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	Commenti a: Hesse o non Hesse &#8211; Sergio Atzeni	</title>
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		<title>
		Di: Coriandoli.info &#171; Georgiamada		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Coriandoli.info &#171; Georgiamada]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 12:43:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Nazione Indiana Francesco Forlani che sta preparando, per il trimestrale Reportage,  un servizio su Sergio Atzeni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Nazione Indiana Francesco Forlani che sta preparando, per il trimestrale Reportage,  un servizio su Sergio Atzeni [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Flavia Piccinni		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Flavia Piccinni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 23:08:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che bello questo pezzo di Atzeni. Da qualche settimana ho finito di leggere &quot;Passavamo sulla terra leggeri&quot;, e non passa giorno che ci pensi almeno per qualche minuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che bello questo pezzo di Atzeni. Da qualche settimana ho finito di leggere &#8220;Passavamo sulla terra leggeri&#8221;, e non passa giorno che ci pensi almeno per qualche minuto.</p>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 16:55:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Saverio è un testo che è contenuto in un libro a parer mio imprescindibile sia per capire la grandezza di Atzeni sia l&#039;impasse in cui a partire dagli anni settanta si è ritrovata la sinistra italiana soprattutto sul campo della cultura effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saverio è un testo che è contenuto in un libro a parer mio imprescindibile sia per capire la grandezza di Atzeni sia l&#8217;impasse in cui a partire dagli anni settanta si è ritrovata la sinistra italiana soprattutto sul campo della cultura effeffe</p>
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		<title>
		Di: saveriosimonelli		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[saveriosimonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 16:30:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E poi ci sono molti volti di hesse, come per tutti gli scrittori grandi e che hanno avuto la ventura di campare molto. Io ricorderei a tutti il visionario storicamente all&#039;avanguardia e stilisticamente ineccepibile Lupo della Steppa. La caccia alle automobili su tutti e il finale improvvisamente lirico. Grande francesco nel ripescare questo testo di una limpidezza tutta da invidiare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E poi ci sono molti volti di hesse, come per tutti gli scrittori grandi e che hanno avuto la ventura di campare molto. Io ricorderei a tutti il visionario storicamente all&#8217;avanguardia e stilisticamente ineccepibile Lupo della Steppa. La caccia alle automobili su tutti e il finale improvvisamente lirico. Grande francesco nel ripescare questo testo di una limpidezza tutta da invidiare</p>
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		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/01/03/hesse-o-non-hesse-sergio-atzeni/#comment-161311</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 15:59:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi sembra, dagli esempi citati, che se ci sono stati critici italiani che hanno parlato sottovoce di nazismo per Hesse, altri critici tedeschi e francesi l&#039;hanno fatto prima di loro e non sottovoce.

