Le nostre vite gettate sul tavolo verde della finanza – Per un audit del debito pubblico

3 dicembre 2011
Pubblicato da

di Marco Rovelli
Stiamo soffocando di debito pubblico. Ma che cos’è davvero questo debito sovrano? E’ da poco uscito, per DeriveApprodi, il libro “Debiti illegittimi e diritto all’insolvenza” di François Chesnais. Esso ripercorre, in maniera rigorosa ma comprensibile a tutti, la resistibile ascesa della finanza speculativa, e la creazione di uno spropositato debito pubblico dagli anni ottanta in poi contestuale alla deregulation finanziaria e all’abbassamento generalizzato delle imposte per gli strati più ricchi – ciò che, riducendo le entrate di bilancio, ha creato un deficit pubblico finanziato con l’indebitamento. Ma in che modo le banche acquistano titoli di debito pubblico, scaricando poi sulle spalle della collettività tutta il peso dell’austerity e del risanamento? Li acquistano attraverso un effetto leva dovuto a prestiti interbancari che di fatto funzionano come una grande catena di Sant’Antonio, visto che ogni creazione di credito è creazione di moneta. I nostri soldi – le nostre vite – oggi devono essere sacrificate sull’alare di questo immenso gioco d’azzardo che è la finanza contemporanea. Chesnais è uno dei firmatari di un appello, che circola in rete in questi giorni, per fare un audit del debito pubblico. Un audit è una ricognizione del debito per capire quale parte è legittima e quale no: quale la quota che proviene dal risparmio e quale dalla speculazione? Si tratta di rivendicare il diritto di ripudiare quei che il giurista Alexander Sack nel 1927 definì “debiti odiosi, quelli contratti contro gli iteressi dei cittadini di uno Stato, senza il loro consenso e in piena conoscenza di causa su chi siano i creditori”. Dovremmo leggerlo tutti questo libro, per capire come i conglomerati bancari e gli hedge funds, oggi, stiano usando le nostre vite come il loro personale tavolo da gioco, e per cominciare a costruire gli strumenti per uscire da questa impasse.
(pubblicato su l’Unità 3/12/2011)

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30 Responses to Le nostre vite gettate sul tavolo verde della finanza – Per un audit del debito pubblico

  1. carmelo il 3 dicembre 2011 alle 13:12

    Io distinguerei due livelli di analisi altrimenti facciamo solo demagogia e parliamo di aria fritta.
    1) la crescita sproposita della finanza rispetto all’economia reale resa possibile dalla globalizzazione dei mercati che consente:
    – di spostare masse enormi di capoitali in pochi secondi
    – di effettuare operazioni altamente speculative con un effetto leva anche fino a cento volte rispetto all’investimento iniziale, attraverso gli strumenti derivati (ma non solo)
    – la perdita di sovranità degli (ex) stati nazionali che non hanno saputo o non hano voluto cerare degli strumenti di regolazione e controllo delle transazioni finanziarie.
    2) la consapevolezza che l’aumento dell’offerta di moneta e l’utilizzo di strumenti speculativi è fondato sull’idea della crescita della ricchezza reale prodotta, è insomma una scommessa sul futuro anzi un’ipoteca sul futuro, che se viene meno fa crollare il castello

    3) e veniamo al debito. La responsabilità del debito è di chi lo contrae.
    Si puo’ fare debito per investire o semplicemente per consumare come avveniva nel medioevo.
    Negli ultimi anni c’e’ nstata una crescita spaventosa del debito privato (prestiti personali, carte di credito carte di debito, acquisti rateali etc) destinato al consumo.
    C’e’ stata anche IN ITALIA una spaventosa crescita del debito pubblico destinato non agli investimenti ma alla spesa corrente. E quibisogna anche dire che da noi la spesa corrente è improuttiva di pessima qualità e inoltre intercettata dalle organizzazioni criminali o dalle imprese piu’ inefficienti (meccanismo tangenti/corruzione)
    In questa orgia di consumo e di spesa improduttiva abbiamo campato per 15 anni, abbiamo votato berlusconi che ci diceva che tutto andava bene che non dovevamo pagare le tasse che poteva costruire abusivamente etc etc. Abbiamo persino usufruito di bassi tassi di interesse grazie all’euro.
    Che cazzo c’entrano le banche.
    Selo stato non trova chi gli fa credito non è in grado di far fronte alle spese, ovvero pagare pensioni, la sanita’ etc etc.
    Se il padre di una famiglia va in bancha fa un prestito personale di 20 mila euro e con quei soldi va a giocare a las vegas poi ne fa un altro e si compra una lucente auto da trentamila euro poi a un certo punto si accorge che la rate per imborsare i pèrestiti assorbono il 70% del suo stipendio, di chi è la colkpa? delel banche ?
    La verità è che la politica ha completamente abdicato al suo ruolo, con la complicita di noi elettori, di controllo e regolazione del sistema finanziario, di tutela del bene comune (il paesaggio, l’acqua. l’aria, i boschi, il territorio) di sviluppo dei settori ad altovalore aggiunto eco-compatibili, bla bla bla.
    Ammesso che si riesca a individuare una parte di debito creata illeggittimamente qualla parte chi la paga? le banche o chi l’ha contratta?
    e chi l’ha contratta non è stato forse eletto da noi?

