Lettere a Zanzotto

2 novembre 2011
Pubblicato da

di Michael Palmer
traduzione di Gian Maria Annovi

Lettera 5

Desideravi, la neve cade all’insù,
il futuro perfetto, un testo
di ruote. Tu sei nato qui
tra rumore e contro-rumore
in frammenti iniziali di pellicola,

argenti d’immagine, il di
e le sue parti – particella
come onda – i gradini
del futuro perfetto, i suoi mille laghi
campane, segni, lunazioni e delusioni

I giorni erano chiamati il libro della fretta
poi il libro dell’urlo, libro
ferroviario poi libro della ruggine, rilegatura-
perfetta, ombra perfetta di un orologio
il fotofilografo assembla in negativo,

sole negativo od ombra negativa,
polvere negativa alzata dal suolo
e le immagini negate in cornici eccessive,
pietre refrattarie, camion ed imbuti,
finzione e testamento coincidono


Lettera 6

Caro Z,
così accusavamo la mimesis, accusavamo

l’anemone
e il plasma di fango,

accusavamo il piacere, il sole
e il circolo d’ombra

Lettera 7

Ma i muri sepolti e le nostre bocche di frammenti,
non noi ma la neve che ci osserva…

E tu Signor Fondo-di-cosa, Signor Testo, Signor È-Era,
sai calcolare il rapporto tra filo e finestra,

tra tono e riga, copula e carnevale
e sai riunire la luce dal futuro-passato

nel suo parabolico nido
o recitare un intero vocabolario invernale,

le sue libertà e pseudo-elegie,
lo scheletro di un tram che gira

o fuochi sparsi nel salone
io direi non-io qui direi Il libro dei nodi

direi risacche e correnti e trombe marine,
striature di fosforo e venti fluviali

Caro Z, direi che è tempo, che è pressappoco il tempo, che è quasi, che è
giusto appunto, che è troppo
tardi ora tempo ora per la vex- per la vox- per le
voci delle ombre,

tempo per le lettere prismatiche, i ninnoli e i sudari
per un giro di sciarpe di garza attorno alle macerie della piazza

Messieurs-Dames, Meine Herren und Damen, la nostra parola-aerostatica,
lo noterete, sta lententamente
salendo sopra la città bruciata,

le sue catacombe, gli ospedali e i giardini sperimentali,
i suoi caselli autostradali, i ghetti e i raccordi anulari,

i narcolettici e i terapisti e i gatti randagi
Signore e Signori, il nostro menu per questo volo,

dovuto a carenze temporanee,
sarà zuppa di alpha-omega, gobba di cammello, e peti di monaca

Quando entreremo nella settima sfera, vi accorgerete di un sottile
strato di ghiaccio che inizia

a formarsi sui vostri arti
Non allarmatevi, è normale

Avrete difficoltà respiratorie, è normale
Il respirare è difficoltà che provate, è normale

Caro Z, Dovrei dire spazio
costruito di echi, faglie, specchi, uno strano

anno di girovagazione interiore
Dovrei dire, doppia danza, Corno, asse e ruota

Caro A, relitti di navi ostruiscono i porti
e il loro carico resta a marcire sui moli

Prepara esecuzioni e trasfusioni
ingrana la marcia finale

Lettera 8

(cirrostrato)

Così alla fine è di A, aleph e portici,
tratto il dado d’osso

vicino ai cancelli incatenati
E il gracchiare del là-fuori: campane, cuori carichi, vecchie pellicole

hanno trapassato il labbro della trascorsa narrazione
Ma di cosa la para- la pra- di cosa ha bisogno

la parola –bisogno mondiale di non essere – per rappresentare – quello che
fa il mondo

prima devi
diventare perfetto

Nuotano sotto il promontorio e il vento
Mondomattone, camini, quando-se-non-

quando-se-non-quando, schiuma
e relitto, roteare di rondini di mare

E ad alta voce, dissotterrata
come una lingua di reti

Blu vero e giallo limone
grigio vero sottofoglia – così

tante fascine da bruciare – portale nei boschi
e bruciale in mucchi

Ciò che è di A prima di ciò che è di B
Mettiti le versioni nella bocca

Prendile dentro la bocca tua
dissotterrata, tutto fumo, blu

e giallo limone, vera parola
per quella terra e quel fumo

Letter 5

Desired, the snow falls upward,
the perfect future, a text
of wheels. You were born here
between noise and anti-noise
in first bits of film,

silvers of image, the of
and its parts—particle
as wave—the perfect
future’s steps, its thousand lakes
bells, remarks, lunations and dismays

