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	Commenti a: I sacrifici del capitalismo azteco	</title>
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		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/12/24/i-sacrifici-del-capitalismo-azteco/#comment-161157</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 16:20:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[gli ultimi due post scomparsi
ho scritto qualcosa meritevole di attenzione da paret del moderatore?

beh buon anno comunque]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>gli ultimi due post scomparsi<br />
ho scritto qualcosa meritevole di attenzione da paret del moderatore?</p>
<p>beh buon anno comunque</p>
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		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/12/24/i-sacrifici-del-capitalismo-azteco/#comment-161106</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 21:20:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oggi ho ascoltato marco revelli su radio popolare. Un&#039;analisi lucida, chiara quanto profonda la cui registrazione andrebbe ascoltata se fosse possibile anche qui.
Non la voglio fare lunga ma in sostanza tra le altre cose dice che a partire degli anni &#039;80 è stata teorizzata e realizzata la riduzione dei salari a beneficio dei profitti (aggiungo io, grazie anche alla progressiva perdita di potere contrattuale delle classi salariate per i processi di globalizzazione: delocalizzazione della produzione verso i paesi in via di sviluppo e aumento esponenziale dei flussi migratori verso i paesi industrializzati); la presunta razionalità del sistema di mercato che fino allora ruotava sulla produzione si è trasferito sul &lt;b&gt;consumo&lt;/b&gt;
A partire dagli anni &#039;80 i consumi, dati i salari sempre piu&#039; bassi, non si sostengono piu&#039; con il reddito (la ricchezza prodotta) ma con il credito, il cosiddetto prestito al consumo che cresce in modo esponenziale (e che ricorda il medioevo: nel medioevo infatti il credito in massima parte veniva concesso ai richhi per il consumo o per le guerre) 
si consuma quindi grazie alla moneta astratta che diventa sempre piu&#039; astratta e sofisticata (vedi derivati che producono un effettio leva fino a 100)
negli USA per sostenere l&#039;economia, di fronte ad una classe salariata depauperata si spinge in modo osceno sui prestiti al consumo (ivi compresi i mutui prima casa erogati in modo vertiginoso); i rischi altissimi di insolvenza vengono sublimati attraverso meccanismi sempre piu&#039; astratti e virtuali fino allo scoppio della bolla. 
Quindi ? quindi la causa prima non è la finanza (che non è una sovrastruttura se fosse cos&#039; sarebbe emplice risolvere la crisi tagliando le unghie alla finanza), ma la &lt;b&gt;distribuzione&lt;/b&gt; (come ben sapevano tutti i grandi classici dell&#039;economia, da maltus a ricardo a sraffa a keynes) : una fetta della torta sempre piu&#039; grande va ai  profitti e alle rendite a scapito dei salari-stipendi. Il sistema  ruota attorno ai consumi ela perdita di sovranità statale lo rende sempre piu&#039; ingovernabile. 

