UNA BATTAGLIA CULTURALE

12 dicembre 2011
Pubblicato da

di Franco Buffoni


In un post del 23 luglio scorso intitolato “IRC e Omofobia” (dove IRC sta per Insegnamento della Religione Cattolica) raccontavo di una studentessa diciassettenne di Ravenna che aveva preso posizione contro la sua insegnante di religione. Una volta saputo che la studentessa era lesbica, la docente aveva parlato in classe dell’omosessualità come di “una malattia”.

IRC E OMOFOBIA


Poiché nel thread al post apparve chiaro che alcuni commentatori non sanno cogliere la portata della battaglia culturale in corso in Italia tra la visione antropologica vaticana (e dunque abramitica) e quella della modernità (e dunque europea: es. art. 13 Trattato di Amsterdam), riporto qui la conclusione della vicenda, che per una volta fa onore alle autorità scolastiche italiane.
Nei giorni scorsi è stata infatti resa nota la decisione dell’ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna, dopo un’ispezione che ha comportato l’audizione di quaranta persone, fra studenti e genitori. «Un errore educativo», è stata definita la lezione tenuta quel giorno dall’insegnante di IRC, nominata dal vescovo e pagata dal contribuente italiano. Mentre il suo “stile” è stato giudicato «imprudente». Una constatazione che comporta un richiamo disciplinare e che soprattutto crea un precedente nel mondo scolastico italiano.
Una decisione niente affatto scontata. Il Dirigente scolastico infatti sulle prime aveva tentato di difendere la docente facendo ricadere sulla studentessa la colpa di quanto avvenuto: “Poteva chiedere l’esonero dalla materia e invece ha preteso che l’insegnante di religione fosse a favore dei gay”.
Grande soddisfazione per il richiamo disciplinare è stata espressa da Arcigay, che aveva seguito la vicenda stigmatizzando in particolare la frase usata dall’insegnante per difendersi: «Per non essere discriminati credo ci si debba omologare», aveva detto.
Oggi gli omosessuali come si dovrebbero omologare secondo questa insegnante di religione cattolica? Diventando eterosessuali? Rimanendo silenziosi e invisibili nel loro piccolo ghetto segreto, così da non infastidire i pregiudizi dei “normali” e l’omofobia dei cattolici?

P.S. Ricordo che l’Insegnamento della Religione Cattolica è un prodotto del Concordato stipulato tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, nel 1984. L’insegnamento è presente in tutte le scuole statali, da quelle dell’infanzia alle superiori. In Italia, secondo il Ministero dell’Istruzione, nell’anno scolastico 2009-10 erano in servizio 26.326 insegnanti di religione a carico dello Stato, per un costo annuale di circa 800 milioni di euro. Questi insegnanti, selezionati dall’autorità ecclesiastica, in virtù della legge 18 luglio 2003, n. 186, sono stati assunti a tempo indeterminato nei ruoli della scuola di stato italiana. Ad essi è inoltre consentito, su semplice domanda, di “passare” ad insegnare Storia e Filosofia, permettendo così ai vescovi di nominare un nuovo insegnante di Religione Cattolica.

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34 Responses to UNA BATTAGLIA CULTURALE

  1. Cri il 12 dicembre 2011 alle 13:14

    Assolutamente aveva ragione il preside, per me. Assurdo per una lesbica essere cattolica. come per un ebreo nazista. Assurdo.

  2. lorenzo galbiati il 12 dicembre 2011 alle 14:19

    Buffoni:
    “Poiché nel thread al post apparve chiaro che alcuni commentatori non sanno cogliere la portata della battaglia culturale in corso in Italia tra la visione antropologica vaticana (e dunque abramitica) e quella della modernità (e dunque europea: es. art. 13 Trattato di Amsterdam), riporto qui la conclusione della vicenda, che per una volta fa onore alle autorità scolastiche italiane.”

    Nel thread da te linkato, che si ricollegava a un altro, e anche nel presente, laddove scrivi “… per una volta fa onore alle autorità scolastiche italiane”, quello che è apparso chiaro a tutti i commentatori con un minimo di equilibrio –

    escludo quindi gli invasati intenti a fare una crociata al contrario contro la Chiesa cattolica e contro tutte le comunità/istituzioni, scuola compresa, che non soddisfano con il comportamento di ogni suo componente ogni iniziativa della comunità lgbt, comprese quelle contestate al suo interno –

    è che hai tentato e stai ancora tentando di demonizzare non solo tutti gli insegnanti di religione ma tutti gli insegnanti in genere, l’istituzione scuola nel suo complesso, cercando di concentrarti su comportamenti singoli ben selezionati e riferiti solo da una parte in gioco (la parte omosessuale).

    Io il mio giudizio sul comportamento dell’insegnante di religione (e anche sul dirigente scolastico), per quanto era dato capire allora – e adesso non ci sono dati aggiuntivi in più – l’avevo già dato nel thread linkato e in quello associato in cui pubblicasti per la prima volta la notizia, che se non ricordo male parlava di satanismo, e andava ben oltre “l’imprudenza”.
    Per quanto riguarda il richiamo disciplinare, che non so bene in cosa consista, faccio presente che qualunque professore dica “parolacce” o richiami un alunno in modo che possa essere “offensivo” può incorrervi, come è capitato a più di un mio collega.

    Per quanto riguarda la questione reale che questo tema solleva, ossia la legittimità dell’IRC così come è strutturato oggi, e il problema reale nell’affrontare la questione omosessualità all’interno dell’ora di religione cattolica, mi sono già espresso nel post linkato.

    Nello specifico mi limito a segnalare che in questo tuo post dai per scontato due cose:
    – che i cattolici siano omofobi
    – che siano i vescovi a selezionare e nominare gli insegnanti di religione;
    la prima dà l’idea dell’equilibrio e delle sfumature presenti nei tuoi giudizi; la seconda del modo preciso e obiettivo con cui descrivi il potere della Chiesa cattolica.