    Solo che mentre prima

  2. maria il 3 dicembre 2011 alle 13:26

    a proposito di debito e di misure per affrontarlo, non esistono soltanto le politiche restrittive volute dalla UE e dai cosiddetti mercati e messe in atto dai vari governi nazionali-
    Maria M.

    http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Rapporto-Sbilanciamoci-2012-11524

    Rapporto Sbilanciamoci 2012
    25/11/2011 commenti (1) Nel 13° Rapporto, la Campagna Sbilanciamoci! non si è soffermata solo sull’analisi critica dei contenuti della Legge di Stabilità e sul Bilancio dello Stato, ma anche su tutti i provvedimenti di correzione dei conti pubblici con effetti nel triennio 2011-2013

    Analisi quindi ma anche, e soprattutto, proposte di intervento, organiche e concrete, per fornire un valido sostegno all’economia, al lavoro e al welfare interventi che vanno nella direzione di una fuoriuscita dalla crisi nel segno della giustizia sociale, della redistribuzione della ricchezza, della sostenibilità ambientale e di un nuovo modello di sviluppo. Nella manovra economica non si trova alcuna traccia di interventi per il rilancio di un piano di investimenti pubblici, nessun intervento a difesa del lavoro e dei redditi, nessuna misura per l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo del capitale umano.

    L’effimera Legge di Stabilità e un inconsistente “decreto sviluppo” sono provvedimenti inefficaci e socialmente iniqui, colpiscono le classi a basso e medio reddito, tagliano le risorse alle politiche sociali e rendono il paese ancora più indifeso; le disuguaglianze economiche non sono la conseguenza, ma la causa della crisi.

    Le risorse potrebbero esserci se si andassero a prendere i soldi dove ci sono e dove 30 anni di politiche neoliberiste li hanno portati sottraendoli al lavoro e all’economia: patrimoni, profitti, rendite, grandi ricchezze. Proprio quello che il governo in questi anni non ha fatto, beneficiando gli evasori con lo scudo fiscale e con l’allentamento di quelle misure di controllo (come la tracciabilità dei pagamenti e la cancellazione dell’elenco clienti-fornitori) che avevano permesso fino a tre anni fa una più efficace lotta all’evasione fiscale, contro la quale Sbilanciamoci! propone: il ripristino dell’elenco clienti-fornitori per le imprese, il divieto di pagamento in contanti oltre i 100 euro e la reintroduzione del reato di falso in bilancio.

    Tra le proposte che Sbilanciamoci!:

    Lotta alla precarietà. Oggi, il 29% dei giovani è disoccupato e tra chi lavora il 50% ha un rapporto di lavoro precario. Si propone un intervento per limitare la precarietà attraverso: a) la concessione di credito di imposta fino a 3.000 euro l’anno per l’assunzione dopo due anni di rapporti di lavoro parasubordinati, b) la previsione di una indennità di disoccupazione del 60% per sei mesi per tutti i lavoratori subordinati che abbiamo almeno maturato un anno di versamenti di contributi.

    Riduzione dei programmi arma. Chiediamo al governo italiano di non firmare il contratto per la produzione dei 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter. Chiediamo di cancellare i finanziamenti previsti per il 2012 per la produzione dei 4 sommergibili Fremm, dei cacciabombardieri F35, delle due fregate “Orizzonte”. Risparmio previsto: 783 milioni di euro.

    Tassa patrimoniale. In questa crisi i ricchi non stanno pagando alcun prezzo. Anzi lo scudo fiscale e l’allentamento della lotta all’evasione fiscale li hanno ancora di più premiati. Il peso della crisi ricade interamente sulle fasce più povere della popolazione. Proponiamo perciò una tassa patrimoniale del 5 per 1000 sui patrimoni oltre i 500mila euro, con alcune correzioni di carattere progressivo (possibile grazie alla registrazione dei beni sulla dichiarazione dei redditi) sul prelievo. In questo modo potrebbe entrare nelle casse dell’erario una somma intorno ai 10miliardi e 500milioni di euro.

    Programma di piccole opere. Di fronte ai faraonici programmi di “grandi opere” che producono ingente spesa pubblica, scarsi benefici sociali e danni ambientali per il territorio (e business per poche imprese), si propone invece un programma di “piccole opere” per il Mezzogiorno che riguardi interventi integrati – sociali, ambientali, urbanistici – che possono andare dalla sistemazione della rete idrica locale al recupero urbanistico dei piccoli centri, al risanamento ambientale di coste e aree montane. Si propone a questo scopo di chiedere la piena attuazione del Piano delle opere medio-piccole deciso in Cipe il 6 novembre 2009 che prevede dal 2010 al 2013 la spesa nel triennio 413 milioni degli 825 milioni di euro stanziati dal Comitato, a cui si chiede di aggiungere uno stanziamento di 500 milioni, da finanziare stornando la cifra corrispondente dagli stanziamenti previsti per le infrastrutture strategiche.

    Fondo per la non autosufficienza. Oggi il livello delle politiche pubbliche per la non autosufficienza è pressoché simbolico. Dal 2011 il Fondo per la non autosufficienza è praticamente azzerrato. Chiediamo perciò il ripristino dei 400 milioni di euro (stanziati nel 2010 e cancellati nel 2011) per le politiche pubbliche a sostegno della non autosufficienza.

    Tassare i diritti televisivi per lo sport spettacolo. Come per la pubblicità, il business dello sport-spettacolo ha effetti distorsivi sul mercato e distoglie risorse dallo sport per tutti. Si propone pertanto di adottare il metodo francese di tassazione dei diritti televisivi per finanziare lo sport per tutti e la costruzione di impianti pubblici polivalenti. Con un’aliquota del 5% sul totale dei diritti versati si potrebbero raccogliere circa 40 milioni di euro.

    Il testo completo:

    Controfinanziaria_sbilanciamoci_2012_completo.pdf 3,73 MB

  3. maria il 3 dicembre 2011 alle 13:32

    Segnalo un’iniziativa che si terrà a firenze
    Maria M.

