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	Commenti a: Dafni e Cloe  fare i videotape	</title>
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		Di: Luigi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 01:27:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Nashipae: per ora è privato, in attesa di una premiere. Comunque se mi mandi una mail a info@jumpcut.it faccio in modo da farti avere uno screener.
Grazie a te,
l.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Nashipae: per ora è privato, in attesa di una premiere. Comunque se mi mandi una mail a <a href="mailto:info@jumpcut.it">info@jumpcut.it</a> faccio in modo da farti avere uno screener.<br />
Grazie a te,<br />
l.</p>
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		<title>
		Di: Nashipae		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nashipae]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 20:55:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusate, qualcuno mi saprebbe dire come reperire questa trasposizione di Dafni e Cloe? Vi ringrazio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate, qualcuno mi saprebbe dire come reperire questa trasposizione di Dafni e Cloe? Vi ringrazio</p>
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		<title>
		Di: Mattia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 17:01:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non credo che sia una questione di accordarsi su un punto medio. Non rifiuto le forme esistenti, la mia domanda è quali siano le forme nuove che si possono seguire o inventare. Le ultime non escludono le prime. Non sono totalitario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non credo che sia una questione di accordarsi su un punto medio. Non rifiuto le forme esistenti, la mia domanda è quali siano le forme nuove che si possono seguire o inventare. Le ultime non escludono le prime. Non sono totalitario.</p>
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		<title>
		Di: Eugenio Maria Russo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/19/dafni-e-cloe-fare-i-videotape/#comment-159632</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Maria Russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 23:24:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Mattia, io penso che si possa fare un discorso parallelo a quello che si fa per il romanzo: da una parte c&#039;è l&#039;arte del romanzo, da una parte c&#039;è chi dice che il romanzo è morto e non si può fare altro che contaminarlo, ad esempio, con non fiction e fatti di cronaca. Ma poi si può arrivare a delle sintesi molto interessanti, come Elisabeth di Sortino. Però, a chi vuole praticare il romanzo come arte, non si può dire di mettersi a scrivere per forza Gomorra. Anche se Gomorra è un libro bellissimo. Ci siamo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Mattia, io penso che si possa fare un discorso parallelo a quello che si fa per il romanzo: da una parte c&#8217;è l&#8217;arte del romanzo, da una parte c&#8217;è chi dice che il romanzo è morto e non si può fare altro che contaminarlo, ad esempio, con non fiction e fatti di cronaca. Ma poi si può arrivare a delle sintesi molto interessanti, come Elisabeth di Sortino. Però, a chi vuole praticare il romanzo come arte, non si può dire di mettersi a scrivere per forza Gomorra. Anche se Gomorra è un libro bellissimo. Ci siamo?</p>
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		<title>
		Di: Mattia		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/19/dafni-e-cloe-fare-i-videotape/#comment-159630</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 22:13:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Postilla:
Agendo/pensando in questo modo é anche possibile agirare i problemi della mancanza di fondi di cui parlate nel vostro post. Come i rappers che senza soldi per farsi un video hanno fatto l&#039;intera performance davanti a una telecamera di video sorveglianza poi grazie alla legge sulla trasparenza hanno ottenuto il filmato e ci hanno messo il sonoro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Postilla:<br />
Agendo/pensando in questo modo é anche possibile agirare i problemi della mancanza di fondi di cui parlate nel vostro post. Come i rappers che senza soldi per farsi un video hanno fatto l&#8217;intera performance davanti a una telecamera di video sorveglianza poi grazie alla legge sulla trasparenza hanno ottenuto il filmato e ci hanno messo il sonoro.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Mattia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 22:05:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Eugenio, rivelerò le mie carte: nei miei commenti il punto di riferimento è il saggio di Walter Benjamin &quot;L&#039;arte nell&#039;Epoca della sua Riproducibilità Tecnica&quot;.  Quello che è valido ancora oggi di quel testo non è tanto l&#039;analisi specifica della potenzialità del cinema nella lotta politica negli anni trenta (peraltro mai realizzata, anzi semmai appropriata proprio dallo spettacolo del capitale) ma il metodo che applica. Benjamin parla proprio della differenza che corre tra imporre a una tecnologia nuova il ruolo e il messaggio delle tecnologie precedenti e riconoscere cosa questa possa fare se liberata dall&#039;alienazione della ripetizione dei modelli culturali esistenti (è un controsenso aspettarsi dal cinema quello stato di raccoglimento contemplativo che è proprio delle pittura, il cinema farà altro; da lì la famosa scomparsa dell&#039;aura). Ora io mi chiedo, quale è &quot;l&#039;altro&quot; che è possibile esplorare adesso? Non si tratta di imitare la pellicola in digitale, ma seguendo l&#039;interpretazione del materialismo cha fa Benjamin, cercare quale spazio le tecnologie digitali -che pare siano la novità del momento- possano aprire. Insisto non è di traduzione che stiamo parlando, ma di nuovi paradigmi.