  3. AMA il 12 dicembre 2011 alle 15:07

    @Cri

    Sarebbe quasi giunta l’ora… Apri bene il cervelletto.

    Esistono anche i cattolici omosessuali.

  4. gianni biondillo il 12 dicembre 2011 alle 15:19

    Oggi ho letto che in provincia di Caserta una insegnante ha dato un voto più basso alla studentessa di origini africane (a parità di svolgimento del compito rispetto ad altri compagni). Alla richiesta di spiegazioni ha detto: “tu sei diversa, sei nera.”

    Tempi duri, tempi durissimi.

  5. Ares il 12 dicembre 2011 alle 16:18

    Al terzo “richiamo disciplinare” gli danno un premio? O finalmente anche a loro arriva un calcio nel culo?

  6. lorenzo galbiati il 12 dicembre 2011 alle 18:48

    Gianni, tempi durissimi perché in Italia c’è un’insegnante razzista (o forse che straparla perché depressa, visto che su internet c’è scritto che è a casa in malattia da tempo e più volta aveva mostrato problemi di comunicazione con la classe – a quando la diffusione online di ogni sui dato tangibile, visto che è irriducibilmente razzista)?

    O forse tempi durissimi per gli insegnanti perché hanno

    classi sempre più numerose,
    con sempre più alunni con handicap o con disturbi dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia ecc.), o caratteriali (che non esitano a filmarli con il cellulare, insultarli, minacciarli o a passare a vie di fatto: negli ultimi due anni nelle classi che avevo si sono registrati vari video durante la lezione, decine di note per insulti e minacce, auto rigate a più insegnanti, tentativo reiterato di aggressione dopo il quale un mio collega è uscito scortato dalla polizia, un alunno che accusava tutto il consiglio di classe, preside incluso, di perseguitarlo)

    e con sempre più alunni extracomunitari (o figli di extracomunitari) che non sanno l’italiano o lo sanno male, e che molto spesso non sono alla pari con il programma (e del resto il fatto che siano extracomunitari con scarsa preparazione non esclude che possano avere anche disturbi dell’apprendimento, anzi, lo sradicamento da un paese per stabilirsi spesso in modo traumatico in un altro aumenta il rischio di crescere con un disturbo dell’apprendimento), anzi vengono accettati in classi che richiedono una preparazione di base molto maggiore,

    e le scuole hanno

    sempre meno insegnanti di sostegno

    sempre meno fondi per i corsi di alfabetizzazione,

    con relative conseguenze per tutti (dialogo educativo difficoltoso, rallentamento del programma generale, programmi e voti sempre più individualizzati (ossia voti mediamente più alti per i ragazzi che non sanno bene l’italiano, i quali spesso su questo ci “marciano”, come si suol dire, come del resto mediamente un alunno “marcia” su ogni appiglio può trovare)) e maggior carico di lavoro per gli insegnanti.

    Quale dei due determina tempi durissimi, Gianni?

    Scusa la domanda, sai, da parte di un lazzarone, che lavora solo part-time e vorrebbe pure guadagnare di più, e fa parte di una istituzione il cui onore è pessimo, come afferma Buffoni, ha colleghi omofobi ovunque, è omofobo anch’egli, stante a più commentatori di questo blog, insegna sulle stesse cattedre dove vengono inculcate vetuste ideologie abramitiche, e non aspetta altro di avere alunni che anziché dialogare con lui vadano a denunciarlo -se va bene- o lo insultino, minaccino, aggrediscano se va male alla prima occasione di discordia, magari come si augura Ares, a calci in culo – che era un po’ quel che, diceva Almirante, avrebbe fatto Mussolini ai nostri parlamentari se fosse stato presente.

  7. Antonio Devicienti il 12 dicembre 2011 alle 19:14

    Essendo di professione insegnante posso garantire che molti miei colleghi si battono in favore di una scuola pubblica laica e pluralista; io stesso insegno in un minuscolo Liceo di provincia dove i condizionamenti della parrocchia e di CL (lavoro nell’Alto Varesotto) sono fortissimi – tuttavia non desistiamo dal proporre ai nostri ragazzi argomenti di riflessione che li aiutino a raggiungere autonomia di giudizio e di pensiero, affinché possano effettuare scelte personali, culturali e politiche in piena coscienza e libertà; ha ragione Franco Buffoni quando parla di battaglia culturale e quando insiste ad allargare lo sguardo sull’Europa.

  8. gianni biondillo il 12 dicembre 2011 alle 21:09

    Lorenzo, i tempi sono duri ovunque (vedi il pogrom a Torino nel campo rom) e perciò anche nelle scuole (che fanno parte di questa società, non ne sono un corpo estraneo). Detto ciò sono un difensore strenuo della scuola pubblica. E laica. La religione, correttamente e coerentemente, va insegnata negli oratori.

    p.s. mai dato del fannullone a nessuno, meno che mai a un professore. Vedo il lavoro titanico che fanno, non ostante le ristrettezze, nelle classi (elementari e medie) delle mie figlie.

