Lettere a chiunque- Ivan Arillotta

17 novembre 2011
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Immagine di Albert Dubout

Soffrire nei soliti posti
di Ivan Arillotta

Bisogna scrivere. Scrivere sempre. Provare a raccontare fino alla fine. Rendersi conto, in tutta onestà, di non essere riusciti a dire nulla. Bestemmiare e ricominciare da capo. Riuscire a dire esattamente niente. Rendersi conto, con la stessa onestà di prima e accresciuta tristezza, di non aver aggiunto altro che una buona parola, una parola blasfema. Ricominciare da capo, persino più stanchi, umiliati come bestie: uomini, mai. Rendersi conto di essere muti e capire che tutto questo silenzio non è un caso, e se anche fosse un caso si tratterebbe di un caso estremamente fortunato. L’unico caso. Prendere la penna e ricominciare da capo, muti e immobili. Alla fine, in qualche modo e in qualche posto, ci siamo.

Una bestemmia ci definisce, trovata per strada. Siamo una maledizione che parla di sé, e che parla da sola. Ma nessuno si dà da fare, nessuno parla e nessuno scrive. Ci abbiamo provato. Rendersi conto di averci provato con la forza di mille muti. Bisogna scrivere sempre, non c’è altro da fare. Muoversi, e bestemmiare di nuovo. Ci torna la voce, la mano si scuote; si parla, più basso, si bestemmia, più piano, si scrive, peggio. Si vive così. Ma il senso del mondo ci aspetta. Rendersi conto di avercela quasi fatta. E chi lo vuole il senso del mondo. Sputare, bestemmiare e scrivere entrambe le cose. Finalmente scriviamo qualcosa. Riuscire a dire meno di niente. Ricominciare da capo. Invecchiare di dieci anni ogni volta e sperare in un uomo decrepito. La fatica si sente, l’inchiostro si vede: forse ci siamo. Ricominciare da capo. Scrivere. Perdere i figli, i capelli, le mogli, la penna, le speranze. Solo il dolore resta, nessuno lo tocca. Rendersi conto di essere soli. Ricominciare da capo. Provare a scrivere la paura, così com’è. Nessun problema, nessuno leggerà. Scrivere in silenzio, bestemmiare sulla carta e soffrire nei soliti posti. Rendersi conto di non avere aggiunto altro che un morto, ucciso dai crampi e dal troppo pensare. Rendersi conto, in piena coscienza, di essere morti. Ricominciare da capo. Capire l’errore, bruciare i fogli, abbellire il cadavere, rendersi conto di essere soli, un po’ alla maniera di dio. Scrivere in silenzio, bestemmiare sui fogli bruciati e soffrire nei soliti posti.

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23 Responses to Lettere a chiunque- Ivan Arillotta

  1. Eccì il 17 novembre 2011 alle 12:25

    Scritto tanto bene da non sembrare soltanto qualcosa di oggi. E’ un pezzo vero, imperituro.

  2. Anna Tumiati il 17 novembre 2011 alle 16:14

    “Solo il dolore resta, nessuno lo tocca.” Bellissimo

  3. gianni biondillo il 17 novembre 2011 alle 16:21

    ciao Ivan.

  4. francesca dimattia bikbova il 17 novembre 2011 alle 16:30

    ‎”Scrivere in silenzio, bestemmiare sui fogli bruciati e soffrire nei soliti posti.” La reiterazione di una preghiera, anzi, di un’eresia. Necessaria.

  5. Mariateresa il 17 novembre 2011 alle 17:46

    BEN SCRITTO!!!

  6. isabella messina il 17 novembre 2011 alle 17:51

    bellissimo. poteva continuare all’infinito, sempre più rarefatto, fino a diventare un mormorio.

  7. Fiamma il 17 novembre 2011 alle 18:53

    L’ho letto ad alta voce. Non lo faccio spesso – e no, non perché fosse breve. Scrivere in silenzio, leggere con il respiro dentro. Grazie.

  8. Ivan Arillotta il 17 novembre 2011 alle 19:44

    vi ringrazio, tutti

  9. Ivan Arillotta il 17 novembre 2011 alle 19:45

    OT

    @Gianni: ciao Gianni, cercavo la tua mail qualche settimana fa, l’ho persa

  10. Silvia C. il 17 novembre 2011 alle 21:42

    Uno specchio di verità, in cui ci trascini con l’intensità di queste tue parole, ed è tutto così vivo!…io mi ci sono trovata dentro, muta e immobile….

  11. daniele il 17 novembre 2011 alle 23:52

    GIGANTESCO!

  12. mariapia il 18 novembre 2011 alle 01:14

    Mi viene a mente come diceva Fortini? ” una serie di negazioni che non voglio profanare per amnesia,…ma scrivi” (perdonate in mezzo il madornale bianco) Grazie Ivan, e buona scrittura –

    Maria Pia Quintavalla

  13. dm il 18 novembre 2011 alle 02:38

    Questa è un’iniezione di coraggio, grazie

  14. dario il 18 novembre 2011 alle 08:18

    @mariapia

    Scrivi mi dico, odia
    chi con dolcezza guida al niente
    gli uomini e le donne che con te si accompagnano
    e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
    scrivi anche il tuo nome. Il temporale
    è sparito con enfasi. La natura
    per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
    non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.

    Fortini, da “Una volta per sempre”, 1963

  15. diamonds il 18 novembre 2011 alle 11:49

    già,forse scrivere è soltanto un modo di pregare del miscredente ipersensibile,”un essere incorporeo, trionfante, morto”(cfr W. W.)

    http://charleslazarus.com/wp-content/uploads/2007/03/gardenias.mp3

  16. Jacopo Ramonda il 18 novembre 2011 alle 16:27

    “Siamo una maledizione che parla di sé, e che parla da sola. Rendersi conto di averci provato con la forza di mille muti. Bisogna scrivere sempre, non c’è altro da fare.”
    Davvero bello. Il tuo testo mi piace, le verità che contiene mi fanno sentire meno solo.
    L’unica cosa insopportabile è che nulla è insopportabile, quindi non ci resta che continuare scrivere.

  17. dino il 18 novembre 2011 alle 17:03

    E’ un monologo da recitare in penombra

  18. sara conti il 18 novembre 2011 alle 17:13

    Bisogna leggerlo più volte. Alla prima lettura è un pugno nello stomaco, come spesso. Poi…
    “Prendere la penna e ricominciare da capo, muti e immobili. Alla fine, in qualche modo e in qualche posto, ci siamo.”
    Grazie. Lo condivido su fb.

  19. AlbertoR il 18 novembre 2011 alle 18:05

    bellissimo

  20. Ivan Arillotta il 18 novembre 2011 alle 23:14

    Amo quel: “La poesia non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.”

  21. véronique vergé il 19 novembre 2011 alle 16:12

    Un testo bellissimo.

    Si scrive sulla battigia – il mondo circonda- con oggetti logori
    scrivere e soffrire nei luoghi del mondo disfatto- scrivere senza casa
    scrivere nel freddo, nella fame, scrivere di lontano- scrivere in una stanza- sotto la pioggia- scrivere in un treno- scrivere
    oggi leggo
    nella luce del testo di Ivan Arillotta- la sola speranza leggere sulla
    linea dove si affrontano mondo disfatto- mondo da inventare.

  22. Katia C il 20 novembre 2011 alle 23:01

    Raro. Grazie ivan

  23. Antonio Coda il 25 novembre 2011 alle 12:21

    Vedo l’effetto. Ma non la causa.

    Un saluto!,
    Antonio Coda



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