Per fare un esempio restando all&#039;interno del discorso cinematografico di cui parlava Luigi, guarda questo lavoro del collettivo BlastTheory commissionato dal Sundance film festival : &#039;A Machine to See With&#039;
http://www.blasttheory.co.uk/bt/mov/mov_amtsw.html. 
Storia da cinema noir, partecipazione presa a prestito dall&#039;arte contemporanea, informazioni attraverso il software di un call centre per gli &#039;attori&#039;. 
Questo intendo con &#039;aprire lo spazio estetico&#039; specifico di una tecnologia. Io ritengo che il significato sia sempre specifico al linguaggio/medium che lo incorpora (ci sono anche dei lavori con i telefoni cellulari di un artista italiano che si chiama Alberto Garutti, ma non riesco a trovarli al momento)
Nei decenni passati l&#039;arte ha spesso usato il &#039;site specific&#039; come tattica, questo in realtà vale per tutte le istanze della significazione.
Non è il cinema di Tarkovsky, nè di Visconti, nè di ... nessuno? Certo è la frontiera di quello che è possibile fare con le tecnologie a disposizione, altrimenti è una ripetizione.
Di qui viene il mio volontario fraintendimento della dichiarazione di Monicelli, mi piace pensare che il senso fosse: non fate come noi fate come voi.

Per rispondere alla tua domanda: no, non sono un critico; semmai quando mi riesce artista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Eugenio, rivelerò le mie carte: nei miei commenti il punto di riferimento è il saggio di Walter Benjamin &#8220;L&#8217;arte nell&#8217;Epoca della sua Riproducibilità Tecnica&#8221;.  Quello che è valido ancora oggi di quel testo non è tanto l&#8217;analisi specifica della potenzialità del cinema nella lotta politica negli anni trenta (peraltro mai realizzata, anzi semmai appropriata proprio dallo spettacolo del capitale) ma il metodo che applica. Benjamin parla proprio della differenza che corre tra imporre a una tecnologia nuova il ruolo e il messaggio delle tecnologie precedenti e riconoscere cosa questa possa fare se liberata dall&#8217;alienazione della ripetizione dei modelli culturali esistenti (è un controsenso aspettarsi dal cinema quello stato di raccoglimento contemplativo che è proprio delle pittura, il cinema farà altro; da lì la famosa scomparsa dell&#8217;aura). Ora io mi chiedo, quale è &#8220;l&#8217;altro&#8221; che è possibile esplorare adesso? Non si tratta di imitare la pellicola in digitale, ma seguendo l&#8217;interpretazione del materialismo cha fa Benjamin, cercare quale spazio le tecnologie digitali -che pare siano la novità del momento- possano aprire. Insisto non è di traduzione che stiamo parlando, ma di nuovi paradigmi.<br />
Per fare un esempio restando all&#8217;interno del discorso cinematografico di cui parlava Luigi, guarda questo lavoro del collettivo BlastTheory commissionato dal Sundance film festival : &#8216;A Machine to See With&#8217;<br />
<a href="http://www.blasttheory.co.uk/bt/mov/mov_amtsw.html" rel="nofollow ugc">http://www.blasttheory.co.uk/bt/mov/mov_amtsw.html</a>.<br />
Storia da cinema noir, partecipazione presa a prestito dall&#8217;arte contemporanea, informazioni attraverso il software di un call centre per gli &#8216;attori&#8217;.<br />
Questo intendo con &#8216;aprire lo spazio estetico&#8217; specifico di una tecnologia. Io ritengo che il significato sia sempre specifico al linguaggio/medium che lo incorpora (ci sono anche dei lavori con i telefoni cellulari di un artista italiano che si chiama Alberto Garutti, ma non riesco a trovarli al momento)<br />
Nei decenni passati l&#8217;arte ha spesso usato il &#8216;site specific&#8217; come tattica, questo in realtà vale per tutte le istanze della significazione.<br />
Non è il cinema di Tarkovsky, nè di Visconti, nè di &#8230; nessuno? Certo è la frontiera di quello che è possibile fare con le tecnologie a disposizione, altrimenti è una ripetizione.<br />
Di qui viene il mio volontario fraintendimento della dichiarazione di Monicelli, mi piace pensare che il senso fosse: non fate come noi fate come voi.</p>