  9. franco buffoni il 12 dicembre 2011 alle 21:19

    Caro Antonio Devicienti, leggerla è stato per me una boccata di ossigeno. Grazie! franco buffoni

  10. lorenzo galbiati il 12 dicembre 2011 alle 23:23

    Gianni, ma guarda che qui nei commenti di NI siamo tutti, salvo rarissime eccezioni, per una scuola pubblica, laica e senza un’ora di religione cattolica con insegnanti che abbiano il benestare (e non “selezionati” e “nominati”, come ha scritto Buffoni) dei vescovi. Io nel mio piccolo sono quasi 10 anni che mi batto per il dibattito sulla scuola e sull’IRC, ne trovi documentazione anche sul web, ed è proprio perché mi batto per questo che mi irrita il danno che continuano a fare questi post di Buffoni, che continuano imperterriti a dare

    – dell’omofobo a ogni cattolico
    – dell’omofobo, o del razzista, o del discriminatore/persecutore di ogni genere al corpo docenti, specie ai docenti cattolici, per non parlare di quelli che insegnano RC, tutti considerati dei burattini in mano alla Chiesa
    – le responsabilità della crisi della scuola a chi ci lavora, cattolici e no, e non ai governanti
    – l’immagine della scuola pubblica come luogo in cui si inculcano vetuste ideologie abramitiche

    Ti chiedi mai quali sono i risultati concreti di una lotta per una scuola pubblica e laica e senza un’ora di religione cattolica usando questi mezzi, e in Italia?

    A me sembrano scontati: i docenti cattolici, che per almeno metà sono per la riforma dell’IRC, non si uniranno mai a una lotta così impostata, e a ragione, non sono loro la causa della rovina della scuola e non sono dei poveri mentecatti omofobi come sembra da ogni post di Buffoni sull’argomento.
    Non si uniranno neanche i liberali; i moderati, gli ebrei, i riformati e i musulmani praticanti (gli ultimi tre poveretti, vittime delle religioni abramitiche); gli atei e gli agnostici non militanti, che normalmente non amano questi toni propagandistici.
    Ci siamo quindi giocati almeno metà del centro/sinistra.
    La destra e il centrodestra, figuriamoci.
    Quindi?

    Si scrivono questi articoli per fare una battaglia che unisca tutti, o per sfogarsi? Per alimentare una sindrome di accerchiamento di gay/atei, e questa volta a spese di una categoria sempre più bistrattata e diffamata (la serie di luoghi comuni che ho scritto è una summa dei complimenti che ho ricevuto nei commenti ai post di Buffoni) come quella dei docenti?

    Fate pure, non riuscirete neanche a convincere ed unire la maggior parte dei già convinti. Ma la battaglia la perderemo tutti, e noi docenti che ci battiamo per la riforma della scuola la perdiamo due volte, grazie ad argomentazioni come queste.

  11. andrea inglese il 13 dicembre 2011 alle 01:22

    1) Perché mai lorenzo tu dovresti avere il monopolio della giusta lotta per una scuola laica?

    2) Perché mai la sconfitta nella battaglia per la laicità della scuola italiana dovrebbe essere imputata agli argomenti di Franco Buffoni e non all’esistenza di un concordato e di un potere effettivo del Vaticano sulle cultura e la classe politica italiana?

    Non ti sembra un po’ ridicolo affibbiare una tale responsabilità a qualcuno che si batte per un ideale che dici di condividere, pur non condividendo i suoi metodi di lotta?

  12. lorenzo galbiati il 13 dicembre 2011 alle 02:00

    Stavo per spedire un ultimo lungo pezzo, e ora lo adatto alle domande di Andrea:

    Risposta 1).
    Io ovviamente non ho nessun monopolio della giusta lotta. Ma rivendico il dovere di tutti di
    1 non fare disinformazione, per esempio imputando al Vaticano tutte le disgrazie dell’Universo

    2 non insultare (per esempio dando dell’omofobo) gratuitamente senza sfumature intere categorie professionali e religiose (insegnanti di religione; cattolici siano essi docenti, politici, cittadini qualunque; credenti nelle religioni abramitiche),

    3 di non giudicare come dannose per l’educazione ecc. le religioni.

    A meno che si accetti
    -la disinformazione nei propri confronti o nei confronti della propria appartenenza
    – di sentirsi insultato in base a una propria identità o appartenenza
    – di sentir giudicare l’ateismo come un male per la crescita dei bambini ecc.

    Nello specifico, ecco quel che volevo scrivere, che offre degli esempi precisi:

    Ho finalmente trovato il link al giornale Ravenna e dintorni di cui si dà notizia qui nell’articolo

    http://www.ravennaedintorni.it/ravenna-notizie/20201/alunna-omosessuale-offesa-in-classe-sanzione-disciplinare-per-l-insegnante.html

    Ecco cosa si dice: “e’ stato un «errore educativo» a provocare il caso di presunta omofobia raccontato daRavenna&Dintorni lo scorso 14 luglio e che vedeva coinvolte una ragazza di 17 anni, lesbica dichiarata, e una professoressa di religione di una scuola superiore della provincia. L’Ufficio scolastico provinciale aprì subito un’inchiesta conclusa in questi giorni dopo tre mesi di indagini: «Errore educativo» e «stile imprudente» le motivazioni della sanzione alla docente che già al tempo respinse le accuse….
    È lo stesso Raffaele Iosa, ispettore dell’ex provveditorato (oggi Ufficio scolastico provinciale) a renderne pubblico l’esito e parlare, come scritto, di «errore educativo» da parte della professoressa sanzionata….
    «La sanzione disciplinare – spiega Iosa, che incontriamo nella sede dell’ex provveditorato in via Tombesi Dall’Ova insieme alla dirigente Maria Luisa Martinez – è compatibile col problema e quindi di lieve caratura ma di forte valore simbolico (la sanzione disciplinare può portare fino al licenziamento ma in questo caso stiamo parlando di qualcosa che è poco più di una sorta di rimprovero, ndr). Non siamo di fronte però a un caso di omofobia, perché non è emersa la presenza di pregiudizi tali da provocare una vera e propria discriminazione. Diciamo che si può parlare di uno stile imprudente adottato dall’insegnante, a cui abbiamo naturalmente già comunicato del provvedimento a suo carico». Per parlare di certe cose in classe, «c’è modo e modo», sostiene l’ispettore, e bisogna sempre «rispettare la dignità di tutti».”