Per il resto, certamente succede ovunque il fenomeno che l&#039;autore molto venduto (scrittore, musicista ecc.) viene guardato con sospetto dalla critica, che spesso tende a giudicarlo in modo sbrigativo e insofferente. Nel caso di Hesse, ricordo la critica di Chiusano: una letteratura di tipo contenutistico, che punta più che altro a mandare un messaggio - in altri termini, sempre di Chiusano: uno scrittore che si vuol fare guru, e che pretende di fornire nei suoi libri una sintesi semplificata di filosofie orientali e psicologia analitica. Da cui l&#039;accusa di essere adatto ai giovani, e da cui la preferenza per il primo Hesse, romantico, umbratile, non ancora guru. Ripeto: tutte critiche legittime, che vanno anche al di là del successo commerciale di Hesse, e che in parte condivido. Ma che al contempo sono ingenerose e non spiegano del tutto il fenomeno Hesse, dal mio pdv, forse per la difficoltà della critica di capire la cultura pop, come sostiene FF.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra, dagli esempi citati, che se ci sono stati critici italiani che hanno parlato sottovoce di nazismo per Hesse, altri critici tedeschi e francesi l&#8217;hanno fatto prima di loro e non sottovoce.</p>
<p>Per il resto, certamente succede ovunque il fenomeno che l&#8217;autore molto venduto (scrittore, musicista ecc.) viene guardato con sospetto dalla critica, che spesso tende a giudicarlo in modo sbrigativo e insofferente. Nel caso di Hesse, ricordo la critica di Chiusano: una letteratura di tipo contenutistico, che punta più che altro a mandare un messaggio &#8211; in altri termini, sempre di Chiusano: uno scrittore che si vuol fare guru, e che pretende di fornire nei suoi libri una sintesi semplificata di filosofie orientali e psicologia analitica. Da cui l&#8217;accusa di essere adatto ai giovani, e da cui la preferenza per il primo Hesse, romantico, umbratile, non ancora guru. Ripeto: tutte critiche legittime, che vanno anche al di là del successo commerciale di Hesse, e che in parte condivido. Ma che al contempo sono ingenerose e non spiegano del tutto il fenomeno Hesse, dal mio pdv, forse per la difficoltà della critica di capire la cultura pop, come sostiene FF.</p>
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		<title>
		Di: maria		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/01/03/hesse-o-non-hesse-sergio-atzeni/#comment-161288</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 08:33:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@effeffe
stamattina a rai tre hanno parlato del tuo libro e molto bene:)
maria m.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@effeffe<br />
stamattina a rai tre hanno parlato del tuo libro e molto bene:)<br />
maria m.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/01/03/hesse-o-non-hesse-sergio-atzeni/#comment-161284</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 23:29:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le &quot; pessimisme culturel &quot; dit-on, serait précurseur et annonciateur du nazisme. L&#039;adolescent est souvent pessimiste. Quitter la protection de la famille pour aborder un monde inconnu et redoutable, cela excite l&#039;agressivité ou la fuite par suicide, ou les deux alternés. Or la guerre présente les deux faces : tuer et être tué. Le sacrifice de Langemarck en 1914 exprime le mieux cette ambiguïté. Ensuite, la jeunesse nazie affirmait son pessimisme par la formule célèbre : &quot; Ce monde est mauvais, pourri, notre devoir est de le saccager &quot;. Soulignons que cet état d&#039;esprit était né juste avant la guerre de 14, en Allemagne, sous la plume de gens comme Thomas Mann, qui se sont repentis plus tard. La responsabilité des clercs les plus illustres est indéniable. Nous avons cité dans le DEA des pages effarantes de Hermann Hesse, autre Prix Nobel de littérature.

Caro Lorenzo vedi Hermann Hesse e il nazismo in &quot;Jeunesse et Genèse du Nazisme&quot;.di Georgette Mouton

Detto questo, mi ritrovo pienamente nella lettura di Atzeni soprattutto nella difficoltà di certa critica a ragionare sulla letteratura popolare. Eppure basterebbe rivolgersi ai critici scrittori (si pensi a un Milan Kundera ) per ritrovare quella visionarietà e semplicità illuminante di una critica letteraria capace di entrare in risonanza con essa. Basterebbe del resto rileggere Gramsci per capirlo, tanto per intenderci effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le &#8221; pessimisme culturel &#8221; dit-on, serait précurseur et annonciateur du nazisme. L&#8217;adolescent est souvent pessimiste. Quitter la protection de la famille pour aborder un monde inconnu et redoutable, cela excite l&#8217;agressivité ou la fuite par suicide, ou les deux alternés. Or la guerre présente les deux faces : tuer et être tué. Le sacrifice de Langemarck en 1914 exprime le mieux cette ambiguïté. Ensuite, la jeunesse nazie affirmait son pessimisme par la formule célèbre : &#8221; Ce monde est mauvais, pourri, notre devoir est de le saccager &#8220;. Soulignons que cet état d&#8217;esprit était né juste avant la guerre de 14, en Allemagne, sous la plume de gens comme Thomas Mann, qui se sont repentis plus tard. La responsabilité des clercs les plus illustres est indéniable. Nous avons cité dans le DEA des pages effarantes de Hermann Hesse, autre Prix Nobel de littérature.</p>
<p>Caro Lorenzo vedi Hermann Hesse e il nazismo in &#8220;Jeunesse et Genèse du Nazisme&#8221;.di Georgette Mouton</p>
<p>Detto questo, mi ritrovo pienamente nella lettura di Atzeni soprattutto nella difficoltà di certa critica a ragionare sulla letteratura popolare. Eppure basterebbe rivolgersi ai critici scrittori (si pensi a un Milan Kundera ) per ritrovare quella visionarietà e semplicità illuminante di una critica letteraria capace di entrare in risonanza con essa. Basterebbe del resto rileggere Gramsci per capirlo, tanto per intenderci effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giancarlo Porcu		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/01/03/hesse-o-non-hesse-sergio-atzeni/#comment-161276</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Porcu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 17:41:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2012/01/03/hesse-o-non-hesse-sergio-atzeni/#comment-161275&quot;&gt;lorenzo galbiati&lt;/a&gt;.