<p>Per rispondere alla tua domanda: no, non sono un critico; semmai quando mi riesce artista.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Eugenio Maria Russo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/19/dafni-e-cloe-fare-i-videotape/#comment-159622</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Maria Russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 16:47:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ah, dimenticavo: grande diamonds, siamo sulla stessa lunghezza d&#039;onda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ah, dimenticavo: grande diamonds, siamo sulla stessa lunghezza d&#8217;onda.</p>
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		<title>
		Di: Eugenio Maria Russo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/19/dafni-e-cloe-fare-i-videotape/#comment-159621</link>

		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Maria Russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 16:33:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Mattia: sono molto incuriosito dalla tua riflessione nel suo complesso, ti occupi professionalmente di queste cose? Noi siamo dei filmmaker e ci occupiamo di critica molto poco, il tuo intervento è un sicuro arricchimento al nostro post (anche se devo dire che a tratti sei uscito fuori tema!). Anch&#039;io come Luigi sottolineo che non siamo assolutamente contrari al digitale, mica siamo scemi! Ho sulla scrivania l&#039;ultimo numero dei Cahiers du cinema, la cui copertina recita &quot;Adieu 35&quot;, e se lo dicono loro ci credo! E girerò il mio prossimo film in digitale, è un documentario e il pensiero della pellicola non mi ha sfiorato neanche per un minuto anche se, certo, ancora c&#039;è chi realizza degli ottimi documentari in pellicola (mi viene in mente Pietro Marcello). 
Quanto a Monicelli, a prescindere dal caso particolare citato da noi, si può dire che il suo cinema sia rivoluzionario, innovativo, o almeno portatore di valori progressisti? Non credo proprio, le sue commedie sono tutto tranne che progressiste (anche belle, per carità, ma non mi si venisse a dire che in quei film si respira aria buona, di cambiamento). E l&#039;italiano medio, Alberto Sordi, i vizi degli italiani... Direi anche basta, io credo che possiamo diventare un paese moderno e di ampio respiro e buttarci tutto questo alle spalle.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Mattia: sono molto incuriosito dalla tua riflessione nel suo complesso, ti occupi professionalmente di queste cose? Noi siamo dei filmmaker e ci occupiamo di critica molto poco, il tuo intervento è un sicuro arricchimento al nostro post (anche se devo dire che a tratti sei uscito fuori tema!). Anch&#8217;io come Luigi sottolineo che non siamo assolutamente contrari al digitale, mica siamo scemi! Ho sulla scrivania l&#8217;ultimo numero dei Cahiers du cinema, la cui copertina recita &#8220;Adieu 35&#8221;, e se lo dicono loro ci credo! E girerò il mio prossimo film in digitale, è un documentario e il pensiero della pellicola non mi ha sfiorato neanche per un minuto anche se, certo, ancora c&#8217;è chi realizza degli ottimi documentari in pellicola (mi viene in mente Pietro Marcello).<br />
Quanto a Monicelli, a prescindere dal caso particolare citato da noi, si può dire che il suo cinema sia rivoluzionario, innovativo, o almeno portatore di valori progressisti? Non credo proprio, le sue commedie sono tutto tranne che progressiste (anche belle, per carità, ma non mi si venisse a dire che in quei film si respira aria buona, di cambiamento). E l&#8217;italiano medio, Alberto Sordi, i vizi degli italiani&#8230; Direi anche basta, io credo che possiamo diventare un paese moderno e di ampio respiro e buttarci tutto questo alle spalle.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Mattia		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/19/dafni-e-cloe-fare-i-videotape/#comment-159615</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 14:48:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ matteo
mi scuso, è un puro errore. vivo in un paese anglofono che scrive &#039;technology &quot;, mi è scappato.

@ Luigi, evito di attribuire a Monicelli quello che ha o non ha detto, mi scuso per aver dirottato il post. 

