Se l’interno è un figlio cieco

31 ottobre 2011
Pubblicato da

di Mariasole Ariot


Negli interstizi
dove le cose cadono
un occhio acceca senza scena.

Come buchi solitari dell'udito,
il troppo che si dice già passato
               - i caduti erano gli altri.

A partire primo è l'animale
rincorre senza fame una corazza:
di Nome si muore
per un Nome.

Ma l'inverno soffoca la macchia
la donna cammina già condensa:
di cosa è donna una donna
di cosa i sette interni
riposano sui fianchi.

Immersi fino al collo
già sperando di crollare
per il gusto, se c'è gusto
di mancare a ciò che manca.

È questa nuova casa una domanda
di stagione respira e non c'è tregua
è un corpo che non cade
che mi accade.

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9 Responses to Se l’interno è un figlio cieco

  1. aitan il 31 ottobre 2011 alle 09:28

    Mi accade di ritrovarti qui dopo tanto che non ti leggevo. E mi emoziono.

  2. georgia il 31 ottobre 2011 alle 11:31

    è una poesia veramente molto bella, intensa, coinvolgente, insomma è una Poesia, complimenti davvero
    geo

  3. Gianni Montieri il 31 ottobre 2011 alle 11:46

    davvero bella…sa di cambiamento

  4. viola il 31 ottobre 2011 alle 12:50

    sempre brava

  5. natàlia il 31 ottobre 2011 alle 13:42

    ciao piccola (grande mia)

  6. mariasole il 1 novembre 2011 alle 12:03

    Si, Gianni. Cambiamenti in forma di domanda (Se le risposte fermano, frenano, le domande cambiano, aprono alla domanda)

  7. dege il 1 novembre 2011 alle 12:42

    grande musica!

  8. Chiappanuvoli il 1 novembre 2011 alle 19:16

    L’interno e l’interno del corpo. È il corpo. Ascoltarlo e dargli voce, uno sforzo umano e sovraumano, ma perché cieco? Non si vuol vedere quel che vede? Eppure lo sai, comunque accade. Coraggio.

  9. mariasole il 1 novembre 2011 alle 20:34

    Al cieco viene indicata la strada. Accompagnare il cieco, quindi, come si accompagna (se si accompagna) un figlio fino a quando è ancora figlio.



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