Camera con vista sul male

31 ottobre 2011
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9 Responses to Camera con vista sul male

  1. transit il 31 ottobre 2011 alle 13:21

    L’ostia in divina il corpo sconsacrato.
    Corpo murato e dilavato.

    Anima feroce,
    facce contadine urbanizzate.

    Cantico vergine, mea culpa:
    funi, cric e coltelli/la malagrana.

    Lacrime ingravidano lo tzunami,
    svella radici l’uomo di dio.

    Occhi di luna suggono rugiada,
    a otturare le ferite mortali.

    Il sole penserà a occultare
    l’oscura rovina;

    e, la trama, benedirà
    i radiosi idilli,

    degli innamorati amori,
    i sospiri affranti.

  2. véronique vergé il 31 ottobre 2011 alle 18:15

    Era il vento, la pioggia, la stagione.

    Il ciclo naturale. Il fiume ha strappato

    la terra, l’acqua ha creato il demone

    delle ombre, è sempre lo specchio

    rovinato del mare. Il tormento.

    La bellezza delle case è di tragedia

    i colori non si guardano

    il viaggiatore amava l’estate

    l’altezza della roccia

    la vista di una barca

    la solitudine

    un punto

    ha immaginato cadere

    da una roccia verso il mare

    finisce il pensiero

    era un poeta, un pescatore,

    una ragazza tuberculosa,

    si pensava alla tragedia

    in un romanzo

    Ora è nella citta,

    la notizia cade : una catastrofe nelle cinque terre

    il mare sembra un oblio

    i paesi colorati sfilano

    ma non riconosce le case,

    la lingua,

    la terra, non è la sua,

    era solo un tempo di vacanza

    il tempo del dolore

    è solo gli occhi dell’anziana

    verso la sua terra

    quando il fratello era di ritorno della pesca.

    Agli abitanti delle cinque terre.

    Non ho ancora vistato le cinque terre, ma ho sempre

    sulla tavola, quando lavoro, la cartolina di Camogli,

    un ricordo.

  3. Mariateresa il 31 ottobre 2011 alle 19:05

    Effeffe strepitoso come sempre…ricordo Monterosso come uno dei luoghi più incantevoli che abbia mai visto. Ma mi chiedo, ricordando Libereso Guglielmi, il giardiniere di Calvino, queste alluvioni sono frequenti, si sono mai verificate in passato? e se sì, come mai non hanno avuto esiti (o li hanno avuti) così disastrosi?

  4. Mariateresa il 31 ottobre 2011 alle 19:08

    Anzi credo proprio che il grande Guglielmi potrebbe spiegarmi come mai…Chissà se mi risponde, grande informazione del web mobilitati!

  5. caracaterina il 1 novembre 2011 alle 00:28

    diomio, certo, Monterosso, Vernazza, un dramma che molti condividono perchè tutti conoscono quei posti. ma Borghetto Vara (5 morti), Rocchetta Vara, le frazioni sparse che non sono raggiungibili più nemmeno a piedi, completamente isolate perchè sono franate del tutto le strade, senz’acqua (che paradosso), senza luce nè gas, quei posti lì, appena dietro il mare, chi se li fila?

  6. caracaterina il 1 novembre 2011 alle 00:38

    Mariateresa, va ben la poesia ma a volte bastano un banalissimo giornale:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/tozzi-e-mercalli-contro-il-governo-%E2%80%9Cal-posto-del-tav-metta-in-sicurezza-il-territorio%E2%80%9D/166551/

    scusate la rudezza ma son ligure e la torta di riso è finita

  7. caracaterina il 1 novembre 2011 alle 00:38

    un banalissimo giornale bastA/ stop

  8. francesco forlani il 1 novembre 2011 alle 00:50

    cara caterina sono d’accordo con te. nel principio e nei fatti. e sul fatto che sui giornali possano essere lette le notizie, si possa cogliere la vastità di un dramma. e che senza estetizzare nulla nè concentrarsi su questo piuttosto che su quello, qui su NI abbia riportato quanto io e la mia camera abbiamo visto sul tragitto che da Spezia porta a Genova. Tu sei ligure come lo sono anch’io e sicuramente lo sono stato in quei giorni e nei giorni a venire. E sarebbe cosa buona e giusta che si sentissero come sta accadendo e che si continuino a sentire liguri tutti quanti effeffe

  9. mariasole il 1 novembre 2011 alle 02:02

    (Commuove) e fa rabbia.
    Accumulata dalla rabbia natale dell’anno scorso, quando l’acqua si è presa Vicenza. Ma non è all’acqua che va la rabbia, è all’uomo.



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