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	Commenti a: Verso il capitalismo linguistico. Quando le parole valgono oro	</title>
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		<title>
		Di: Antonio Coda		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Coda]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 12:11:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie mille Andrea!

Ho visto solo ora il tuo commento. Seleziono, incollo, scelgo e vado per biblioteche od offerte in giro od online.

Grazie ancora.

Un saluto,
 Antonio Coda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie mille Andrea!</p>
<p>Ho visto solo ora il tuo commento. Seleziono, incollo, scelgo e vado per biblioteche od offerte in giro od online.</p>
<p>Grazie ancora.</p>
<p>Un saluto,<br />
 Antonio Coda</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Andea Sartori		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/verso-il-capitalismo-linguistico-quando-le-parole-valgono-oro/#comment-160132</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andea Sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 11:56:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tecnologia informatica, industria culturale e finanza sono i veicoli della trasformazione cognitiva dell’economia, in seno alla società postindustriale. Oltre al pionieristico F. Rossi-Landi, Il linguaggio come lavoro e come mercato. Una teoria della produzione e dell’alienazione linguistiche (1968), Bompiani, Milano 2003, hanno scritto su questo tema: L. Cillario, Il capitalismo cognitivo. Sapere, sfruttamento e accumulazione dopo la rivoluzione informatica, in AA. VV., Trasformazione e persistenza. Saggi sulla storicità del capitalismo, Franco Angeli, Milano 1990; L. Cillario e R. Finelli (a cura), Capitalismo e conoscenza. L’astrazione del lavoro nell’era telematica, manifestolibri, Roma 1998; L. Boltanski e E. Chiapello, Le nouvel esprit de capitalisme, Gallimard, Paris 1999; C. Azaïs, A. Corsani, P. Dieuaide (a cura), Vers un capitalisme cognitif, L’Harmattan, Paris 2000; D. Cohen, I nostri tempi moderni. Dal capitale finanziario al capitale umano, Einaudi, Torino 2001; C. Marazzi, Capitale &#038; linguaggio, DeriveApprodi, Roma 2002; M. Castells, Il potere delle identità, Editrice Egea, Milano 2002; A. Gorz, L’immateriale. Conoscenza, valore, capitale, Bollati Boringhieri, Torino 2003; E. Rullani, Economia della conoscenza. Creatività e valore nel capitalismo delle reti, Carocci, Roma 2004; F. Carmagnola, Il consumo delle immagini. Estetica e beni simbolici nella fiction economy, Bruno Mondadori, Milano 2006; C. Vercellone (a cura), Capitalismo cognitivo. Conoscenza e finanza nell’epoca postfordista, manifestolibri, Roma 2006; A. Deiana, Il capitalismo intellettuale, Sperling &#038; Kupfer, Milano 2007; A. Fumagalli, Bioeconomia e capitalismo cognitivo. Verso un nuovo paradigma di accumulazione?, Carocci, Roma 2007; V. Codeluppi, La vetrinizzazione sociale. Il processo di spettacolarizzazione degli individui e della società, Bollati Boringhieri, Torino 2007.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tecnologia informatica, industria culturale e finanza sono i veicoli della trasformazione cognitiva dell’economia, in seno alla società postindustriale. Oltre al pionieristico F. Rossi-Landi, Il linguaggio come lavoro e come mercato. Una teoria della produzione e dell’alienazione linguistiche (1968), Bompiani, Milano 2003, hanno scritto su questo tema: L. Cillario, Il capitalismo cognitivo. Sapere, sfruttamento e accumulazione dopo la rivoluzione informatica, in AA. VV., Trasformazione e persistenza. Saggi sulla storicità del capitalismo, Franco Angeli, Milano 1990; L. Cillario e R. Finelli (a cura), Capitalismo e conoscenza. L’astrazione del lavoro nell’era telematica, manifestolibri, Roma 1998; L. Boltanski e E. Chiapello, Le nouvel esprit de capitalisme, Gallimard, Paris 1999; C. Azaïs, A. Corsani, P. Dieuaide (a cura), Vers un capitalisme cognitif, L’Harmattan, Paris 2000; D. Cohen, I nostri tempi moderni. Dal capitale finanziario al capitale umano, Einaudi, Torino 2001; C. Marazzi, Capitale &amp; linguaggio, DeriveApprodi, Roma 2002; M. Castells, Il potere delle identità, Editrice Egea, Milano 2002; A. Gorz, L’immateriale. Conoscenza, valore, capitale, Bollati Boringhieri, Torino 2003; E. Rullani, Economia della conoscenza. Creatività e valore nel capitalismo delle reti, Carocci, Roma 2004; F. Carmagnola, Il consumo delle immagini. Estetica e beni simbolici nella fiction economy, Bruno Mondadori, Milano 2006; C. Vercellone (a cura), Capitalismo cognitivo. Conoscenza e finanza nell’epoca postfordista, manifestolibri, Roma 2006; A. Deiana, Il capitalismo intellettuale, Sperling &amp; Kupfer, Milano 2007; A. Fumagalli, Bioeconomia e capitalismo cognitivo. Verso un nuovo paradigma di accumulazione?, Carocci, Roma 2007; V. Codeluppi, La vetrinizzazione sociale. Il processo di spettacolarizzazione degli individui e della società, Bollati Boringhieri, Torino 2007.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Antonio Coda		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/verso-il-capitalismo-linguistico-quando-le-parole-valgono-oro/#comment-159700</link>

