NUOVI INQUADERNATI 2.

6 novembre 2011
Pubblicato da

YARI BERNASCONI

Una conversazione (frammento)

«Un giorno bombardarono le baracche dove stavamo.
Io ritornavo da un colloquio col mio vestito bello, l’unico,
e una giacchetta beige. Scarponcini puliti.
Cominciammo a scavare, a cercare nel fango
la nostra roba. Ma tutto era stato inghiottito.
Io sembravo un pulcino, tra le macerie: un punto bianco.
Alla fine, sporca e ricoperta di terra, chiamai mio padre.
Non avevamo ritrovato nulla. In quel momento
ci appartenevano soltanto le nostre ossa».

***

Per Dublino

C’è molta gente sul bus che ci porta a Dublino,
procediamo a rilento. Sfoglio un libro, lascio andare la testa
tra il finestrino e la seggiola. L’uomo davanti a me è alto,
robusto; le sue unghie sono lunghe e sporche; tossisce, dice qualcosa
sottovoce, in inglese. Forse bestemmia di un malanno, un’ansia.
La gente attorno si gira infastidita: guarda i prati,
fingendo compassione.

***

Connemara

Sembri rinascere tra i prati e queste strade dissestate,
tracciate da fessure che si iniettano
fin sotto terra. Le pecore sono pecore, i muri sono muri:
scendi dall’auto, guardi intorno e qualcosa di vecchio ritorna,
un’impressione, un’evidenza di sempre, un istinto.
Non te ne accorgi ma cammini, mi chiami per due volte,
vieni, che è bello, si sta bene. Nient’altro.

***

Trittico per un paesaggio

Questo paese di campane e di lago, così sofferente
del silenzio di chi vive, così schiacciato da questo monte
flaccido e lento: mi sembra di non averci mai vissuto,
ma di averlo attraversato distratto, poche volte, come si fa con la nebbia
o con la pioggia.

*

Siamo cambiati senza movimento: come ignari delle unghie più nere,
come grati dei sentieri battuti, le strade ripulite, i cortili sfangati.
Ci sono mai state macerie? S’è mai versata una goccia di sangue?
La guerra vera era noiosa: distante e prevedibile.

*

L’anziano che rallenta: la traiettoria di ottant’anni di silenzio.
Rade il muro di sasso con pazienza, tende lo sguardo e poi fissa i ciottoli
sul bordo della strada. Il borgo è immobile, la piazza una lama piatta
che scintilla. Il lago s’insacca tra alcuni rilievi. Sono morti
i vecchi platani, li hanno strappati anni fa. Ora che c’è il sole
si cercano altri spazi, ombre nuove.

Testi tratti da Non è vero che saremo perdonati, di prossima pubblicazione nell’XI Quaderno

***

Yari Bernasconi è nato in Ticino nel 1982 e vive a Friburgo (Svizzera), dove si è laureato in letteratura italiana e filologia romanza. È redattore responsabile dell’edizione italiana della rivista «Viceversa Letteratura». Nel 2009 ha pubblicato il poemetto Lettera da Dejevo (Alla chiara fonte).

Azzurra D’Agostino

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14 Responses to NUOVI INQUADERNATI 2.

  1. Eleonora Pinzuti il 6 novembre 2011 alle 09:27

    Bei testi davvero. Puliti, forti, intelligenti. Complimenti!

  2. sparz il 6 novembre 2011 alle 10:14

    condivido, grazie Franco, meraviglie.

  3. nc il 6 novembre 2011 alle 10:31

    molto belle.

  4. mariagiorgia il 6 novembre 2011 alle 14:13

    Una scelta di vocaboli in cui mi ritrovo molto.
    Mi piacciono.

  5. mariagiorgia il 6 novembre 2011 alle 14:51

    E ancora: Connemara l’avrò letta ormai già dieci volte. Ha qualcosa di quelle poesie che poi restano per sempre nella mia memoria.

  6. azzurra d'agostino il 6 novembre 2011 alle 15:59

    belle – in mio gusto soprattutto mi coglie “trittico per un paesaggio”. grazie

  7. Marco Inguscio il 6 novembre 2011 alle 16:40

    Bha…!

  8. mariasole il 6 novembre 2011 alle 17:33

    (Altro che Bha..)

    Belle, belle davvero.

  9. Yari il 7 novembre 2011 alle 12:43

    Grazie! A Franco e a tutti voi (per i commenti e per la lettura).

  10. Marco Simonelli il 7 novembre 2011 alle 17:43

    Mi piace moltissimo questo andamento prosastico così misurato

  11. paola lovisolo (cara polvere) il 8 novembre 2011 alle 11:14

    una narrazione poetica se posso permettermi (oserei con semitimido auto-j’ accuse) a tratti messa al riparo quasi difesa – paradossalmente – dalle sensazioni più intense che l’ autore percepisce interamente mettendole in luce solo in parte: eppure questa “paura” rende i versi rigidi e indeboliti nella portata – tagliati nella loro potenza evocativa ed è un mezzopeccato la si disperda senza osarla quella intuita o almeno che a me pare di intuire. sono testi che si compongono di una carrellata/cronaca di e fra macerie di vissuto con la consapevolezza matura – appunto – di non avervi mai o quasi mai partecipato con anima e corpo ma soprattutto carne . c’ è dell’ ansia celata di vivere qualcosa di necessario per gli “altri” – di fare qualcosa di partecipare e di sporcarsi le unghie – immagine tra l’ altro evocata più volte – ecco: di plasmare la propria vita – che galleggia intoccabile come dentro una bolla di sapone – sostituendo il sapone con l’ elemento più vero e tangibile della terra: terra dei campi e terra mondo. insomma sempre una bolla ma una bolla su cui pesare senza indecisioni e fare questo per mettere in gioco il suo spirito allenato all’ osservazione attenta e minuziosa ma che si risolve in una sorta di compenetrazione più cerebrale… addirittura sana proprio perché scientemente? afisica. e l’ autore pure sembra saperlo e rimproverarsi di questo tra le righe. questo almeno a mia lettura.
    un saluto
    paola

  12. fabio donalisio il 10 novembre 2011 alle 09:37

    “siamo cambiati senza movimento”. e quanto.

  13. NUOVI INQUADERNATI 4. – Nazione Indiana il 20 novembre 2011 alle 18:44

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