    Dunque, secondo l’indagine di Iosa, che ha soddisfatto l’Arcigay non è un caso di omofobia. E non si citano, addebitandoli alla docente, le frasi “l’omosessualità è una malattia” e ”i gay vanno all’inferno”, che l’alunna aveva a lei attribuito (la docente aveva negato) e che Buffoni ha riportato nel precedente articolo linkato (o nel commento precedente a quel link), e nel presente (la prima frase, senza ovviamente dar voce anche alla docente che ha smentito).

    Mi chiedo quindi perché Buffoni continua a parlare di omofobia, senza citare il parere contrario dell’ispettore, e di docente che definisce malattia l’omosessualità.

    Per concludere,
    Ora, sono andato a ricontrollare le mie considerazioni sull’accaduto, che erano contenute nel pezzo di Buffoni Satanismo nel web,

    https://www.nazioneindiana.com/2011/07/10/satanismo-sul-web/#comments

    poi ripreso in un altro articolo specifico sul caso, quello linkato sempre da Buffoni.
    Ebbene, ecco quello che scrivevo:

    “Ora, se le cose sono andate così … occorre chiedersi se dire quell’opinione costituisce una discriminazione (come vorrebbe la ragazza che è andata a denunciare all’arcigay la professoressa) o la libera espressione della propria opinione, peraltro sollecitata dalla ragazza stessa… se dovessi esprimermi nel merito, secondo me è chiaro che
    – l’opinione della professoressa è sbagliata
    – la professoressa ha mancato, e molto, di sensibilità verso l’alunna perchè, benchè sollecitata a rispondere, avrebbe dovuto cercare di esporsi dicendo la sua opinione in modo il più possibile neutro, per esempio collegandola alle posizioni della Chiesa e citando anche le opinioni di segno opposto; invece, citando il libro in questione ha mostrato, in qualche modo, una certa volontà di interferenza sull’orientamento sessuale della ragazza.”

    Come si può ben vedere le mie conclusioni sono sostanzialmente identiche a quelle di Iosa. Lui parla di errore educativo, modo e modo di parlare di certe questioni ossia senza mancare di rispetto alla dignità ecc.; io parlo di opinione sbagliata (giudizio questo che Iosa non si è permesso di esprimere) e di mancanza di sensibilità nel modo di dirla, con volontà di interferenza sull’orientamento sessuale, che è un errore educativo (grave).

    Faccio notare che queste mie conclusioni, nei commenti di quel pezzo, hanno avuto come prime reazioni:
    – Ares che ha avuto conati di vomito
    – Francesco Marotta che mi ha criticato civilmente
    – Alcor che ha cercato in tutti i modi di dimostrare che l’insegnante era omofoba, oltre a pretendere di far passare il ruolo dell’insegnante come quello del potere, e credere all’insegnante è credere al potere prestabilito ecc.

    Quindi, mi chiedo a chi questo episodio, stando ai fatti accertati, debba insegnare qualcosa.

    Risposta 2) per Andrea.

    La battaglia per la laicità può essere condotta in vari modi ma di certo per avere risultati a livello concreto, politico, deve passare dall’unione di più appartenenze, di più forze, che hanno idee non uguali. Nel fare questa battaglia io non mi preoccupo tanto del potere di opposizione presunto o reale del Vaticano

    (mi preoccupo semmai che si diano dati reali su quel potere, e non si dica per es. che la legge Concia anti – omofobia viene fermata dai cattolici in Parlamento, ovviamente tutti burattini in mano al Vaticano, come se i cattolici, così come gli atei, non fossero divisi sul voto a quella legge (PD e IDV da un lato, cattolici e atei di destra dall’altro), come ha voluto fare credere a più riprese Accolla, postato da Buffoni)

    ma di come renderla efficace. Così come, collegandoci ‘attualità, per organizzare un corteo o una manifestazione, non ti preoccupi tanto della azione/reazione della polizia, che è prevedibile, ma di quel che devi fare per renderlo/a “spendibile” ed efficace, tra cui per esempio evitare di passare per quello che brucia una camionetta con dei poliziotti all’interno. Mi pare che tu abbia un atteggiamento simile, in politica, quando sorvoli, se non giudichi male, le opinioni che incitano alla rivoluzione per ribaltare il capitalismo, perché sminuiscono o oscurano le riforme progressive che secondo te, in modo più realistico, potrebbero nel lungo termine ribaltarlo.

    Infine, perché vedo in tutte queste campagne il delinearsi di una visione di scuola più atea e anticattolica (antireligiosa) piuttosto che pubblica e laica, visione che da anni intravedo peraltro anche in alcuni nostri colleghi filosofi o scienziati evoluzionisti e atei militanti, a partire da Richard Dawkins.

  13. andrea inglese il 13 dicembre 2011 alle 02:30

    lorenzo,
    non ho seguito tutta la precedente discussione, ma mi sono notevolmente irritato per una tua lezione sotto un post relativo all’ICI in cui spiegavi come NI dovrebbe agire, quali campagne dovrebbe fare, quali posizioni degli scrittori dovrebbero prendere… ne abbiamo già avuto uno che per mesi ci diceva di che cosa dovevamo parlare e come dovevamo farlo. Per cui entra nel merito come fai spesso, e parti dal presupposto che alcune persone qui hanno posizioni diverse dalle tue. Io sono tra quelli ad esempio che penso che rivendicare una posizione antireligiosa sia qualcosa d’importante in Italia, dove l’ipocrisia dominante considera ancora l’ateismo esplicito una forma di bizzaria o stravaganza o di semplice estremismo.