		<dc:creator><![CDATA[Antonio Coda]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 10:17:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Densissimo articolo. 

Un grazie alla segnalazione del libro di Ferruccio Rossi-Landi nel suo fondamentale “Il linguaggio come lavoro e come mercato” (1968).

Conoscete magari qualche pubblicazione più aggiornata sull&#039;argomento?

Un saluto,
 Antonio Coda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Densissimo articolo. </p>
<p>Un grazie alla segnalazione del libro di Ferruccio Rossi-Landi nel suo fondamentale “Il linguaggio come lavoro e come mercato” (1968).</p>
<p>Conoscete magari qualche pubblicazione più aggiornata sull&#8217;argomento?</p>
<p>Un saluto,<br />
 Antonio Coda</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: jan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/verso-il-capitalismo-linguistico-quando-le-parole-valgono-oro/#comment-159326</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 09:13:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sulla ricerca, un ottimo punto di partenza è il sito del defunto  Fravia:
http://www.searchlores.org/

wikipedia:
https://secure.wikimedia.org/wikipedia/en/wiki/Fravia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla ricerca, un ottimo punto di partenza è il sito del defunto  Fravia:<br />
<a href="http://www.searchlores.org/" rel="nofollow ugc">http://www.searchlores.org/</a></p>
<p>wikipedia:<br />
<a href="https://secure.wikimedia.org/wikipedia/en/wiki/Fravia" rel="nofollow ugc">https://secure.wikimedia.org/wikipedia/en/wiki/Fravia</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: jan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/verso-il-capitalismo-linguistico-quando-le-parole-valgono-oro/#comment-159324</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 09:04:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mattia, va ricordato anche che la &quot;reductio ad gugulam&quot; non è un fatto naturale ed inarrestabile, ma frutto di scelte individuali. Occorre sviluppare consapevolezza concreta sulla privacy, sui pericoli della profilazione, sulla cecità selettiva legata all&#039;uso di un solo motore di ricerca, per lo più profilato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mattia, va ricordato anche che la &#8220;reductio ad gugulam&#8221; non è un fatto naturale ed inarrestabile, ma frutto di scelte individuali. Occorre sviluppare consapevolezza concreta sulla privacy, sui pericoli della profilazione, sulla cecità selettiva legata all&#8217;uso di un solo motore di ricerca, per lo più profilato.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mattia		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/verso-il-capitalismo-linguistico-quando-le-parole-valgono-oro/#comment-159312</link>

