Cinque poesie di Michail Ajzenberg

5 dicembre 2011
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A cura di Elisa Baglioni

Ora in forma di saggio, ora in versi, è tutto un frantumare zolle di terra per riportare semi a un suolo censurato. Particelle di pensieri o di discorsi in Unione Sovietica, durante gli anni Settanta, si sono impigliate nelle pagine di Ajzenberg e qui, più che in ogni altro poeta non ufficiale, hanno ricreato il carosello della Stagnazione: vecchio, arrugginito, che neanche i bambini trovavano più attraente. In questo terreno l’individuo, privato di una posizione pubblica, si chiude all’interno di un paesaggio interiore, corazza difensiva e luogo della resa dei conti, dove sono inutili maschere e inganno. Se all’esterno regna l’idolo e il feticcio, all’interno lo spazio è vuoto, impalpabile e sprovvisto di utopie. E nella situazione in cui il corpo bloccato respira a mala pena, la lirica arriva a dare uno spazio di libertà interiore, contenuta e discreta. La poesia si manifesta con un balbettio o un dialogo tra sé e sé, dove si cerca di arrivare a una soluzione e trovare la forza di continuare, poiché Ajzenberg ha imparato la lezione di Puškin quando scriveva “Al mondo non v’è gioia, ma v’è libertà e pace”.

Porta Rossa (2)

La fame? Non era la fame.
Era prima della fin fine
nella nuvola color cenere
minute matrici di piombo.

Mangiando tomi di polvere
cento chili di sabbia,
contenta di esser plasmata
da un’unica massa,
la gente leggeva, lodava,
conosceva di sicuro
l’orma in riga delle sciagure,
il normografo dell’aria:
di un potere grigio-nube
il più grande segreto.

.

Красные Ворота (2)
Голод? Голода не было.
Был до конца концов
в облаке цвета пепла
мелкий набор свинцов.
Съевшие тонну пыли,
сто килограмм песка,
рады, чтоб их лепили
из одного куска,
люди читали, чтили,
знали наверняка
строчечный след несчастий,
воздуха трафарет –
облачно-серой власти
самый большой секрет.

***

                  S. F.

Da dove viene? Da là di certo.
La foto porta i saluti di qualcuno.
Viene da là, da Roma città
cartamodelli di miracoli –
tovaglie di cielo, un’estranea capitale
da qualche parte laggiù.

Si vive pure oltreoceano, come una cincia,
si dorme in sospeso,
si paga la mora della propria longevità
giorno per giorno,

con spiccioli rosa
spiccioli rosa
che risuonano in cielo

.

               С.Ф.

Это откуда? оттуда, вестимо.
Это на фото привет от кого-то.
Это оттуда, из города Рима
выкройки чуда –
скатерти неба, чужая столица
где-то внизу

Можно и за морем жить как синица –
спать на весу,
пени платить своему долголетью
с каждого дня,

розовой медью
розовой медью
в небе звеня

***

Se volete, vi do la mia opinione
(lo so che non la volete):
l’accaduto è in attesa di scuse.
È in attesa di scosse.
È pieno d’umiliazione.

I segni di una placida inondazione
La rinascita di pesi e misure.
Una cosa simile non s’è mai vista.
Bisogna ricominciare da zero.

Quello che ieri era un’arca,
il tempo lo prende e lo scarta.

Il vento soffia per mari e per fiumi
e io mi rendo alla volontà delle onde.

.

Если хотите, то вот моё мнение
(я понимаю, что не хотите):
происходящее ждёт извинения.
Ждёт изменения.
Тонет в обиде.

Признаки тихого наводнения.
Перерождение мер и весов.
Прожили век, а такого не видели.
Надо всё начинать с азов.

То, что было вчера ковчегом,
время берёт и выносит вон.

Ветер идёт по морям и рекам
Все отпускаю на волю волн

***

Nell’uomo vive l’acqua, e ribolle.
È sempre più chiaro e distinto,
che parla, l’acqua.
Con lo scorrere dei giorni
ci si convive sempre più a stento
Non dorme mai
e non tace.

E ti pare di forzarla a vivere, non come lei vive
nel tempo d’un lavoro vitalizio.
Affinché diventi ghiaccio cocente,
e diventi pietra corrente, l’acqua.

.

В человеке живет вода, и она кипит.
Все разборчивей и слышней,
что она говорит, вода.
С истеченьем дней
все трудней уживаться с ней.
Никогда не спит,
не безмолвствует никогда.

И поди заставь ее жить не так, как она живет,
в срок пожизненного труда.
Чтобы стала она как горячий лед,
как текучий камень стала она, вода.

***

E lei com’è diventato una scatola nera?
Avanzava fin troppo tempo
per farcela al primo tentativo.
E le mezze misure del presente
si perdevano in nuove dimensioni.

Il funzionario reggeva le fila.

Ma ecco scade il termine stabilito,
e con esso s’oscura come pece
il carico indesiderato, non reclamato
nella profondità del doppio fondo.

.

А как вы стали черным ящиком?
А слишком много было времени,
чтоб взять его с одной попытки.
И полумеры настоящего
терялись в новом измерении.

Контора дергала за нитки.

Но истекает срок положенный,
и с ним темнеет дочерна
груз невостребованный, брошенный
на глубине двойного дна.

*

[Le poesie sono prese dalle raccolte: da Oltre Porta Rossa, (2000) la prima; “Da dove viene da là di certo…” è contenuta in Indice dei nomi (1993); le restanti sono state pubblicate in Massa diffusa (2008). La data di uscita dei volumi è parzialmente indicativa dell’anno di composizione delle liriche; bisogna infatti tener conto che il poeta inizia a pubblicare ufficialmente solo dopo la caduta dell’URSS.]

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3 Responses to Cinque poesie di Michail Ajzenberg

  1. viola il 5 dicembre 2011 alle 19:24

    nitide radiografie, senza orpelli né compiacimenti, grazie alla traduttrice per la proposta

  2. Jacopo Ramonda il 6 dicembre 2011 alle 12:45

    A pelle mi sembrano bellissime. Me le sono stampate per tornarci sopra con più calma.

  3. guido il 11 dicembre 2011 alle 22:40

    quoto Jacopo



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