Il mago dell’Esselunga e il laboratorio della produzione

15 dicembre 2011
Pubblicato da

di Marco Rovelli

Quando vai a fare la spesa all’Esselunga ti danno un film in regalo. Grazie, dici. Poi, se hai la sventura di guardarlo, ritiri il ringraziamento. E’ un penoso lungo spot, girato da Giuseppe Tornatore, che vorrebbe mettere in scena la meraviglia di un ragazzino nel supermercato, la sua scoperta di mirabolanti mondi dietro le merci. Lo spettacolo della merce, insomma, celebrato tra gli scaffali di padron Caprotti. Allora non ti resta che andare agli scaffali della tua libreria, tirar giù un Marx d’annata, e accettare il suo invito a seguire il possessore di denaro e di forza-lavoro nel “segreto laboratorio della produzione”, dove si vedrà “non solo come produce il capitale, ma anche come lo si produce”. E arrivi a Pioltello. Ai capannoni dei magazzini dell’Esselunga. Dove scopri chi quelle merci le smista, tutto il giorno. Sono tutti immigrati, delle più varie nazionalità, dal Sudamerica all’Asia, dall’Africa all’Europa dell’est. E smistare le merci significa caricarle sui camion, in fretta, sempre più in fretta, senza respiro: 240 colli – ciascuno dei quali può essere di 25 chili – in un’ora. E poi minacce, discriminazioni, un vero e proprio lavoro a chiamata, con i lavoratori scelti direttamente sul posto di lavoro, anche per doppi turni, invece di distribuire il carico. Un’organizzazione del lavoro scientificamente costruita per controllare la forza-lavoro in maniera ferrea. I primi delegati del S.I. Cobas sono stati licenziati con motivi pretestuosi. E dopo la lotta – una settimana di sciopero a oltranza, e poi un presidio permanente con picchettaggio, fino agli scontri con un manipolo di crumiri mandati dalla ditta – sono arrivate altre sospensioni dal lavoro.

La piattaforma di rivendicazioni è del resto chiara e concisa: chiede, subito dopo il ritiro dei licenziamenti per i 22 lavoratori, il rispetto della “dignità degli operai”. Par d’essere tornati all’epoca dei padroni delle ferriere, nella Manchester ottocentesca, quando tocca rivendicare il diritto a non essere maltrattati, discriminati, minacciati da capi e capetti, di un paio dei quali viene perciò chiesto l’allontanamento. Oltre a questo, si chiede l’indennità sostitutiva mensa, il rispetto del contratto e della legge quanto ai tempi e carichi di lavoro.

Ma da parte dell’Esselunga, si risponde solo col silenzio. La controparte diretta dei Cobas è infatti il consorzio Safra, che gestisce il lavoro nei capannoni per conto di Esselunga. Come sempre, sono le cooperative che fanno il lavoro sporco, nell’ormai classica esternalizzazione del lavoro che scarica sui gradini più bassi il rischio d’impresa. Le cooperative, che un tempo sono state concepite come possibilità di un lavoro differente, adesso sono spesso il veicolo migliore per lo sfruttamento di lavoratori ridotti in servitù. E’ a Safra dunque che Esselunga ha deciso di scaricare – così come la gestione del lavoro – anche le trattative con i lavoratori. L’azienda di Caprotti non ne vuol proprio sapere di questi lavoratori che si autoorganizzano. Del resto l’impressione è che Esselunga, in questa irremovibilità, sia l’avanguardia di tutta la rete della grande distribuzione che vuole fermare il contagio delle lotte, che sono riuscite in questi ultimi due anni a strappare condizioni migliori di lavoro in molti luoghi. I magazzini Bennet a Origgio e Turate, prima, con pieno adeguamento salariale e contributivo, e la sindacalizzazione finalmente riconosciuta. Poi Brembio, in provincia di Lodi, e Cerro al Lambro, in provincia di Milano. Infine la Tnt di Piacenza, dove è nata la prima sede del S.I. Cobas gestita totalmente da immigrati, e la Sda di Carpiano. Sabato scorso c’è stato un corteo di più di mille persone, con la presenza dei lavoratori delle altre cooperative che lavorano per Esselunga ma anche di delegazioni di altre fabbriche in lotta, come la Jabil, dove trecento lavoratori rischiano la disoccupazione. Una bella manifestazione di solidarietà operaia. “La migliore delle risposte possibili” hanno detto i 22 licenziati. Ma la lotta continua. Venerdì prossimo ci sarà un altro sciopero, in una fase molto importante della trattativa. Alle 21, davanti ai cancelli dell’Esselunga di Pioltello.

(pubblicato su il manifesto, 15/12/2011)

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3 Responses to Il mago dell’Esselunga e il laboratorio della produzione

  1. jacopo galimberti il 15 dicembre 2011 alle 14:17

    Meno male che c’è Marco Rovelli.

  2. smartiz il 15 dicembre 2011 alle 16:18

    Concordo, dvd penoso, vergognoso !!!
    Tornatore, venduto !

    Tiziano Prada

  3. girolamo il 17 dicembre 2011 alle 23:58

    Un uccellino mi ha detto, una decina di giorni or sono:
    che nella gestione della Esselunga sono entrati nuovi partner, dopo che velate profezie riguardanti possibili roghi dei magazzini erano state formulate da improbabili, ancorché credibili, sibille;
    che il manipoli di crumiri di cui sopra era composto da una cinquantina di individui cui veniva spontaneo appioppare l’appellativo di “picciotti”, muniti di mazze e portati sul luogo da individui noti per ambigue, ancorché identificabili, amicizie;
    che i responsabili della Esselunga compaiono in pubblico scortati da 4-5 armadi viventi, vestiti di scuro (occhiali compresi) che sembrano usciti da un film di Scorsese o da una puntata dei Sopranos;
    che anche le cooperative che fanno il lavoro sporco sembrano uscite da una puntata dei Sopranos;
    che, insomma si tratta di qualcosa di più che una lotta di precari/migranti Vs padron(cin)i: e che a lotte di questo tipo dovremmo prestare molta, molta attenzione. Dunque, grazie a Marco per l’articolo e il post.



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