    La via d’uscita è a Firenze il 9 dicembre

    Dopo quattro mesi di fitta discussione sul sito sulla rotta d’Europa, abbiamo l’occasione di incontrarci di persona. L’appuntamento è a Firenze, venerdì 9 dicembre 2011, ore 10-16, al Teatro Puccini, Via delle Cascine, 41, organizzato da Rete@sinistra in collaborazione con Sbilanciamoci!, il manifesto, Lavoro e libertà. Il tema: “La via d’uscita. L’Europa e l’Italia, crisi economica e democrazia”. Tra i relatori Rossana Rossanda (1) (2), Maurizio Landini, Paul Ginsborg, Luigi Ferrajoli, Mario Pianta (1) (2), Massimo Torelli, Gabriele Polo, Giulio Marcon, Guido Viale, Francuccio Gesualdi, Annamaria Simonazzi, Norma Rangeri, Donatella della Porta, Alberto Lucarelli, Mario Dogliani, Tania Rispoli. Interverranno esperti, sindacalisti, esponenti di associazioni e movimenti, giornalisti.

  4. Marco Rovelli il 3 dicembre 2011 alle 13:37

    In duemila battute non si può dire molto. Ma due concetti chiari credo di averli enunciati. (gli altri livelli di analisi sono stati qui detti e ridetti). Che cazzo c’entra no le banche??? Gioco d’azzardo, come diceva Keynes. Parlo di catena di Sant’Antonio non a caso: il 40% delle transazioni finanziarie sono prestiti interbancari. Ovvero denaro fittizio che viene puntato sui titoli, ma con effetti realissimi. Mai sentito parlare del debito Esteri sui paesi del sud del mondo? Quella devastazione pluridecennale adesso – con meccanismi diversi – tocca a noi. O lo si capisce o si muore. Secondo elemento da capire: il debito pubblico nasce negli anni ottanta contestualmente al ribasso generalizzato delle imposte sui più ricchi. Il debito pubblico non nasce per necessità. Paragonare il debito pubblico dello Stato al debito del padre di famiglia è totalmente improprio e sviante. Chesnais lo spiega molto bene, questo.

  5. helena il 3 dicembre 2011 alle 15:21

    Eccovi un piccolo commento alla Mozzi. Mi pare che l’affermazione che abbiamo tutti votato per Berlusconi, sia inesatta.

  6. carlo il 3 dicembre 2011 alle 15:51

    credo che l’analisi di Marco Rovelli nella lettura di Chesnais affronti il cuore del problema. Il sistema è il medesimo utilizzato ormai da mezzo secolo dalla Banca Mondiale. Sostanzialmente si è finanziato intere regioni del pianeta in cambio di sovranità, appoggiando economicamente e politicamente governi dittatoriali ai quali si imponevano le regole dello sviluppo per consentire l’espandersi sui territori emergenti delle multinazionali. Si propagandava il “benessere” ma in verità si depredava il territorio, si seminava discordia religiosa ed etnica per giustificare stermini e genocidi che al fondo altro non sono stati che una selezione antropologica di carattere economico-politico. E concordo con Rovelli, ora tocca al mondo occidentale. Le tecniche d’intervento sono le stesse: cessione di quote di sovranità (non nelle mani di un organismo sovranazionale voluto ed eletto dai cittadini ma in quelle del tecnocrate rappresentante dei diffusi interessi finanziari ed economici), autoritarismo, elisione dei diritti, basso costo del lavoro, liquidazione del welfare, aggressione del territorio. C’è un’altro meccanismo tecnico-finanziario che a quello dell’audit potrebbe affiancarsi, esposto da Luca Fantacci qui (http://www.alfabeta2.it/2011/11/01/insostenibilita-del-debito-intervista-a-luca-fantacci/ )

  7. carlo il 3 dicembre 2011 alle 15:54

    un altro senza apostrofo magari è meglio

  8. marco rovelli il 3 dicembre 2011 alle 16:14

    Fantacci contribuisce a spiegare ulteriormente perché il paragone con i debiti da ripagare del padre di famiglia è del tutto improprio: “Questo è appunto il problema. Per poter rispondere, e magari assegnare un grado di probabilità all’evento, come si pretende di fare sul mercato, bisognerebbe poterne dare una definizione univoca. Ora, che cosa significhi essere “in default”, o “insolvente”, nel caso di un’impresa è chiaro: significa non essere in grado di pagare i propri debiti, ossia non avere attività sufficienti per far fronte alle proprie passività. Ma, sulla base di questa definizione, tutti gli stati sono insolventi! Nessuno stato è in grado di ripagare i propri debiti. D’altro canto, gli stati non sono nemmeno tenuti a ripagare i loro debiti. I debiti degli stati, da quando hanno preso la forma di titoli negoziabili sul mercato, ossia da poco più di trecent’anni, non sono più fatti per essere ripagati, bensì per essere continuamente rinnovati e per circolare indefinitamente. I titoli di stato sono emessi, sono acquistati e rivenduti ripetutamente sul mercato e, quando giungono a scadenza, sono rimborsati con i proventi dell’emissione di nuovi titoli.”

  9. helena il 3 dicembre 2011 alle 16:58

    “Il sistema è il medesimo utilizzato ormai da mezzo secolo dalla Banca Mondiale.”, scrive Carlo. Appunto: ne avevamo già prima un certo sentore, ma oggi siamo retrocessi davvero al mondo se non terzo, almeno secondo. Tenicamente, per usare un avverbio in voga.