		<dc:creator><![CDATA[mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 23:19:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il problema sollevato dalla cosiddetta &#039;information economy&#039; ha vari aspetti. Quello che io trovo più rischioso è la riduzione della lingua -e quindi del pensiero e dell&#039;immaginazione- a quanto è già stato detto o in questo caso scritto. L&#039;idea di &quot;cammino statistico tracciato dagli altri internauti&quot;, ovvero quel meccanismo automatico (e irritante) che fa sì che google mi dica cosa sto cercando, è più che una protesi &quot;protesi linguistica&quot; temo, diventa una dimensione della lingua, nel senso fisico del termine, cioè un limite, riduce le molteplici possibilità di espressione.
Tra l&#039;altro va ricordato che google non si limita a questo, ma assieme ad molte altre pittaforme di ricerca e informazione applica filtri simili basati sulla nostre stesse ricerche (si veda il fenomeno di &#039;filter bubbles&#039; http://www.youtube.com/watch?v=B8ofWFx525s. facebook include o esclude &#039;amici&#039; sullo stesso principio) per cui la risposta di google è &#039;su misura&#039; per ciascuno di noi, basata sulle precedenti ricerche; così che scoprire qualcosa di nuovo diventa progressivamente più difficile.
Prima di fare un allarmismo facile però vale la pena di chiedersi se google sia l&#039;intero orizzonte del nostro linguaggio e in particolare delle nostre ricerce di informazioni. Google esaurisce davero tutti gli ambiti dell&#039;uso della lingua? Ovvero mentre la reificazione del linguaggio permette certamente immensi guadagni, restano delle aree o dei modi del linguaggio che sfuggano al conseguente appiattimento sui cammini statistici già percorsi?
Semmai, in via puramente teorica, mi chiedo come si possa affrontare, o pensare, l&#039;appropriazione di un bene collettivo come il linguaggio per il profitto di un&#039;entità privata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema sollevato dalla cosiddetta &#8216;information economy&#8217; ha vari aspetti. Quello che io trovo più rischioso è la riduzione della lingua -e quindi del pensiero e dell&#8217;immaginazione- a quanto è già stato detto o in questo caso scritto. L&#8217;idea di &#8220;cammino statistico tracciato dagli altri internauti&#8221;, ovvero quel meccanismo automatico (e irritante) che fa sì che google mi dica cosa sto cercando, è più che una protesi &#8220;protesi linguistica&#8221; temo, diventa una dimensione della lingua, nel senso fisico del termine, cioè un limite, riduce le molteplici possibilità di espressione.<br />
Tra l&#8217;altro va ricordato che google non si limita a questo, ma assieme ad molte altre pittaforme di ricerca e informazione applica filtri simili basati sulla nostre stesse ricerche (si veda il fenomeno di &#8216;filter bubbles&#8217; <a href="http://www.youtube.com/watch?v=B8ofWFx525s" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/watch?v=B8ofWFx525s</a>. facebook include o esclude &#8216;amici&#8217; sullo stesso principio) per cui la risposta di google è &#8216;su misura&#8217; per ciascuno di noi, basata sulle precedenti ricerche; così che scoprire qualcosa di nuovo diventa progressivamente più difficile.<br />
Prima di fare un allarmismo facile però vale la pena di chiedersi se google sia l&#8217;intero orizzonte del nostro linguaggio e in particolare delle nostre ricerce di informazioni. Google esaurisce davero tutti gli ambiti dell&#8217;uso della lingua? Ovvero mentre la reificazione del linguaggio permette certamente immensi guadagni, restano delle aree o dei modi del linguaggio che sfuggano al conseguente appiattimento sui cammini statistici già percorsi?<br />
Semmai, in via puramente teorica, mi chiedo come si possa affrontare, o pensare, l&#8217;appropriazione di un bene collettivo come il linguaggio per il profitto di un&#8217;entità privata.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Valerio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/verso-il-capitalismo-linguistico-quando-le-parole-valgono-oro/#comment-159305</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 21:19:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[del resto, niente di nuovo sotto il sole. però però. come dire: il sole senza l&#039;ozono.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>del resto, niente di nuovo sotto il sole. però però. come dire: il sole senza l&#8217;ozono.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Valerio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/verso-il-capitalismo-linguistico-quando-le-parole-valgono-oro/#comment-159304</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 21:18:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[eh già, piuttosto inquietante. no?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>eh già, piuttosto inquietante. no?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: jan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/verso-il-capitalismo-linguistico-quando-le-parole-valgono-oro/#comment-159252</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 08:45:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molto interessante.
- linguaggio: aste delle parole;
- posizione: GPS e geoip;
- identità: biometria, riconoscimento facciale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto interessante.<br />
&#8211; linguaggio: aste delle parole;<br />
&#8211; posizione: GPS e geoip;<br />
&#8211; identità: biometria, riconoscimento facciale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ng		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/verso-il-capitalismo-linguistico-quando-le-parole-valgono-oro/#comment-159209</link>

		<dc:creator><![CDATA[ng]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 17:48:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molto interessante.

Di capitale linguistico, del rapporto tra la lingua e la merce, della proprietà privata del linguaggio (e quindi del dominio del capitalismo sulla lingua), ne parla già Ferruccio Rossi-Landi nel suo fondamentale “Il linguaggio come lavoro e come mercato” (1968). 

NeGa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto interessante.</p>
<p>Di capitale linguistico, del rapporto tra la lingua e la merce, della proprietà privata del linguaggio (e quindi del dominio del capitalismo sulla lingua), ne parla già Ferruccio Rossi-Landi nel suo fondamentale “Il linguaggio come lavoro e come mercato” (1968). </p>
<p>NeGa</p>
]]></content:encoded>
		
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