    Non capisco, poi, perché tu riporti l’indagine di Iosa come una sorta di verità indubitabile e super partes, che debba essere assunta come fatto indiscutibile e che scioglie ogni sospetto di omofobia. Certo è un dato importante, ma che può essere interpretato anche in ottiche diverse dalla tua. Il fatto poi che tu citi la “soddisfazione dell’arcigay”, come se l’arcigay fosse l’autorità ultima in materia di diritti civili degli omosessuali mi sembra che contraddica la tua stessa tesi, secondo cui il mondo cattolico non è un monoblocco.

    Insomma, non sempre ha senso portare le controversie sul terreno dei fatti, come se si potesse sempre tacitare l’opinione dell’altro tramite il procedimento della prova fattuale. A volte bisogna accettare la diversità di presupposti etici e il conflitto non facilmente componibile che esso genera.

  14. AMA il 13 dicembre 2011 alle 12:17

    Ma poErini. Tutti. Si puo’ essere tranquillamente cattolici ed omosessuali. Restano un problema i frocioni ottuagenari del VaticAno a dettare legge in un paese profondamente corrotto, non basta un cambio alla Presidenza del Consiglio.

    Trovo ‘fobici’ come al solito i commenti di Galbiati.

    ————————————————————————-

    Non si capisce poi perche’ una ragazza lesbica debba abbandonare l’aula nell’ora di Religione Cattolica per farsi dare della deviata da una cogliona in cattedra.

  15. Ares il 13 dicembre 2011 alle 12:29

    AMA ti prego non riattivare Galbiati, che adesso ricomincerà a piangersi addosso accusandoti di maltrattare la categoria che lui rappresenta in carne ed ossa.

    Ma secondo te … quante volte gli hanno rigato la macchina i suoi studenti ?

  16. Cri il 13 dicembre 2011 alle 12:30

    Già c’è questa perversione degli insegnanti cattolici pagati da noi e nominati dal vescovo. Accettare che un omosessuale pianga e si disperi perché il suo punto di riferimento etico (il papa) lo considera un malato…è troppo, lo trovo insopportabile. Da eterosessuale, convivente e con figli, ero stata dallo stesso (papa) accusata di pedofilia in quanto non sposata. Ne rimasi sconvolta e OGNI rispetto per la Chiesa mi cedde in frantumi. E poi nella Bibbia si sa cosa invitano a fare agli omosessuali. Inaccettabile. A ognuno la sua opinione e se non si cade negli insulti sono tutte benvenute o no? Per me si. Un omosessuale che vuole che il suo papa lo accetti in quanto tale è un infelice senza speranza. Se è giovane va aiutato a capire che forse dovrebbe prendersi altri punti di riferimento. Se è maturo lo lascio alla sua contraddizione.

  17. AMA il 13 dicembre 2011 alle 12:57

    Senti, io sono ateo. Da sempre, fin da bambino. Prima che potessi dare un nome al mio sentire. Resta il fatto che si possa essere serenamente omosessuali (come una larga fetta degli ottuagenari vaticAni) e cattolici praticanti. Nessuna contraddizione. Il problema nasce quando l’omosessuale cattolico sente il bisogno di dare cittadinanza politica e sociale alla sua natura umana. Ma… Ci sono molti omosessuali cattolici praticanti dichiaratamente, fieramente gay (anche preti) che combattono all’interno della Chiesa per cambiare le cose. In fondo, fino a non molto tempo fa, non era la donna priva di anima per i babbei vaticani?

    Una ragazza lesbica ha il diritto di frequentare l’ora di Religione Cattolica se crede e di bacchettare la cogliona di turno che non ha il diritto di dire baggianate su temi che non le competono assolutamente. Le sue opinioni le condivida nell’ora di ricreazione con chi crede.

  18. AMA il 13 dicembre 2011 alle 13:05

    Fra l’altro, mi trovo in una situazione alquanto strana qui a Londra. Io un italiano ateo fin nelle barbe. Il mio attuale compagno un inglese purosangue di famiglia cattolica che ha una croce benedetta dal prete sul portone ed un magnete con l’immagine della Madonna sul frigorifero. Nel cassetto il sogno di adottare un bambino. Era quasi sul punto di sposare il suo ex che lo ha mollato per fuggire in Australia col bassista di una band.

    Ormai ho imparato a relativizzare tutto. Sono i frocioni attuagenari che devono iniziare a farlo, magari prima di crepare.

  19. AMA il 13 dicembre 2011 alle 13:07

    Chiedo scusa per i refusi e per la citazione personale. Ma sono proprio stufo di queste stronzate.

  20. Ares il 13 dicembre 2011 alle 13:17

    Scusa?! …Figurati.

    AMA uff…. ma non dovevamo fidanzarci noi due?..
    …con un inglese poi… un latticino cattolico…
    …un caprice de Dieu praticamente.

  21. AMA il 13 dicembre 2011 alle 13:29

    Vero!

    :-)))))))))))))))))))

  22. AMA il 13 dicembre 2011 alle 15:16

    Fra l’altro a suo tempo, 15 anni fa, ho vissuto a scuola lo stesso problema. Sono stato ammesso all’esame di maturita’ classica col 6 in condotta, grazie ai miei diverbi con un prete spretato che non si capiva bene a che titolo insegnasse Storia e Filosofia al triennio. Una vergogna. Bene, io mi diplomai con 55/60 ed il professorino, omosessuale represso ed omofobo, chiese ed ottenne il trasferimento ad un istituto magistrale (allora c’erano ancora) con tutte ragazzine di buona famiglia.

    Sempre al triennio ho avuto un parroco di paese che insegnava religione, o avrebbe dovuto farlo. In realta’ ci leggeva il giornale, brav’uomo. Ancora oggi gli voglio bene. Mi ricordo comunque che c’era anche una disgraziata, una sfigata pazzesca che insegnava religione in altre classi. Convinta. Ma era una disgraziata a prescindere da cosa insegnasse. Il dramma e’ che non se ne rendeva conto. Certo, alcuni studenti, non io, non aiutavano la sua condizione.