    Chioso un po’ meglio il mio commento di prima. Stento a capire come persone come mi immagino sia Carmelo e anche tanti amici e consoscenti, siano tanto pronti a una sorta di indistinta identificazione penitenziale con l’aggressore.
    Chi ha fatto spreco, chi è responsabile del debito statale che dobbiamo rimettere tutti quanti, ma non al Padre Nostro?
    Non quelli che Berlusconi non l’hanno votato e sui quali, così a caso, si è concentrata maggiormente l’arte dei cosiddetti tagli lineari di Tremonti.
    Esclusi questi, siamo davvero così sicuri che sia corretto ritenere altrettanto complice dell’evasore con ville e yacht, l’operaio o la pensionata (magari detestabilmente reazionaria) che si sono fatti turlupinare dal ragionamento che uno che aveva i soldi di suo, non li avrebbe rubati agli altri? Coglioni sì, a maggioranza, nella declinazione italiota dei fessi che si credono furbi.
    Lasciamo, se possibile, la colpa ai teologi e guardiamo più laicamente alle responsabiltà – che sono molto, ma molto diseguali.

  10. carmelo il 3 dicembre 2011 alle 19:33

    “”””Parlo di catena di Sant’Antonio non a caso: il 40% delle transazioni finanziarie sono prestiti interbancari. Ovvero denaro fittizio che viene puntato sui titoli, ma con effetti realissimi. Mai sentito parlare del debito Esteri sui paesi del sud del mondo?””””
    Il meccanismo di creazione di moneta attraverso l’attività bancaria è noto e studiato in tutti i manuali di economia. E non c’entra niente con i titoli di stato ne con le catene di sant’antonio.
    Anche tu caro rovelli contribuisci ad aumenatre l’offerta di moneta quando paghi con la carta di credito.
    Fare del moralismo in economia non serve a un bel niente.
    le istituzioni finanziare come tutte le imprese in un’economia di mercato mirano al profitto e lo fanno senza porsi nessun problema etico.
    La responsabilità semmai è della politica che non riesce ad esercitare un’azione di controllo e indirizzo.
    Ricominciamo:
    Lo stato emette titoli di debito per finanziare la spesa.
    Per poter sostenere il welfare, gli investimenti, la crescita, oppure lo sperpero, le rendite, la corruzione, deve trovare delle istituzioni che acquistino i suoi titoli confidando che lo stato possa ripagarli grazie alla creazione di ricchezza (crescita).
    Se le banche e non solo le banche decidono di non acquistare piu’ quei titoli lo stato fallisce.
    L’italia è un paese sfasciato perchè ha usato il debito per la spea corrente e improduttiva e le banche ribadiscono non c’entrano niente perchè non esercitano nessun controllo sulla destinazione dei soldi che prestano allo stato. L’italia è un paese sfasciato perchè per 15 anni abbiamo votato uin signoire che ci diceva che tutto andava bene, Quindi la prima colpa è degli elettori.
    Lo squilibrio strutturale dell’italia viene da lontano viene da un sistema economico feudale e da una evasione fiscale strutturale. (la citazione che fai caro rovelli sulle politiche liberiste (meno tasse piu’ debito) non è applicabile in Italia. Perchè in italia le tasse i riocchi non le hanno mai pagate, perchè in italia le rendite finanziarie sono tassate in misura irrisoria. Perchè in italia l’economia illegale è un cancro che è divnuto metastasi.

    mi richiedi retoricamente se ho presente il debito dei paesio del terzo mondo
    Si ce l’ho presente.
    Quei paesi erano governate da oligarchie ritrette che invece di preoccuparsi del benessere dei loro stati si preoccupavano di mantenere una sussditanza economica e politica nei confronti dei paesi occidentali (USA in primis). Ottenevano dei prestiti che aaricchivano le oligarchie medesime (vedi argentina) e quando rischiavano di essere insolventi venivano loro imposte politiche liberiste che pagavano le classi subalterne.
    Ultima notazione sul debito che non è fatto piu’ per essere ripagato.
    Anche qui c’e’ un fondo di verita ma l’affermazione è ambigua.
    Tuitte le imprese del pianeta finanziano la loro attività con capitale proprio e con l’indebitamento finanziarioo.
    Non troverai mai un impresa che non faccia debiti anche se è sana e prospera. A condizione che i debiti contratti siano in grado di creare profitti. Insomma se hanno un debito sostenibile.
    lo stesso puo’ essere applicato agli stati.
    Uno stato avrà sempre una livello di indebitamento (è una verità talmente banale che non occorre un trattato per sostenerla).Ilproblema è capire quando il debito è insostenibile, quando cioe’ lo stato entra in una situazione di squilibrio crescente.

  11. helena il 3 dicembre 2011 alle 22:54

    Marco, tu hai duemila battute e non milleottocento? aaarrrgh…

  12. Marco Rovelli il 4 dicembre 2011 alle 01:18

    Helena, sì sono 1800 anche per me :(
    Carmelo, la fai troppo facile. Ma non ho tempo per risponderti adesso, mi spiace. Però, umilmente: prova a leggere il libro di Chesnais, che non è l’ultimo cretino arrivato.

  13. carmelo il 4 dicembre 2011 alle 10:20

    @marco
    accetto volentieri il tuo consiglio. Non credo di farla troppo facile.
    Diciamo che m,i piace distinguere le responsabilità “domestiche” delle classi diregenti (straccione) nostrane che sono gravissime, le responsabilità del nostro popolo che per vent’anni si è abbonato all’orgia consumistica e ha perso ogni senso del bene comune…bla bla (e qui le banche italiane non c’entrano niente)
    dalle responsabilità di un sistema finanziario selvaggio, extraterritoriale e fortemente speculativo che presta ai ricchi e poi impone ai poveri di pagarne le conseguenze.
    Qunado si denunciano i mali di una crisi ormai sistemica, non bisogna mai rimuovere i mali di una crisi endemica del nostro paese.