Atzeni, in quella chiusa, pare voler dissipare i residui di un’ombra avanzata, intorno alla metà degli anni Trenta, sul ruolo intellettuale di Hesse, accusato d’essere passivo nei confronti del regime. Fornisce di ciò una sintesi la biografia di Alois Pinz (Donzelli 2003, pp. 188-189): 

“[Hesse] Considerava più sensato servire con tutte le forze ciò che era suo, l’arte e la letteratura, piuttosto che logorarsi nella lotta con i suoi avversari. Per questo si comportava in modo passivo nei confronti dei nuovi despoti di Germania [...]. Per questo accettò anche che lo si accusasse di essere cieco di fronte ai pericoli del regime hitleriano e di lasciarsi usare dai nazisti. [...] Artisti tedeschi emigrati a Parigi sospettavano l’editore Fischer di collaborare segretamente con il Ministero della Propaganda di Josef Goebbels, e inoltre non riuscivano a comprendere come diamine facessero i loro colleghi scrittori, come Carl Zuckmayer, Thomas Mann e Hermann Hesse a pubblicare ancora in Germania. Georg Bernhard, giornalista esule, sosteneva addirittura che gli autori della Fischer Thomas Mann, Annette Kolb e Hermann Hesse potessero servire al Terzo Reich a fini propagandistici”. 

Non ho competenze in questo campo, ma non escluderei che la diceria, ripescata, sia circolata nei pettegolissimi “ambienti culturali”, fino a tempi abbastanza recenti, ma appunto proferita, malevolmente, “sottovoce” (come scrive Atzeni), non certo affidata a saggi o articoli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/01/03/hesse-o-non-hesse-sergio-atzeni/#comment-161275">lorenzo galbiati</a>.</p>
<p>Atzeni, in quella chiusa, pare voler dissipare i residui di un’ombra avanzata, intorno alla metà degli anni Trenta, sul ruolo intellettuale di Hesse, accusato d’essere passivo nei confronti del regime. Fornisce di ciò una sintesi la biografia di Alois Pinz (Donzelli 2003, pp. 188-189): </p>
<p>“[Hesse] Considerava più sensato servire con tutte le forze ciò che era suo, l’arte e la letteratura, piuttosto che logorarsi nella lotta con i suoi avversari. Per questo si comportava in modo passivo nei confronti dei nuovi despoti di Germania [&#8230;]. Per questo accettò anche che lo si accusasse di essere cieco di fronte ai pericoli del regime hitleriano e di lasciarsi usare dai nazisti. [&#8230;] Artisti tedeschi emigrati a Parigi sospettavano l’editore Fischer di collaborare segretamente con il Ministero della Propaganda di Josef Goebbels, e inoltre non riuscivano a comprendere come diamine facessero i loro colleghi scrittori, come Carl Zuckmayer, Thomas Mann e Hermann Hesse a pubblicare ancora in Germania. Georg Bernhard, giornalista esule, sosteneva addirittura che gli autori della Fischer Thomas Mann, Annette Kolb e Hermann Hesse potessero servire al Terzo Reich a fini propagandistici”. </p>
<p>Non ho competenze in questo campo, ma non escluderei che la diceria, ripescata, sia circolata nei pettegolissimi “ambienti culturali”, fino a tempi abbastanza recenti, ma appunto proferita, malevolmente, “sottovoce” (come scrive Atzeni), non certo affidata a saggi o articoli.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/01/03/hesse-o-non-hesse-sergio-atzeni/#comment-161275</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 15:26:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Knulp mi sembra un ottimo libro nel suo romanticismo sognante.
Il bicchiere scrivente è una discreta antologia, ma ce ne sono di migliori.
San Francesco non l&#039;ho letto.
Tutte e tre fanno parte del periodo francescano di Hesse, delicati, romantici, sognanti, adatti a un pubblico giovane. A me sono piaciuti quei libri, ma non so se mi sarebbero piaciuti allo stesso modo, li avessi letti 5 anni fa e non 20.
I difetti di Hesse, dal punto di vista letterario, sono evidenti. La pagina è semplice e chiara, dice Atzeni, e mi ricorda una prefazione a una antologia di Hesse in cui il critico sottolineava quanto Hesse usasse parole semplici, corte e musicali nei suoi primi testi, tutti all&#039;insegna del: &quot;chiaro&quot;, &quot;tenue&quot;, &quot;bello&quot;, &quot;dolce&quot; ecc.
Con ciò voglio dire che in parte è comprensibile e giustificabile il giudizio della critica su Hesse, e in parte va giustamente ridimensionato.