  23. lorenzo galbiati il 13 dicembre 2011 alle 15:34

    Andrea,
    nell’articolo “ICI” Franco metteva il link a Il Male di Vauro, da dove aveva preso la lista degli “immobili deicizzati” che costituiva l’intero articolo. Non essendoci una sola riga di commento a quella lista, che si collega a una iniziativa di Vauro sponsorizzata più volte in tv da Santoro e spiegata nello stesso Male, ho chiesto a Franco se intendeva con ciò sostenere personalmente quell’iniziativa (ossia comprare il Male, prendere l’adesivo e attaccarlo a qualche chiesa).
    Cosa che a me sembrava interessante (salvo poi rivedere la mia posizione una volta accortomi della disinformazione che circola sull’ICI relativa agli immobili del Vaticano ecc.).
    Ho poi fatto delle proposte a tutti, redattori di NI e scrittori intellettuali in genere. Faccio sempre così. Se su NI vedo più articoli su una campagna, chiedo cosa intendete fare come singoli o collettivo, e se posso faccio proposte. Come regola, cerco di non fare proposte su temi di cui non vedo articoli (su quelli al massimo vi scrivo via email). Non vengo a chiedervi insistentemente perché non fate una campagna antiateista – visto che ne rivendichi una antireligiosa. Poi in alcuni casi posso aver deviato da questa regola, certo. Sui temi dell’ICI contavo di contattare anche La poesia e lo spirito, blog collettivo di ispirazione cattolica, per chiedere agli intellettuali/scrittori cattolici di prendere posizione. Ogni volta che ho l’accesso a siti di scrittori, intellettuali, giornalisti, persone che hanno un contatto con i media che contano interrogo e propongo sulle iniziative possibili attinenti ai temi che vi vedo trattati, o scrivo email per proporre iniziative che non vedo trattate, se credo possano interessare.

    Il motivo per cui faccio questo l’ho spiegato nell’articolo, facendoti “notevolmente irritare”. Forse avrei potuto evitare la spiegazione (la “lezione”, dici tu), o essere meno prolisso ma non vedo perché irritarsi se un lettore dice quel che si aspetta da scrittori/artisti/intellettuali che hanno una certa visibilità pubblica. Non vorrei che l’ambiente letterario in generale, cui tu appartieni, si senta esentato dal ricevere critiche e proposte su quel che potrebbe (non dico “dovrebbe” o “deve”) fare su temi che esso stesso mette in evidenza. Non vorrei che vi reagisca allontanando da sé il lettore presunto rompiballe (come ha fatto con me Cortellessa sulle classifiche Dedalus: mi ha detto che non servono a lettori come me: si è autoboicottato pur di non accettare la discussione sui meccanismi di voto).
    Io non vi vedo immuni da questo difetto, talvolta, anche voi di NI. Anche se in generale siete la realtà letteraria che più apprezzo e a cui credo di aver offerto e, quando ho potuto, dato, tutti i contributi di cui sono stato capace. Noto soltanto che in alcuni momenti invitate allo scambio, considerate i lettori parte stessa di NI (ricordo bene soprattutto certi articoli di Biondillo) ecc. e poi in altri vi innervosite per semplici proposte o critiche di lettori che vi ricordano quello che è (secondo loro) il ruolo dello scrittore o dell’intellettuale, e la rilevanza mediatica e sociale che scaturisce dalla pubblicazione di articoli online.

    Comunque, dimmi pure secondo te come dovrei regolarmi con i vostri articoli, magari mi convinci almeno in parte a cambiare atteggiamento.

  24. Ares il 13 dicembre 2011 alle 15:50

    Galbiati ma quando trovi il tempo di fare l’insegnante ?

  25. maria il 13 dicembre 2011 alle 15:52

    Lorenzo scrive

    “Cosa che a me sembrava interessante (salvo poi rivedere la mia posizione una volta accortomi della disinformazione che circola sull’ICI relativa agli immobili del Vaticano ecc.).”

    A proposito, stamattina sul manifesto c’è una lettera del portavoce della Cei, mons. Domenico Pompili, il quale in relazione all’articolo di Luca Kocci del 9 dicembre ” Se Dio pagasse l’Ici. Il Caso di via Aurelia”, precisa che il caso sollevato dal giornalista è privo di fondamento in quanto sia l’Immobiliare Aurelia Sostentamento srl che la Fondazione Santi Francesco D’Assisi e Caterina Da Siena “hanno sempre pagato e continueranno a pagare l’ICI sul complesso immobiliare di via Aurelia 796”

    Questo per dire che le informazioni su una questione così importante dovrebbero essere più accurate.

    Ovviamente io sono per far pagare l’ici anche alla chiesa secondo le leggi vigenti e secondo nuove leggi qualora quelle vigenti, appunto, fossero discriminatorie rispetto ad altre realtà sociali. Per le attività commerciali penso non debbano, invece, esistere dubbi fin da ora.

    Maria M.

  26. Ares il 13 dicembre 2011 alle 15:53

    Intendo, per i tuoi studenti.

  27. lorenzo galbiati il 13 dicembre 2011 alle 16:25

    Per concludere.

    Per il resto, il rilievo che mi muovi si può riassumere nel non saper accettare opinioni diverse dalle mie. Ora, non credo di essere immune da questo difetto, specie quando certe opinioni le sento la prima volta e mi sembrano del tutto assurde. Mi sono per esempio ora abbastanza abituato a questa moda di dar dell’omofobo un po’ a tutti.

