Recensimenti letterari

22 novembre 2011
Pubblicato da

di
Francesco Forlani

L’Amministrazione mi angoscia. Ho una relazione di tipo K (Kant passa la palla a Kafka) con tutto quello che è scadenza dei termini. Ho con la burocrazia lo stesso maniacale rapporto che ho con le date limite dei generi alimentari, to be on a deadline sulla soglia dell’invalicabile. Un sistema che violenta con la sua durata-durezza, sistematicamente, le persone che vivono sole, che hanno deciso di non tenere famiglia ma che le famiglie non tengono. Infatti un single, celibe, nubile, uno una che se ne stia per i cazzi propri fa la spesa max su due giorni, altrimenti butta la roba, sistematicamente, controllando sul retro la vaschetta di yogurth (mi piace dirlo alla francese iaùr) o quella di un formaggio ricco di fermenti lattici. Con questa angoscia ho compilato il mio atto di devozione alla statistica. L’Istat mi è entrata in casa come un agente della Stasi a determinare quantitativamente chaque pièce del mio orizzonte vero, reale ed io mi sono fatto accecare dalla lampada gialla apposta sulla sinistra della scrivania. La stessa che, presumo, mi ha ad un tratto illuminato la capa. E mi sono detto: se coloro che fanno e disfano le pagine culturali (paraculturali porno soft e palliative come le parafarmacie) invece di pubblicare i comunicati stampa delle case editrici manco fossero notizie Ansa, o di proporre un giro di Monòpoli (vd l’ottima riflessione di Sergio Garufi ) o di recensire i propri collaboratori sulle stesse pagine su cui questi ultimi recensiranno i testi degli amici dei collaboratori, mandassero agli autori un questionario Istat, non ne sapremmo di più sulla genealogia di un’opera e sulla visionarietà del suo autore?

Magari dividendolo in due parti. Una, diremo noi delle notizie sull’autore, tipo:

8.1 Ha difficoltà nel vedere?
No, nessuna difficoltà, tranne quando mi dicono che vedere le cose come stanno non piace al mercato e ai lettori ( che i lettori si sa passano il tempo al mercato non avendo un cazzo d’altro da fare)
8.2 Ha difficoltà nel sentire?
No, nessuna difficoltà, se si intende sentire sentire, perché sentire ascoltare, meglio non prestare ascolto al mondo che come lei sa mi distrae dalla creazione della mia opera maggiore.
8.3 Ha difficoltà nel camminare o nel salire/scendere le scale?
No, nessuna difficoltà ma lei ben conosce la lezione del narratore tipo, secondo cui bisogna inchiodare il culo alla sedia e farsi dire dagli altri quello che accade lì fuori per raccontarlo insieme al crucifige e così sia.
8.4 Ha difficoltà nel ricordare o nel concentrarsi?
No, nessuna difficoltà ma poi si sa no, che il romanzo è l’arte dell’oblio, e la letteratura un’arte di distrazione di massa

L’altra sull’opera, trattandola come una cosa-casa in sé.

3.3 L’acqua calda è prodotta esclusivamente dallo stesso impianto che è utilizzato per il
riscaldamento dell’abitazione?
No
3.4 Qual è il combustibile o l’energia usata per riscaldare l’acqua?
– Energia elettrica
3.5 Di quanti impianti doccia e/o vasche da bagno dispone l’abitazione?
1
3.6 Quanti sono i gabinetti presenti nell’abitazione?

E finalmente sapere quanti cessi ci sono in casa di Moccia o della Mazzantini. Se Faletti usa PC o MAC, se l’avanguardia letteraria romana ha la vasca in casa mentre sappiamo che quella del Nord Est è piuttosto doccia. Scoprire che tipo di energia i letterati guru della sinistra adoperano per scrivere opere dai titoli visionari (era dai tempi dei geniali titoli di Peter Sloterdijk, dai famosi Saggi di intossicazione volontaria, che non si leggevano cose tipo: La sinistra? si, ma a sinistra di che? o Bisogna fare in fretta. Sì ma cosa?)
In fondo le case sono il linguaggio dell’essere. La frase faceva più o meno così, no?

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4 Responses to Recensimenti letterari

  1. maria il 22 novembre 2011 alle 11:47

    la letteratura un arte di distrazione di massa

    un’arte…refuso immagino

  2. francesco forlani il 22 novembre 2011 alle 11:49

    thanx cara! in effetti era un arto
    effeffe

  3. Chiappanuvoli il 23 novembre 2011 alle 09:06

    Non c’è alcuno spazio. Per lei. Per me. Forse per il noi sì. E l’Istat lo sa, diamine se lo sa. Se pensiamo che quegli stessi impianti, già obsoleti oggi, lo saranno ancora più tra qualche anno, 7-8, a fine elaborazione dati. E questo da un lato.
    Dall’altro c’è il racconto stesso. Diventato racconto del racconto. Per quello sì che c’è spazio, spazio etereo, spazio disumano. Anche lì non c’è spazio per lei. E per me. Per quanto vi si provi ad infilarcisi, si finisce sempre per starci larghi. Anche questo l’Istat lo sa, diamine se lo sa, E se ne frega pure.
    Nuove mitologie, fatte di numeri, di dati, di spazi larghi e di racconti del racconto. Se non ci fosse un sistema mafioso alle spalle si sfalderebbe come un testo senza congiunzioni.
    Però mi sono divertito.

  4. monica martinelli il 24 novembre 2011 alle 18:06

    ottima idea effeffe!! Il questionario dell’istat sembra qualcosa di paranormale (ma mai quanta certa cosidetta letteratura!). D’altronde l’Istat fa il suo mestiere, mentre certi scrittori che mestiere fanno?



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