Ma chi mai ha accusato Hesse di nazismo?
Io ho letto quasi tutti i libri di Hesse e mai nelle prefazioni ho trovato questo riferimento, anzi da più parti, da Chiusano e Magris, si sottolineava come Thomas Mann fosse stato inizialmente inebriato dalla politica di grandezza della Germania del dopo Grande guerra mentre Hesse si era sempre opposto. Ricordo anche una sua famosa poesia dal titolo (vado a memoria) Amici non questi suoni, atta a scoraggiare il nazionalismo e il nazismo crescenti. Per non parlare dell&#039;atteggiamento dei nazisti verso i suoi libri, osteggiati, del suo ritirarsi in Svizzera, del suo ospitare personaggi sgraditi al regime nazista, del suo pubblicare Il gioco delle perle di vetro per un editore svizzero. 
Tra le tante critiche a Hesse (alcune secondo me condivisibili) proprio non capisco questo voler difendere Hesse dall&#039;accusa di nazismo, nel senso che non ho mai trovato questa accusa da parte della critica cosiddetta ufficiale. Chi avesse dei riferimenti, sarei grato me li fornisse.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Knulp mi sembra un ottimo libro nel suo romanticismo sognante.<br />
Il bicchiere scrivente è una discreta antologia, ma ce ne sono di migliori.<br />
San Francesco non l&#8217;ho letto.<br />
Tutte e tre fanno parte del periodo francescano di Hesse, delicati, romantici, sognanti, adatti a un pubblico giovane. A me sono piaciuti quei libri, ma non so se mi sarebbero piaciuti allo stesso modo, li avessi letti 5 anni fa e non 20.<br />
I difetti di Hesse, dal punto di vista letterario, sono evidenti. La pagina è semplice e chiara, dice Atzeni, e mi ricorda una prefazione a una antologia di Hesse in cui il critico sottolineava quanto Hesse usasse parole semplici, corte e musicali nei suoi primi testi, tutti all&#8217;insegna del: &#8220;chiaro&#8221;, &#8220;tenue&#8221;, &#8220;bello&#8221;, &#8220;dolce&#8221; ecc.<br />
Con ciò voglio dire che in parte è comprensibile e giustificabile il giudizio della critica su Hesse, e in parte va giustamente ridimensionato.</p>
<p>Ma chi mai ha accusato Hesse di nazismo?<br />
Io ho letto quasi tutti i libri di Hesse e mai nelle prefazioni ho trovato questo riferimento, anzi da più parti, da Chiusano e Magris, si sottolineava come Thomas Mann fosse stato inizialmente inebriato dalla politica di grandezza della Germania del dopo Grande guerra mentre Hesse si era sempre opposto. Ricordo anche una sua famosa poesia dal titolo (vado a memoria) Amici non questi suoni, atta a scoraggiare il nazionalismo e il nazismo crescenti. Per non parlare dell&#8217;atteggiamento dei nazisti verso i suoi libri, osteggiati, del suo ritirarsi in Svizzera, del suo ospitare personaggi sgraditi al regime nazista, del suo pubblicare Il gioco delle perle di vetro per un editore svizzero.<br />
Tra le tante critiche a Hesse (alcune secondo me condivisibili) proprio non capisco questo voler difendere Hesse dall&#8217;accusa di nazismo, nel senso che non ho mai trovato questa accusa da parte della critica cosiddetta ufficiale. Chi avesse dei riferimenti, sarei grato me li fornisse.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/01/03/hesse-o-non-hesse-sergio-atzeni/#comment-161267</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 09:48:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[molto bello, ho letto e amato Atzeni da quando ne ho letto i visionari romanzi nei primi anni novanta. Mi colpì molto la sua morte nelle acque di Carloforte, quasi profetizzata nei suoi ultimi scritti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>molto bello, ho letto e amato Atzeni da quando ne ho letto i visionari romanzi nei primi anni novanta. Mi colpì molto la sua morte nelle acque di Carloforte, quasi profetizzata nei suoi ultimi scritti.</p>
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