Questa crisi potrebeb diventare una opportunità se prendiamo atto che il nostro stile di vita è eticamente ma anche ecologicamente incompatibile, che illudersi che la soluzione stia nella crescita (che palle co sta cresciya) è la strada sbagliata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ho ascoltato marco revelli su radio popolare. Un&#8217;analisi lucida, chiara quanto profonda la cui registrazione andrebbe ascoltata se fosse possibile anche qui.<br />
Non la voglio fare lunga ma in sostanza tra le altre cose dice che a partire degli anni &#8217;80 è stata teorizzata e realizzata la riduzione dei salari a beneficio dei profitti (aggiungo io, grazie anche alla progressiva perdita di potere contrattuale delle classi salariate per i processi di globalizzazione: delocalizzazione della produzione verso i paesi in via di sviluppo e aumento esponenziale dei flussi migratori verso i paesi industrializzati); la presunta razionalità del sistema di mercato che fino allora ruotava sulla produzione si è trasferito sul <b>consumo</b><br />
A partire dagli anni &#8217;80 i consumi, dati i salari sempre piu&#8217; bassi, non si sostengono piu&#8217; con il reddito (la ricchezza prodotta) ma con il credito, il cosiddetto prestito al consumo che cresce in modo esponenziale (e che ricorda il medioevo: nel medioevo infatti il credito in massima parte veniva concesso ai richhi per il consumo o per le guerre)<br />
si consuma quindi grazie alla moneta astratta che diventa sempre piu&#8217; astratta e sofisticata (vedi derivati che producono un effettio leva fino a 100)<br />
negli USA per sostenere l&#8217;economia, di fronte ad una classe salariata depauperata si spinge in modo osceno sui prestiti al consumo (ivi compresi i mutui prima casa erogati in modo vertiginoso); i rischi altissimi di insolvenza vengono sublimati attraverso meccanismi sempre piu&#8217; astratti e virtuali fino allo scoppio della bolla.<br />
Quindi ? quindi la causa prima non è la finanza (che non è una sovrastruttura se fosse cos&#8217; sarebbe emplice risolvere la crisi tagliando le unghie alla finanza), ma la <b>distribuzione</b> (come ben sapevano tutti i grandi classici dell&#8217;economia, da maltus a ricardo a sraffa a keynes) : una fetta della torta sempre piu&#8217; grande va ai  profitti e alle rendite a scapito dei salari-stipendi. Il sistema  ruota attorno ai consumi ela perdita di sovranità statale lo rende sempre piu&#8217; ingovernabile. </p>
<p>Questa crisi potrebeb diventare una opportunità se prendiamo atto che il nostro stile di vita è eticamente ma anche ecologicamente incompatibile, che illudersi che la soluzione stia nella crescita (che palle co sta cresciya) è la strada sbagliata.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: daniele ventre		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/12/24/i-sacrifici-del-capitalismo-azteco/#comment-161103</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 19:05:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Purtroppo sì...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo sì&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/12/24/i-sacrifici-del-capitalismo-azteco/#comment-161072</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 19:10:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro ventre:
&quot;Inoltre, qualcun altro non si rende conto del fatto che per le civiltà mesoamericane, l’altopiano e lo Yucatan erano poco meno che tutto il mondo.&quot;

me ne sono accorto si ed il punto è proprio questo:
e la crisi è globale la soluzione non puo&#039; che essere globale; l&#039;inquinamento dell&#039;aria, la distruzioone, delle foreste e delle risorse, l&#039;azione devastante ed extraterritoriale del profitto, non sono mai fatti locali, problemi confinati in una nazione o in uno stato geografico. Un filoso tedesco (Jonas ?) ha detto che siamo arrivati a un punto talmente vicino al baratro che forse  solo una grande catastrofe potrà farci rinsavire. 