  14. carmelo il 4 dicembre 2011 alle 11:04

    @marco rovelli
    seguendo il tuo consiglio con umilta mi sono andato a leggere il saggio che ho trovato in rete din Chesnais
    http://www.sinistrainrete.info/crisi-mondiale/1518-francois-chesnais-e-se-il-modo-di-non-pagare-il-loro-debito-in-realta-ci-fosse.html

    Al riguardo mi pare che le sue argomentazioni siano condivisibili anche se poi vanno ricondiotte nel contesto politico economicodei paesi in cui si è formato il debito.
    la prima cosa da fare è distinguere il comportamento delle banche.
    Negli stati uniti le banche hanno compiuto dei veri e propri atti criminali attraverso il meccansimo dei subprime: ovvero la concessione di presti al consumo (mutui e non solo mutui) secondo criteri non economici e il trasferimento del rischio sui risparmiatori attraverso la creazione di titoli tossici alla cui circolazione hanno contribuito in misura non modesta anche le banche europee (della “ricca” europa del nord).
    Il comportamento criminale di molte banche italiane ed europee che hanno spinto i comuni italiani a stipulare dei derivati sul debito che piu’ che derivati erano delle vere truffe ai danni dei comuni e quindi dei cittadini.
    Quanto ai debiti odiosi, mi pare condivisibile la definizione che ne da Chesnais

    I debiti odiosi sono “quelli che sono stati contratti contro gli interessi delle popolazioni di uno Stato, senza il loro consenso e in tutta conoscenza di causa da parte dei prestatori”

    Ma questa affermazione non fa altro che individuare la responsabilità nei governi; governi (al contrario dei paesi del terzo mondo che anche tu citavi) eletti democraticamente da cittadini che quando Berlusconi diceva “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani” gongolava rassicurata.

    La moratoria del debito:
    La moratoria del debito puo’ essere decisa da un paese abbastanza piccolo oppure da un insieme di paesi ( i pigs ?) abbastanza grandi da poter imporre la propria decisione e sopravvivere a quelal decisione.

    Io qualche propostina ce l’avrei, semplice proposta di buon senso.

    Una volta che l’italia dimostra di avere un governo decente equo e credibile potrebbe:
    annunciare che non intende pagare interessi superiori a un livello ritenuto equo.
    I titoli in scadenza laddove non si riuscisse a rifinanziare a quel tasso di interesse verrebbero congelati per 5 anni.
    Tutti coloro che vengono ritenuti responsabili, di sprechi, corruzioni, furti, connivenze con la criminalità evasione fiscale, sono obbligati oltre alle sanzioni pecuniarie e penali eventuali, a sottoscrivere dei prestiti forzosi.

    I paesi piu’ deboli, spagna Portogallo grecia italia, stipulano degli accordi di cooperazione economica e finanziaria. le loro banche vengono obbligate ad acquistare solo titoli dei paesi aderenti e solo a tassi imposti.
    L’ACCORDO POTREBNBE ESSERE ESTESO A LIVELLI PIU’ IMPOEGNATIVI e potrebbe esere esteso ai paesi del nordafrica incoraggiando i processi di transizione alla democrazia.

  15. helena il 4 dicembre 2011 alle 12:08

    ma dopo lunedì subiranno una riduzione equa a 1500 :-)

  16. matteo ciucci il 4 dicembre 2011 alle 13:19

    Io sono di un’altra opinione:

    – CDS vs. Credito Interbancario: in merito al pezzo di Rovelli, credo che l’eccesso di moneta non sia stato generato dal credito interbancario, ma dai credit default swap (CDS) naked, le assicurazioni su eventi creditizi su obbligazioni dello stato venduti allo scoperto (cds), usati come titoli speculativi cioè non associati al possesso di alcun bond (naked) e non come assicurazioni.

    Il punto chiave è che questi titoli sono assicurazioni insolvibili, perchè la massa di denaro che proteggono non è solvibile da nessun economia reale, visto che il volume della massa monetaria finanziaria è per lo meno 50 volte quello dell’economia reale sottostante. Pertanto, nessuna assicurazione reale può garantire la massa di eventi creditizi assicurati e questi titoli sono divenuti carta straccia (ed è questo che ha fatto salire lo spread).

    – Responsabilità bancaria: le banche c’entrano, in quanto hanno approfittato del potere di creare moneta sotto forma di crediti non coperti o coperti da assicurazioni che tutti sapevano essere carta straccia, ma in cui tutti, nonostante questo, credevano pagabili a vista al portatore. Le banche tuttavia non sono responsabili della crisi economica – economica, non finanziaria – che ha la sua causa nella delocalizazione dei capitali e il suo indicatore principale nel tasso di disoccupazione e di sviluppo/contrazione delle piccole o medie imprese (PMI).

    – Sostituzione del modello del consumatore: i grandi capitali hanno capito che era loro più conveniente rimpiazzare il consumatore forte occidentale (americano e europeo) e quello debole orientale con un consumatore occidentale parzialmente più debole (diciamo del 30%) e uno orientale più forte (diciamo del 10%, perchè non tutta la Cina è allo stesso livello della costa con 300 milioni di cinesi inquinati ma benestanti). Come conseguenza, gli utili delle grandi corporazioni (e infatti, vedi il boom dell’export tedesco in oriente) sono cresciuti senza produrre redistribuzione capillare, mediata invece dal lavoro.

    – Disomogeneità sociale: gli stati, gli interessi politici, ma soprattutto il lavoro individuale non è frazionabile nello stesso modo in cui lo sono gli investimenti delocalizzati. Io non posso lavorare il 70% in europa e il 30% in Cina. Il mio lavoro al 70% in europa, non viene rimodulato, ma semplicemente, sparisce.

