a cadere nel vuoto, o inascoltata. in quanto draghi, esponente della mia generazione, sapeva di Swift quel tanto che in quarto ginnasio l’insegnante di inglese faceva tradurre in italiano dal Gulliver. Opera che, però, oggi può apparire ancor più attuale di “A modest proposal” nella quale si proponeva di offrire come cibo soltanto bambini irlandesi. Oggi, invece, è opportuno mangiare la carne dei giovani tutti. Possibilmente brasate, in modo che ci sia una uniformità di consistenza senza dover ricorrere ai massaggi preventivi e ammorbidenti.
    “Largo ai giovani”, si diceva una volta. E suonava come la “Forever young” di Bob Dylan. Oggi, invece, come il “vieni avanti, cretino” dei fratelli De Rege.
    Ma c’è ancora chi sogna e chi è nostalgico. Quindi…

    http://www.youtube.com/watch?v=VeUTry5OUco&feature=related

  3. Marco Saya il 28 ottobre 2011 alle 14:04

    Draghi dovrebbe tacere. In Germania centinaia di migliaia di posti di lavoro sono in fase di assegnazione ai giovani sulle politiche energetiche.

  4. Carne di precario | Giulio Cavalli il 28 ottobre 2011 alle 18:56

    […] modesta proposta per uscire dalla crisi di Chiara Valerio: Questi giovani potrebbero essere venduti al mercato della carne appena conclusa l’università. […]

  5. carmelo il 28 ottobre 2011 alle 19:03

    Cara Valeria, la tua metafora forse andrebbe articolata tenendo conto della struttura medioevale della nostro sistema economico e sociale. Come mi sforzero’ di dire brevemente dire giovani è un po’ fuorviante.
    Diciamo che alcuni di loro sono carne destinata al macello altri carne destinata all’ingrasso.
    In questo paese immobile tutto ruota attorno alla famiglia.
    Il futuro di un giovane dipende nella maggior parte dei case (fatte salve le dovute eccezioni grazie a Dio) dalla famiglia, ovvero dal potere economico e relazione che la stessa è in grado di mettere in campo.
    Fuor di metafora.
    Le professioni vengono ereditate dal padre.
    per accedere ai lavori piu’ qualificati cio’ che conta non è il merito nè le competenze ma
    1): la capacità di attesa (se sei figlio di genitori relativamente ricchi, puoi pianificare la tua carriera accettando persino nei primi anni di guadagnare poco o niente; se sei figlio di avvocati,medici,farmacisti,tassisti,giornalisti, notai, commercialisti, politici etc diventerai comme nella migliore tradizione medievale avvocato,medico,farmacista notaio,politico, etc etc)
    2): le relazioni informali ( se sei figlio di genitori che sono in grado di valorizzare le relazioni economiche e politiche riuscirai ad accedere anche se non ne hai le competenze a mansioni lavorative di qualità e ben remunerate: es dirigente di banca anziche semmplice cassiere etc etc)

    Diciamo che la crisi ha ridotto la categoria di giovani “protetti” trasfomando i giovani con lavoro dequalificato a tempo indetermianto , in giovani con lavoro anche qualificato ma precarissimo.

    la situazione praticamente è disperata.
    C’e’ una crisi sistemica mondiale che ha determinato nei paesi occidentali
    1) uno squilibrio nella distribuzione del reddito (aumento dei profitti e delel rendite finanziarie a danno dei salari)
    una pressione continua sui salari per far fronte alla pressione competitiva dei paesi emergenti
    2) una riduzione della capacità d’acquisto e quindi della domanda
    sia del setto9r eprivato che non puo’ essere più sostenuta artificialmente con il ricorso al credito al consumo (prest.personali.mutui carte di credito etc), sia del settore pubblico (riduzione della spesa pubblica)
    la riduzione della domanda genera a suo volta una riduzione delle vendite per beni e servizi) che a sua volta genera una riduzione dell’occupazione bla bla
    Un circolo vizioso infernale.

    Ragionando in termini di pura logica di mercato l’unica soluzione possibile (e aggiungo di buon senso) sarebbe quella di attuare una politica di investimenti a sostegno della ricerca e dell’innovazione in quei settori che richiedono elevate competenze ( energie rinnovabili, tutela del paesaggio e del patrimonio artistico, tutela dell’ambiente etc).
    Drastica riduzione delle spese improduttive a cominciare dalle spese per gli armamenti che assorbano un mare di risorse.
    Il difetto di questa politica è che è di medio lungo periodo.
    Le ricette liberiste messe in campo negli ultimi 50 anni si sono rivelate un fallimento completo; anzi per meglio dire sono servite a ingrassare le istituzioni finanziarie dei paesi occidentali a danno delle popolazioni dei paesi del terzo mondo.