Mi permetto di osservare che il declino della civiltà maya è stato segnato da un forte aumento delle rivalità e delle guerre tra le varie città stato. 
Non sta succedendo forse questo tra i vari paesi ad economia di mercato prigionieri ormai della devastante forza inerziale dei capitali speculativi-finanziari ? 
E quando si parla di crescita (il nuovo totem) non si sta in fondo accelerando la corsa contro il baratro di cui sopra?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro ventre:<br />
&#8220;Inoltre, qualcun altro non si rende conto del fatto che per le civiltà mesoamericane, l’altopiano e lo Yucatan erano poco meno che tutto il mondo.&#8221;</p>
<p>me ne sono accorto si ed il punto è proprio questo:<br />
e la crisi è globale la soluzione non puo&#8217; che essere globale; l&#8217;inquinamento dell&#8217;aria, la distruzioone, delle foreste e delle risorse, l&#8217;azione devastante ed extraterritoriale del profitto, non sono mai fatti locali, problemi confinati in una nazione o in uno stato geografico. Un filoso tedesco (Jonas ?) ha detto che siamo arrivati a un punto talmente vicino al baratro che forse  solo una grande catastrofe potrà farci rinsavire. </p>
<p>Mi permetto di osservare che il declino della civiltà maya è stato segnato da un forte aumento delle rivalità e delle guerre tra le varie città stato.<br />
Non sta succedendo forse questo tra i vari paesi ad economia di mercato prigionieri ormai della devastante forza inerziale dei capitali speculativi-finanziari ?<br />
E quando si parla di crescita (il nuovo totem) non si sta in fondo accelerando la corsa contro il baratro di cui sopra?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: daniele ventre		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/12/24/i-sacrifici-del-capitalismo-azteco/#comment-161070</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 18:49:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Forse qualcuno non si è accorto che il caso Italia occupa solo la parte terminale dell&#039;articolo (a partire dalla frase &quot;E l&#039;Italia post-berlusconiana...?). Inoltre, qualcun altro non si rende conto del fatto che per le civiltà mesoamericane, l&#039;altopiano e lo Yucatan erano poco meno che tutto il mondo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse qualcuno non si è accorto che il caso Italia occupa solo la parte terminale dell&#8217;articolo (a partire dalla frase &#8220;E l&#8217;Italia post-berlusconiana&#8230;?). Inoltre, qualcun altro non si rende conto del fatto che per le civiltà mesoamericane, l&#8217;altopiano e lo Yucatan erano poco meno che tutto il mondo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/12/24/i-sacrifici-del-capitalismo-azteco/#comment-161062</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 12:16:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si è evidente che la crisi è globale e sistemica. E come succede quando si propaga un&#039;infezione, sono i soggetti meno deboli ad esserne colpiti per prima e in modo più virulento. 
Le convulsioni del eprverso sistema speculativo-finanziario hanno messo a nudo la profonda debolezza e arretratezza della formazione economica e sociale chiamata Italia. 
Ci sarebbe un&#039;altra considerazione da fare. 
Il progerssivo disfacimento degli stati nazionali (invito a leggere franco farinelli) e la loro perdita di sovranità ha reso ancora piu&#039; distruttiva le dinamiche del capitale finanziario (il cui unico scopo è quello di realizzare profitti nel breve-brevissimo termine,e le cui dimensioni rispetto all&#039;economia reale sono divenute mostruose), di fronte alle quali occorrerebbvero progetti decisioni e azioni altrettanto globali. 
Coda che non sta succedendo per gli stessi motivi per cui non è successo nella civiltà maya o in quella micenea che dice ventre o nell&#039;isola di pasqua.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è evidente che la crisi è globale e sistemica. E come succede quando si propaga un&#8217;infezione, sono i soggetti meno deboli ad esserne colpiti per prima e in modo più virulento.<br />
Le convulsioni del eprverso sistema speculativo-finanziario hanno messo a nudo la profonda debolezza e arretratezza della formazione economica e sociale chiamata Italia.<br />
Ci sarebbe un&#8217;altra considerazione da fare.<br />
Il progerssivo disfacimento degli stati nazionali (invito a leggere franco farinelli) e la loro perdita di sovranità ha reso ancora piu&#8217; distruttiva le dinamiche del capitale finanziario (il cui unico scopo è quello di realizzare profitti nel breve-brevissimo termine,e le cui dimensioni rispetto all&#8217;economia reale sono divenute mostruose), di fronte alle quali occorrerebbvero progetti decisioni e azioni altrettanto globali.<br />
Coda che non sta succedendo per gli stessi motivi per cui non è successo nella civiltà maya o in quella micenea che dice ventre o nell&#8217;isola di pasqua.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Vincenzo Cucinotta		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/12/24/i-sacrifici-del-capitalismo-azteco/#comment-161061</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 10:57:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Volevo sottolineare un aspetto di dissenso. 
L&#039;articolo riprende esempi di antiche civiltà che soccomberono in virtù di un&#039;incapacità a reagire a un meccanismo sociale endogeno. 
Ora, qui c&#039;è un problema di concezione della natura della crisi che investe tanti paesi e in particolare l&#039;Italia. 
Se ammettiamo questo parallelismo tra crisi italiana contemporanea e crisi azteca, stiamo dicendo che la crisi nasce in Italia, appunto da cause legate a un vivere sopra i propri mezzi e roba di questo genere. 
La mia analisi, che certo non è solo mia, è che la crisi sia crisi globale e che sia stata importata in Italia dall&#039;esterno, essa cioè non è nata nel cortile di casa, ma è l&#039;effetto della bolla speculativa sui subprime che in un mondo finanziariamente globalizzato si propaga ovunque, privilegiando di rinfocolarsi lì dove pensa di trovare le minori resistenze. 
Se insomma la crisi è nata nel centro dell&#039;impero (gli USA ed in parte nel Regno Unito), e finisce qui da noi, ciò è dovuto a un&#039;esigenza disperata del capitale finanziario globalizzato di prolungare la propria inevitabile agonia a spese di chiunque ed ovunque, e l&#039;Italia è perfetta, dominata da una classe politica particolarmente debole, senza quindi capacità di esercitare un&#039;influenza significativa sulle decisioni europee, privi dei canonici meccanismi di autodifesa costituiti dalla sovranità sulla propria moneta, ed ancora ricca, molto ricca su una scala mondiale, un osso così ricco di polpa da attirare le voglie di tutti questi gruppi finanziari in carenza di ossigeno. 