    – Cambio di ideologia: il post-modernismo che ha generato nel settore culturale eccesso di rumore, barriere fra generi infrante e contaminazione, è nuda e pura volatilità dovuta ad eccesso di prodotti culturali prodotti in assenza di valori reali sottostanti, che dovranno ora essere sottoposti a riesame escludendo economicamente quelli che non sono in grado di sopravvivere perchè simulacri vuoti. Il parallelo con la crisi finanziaria è immediato. Le iniziative di Ferraris in filosofia annunciano la nuova epoca di riscoperta del valore. Dunque, anche l’ideologia si adatta.

    Democrazia: anche io Berlusconi non l’ho votato, ma ho accettato le regole della democrazia. Come si è visto in Grecia e in linea con la riscoperta del valore, anche questo paradigma sta rapidamente crollando. Stiamo tornando a un voto per censo (e competenza economica), sia a livello di individui che di Stati (Germania vs. Italia o Euro forte vs Euro debole).

    Bene. E adesso che abbiamo fatto una bella e lucida analisi secondo i sacri canoni del marxismo, io, che faccio?

    Saluti a tutti,
    Matteo

  17. Marco Rovelli il 4 dicembre 2011 alle 16:02

    Carmelo, che i governi fossero assolti da questa l’hai inteso tu, ma non era implicito nel mio discorso. Anzi, lo dava
    Per sottinteso. Così come fu appunto nel caso del debito estero del sud del mondo: ovvio che vi furono pesanti responsabilità dei governo, ma la trappola fu scientemente costruita dalle agenzie politiche e finanziarie del nord (un esempio per tutti il quadro delineato in Confessioni di un sicario dell’economia) scattó tra il 79 e l’81 con la nuova politica monetaria di Volcker. I due livelli vanno tenuti insieme. E lo stesso dico a Matteo: sui cds ho scritto in un articolo che ho pubblicato qui su NI in precedenza, è un elemento fondamentale. Che va tenuto insieme, come fa rilevare Chesnais, con la rete interminata dei prestiti interbancari.
    Dopodiché la cosa più vera, come dici tu Matteo, è la nostra impotenza nel cambiare di un ette le cose con queste parole.

  18. robertobugliani il 4 dicembre 2011 alle 16:28

    Per gli amanti del “che fare”, ci sono già operativi dei gruppi di studio sul debito riunitisi a Chianciano in assemblea il 22-23 ottobre e con nuovo appuntamento a Chianciano nel gennaio 2012.
    Per maggiori informazioni, cito:
    “Per accedere al testo della campagna e alle modalità di sottoscrizione, basta collegarsi al sito
    http://www.cnms.it/campagna_congelamento_debito
    Il sito contiene anche un forum di discussione per consentire a chiunque di portare il proprio contributo di idee e condividere documenti inerenti il tema”.

  19. robertobugliani il 4 dicembre 2011 alle 17:35

    Questo è un appello recente firmato anche da Chesnais:
    APPELLO PER UN AUDIT DEI CITTADINI SUL DEBITO PUBBLICO

    Scuole, ospedali, alloggi d’urgenza…Pensioni, disoccupazione, cultura, ambiente…viviamo quotidianamente l’austerità finanziaria e il peggio deve venire. “Noi viviamo al di sopra dei nostri mezzi”, questo è il ritornello che ci viene ripetuto dai grandi media. Ora “occorre rimborsare il debito” ci si ripete mattina e sera. “Non abbiamo scelte, occorre rassicurare i mercati finanziari, salvare la buona reputazione, la tripla A”.

    Non accettiamo questi discorsi colpevolizzanti. Non vogliamo assistere da spettatori alla rimessa in discussione di tutto ciò che ha reso ancora vivibile le nostre società, anche in Europa. Abbiamo speso troppo per la scuola e la sanità oppure i benefici fiscali e sociali dopo venti anni hanno prosciugato i bilanci? Questo debito è stato contratto nell’interesse generale oppure può essere considerato in parte come illegittimo? Chi possiede questi titoli e approfitta dell’austerità? Perché gli Stati devono essere obbligati a indebitarsi presso i mercati finanziari e le banche mentre queste possono farsi concedere prestiti direttamente e a un costo più basso dalla Banca centrale europea?

    Non accettiamo che queste questioni siano eluse o affrontate alle nostre spalle da esperti ufficiali sotto l’influenza delle lobbies economiche e finanziarie. Vogliamo dire la nostra nel quadro di un ampio dibattito democratico che deciderà del nostro avvenire comune.

    In fine dei conti, siamo dei giocattoli nelle mani degli azionisti, degli speculatori e dei creditori oppure cittadini, capaci di deliberare insieme sul nostro avvenire?

    Noi ci mobiliteremo nelle nostre città, nei quartieri, nei villaggi, nei nostri luoghi di lavoro, lanciando l’idea di un grande audit del debito pubblici. Vogliamo creare sul piano nazionale e locale dei collettivi per un audit dei cittadini con i nostri sindacati e associazioni, con esperti indipendenti, con i nostri colleghi, i vicini, i concittadini. Prenderemo in mano i nostri destini perché la democrazia riviva.