    Nello specifico. Sostieni che vorrei tacitare le opinioni fornendo fatti. Ora, è chiaro che
    Buffoni o chi per lui può continuare a ritenere omofoba quella docente, anche dopo l’indagine. Ma se scrive un articolo informativo dovrebbe distinguere le sue opinioni dai fatti accertati. E invece non solo non lo fa, ma cita solo i fatti che giustificano la sua opinione, nascondendo quelli di segno opposto (può darsi che faccia così perché fa così la fonte da cui attinge, non lo so: non mi risponde mai). Infatti sono stato io, ieri così come a luglio, a far presente che quelle riportate qui erano solo le accuse dell’alunna, cui mancavano le risposte della docente, così come ora mancava il giudizio dell’ispettore. Questa (secondo me) è disinformazione a scopo propagandistico. E la propaganda (fare cioè campagna anticattolica con mezze verità) rovina sempre la lotta per la causa (la riforma dell’IRC).
    Se questa tecnica propagandistica è messa in atto in modo sistematico (come a me pare), io ritengo si possa dire che qui su NI si stia alimentando un fanatismo anticattolico più che una campagna sui valori della laicità. I commenti sopra sono un piccolo esempio di chi attrae tale fanatismo: già altrove ho fatto l’elenco di quanti commentatori abituali e no di NI (tra cui miei amiche cui avevo segnalato dei pezzi, e che hanno varie amiche bisessuali/omosessuali), capitati nei commenti ai post di Buffoni, si son presi dell’omofobo o altro e hanno abbandonato la discussione.
    Ecco allora perché cito l’Arcigay. Nel primo articolo sulla lista outing, “Se proprio ci costringete”, Buffoni terminava con “L’outing come tattica di autodifesa della comunità gay. Con vent’anni di ritardo ci stiamo arrivando, finalmente, anche in Italia.” A nome di chi parlava, Buffoni? Ho fatto ricerche online e ho trovato che le principali organizzazioni della comunità lgbt dissentivano o esprimevano riserve, altro che Se ci costringete e finalmente. E le motivazioni del dissenso di queste associazioni? Più o meno le stesse di molti commentatori come me, che ovviamente passavano per omofobi o altro. In altre parole: cito l’Arcigay per mostrare l’assurdità delle offese (omofobia e altro) e delle reazioni violente che ricevono le mie opinioni, che sono state appunto simili a quelle dell’Arcigay. Certo, si può sempre pensare che l’Arcigay sia un covo di omofobi.
    Infine – che ora mi tocca lavorare.

    Tu sei tra quelli che credono che “una posizione antireligiosa sia qualcosa d’importante in Italia, dove l’ipocrisia dominante considera ancora l’ateismo esplicito una forma di bizzaria o stravaganza o di semplice estremismo.”

    Io non so cosa comporti questa tua posizione antireligiosa, come possa una tale posizione evitare la propaganda e il fanatismo di cui sopra. Per quel che posso capire io, se si rivendica una posizione antireligiosa, si legittima la posizione antiateistica delle gerarchie vaticane.
    Di certo, su questo hai ragione tu quando mi dici: “bisogna accettare la diversità di presupposti etici e il conflitto non facilmente componibile che esso genera.” Evidentemente non stiamo conducendo la stessa battaglia.

    Ti chiedo, però: una scuola pubblica e laica dovrebbe essere aperta a docenti che esprimono posizioni atee antireligiose e chiusa a docenti che esprimono posizioni religiose?

  28. Ares il 13 dicembre 2011 alle 16:45

    Una scuola pubblica dovrebbe avere insegnanti che si limitassero ad insegnare, inderogabilmente bene, la propria materia; mantenendo rilegate nella sfera privata le proprie convinzioni religiose, sessuali, etc..

  29. andrea inglese il 13 dicembre 2011 alle 16:46

    Lorenzo non la voglio fare lunga, nè entrare in questa discussione. Almeno per ora. Le energie sono limitate. Ti rispondo solo sulla critica che ti ho fatto.

    Quando scrivi: “se un lettore dice quel che si aspetta da scrittori/artisti/intellettuali che hanno una certa visibilità pubblica.” Tutto dipende come e a chi ti rivolgi. NI non è un partito, né un blog politico, ossia legato a un movimento o un’associazione con un’identità ben precisa. Lo segui da una vita, e questo dovresti averlo capito. Da un certo punto di vista è semore stato il nostro limite, da un altro punto di vista è anche la nostra forza. In certi casi, ci siamo mossi compatti, come redazione, su certi temi. Non significa che dobbiamo farlo sempre, o che possiamo, o che riusciamo. Io capisco che tu abbia una tua idea di scrittore e intellettuale, ma magari non è quella che corrisponde a quello che noi siamo, o che alcuni di noi sono. Allora è inutile protestare perché non facciamo questo o quello. Non dico che sia giusto o sbagliato, ma è inutile. Critica pure, come fanno tutti, quel che riusciamo a fare.

  30. andrea inglese il 13 dicembre 2011 alle 16:54

    E naturalmente proponi, come hai fatto sotto il post di Murene.

  31. AMA il 13 dicembre 2011 alle 17:46

    Senti , Galbiati, solo per farti sapere che se tu fossi stato un insegnante di mio figlio sarei andato subito dal Preside se solo tu avessi osato dire in classe la meta’ di quello che hai scritto qui. Non ho altro da aggiungere.

    Speriamo solo che in futuro le nuove generazioni di insegnanti sappiano interagire col pluralismo etico e sociale delle sue classi multietniche.

  32. AMA il 13 dicembre 2011 alle 17:47

    delle loro classi.