Dobbiamo cioè comprendere che l&#039;Italia costituisce un&#039;ulteriore dose di eroina per il sistema finanziario globalizzato, un eroinomane che ovviamente, non potrà risolvere i propri problemi continuando a iniettarsi dosi crescenti di eroina, ma può soltanto prolungare la propria sopravvivenza razziando tutto ciò che può in attesa della propria inevitabile fine. 
Monti, Napolitano, Draghi, quelli cioè che appaiono come i protagonisti della politica italiana odierna, non costituiscono una specificità italiana, sono parte di quei poteri globalizzati che comandano in tutto il mondo, sono parte di quello stesso mondo: se crolleremo, come appare ogni giorno che passa più probabile, lo faremo non in virtù di vizi antecedenti, ma di scelte necessarie non assunte, di difese possibili non attuate, perchè costoro sono del tutto intrisi della stessa cultura che ha portato il mondo fin qui, e quindi sono costitutivamewnte incapaci di salvarci (qualcuno potrebbe dire che sono complici dei nostri nemici, ma questo è un altro discorso). 
Così, concluderei che le attinenze tra l&#039;oggi e quei lontani avvenimenti di antiche civiltà mi appaiono alquanto arbitrarie, qui non c&#039;è una civiltà che soccombe ad un&#039;altra ma la monociviltà mondiale che si autodistrugge con esiti al momento imprevedibili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volevo sottolineare un aspetto di dissenso.<br />
L&#8217;articolo riprende esempi di antiche civiltà che soccomberono in virtù di un&#8217;incapacità a reagire a un meccanismo sociale endogeno.<br />
Ora, qui c&#8217;è un problema di concezione della natura della crisi che investe tanti paesi e in particolare l&#8217;Italia.<br />
Se ammettiamo questo parallelismo tra crisi italiana contemporanea e crisi azteca, stiamo dicendo che la crisi nasce in Italia, appunto da cause legate a un vivere sopra i propri mezzi e roba di questo genere.<br />
La mia analisi, che certo non è solo mia, è che la crisi sia crisi globale e che sia stata importata in Italia dall&#8217;esterno, essa cioè non è nata nel cortile di casa, ma è l&#8217;effetto della bolla speculativa sui subprime che in un mondo finanziariamente globalizzato si propaga ovunque, privilegiando di rinfocolarsi lì dove pensa di trovare le minori resistenze.<br />
Se insomma la crisi è nata nel centro dell&#8217;impero (gli USA ed in parte nel Regno Unito), e finisce qui da noi, ciò è dovuto a un&#8217;esigenza disperata del capitale finanziario globalizzato di prolungare la propria inevitabile agonia a spese di chiunque ed ovunque, e l&#8217;Italia è perfetta, dominata da una classe politica particolarmente debole, senza quindi capacità di esercitare un&#8217;influenza significativa sulle decisioni europee, privi dei canonici meccanismi di autodifesa costituiti dalla sovranità sulla propria moneta, ed ancora ricca, molto ricca su una scala mondiale, un osso così ricco di polpa da attirare le voglie di tutti questi gruppi finanziari in carenza di ossigeno.<br />
Dobbiamo cioè comprendere che l&#8217;Italia costituisce un&#8217;ulteriore dose di eroina per il sistema finanziario globalizzato, un eroinomane che ovviamente, non potrà risolvere i propri problemi continuando a iniettarsi dosi crescenti di eroina, ma può soltanto prolungare la propria sopravvivenza razziando tutto ciò che può in attesa della propria inevitabile fine.<br />
Monti, Napolitano, Draghi, quelli cioè che appaiono come i protagonisti della politica italiana odierna, non costituiscono una specificità italiana, sono parte di quei poteri globalizzati che comandano in tutto il mondo, sono parte di quello stesso mondo: se crolleremo, come appare ogni giorno che passa più probabile, lo faremo non in virtù di vizi antecedenti, ma di scelte necessarie non assunte, di difese possibili non attuate, perchè costoro sono del tutto intrisi della stessa cultura che ha portato il mondo fin qui, e quindi sono costitutivamewnte incapaci di salvarci (qualcuno potrebbe dire che sono complici dei nostri nemici, ma questo è un altro discorso).<br />
Così, concluderei che le attinenze tra l&#8217;oggi e quei lontani avvenimenti di antiche civiltà mi appaiono alquanto arbitrarie, qui non c&#8217;è una civiltà che soccombe ad un&#8217;altra ma la monociviltà mondiale che si autodistrugge con esiti al momento imprevedibili.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/12/24/i-sacrifici-del-capitalismo-azteco/#comment-161048</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 17:01:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[in fondo una società in decadenza cannibalizza il futuro e dimentica il passato. 
Viviamo in un eterno ridondante e insopportabile presente. 
L&#039;orizzonte decisionale delle classi dirigenti non va oltre il breve termine, il beneficio immediato, anche se ciò potrebbe pregiudicare il lungo termine.
Le stock option sono la metafora  di un economia basata sul profitto immanente. I politici legiferano sulla base dei sondaggi e i cittadini consumatori fanno le loro scelte sulla base di soddisfazioni immediate quanto effimere. 
Il pensiero razionale ci dice che l&#039;economia di mercato dominata dal capitale finanziario è insostenibile e ci porta alla catastrofe. 
Eppure l&#039;orgia continua....mah...!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>in fondo una società in decadenza cannibalizza il futuro e dimentica il passato.<br />
Viviamo in un eterno ridondante e insopportabile presente.<br />
L&#8217;orizzonte decisionale delle classi dirigenti non va oltre il breve termine, il beneficio immediato, anche se ciò potrebbe pregiudicare il lungo termine.<br />
Le stock option sono la metafora  di un economia basata sul profitto immanente. I politici legiferano sulla base dei sondaggi e i cittadini consumatori fanno le loro scelte sulla base di soddisfazioni immediate quanto effimere.<br />
Il pensiero razionale ci dice che l&#8217;economia di mercato dominata dal capitale finanziario è insostenibile e ci porta alla catastrofe.<br />
Eppure l&#8217;orgia continua&#8230;.mah&#8230;!!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: daniele ventre		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/12/24/i-sacrifici-del-capitalismo-azteco/#comment-161035</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 11:29:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=41059#comment-161035</guid>