Però a questo punto mi permetto di aggiungere ancora un commento. Mi interessa la differenza che fai notare tra cinema e cinematografo. Hai ragione su questo punto. Però credo anche che sia proprio questo il momento &#039;domino&#039; in cui 18 fotogrammi al secondo possono avere una valenza doppia: non voler dire niente di diverso dalle sequenza di fotografie degli esperimenti di Muybridge, oppure essere interpretati e diventare cinema. Credo che questo bivio, o divergenza, sia il momento in cui si apre lo spazio estetico specifico di una tecnologia. Poi quello spazio generarà il proprio carattere attraverso tutte le sfumature dell&#039;uso che ne viene fatto.

Mi interessa anche quello che dici di youtube o dei videogiochi. È possibile che questo sia un&#039;altro movimento divergente in cui dal cinema stanno emergendo due nuovi spazi che vedono separata l&#039;immagine in movimento dalle idee, emozioni, e narrazione del cinema tradizionale? Da una parte, come giusamente dici, l&#039;aspetto sociolgico di youtube che che consapevolmente o meno analizza e ripropone tutti gli stereotipi della cultura contemporanea, più alcuni disordinati momenti di informazione alternativa; dall&#039;altra l&#039;immersione sempre più pervasiva nell&#039;azione e/o nell&#039;emozione che sono proprie del cinema. Di nuovo questo avviene incrociando l&#039;interattività (termine generico e abusato lo ammetto) della tecnologia digitale con l&#039;estetica del cinema. Quello che può sembrarci ibrido o limitato al momento, perchè non corrispnde al modello originale precedente, potrebbe mostrare un&#039;estetica autonoma successivamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ matteo<br />
mi scuso, è un puro errore. vivo in un paese anglofono che scrive &#8216;technology &#8220;, mi è scappato.</p>
<p>@ Luigi, evito di attribuire a Monicelli quello che ha o non ha detto, mi scuso per aver dirottato il post. </p>
<p>Però a questo punto mi permetto di aggiungere ancora un commento. Mi interessa la differenza che fai notare tra cinema e cinematografo. Hai ragione su questo punto. Però credo anche che sia proprio questo il momento &#8216;domino&#8217; in cui 18 fotogrammi al secondo possono avere una valenza doppia: non voler dire niente di diverso dalle sequenza di fotografie degli esperimenti di Muybridge, oppure essere interpretati e diventare cinema. Credo che questo bivio, o divergenza, sia il momento in cui si apre lo spazio estetico specifico di una tecnologia. Poi quello spazio generarà il proprio carattere attraverso tutte le sfumature dell&#8217;uso che ne viene fatto.</p>
<p>Mi interessa anche quello che dici di youtube o dei videogiochi. È possibile che questo sia un&#8217;altro movimento divergente in cui dal cinema stanno emergendo due nuovi spazi che vedono separata l&#8217;immagine in movimento dalle idee, emozioni, e narrazione del cinema tradizionale? Da una parte, come giusamente dici, l&#8217;aspetto sociolgico di youtube che che consapevolmente o meno analizza e ripropone tutti gli stereotipi della cultura contemporanea, più alcuni disordinati momenti di informazione alternativa; dall&#8217;altra l&#8217;immersione sempre più pervasiva nell&#8217;azione e/o nell&#8217;emozione che sono proprie del cinema. Di nuovo questo avviene incrociando l&#8217;interattività (termine generico e abusato lo ammetto) della tecnologia digitale con l&#8217;estetica del cinema. Quello che può sembrarci ibrido o limitato al momento, perchè non corrispnde al modello originale precedente, potrebbe mostrare un&#8217;estetica autonoma successivamente.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Matteo Reni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/19/dafni-e-cloe-fare-i-videotape/#comment-159603</link>

		<dc:creator><![CDATA[Matteo Reni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 08:52:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Mattia: ho notato che alterni indifferentemente la grafia technologia e tecnologia: puoi illuminarmi? Grazie.
@Franco: ci sono molti modi di essere reazionari, uno è quello di tagliare i ponti ai giovani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Mattia: ho notato che alterni indifferentemente la grafia technologia e tecnologia: puoi illuminarmi? Grazie.<br />
@Franco: ci sono molti modi di essere reazionari, uno è quello di tagliare i ponti ai giovani</p>
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