  33. Antonio Devicienti il 15 dicembre 2011 alle 17:40

    Veramente sono io colui che deve ringraziare Franco Buffoni (ma non solo lui) per quello che va scrivendo su NI; il dibattito accesissimo che si è sviluppato nei vari commenti dimostra la centralità delle questioni affrontate e quanto ancora l’Italia debba fare per progredire dal punto di vista dei diritti democratici – mi preoccupa infatti che nel nostro Paese si dibattano ancora questioni che dovrebbero essere considerate risolte e non sono tra quelli che imputano al Vaticano le colpe di tutto (posso ricordare almeno il nome di don Ciotti come uno degli esponenti di un’altra Chiesa possibile?) Tuttavia non mi riconosco affatto in una religione che pone al suo centro la figura del Padre, per cui è sottinteso che tutti i suoi figli resteranno vita natural durante sotto tutela: è qui che vedo lo scarto tra una cultura patriarcale ed una cultura della responsabilità personale che è anche politica e culturale; forse mescolo i piani o sono un ingenuo, ma ho letto con piacere gli interventi di Andrea Inglese, uno degli autori della recente rilettura-rifacimento di Lucrezio: ecco: leggere con caparbietà, “rifare”, soprattutto studiare Lucrezio è un atto di emozionante emancipazione e resistenza contro una “religio” che, in termini lucreziani, significa superstizione, quindi abdicazione al ruolo della ragione. Personalmente mi sforzo di pensarmi Italiano in quanto connazionale di Giordano Bruno, di Giacomo Leopardi, di Bertrando Spaventa, tutti nomi citati in un libro che considero notevolissimo e cioè LA FABBRICA DELL’OBBEDIENZA di Ermanno Rea.

  34. Luca Kocci il 17 dicembre 2011 alle 20:47

    Forse sono fuori tempo massimo, però vorrei precisare a Maria, per dimostrare che non sono stato affatto poco accurato.
    Di seguito incollo la fonte della notizia sull’Ici, ovvero la stessa Cei, per bocca del suo segretario generale. Se adesso il portavoce della Cei lo smentisce, francamente il problema mi pare soprattutto loro.

    CEI: CAMBIA PROPRIETA’ SEDE VIA AURELIA, RISPARMI FISCALI PER 2,7 MLN
    (ASCA) – Roma, 10 giu – Un’operazione da 90 milioni di euro in tre anni, che portera’ alla Conferenza episcopale un risparmio fiscale di 2,7 milioni di euro all’anno: e’ quella che portera’ sotto il controllo diretto della Cei, per il tramite della Fondazione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena (proprietaria anche della maggioranza del quotidiano dei vescovi ‘Avvenire’), il complesso immobiliare di via Aurelia 796 a Roma, dove hanno la loro sede alcuni organismi collegati alla conferenza episcopale come la Caritas e la Fondazione Migrantes, oltre alla tv e alla radio dei vescovi, Tv2000 e Radio InBlu. A descrivere l’operazione, decisa dalla presidenza della Cei lo scorso 19 novembre, e’ mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, nella relazione sulla ripartizione delle quote dell’8 per 1000 per l’anno 2010 presentata ai vescovi nel corso dell’Assemblea Generale dello scorso maggio, di cui l’ASCA e’ entrata in possesso.
    Il complesso di via Aurelia 796 e’ attualmente di proprieta’ della Immobiliare Aurelia Sostentamento srl (IAS), controllata al 100% dall’Istituto Centrale per il Sostentamente del Clero (ICSC), l’istituto che si occupa di erogare gli ‘stipendi’ e le pensioni dei preti. Il passaggio di proprieta’, spiega mons. Crociata, ”risponde alla necessita’ di incardinare in un ente ecclesiastico senza scopo di lucro, quale appunto la Fondazione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, controllata al 100% dalla Cei”, in ”coerenza con i permessi autorizzativi e di destinazione d’uso rilasciati dal comune di Roma”.
    Dopo il completamento della costruzione del complesso, spiega infatti il segretario della Cei, ”mantenere in vita la IAS, che e’ per natura una societa’ commerciale, comporterebbe oneri aggiuntivi dell’ordine di oltre 1,5 milioni di euro di tasse sul reddito prodotto per ciascuno esercizio annuale, in aggiunta all’applicazione dell’IVA sulle locazioni, che, in capo ad attivita’ di fatto sostenute dalla Cei, determinerebbe un ulteriore aggravio per gli enti usuari di 1,2 milioni di euro all’anno”.
    Il risparmio totale, quindi, che la Cei trarra’ dall’operazione e’ pari a 2,7 milioni di euro all’anno. Con questo obiettivo, spiega quindi Crociata, ”e in piena conformita’ con le norme vigenti”, la Presidenza della Cei ha deciso ”l’acquisto in capo alla Fondazione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena dell’intero complesso immobiliare, per un valore complessivo di 90 milioni di euro piu’ IVA, pagabili nei tre prossimi anni, disponendo la conseguente e successiva liquidazione della societa”’.
    L’ICSC ricavera’ quindi, secondo le stime della Cei, ”90-100 milioni di euro nei prossimi tre anni” dall’operazione. Conseguentemente, nel riparto dell’8 per 1000 per il 2010, la Cei ha destinato all’ICSC 357,7 milioni di euro, a fronte di un fabbisogno di 387,7 milioni di euro: i mancanti 30 milioni arriveranno appunto dall’operazione sul complesso immobiliare di Via Aurelia. ”Per chiudere finanziariamente l’operazione – avverte il segretario della Cei – analoghe e corrispondenti risorse (30 milioni di euro, ndr) dovranno essere messe a disposizione della Fondazione per onorare l’impegno di acquisto”.
    ”L’opportunita’ di realizzare il progetto entro il prossimo triennio – sottolinea quindi mons. Crociata – e’ dettata dalla maggior disponibilita’ di risorse provenienti dall’8 per 1000 di cui potremo usufruire nel periodo 2010-2012 rispetto a quelle del periodo successivo, segnato dagli effetti della crisi economica”.



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