					<description><![CDATA[@ carmelo

Lo stesso si potrebbe dire della civiltà micenea (su cui forse si potrebbe dire qualcosa di più articolato). L&#039;isola di Pasqua è una metafora, se possibile, ancora più agghiacciante (e calzante).

@ franco

Grazie degli auguri, e buon dies natalis solis invicti (e anche auguri vedici, come disse qualcuno un anno fa, citando l&#039;inno a Vak).

@ christian

speriamo che il quadro di Harris non si estenda al pianeta (quello degli Aztechi, dico...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ carmelo</p>
<p>Lo stesso si potrebbe dire della civiltà micenea (su cui forse si potrebbe dire qualcosa di più articolato). L&#8217;isola di Pasqua è una metafora, se possibile, ancora più agghiacciante (e calzante).</p>
<p>@ franco</p>
<p>Grazie degli auguri, e buon dies natalis solis invicti (e anche auguri vedici, come disse qualcuno un anno fa, citando l&#8217;inno a Vak).</p>
<p>@ christian</p>
<p>speriamo che il quadro di Harris non si estenda al pianeta (quello degli Aztechi, dico&#8230;)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: christian raimo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/12/24/i-sacrifici-del-capitalismo-azteco/#comment-161030</link>

		<dc:creator><![CDATA[christian raimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 09:17:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=41059#comment-161030</guid>

					<description><![CDATA[Un pezzo bellissimo, che mi ha ricordato un amore di gioventù di studio. Marvin Harris.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un pezzo bellissimo, che mi ha ricordato un amore di gioventù di studio. Marvin Harris.</p>
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			</item>
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