    Marie-Laurence Bertrand (CGT); Jean-Claude Chailley (Résistance sociale); Annick Coupé (Union syndicale Solidaires); Thomas Coutrot (Attac); Pascal Franchet (CADTM); Laurent Gathier (Union SNUI-Sud Trésor Solidaires); Bernadette Groison (FSU); Pierre Khalfa (Fondation Copernic); Jean-François Largillière (Sud BPCE); Philippe Légé (Économistes atterrés); Alain Marcu (Agir contre le Chômage!); Gus Massiah (Aitec); Franck Pupunat (Utopia); Michel Rousseau (Marches européenne); Maya Surduts (Collectif national pour les droits des femmes); Pierre Tartakowsky (Ligue des droits de l’homme); Patricia Tejas (Fédération des Finances CGT); Bernard Teper (Réseau Education Populaire); Patrick Viveret (Collectif Richesse) ; Philippe Askénazy, économiste;Geneviève Azam, économiste; Étienne Balibar, philosophe; Frédéric Boccara, économiste; Alain Caillé, sociologue; François Chesnais, économiste; Benjamin Coriat, économiste; Cédric Durand, économiste; David Flacher, économiste; Susan George, écrivain; Jean-Marie Harribey, économiste; Michel Husson, économiste; Stéphane Hessel, écrivain; Esther Jeffers, économiste;Jean-Louis Laville, sociologue; Frédéric Lordon, économiste; Marc Mangenot, économiste; Dominique Méda, sociologue; Ariane Mnouchkine, artiste; André Orléan, économiste; Dominique Plihon, économiste; Christophe Ramaux, économiste; Denis Sieffert, journaliste; Henri Sterdyniak, économiste.

  20. matteo ciucci il 4 dicembre 2011 alle 18:55

    Debito ignobile: nel caso Greco, visto che prima della crisi del 2008 il debito greco era al 110% e in tre anni di cattiva gestione franco-tedesca è schizzato al 170%, sarebbe giusto per i greci ripudiare il 60% del loro debito (ma, secondo i rumors, arriverà una ristrutturazione per lo meno del 50%, forse del 75% dei loro debiti – a meno che alla Merkel non convenga altrimenti).

    Per il resto del debito greco e italiano accumulatosi in 30 anni, ho paura che purtroppo ci sia poco da fare. Non è ignobile, è servito a pagare scuole, ospedali, pensioni, servizi sempre peggio funzionanti, nell’illusione da parte della generazione che ci ha preceduti dell’eternità del tempo delle vacche grasse e della crescita infinita, per cui il conto di quelli che ci hanno preceduti si scarica su quelli che verranno successivamente, che ringraziano per l’educazione ricevuta, ma avrebbero apprezzato anche un dignitoso posto di lavoro a casa propria.

    I nostri ahimè ormai 30.000 € a testa di debito – che per la famosa classe media, non sarebbero neppure molti: un SUV in meno – ma per la maggioranza degli italiani purtroppo sì – possono essere ridotti del 25% ammortando 7500€ su cinque o sette anni.

    Grazie dell’invito, ma a Chianciano non ci posso venire. Sono in Belgio per lavoro, emigrato dal Nord, dopo una carriera che non ingranava mai in università varie.

    Alla fine, mi sono ristrutturato da solo. ;-)

  21. carmelo il 4 dicembre 2011 alle 20:46

    @marco rovelli
    il tuo discorso è condivisibile ma dopbbiamo intenderci sui termini.
    Le politiche di rapina ai danni del terzo mondo furono e sono politiche messe in atto dalle agenzie governative e dalle istituzioni finanziarie internazionali, in primis FMI e banca mondiale.
    Diciamo che c’è una responsabilità grave dei paesi occidentali (quindi anche nostra di cittadini di serie A, che grazie a quelle politiche di rapina abbiamo garantito il nostro “stile di vita” (ricordi cosa diceva Reagan: il nostro stile di vita non è negoziabile).

    Nel caso dei paesi europei, ribadisco, il livello del debito viene deciso dai governi ed è la conseguenza di determinate politiche fiscali. Non sono le banche che impongono ai governi di fare debito.
    Sono d’accordo con l’analisi di matteo anche se ribadisco l’azione topssica innescata dalle banche anglosassoni attraverso gli strumenti derivati ha toccato solo marginalmente le banche italiane.

    L’appello che riporta Roberto Bugliani firmato da Chesnais rischia purtroppo di essere ambiguo SE APPLICATO ALLA REALTA’ ITALIANA

    nel nostro paese devono entirsi responsabili e dovrebbero pagare
    le classi dirigenti che gestiscono i beni e i servizi pubblici gestiti in modo privato, inefficiente e criminale.
    In sicilia lo spreco e il furto che si fa del denaro pubblico è schifoso e indecente e i servizi sono altrettanto indecenti e schifosi. Io da siciliano ancorprima che italiano me ne vergogno e se fossi tedesco avrei tutto il diritto di incazzarmi.

  22. robertobugliani il 4 dicembre 2011 alle 22:02

    @ Carmelo: Perché in Italia un audit non si potrebbe fare, o risulterebbe ambiguo? Se perfino negli Stati Uniti due senatori (credo) sono riusciti a strappare un audit alla Federal Reserve, approfittando della “confusione” – peraltro molto mediatizzata – provocata dal supposto default Usa se non si alzava il tetto del debito, da cui è venuto fuori che la Fed, tra il 2007 e 2010, ha stampato qualcosa come 17 trilioni di dollari concessi alle loro banche d’affari e a molte banche europee, soldi con i quali hanno ripreso a fare i loro giochetti sporchi? Non è meglio sapere, e decidere di conseguenza, anziché continuare a incolpare genericamente i vari Andreotti, Craxi, Berlusca e sodali della situazione vergognosa in cui oggi ci troviamo?

  23. carmelo il 4 dicembre 2011 alle 22:46

    @roberto bugliani
    La Fed dal secolo scorso è l’unica banca centrale che puo’ stampare cartamoneta per finanziare il debito.
    Il debito degli USA è spaventoso da solo piu’ grande dei debiti europei messi insieme.