Days were called the speed book
then the scream book, rail
book then the book of rust, perfect-
bound, perfect shadow of a clock
the photophilographer assembles in negative,

negative sun or negative shade,
negative dust pulled from the ground
and the images negated in ornate frames,
firebricks, funnels and trucks,
figment and testament as one

Letter 6

Dear Z,
So we accused mimesis, accused

anemone
and the plasma of mud,

accused pleasure, sun
and the circle of shadow

Letter 7

But the buried walls and our mouths of fragments,
no us but the snow staring at us…

And you Mr. Ground-of-What, Mr. Text, Mr. Is-Was,
can you calculate the ratio between wire and window,

between tone and row, copula and carnival
and can you reassemble light from the future-past

in its parabolic nest
or recite an entire winter’s words,

its liberties and pseudo-elegies,
the shell of a street-car in mid-turn

or scattered fires in the great hall
I would say not-I here I’d say The Book of Knots

I’d say undertows and currents and waterspouts,
streaks of phosphorous and riverine winds

Dear Z, I’d say it’s time, it’s nearly time, it’s almost, it’s
just about, it’s long
past time now time now for the vex- for the vox- for the
voices of shadows,

time for the prism letters, trinkets and shrouds,
for a whirl in gauzy scarves around the wrecked piazza

Messieurs-Dames, Meine Herren und Damen, our word-balloon,
you will note, is slowly
rising over the parched city,

its catacombs, hospitals and experimental gardens,
its toll-gates, ghettos and ring-roads,

narcoleptics and therapists and stray cats
Ladies and Gentlemen, our menu for this flight,

due to temporary shortages,
will be alpha-omega soup, Bactrian hump, and nun’s farts

As we enter the seventh sphere, you will discover a thin
layer of ice just beginning

to form on your limbs
Do not be alarmed, this is normal

You will experience difficulty breathing, this is normal
The breathing you experience is difficulty, this is normal

Dear Z, Should I say space
constructed of echoes, rifts, mirrors, a strange

year for touring the interior
Should I say double dance, Horn, axis and wheel

Dear A, Scuttles ships are clogging the harbors
and their cargoes lie rotting on the piers

Prepare executions and transfusions
Put on your latest gear

Letter 8

(cirrostratus)

So A’s finally, alephs and arcades,
the bone-dice thrown

beside the chained gates
And the cawing of out-there: bells, charged hearts, old films

threaded past narrative’s lip
But what does the whir- the wer- what does the word

need—world need to be gone—to perform—what
does the world

before you need
to become perfect

They are swimming below the cliff-heads and the wind
Brickworld, chimneys, when-if-not-

When-if-not-when, foam
and wrack, wheeling of terns

And aloud, unearthed
as a language of nets

Actual blue and citron
Actual gray underleaf—so

many bundles to burn—take them to the woods
and burn them in heaps

A’s before B’s
Take the version in your mouth

Take inside into your mouth
unearthed, all smoke, blue

and citron, actual word
for that earth and that smoke

*******

Le prime quattro lettere si possono leggere qui .

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One Response to Lettere a Zanzotto

  1. véronique vergé il 2 novembre 2011 alle 11:38

    Magnifica parola poetica- poesia mentale- poesia della parola attarversata
    della vita – natura in metamorfosi- riflessione poetica: il poeta nello specchio della parola- ricerca del lessico d’inverno- sembra incantato dalla neve- si inventa i colori- il brusio- un incontro tra il limone e il mare-
    mi piace queste nozze del linguaggio e del respiro della natura. L’anemone- come limone- l’anima morte- un linguagio di acqua: neve o mare- si parla di sotto neve, sotto mare.



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