    Sempre ragionando in termini di pura logica di mercato, condizione necessaria minima per la crescita è lo smantellamento del sistema medievale oggi vigente in Italia, paese dove come è noto non ha avuto luogo una vera e propria rivoluzione borghese.
    Stando sempre nella metafora, in questo paese insieme ai vitelli (i giovani di serie b) anche le vacche (i genitori di serie b) richiano di finire al macello

  6. carmelo il 28 ottobre 2011 alle 19:16

    chiedo scusa dimenticavo un particolare della faccenda.
    Si da il caso che i padri dei giovani di serie b, sono quelli che principalmente sostengono (pagando el tasse) il sistema produttivo e la spesa pubblica dello stato, mentre i genitori dei giovani di serie A (quelli ricchi) contribuiscono poco e niente potendo comodamente evadere le imposte.
    Proprio come nel medioevo. Le gabelle erano appannaggio dei servi.

  7. Carlo Capone il 29 ottobre 2011 alle 20:54

    Oggi ho pranzato con una giovane medico che si fa il mazzo dalle 8 alle 20 in ospedale e che il mese prossimo verrà mandata alla Sorbona per ulteriore specializzazione, con un 25enne ingegnere gestionale, laureato con 110 e lode alla Statale, che lavora per una delle più grandi società di studi economici del mondo (il G8 tra i suoi committenti), e con una 23enne che si occupa di architettura sostenibile e già certifica l’energia degli edifici.
    Essi sono figli di una maestra elementare, di un rappresentante di commercio e di un ingegnere (sic), non hanno goduto di alcun appoggio che non derivasse dal personale impegno o talento, e hanno frequentato tutti la scuola pubblica (liceo classico, sarà un caso?). Posso testimoniare che non puzzavano di manzotin in scatola.

    Va osservato che provengono tutti da luoghi del Nord, e che se fossero meridionali passerebbero la giornata a bestemmiare sul proprio destino o a piatire da qualche mascalzone.

    Cosa’altro dire? che Domineiddio all’atto della nascita gioca a dadi, come diceva sempre il mio beccaio.

  8. Carlo Capone il 29 ottobre 2011 alle 21:06

    Dimenticavo, per diretta esperienza testimoniale al nord non si trovano:
    – medici per gli ospedali
    – ingegneri per l’industria
    – infermieri
    – operai specializzati
    – muratori
    – elettricisti
    – insegnanti di scuola media superiore (ambiti tecnici)

    non si trovano perchè non li assumono, in parte è vero, o se lo fanno è per due anni e poi vediamo, ma anche perchè il sacro serbatoio del sud non ‘getta’ più, perchè i meridionali non si muovono. E ci hanno ragione, il lavoro è un diritto da consumare sul posto, ma in sua mancanza non si vive di solo paesaggio.

  9. enrico gregori il 30 ottobre 2011 alle 12:59

    Carmelo,
    non parlo di mestieri/professioni che non conosco dove la situazione potrebbe essere quella da te descritta. Ma per quanto riguarda il giornalismo, i figli dei medesimi (salvo rarissime eccezioni) hanno smesso di abbracciare la professione in maniera “ereditaria” dall’inizio degli anni ’90. Al Messaggero siamo circa 200 (direi che è un test probante) e i figli di giornalisti sono 2, e hanno circa 50 anni. Insomma, è finita la pacchia. Ammesso che pacchia fosse. E su questo non ho le idee chiare anche se faccio il giornalista da 36 anni. Mi chiedo: sarebbe meglio che diventasse giornalista uno che guarda tutti i giorni il padre e quindi vede anche ciò che del mestiere è, ai più, nascosto, o è meglio (come oggi accade spessissimo) che lo diventi uno che apprende il mestiere da pseudo-corsi via internet o presso scuole improbabili o in redazioni web senza contratto, senza tutela e senza regole?
    Ne ho visti e ne vedo a frotte di colleghi inseriti (per disperazione, certamente) in situazioni di scriteriato precariato, e sono “pericolosi” per se stessi e per gli altri. Ecco a cosa dovrebbero (e sottolineo il condizionale che suona provocatorio come la modesta proposta di Swift) pensare l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione della Stampa. Ma fanno prima (e faticano meno) a far circolare che i problemi della professione siano il diritto di cronaca, il bavaglio sulle intercettazioni, la privacy. Massimi sistemi sui quali, senza una preparazione alla base, nessun giornalista è in grado di dire qualcosa di sensato.

  10. Carlo Capone il 30 ottobre 2011 alle 14:24

    Marco Saya scrive: “In Germania centinaia di migliaia di posti di lavoro sono in fase di assegnazione ai giovani sulle politiche energetiche.”

    potresti fornire la fonte della notizia? sarei molto interessato ad approfondire. Grazie

  11. […] Sarà il caso di dare seguito a questa modesta proposta? […]

  12. […] Sarà il caso di dare seguito a questa modesta proposta? […]



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