    In italia il problema non è contabile ma politico.
    Si sa bene dove si annidono gli sprechi le corruzioni e i furti.
    Attorno all’amministrazione pubblica ruota una pletora di parassiti, privi di competenza ma avidi di denaro, criminali (mafia) e imprese inefficienti.
    Questa classe parassitaria si arricchisce intercettando la spesa pubblica.
    Briciole di questa spesa pubblica finisce per alimentare il consenso.
    Per esempio il numero degli gli impiegati della regione siciliana è INDECENTE.
    Il problema è allora spazzare via questo sistema che il paese ormai non puo’ piu’ sostenere.
    Questo è un problema domestico, non c’entrano niente tutte (o meglio c’entrano a un livello superiore) tutte le problematiche relative alla crisi dei mercati finanziari bla bla bla.
    Se c’e’ la consapevolezza che dobbiamo far fuori tutta questa zavorra e ripensare il nostro rapporto con la cos apubblica, mettere al primo posto il rispetto delle competenze, del merito, dei beni comuni, allora uciamo fuori da questo pantano, altrimenti affondiamo.
    Siamo un apese vecchio con una classe dirigente vecchia, corrotta, incompetente e priva di senso dello stato e del bene comune.

  24. andrea inglese il 5 dicembre 2011 alle 10:18

    il libro di Chesnais è davvero utile e importante in questo momento; bisogna però fare una precisazione: un conto è il debito odioso o ignobile, un altro è il debito illegittimo. Sono due nozioni distinte e fanno capo a pratiche politiche distinte. Il debito è rivendicato come odioso quando è in gioco la sovranità nazionale di un paese a fronte di organismi internazionali o altri paesi che contribuiscono alla crescita del debito. Il debito illegittimo è invece una nozione che non ha per ora addentellati giuridici, ma che può essere rivendicato come tale dai cittadini di un certo paese nei confronti delle politiche economiche e non solo realizzate dai propri governanti.
    Ci tornerò sopra meglio più tardi. Ora scappo.

  25. lorenzo galbiati il 5 dicembre 2011 alle 19:48

    “Una manovra molto dura, che chiede sacrifici a tutti, anche a chi ha già poco, ma che almeno sta servendo a migliorare la situazione dei mercati… del resto a questa manovra non c’è alternativa…Bersani ha detto che il PD avrebbe fatto una manovra diversa, ma sarà costretto a votarla…”

    Chi l’ha detto?

  26. carlo il 6 dicembre 2011 alle 09:37

    peccato che sia sparito come d’incanto l’inasprimento degli scaglioni d’imposta del ceto medio dove abitano tutti quelli che da questa crisi non sono neppure sfiorati, in testa giornalisti, lobby vincente che tiene nelle mani la sorte del paese e veicola l’informazione mistificando la realtà. Le avete notate le faccette tristi delle belle signore del TG3 (parlo del TG3, testata a mio parere più “democratica” nel panorama rai) quando annunciano l’aumento del prezzo della pasta dentro i loro abitini firmati? Come si può togliere 20 euro al mese (Deicindizzazione pensioni) ad un pensione di 1.000 euro e lasciare intatti parcelle e stipendi da 7000/8000 mensili e forse più ? Il sig. Monti attinge alla cultura della equità in luoghi diversi e distanti dalla Costituzione italiana.

  27. maria il 6 dicembre 2011 alle 10:52

    Carlo,
    ma cosa ti aspettavi da un tecnocrate alto borghese che credo non abbia mai avuto un pensiero in vita sua dal punto di vista del campare ?

    Sono persone agiatissime e non potranno mai comprendere cosa significhi vivere con poco più di mille euro, avrebbero potuto mettere una tassa ben maggiore sui cosiddetti capitale scudati, ma non lo hanno fatto, adducendo delle risibili scuse, alcuni hanno parlato di patto che non poteva essere infranto, eppure non hanno esitato a infrangere il patto che i lavoratori privati avevano fatto, per esempio, con l’inps, con ripercussioni sulla nuda vita di moltissimi cittadini .

    Ma la triste realtà è che si continua a far cassa sui grandi numeri perché è assai più facile, lo hanno ammesso anche loro con grande cinismo parlando di difficoltà tecniche ad individuare i grossi patrimoni.

    E se qualcuno crede, anche tra i giornalisti, che due lacrimucce della ministra possano saldare il conto o è in malafede o è un po’ stupido. Forse la prima.

    Maria M.

  28. carlo il 6 dicembre 2011 alle 15:57

    per carità, maria, non mi attendevo nulla di diverso da questo governo. mettevo solo in luce che neppure quel poco, pochissimo di para-equità che si annunciava è stato fatto. Insomma, neppure l’illusione che pure sarebbe servita a mistificare la manovra. Niente, pura arroganza e menzogna sfacciata. E poi, sta faccenda della difficoltà ad individuare i patrimoni è un’altra balla mediatica. Se è comprovato statisticamente che l’evasione fiscale corre tra il 25% ed il 30%, coefficienti attorno ai quali si attestano anche le attività illecite che vengono riciclate in attività e patrimoni formalmente leciti, è chiaro che ciò che manca è lì, nei patrimoni accumulati senza attività produttive dimostrabili. Li si può aggredire in mille modi con puntualità certosina comparando i redditi dichiarati con il patrimonio di proprietà, diretta ed indiretta. Se il reddito prodotto illecitamente o sottratto all’imposizione fiscale si reimpiega in Italia, qua sta e lo si colpisce. Leggo in giro un mare di balle , ed infatti il malaffare politico-mafioso continua a sbellicarsi dalle risate.



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