Chiediamo coraggio

9 gennaio 2012
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[Luisa Bocchietto, presidente ADI, il 4 gennaio ha replicato al mio appello sul Corriere – Milano, qui. Il giorno appresso è giunta la lettera di Pisapia, qui. Il 7 gennaio l’arch. Perotta ventila di querelarmi e ci dà degli invidiosi, qui. Ieri abbiamo rilanciato con questo pezzo che pubblico qui di seguito.]

di Marco Belpoliti, Gianni Biondillo, Marco Biraghi, Roberto Marone, Luca Molinari

Gentile Sindaco Pisapia, deduciamo dalla sua risposta che lei ha compreso benissimo quanto quella dei firmatari di questo appello non sia una azione “contro” questa giunta. Vuole essere, semmai, un contributo attivo per alzare la qualità e l’ambizione del dibattito. Dal successore di Letizia Moratti ci aspettiamo una idea più dinamica di democrazia partecipativa, non vogliamo un sindaco amministratore di condominio o un autocrate che decide tutto in consiglio. Non siamo interessati a risposte burocraticamente ineccepibili. L’abbiamo votata per cambiar pagina, signor sindaco.
Noi in questa giunta vediamo l’opportunità che Milano possa diventare un laboratorio innovativo, progressivo e inedito in cui combinare sostenibilità finanziaria, trasparenza, consapevolezza delle scelte, equità sociale e qualità diffusa dei manufatti e dei luoghi che abiteremo. Le scelte fatte a Milano nei prossimi anni possono influenzare decisamente dibattito e le scelte nazionali ed è per questo che il caso ex Enel è simbolico e importante, perché deve diventare uno spartiacque, una linea di trincea per la difesa della qualità sempre e a ogni costo delle nostre città. Non si può scambiare la mancata qualità edilizia e architettonica con due vuoti urbani denominati eufemisticamente “piazze”, di cui una, col parcheggio sottostante, affacciata su una arteria di grande traffico… La città chiede qualcosa di meglio. Vogliamo ricordare gli esempi deleteri di via Cesariano o Piazza Gramsci? Vogliamo ripetere gli stessi errori?
Non basta parlare di case a reddito agevolato, bisogna cominciare a chiedere che questi nuovi interventi dimostrino una qualità diffusa e non che siano la triste replica delle peggiori periferie italiane. Perché oggi la battaglia per la bellezza dei luoghi è strategica, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista etico, cioè politico. È una battaglia di progresso e futuro, che salvaguarda da una parte la memoria vera, attiva e non malinconica dei luoghi, e dall’altra chiede progetti innovativi, diversi, che facciano scuola, ambiziosi nel loro desiderio diffuso di qualità sociale e ambientale. La bellezza non ha costi aggiuntivi, solo una forma di attenzione e consapevolezza nuova che noi chiediamo alla politica proprio per indicare la rottura chiara rispetto a quanto fatto prima.
All’architetto Perotta nulla possiamo dire. Registriamo, nella sua replica, che l’esercizio di critica non è contemplato nella sua idea di libertà d’opinione. Che poi reputi la nostra l’azione di un gruppo di invidiosi sta a dimostrare la fragilità delle sue giustificazioni, gonfie di cifre e numeri, specchietti per le allodole che deviano il discorso dalla qualità alla quantità.
Chiediamo, signor sindaco, che questo dibattito non si trasformi in uno sterile sventolio di carte bollate. Le chiediamo, conoscendola sensibile, che la discussione diventi davvero pubblica – così come su internet è già, lo dimostrano le numerose adesioni alla pagina facebook – chiediamo che se ne possa parlare, invitando storici, urbanisti, cittadini, in un luogo deputato, ad esempio la Triennale. Chiediamo coraggio.

Altri link utili:
AreaXenel, Un sito documentato.
Luca Molinari fa il punto.
Marco Biraghi sulla bellezza delle opere di Perotta.
Adesioni all’appello su Facebook

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9 Responses to Chiediamo coraggio

  1. BALDRUS il 9 gennaio 2012 alle 11:40

    “Le altre capitali in ogni caso avanzano e noi restiamo fermi” scrive la Presidente ADI. Faccio una proposta: azzeriamo per un attimo i conteggi sulle migliaia di metri cubi, eliminiamo tutte le parole che finiscono in “zione” (es. riqualificazione), poi, visto che a quanto pare si citano le capitali senza conoscerle, si noleggi un torpedone e si accompagnino gli amministratori e i progettisti e i presidenti e i costruttori e tutti vari responsabili di qualcosa in un bel giro panoramico per le capitali, per verificare le qualità delle progettazioni. In particolare si faccia un giro a Copenaghen, per studiare i recenti interventi con edilizia povera ed ecosostenibile, e i recuperi dei Docks di Londra. Così almeno sapranno di cosa si parla quando parliamo di recuperi e di qualità.

  2. lorenzo galbiati il 9 gennaio 2012 alle 13:01

    Dare dell’invidioso come replica a dei giudizi negativi sul proprio operato, come ha fatto Perotta, dovrebbe mettere in guardia una qualsiasi giunta di centrosinistra, dato che sappiamo bene chi, dal 1994 al 2011, in Italia, ha continuato a dare dell’invidioso a chi gli chiedeva come aveva accumulato la propria ricchezza, cosa ci facevano nella sua villa le ragazze pagate da Tarantini eccetera eccetera…

    Chi si difende dalle critiche dando dell’invidioso a destra e a manca, dimostra solo
    la sua indegnità morale.

  3. marino il 9 gennaio 2012 alle 14:36

    Non scrivo qualcosa qui perché sostengo che Biondillo abbia ragione, non so se ha ragione, se ce l’ha Belpoliti, so che vivo anche io in un posto strano dove la clava azzera regolarmente le cose come un tic, e uno dopo l’altro i posti dove ho vissuto non esistono più. La tristezza non è che non restino i nostri libri, ma neanche i posti dove li abbiamo scritti. Però una cosa voglio lasciarla qui. Sfido chiunque a dire che una sola volta a chi ha criticato i suoi libri, Biondillo abbia risposto è tutta invidia.

  4. diamonds il 9 gennaio 2012 alle 16:53

    certe volte penso a come si potrebbe declinare in modalità 3.0 il trucco usato da Liza minnelli in cabaret allo scopo difendersi da un corteggiatore inadeguato(lei si organizzò sciorinando un “ho una leggerissima forma di sifilide” sublime)per scacciare i mercanti dal tempio e riconoscere le anime nobili

  5. andrea bonessa il 9 gennaio 2012 alle 17:33

    Ho sempre pensato che l’architettura, come forma di espressione, non andasse mai messa in discussione nè, tantomeno censurata. Ho sempre ritenuto che in una città di buon livello culturale il giudizio l’avrebbero dato i cittadini non beneficiando, comprandoli o affittandoli, di alloggi nelle oscenità architettoniche. Ma così purtroppo non è ( basta vedere la risposta della Presidentessa ADI ), e il progetto di Perrotta mi fa fortemente ricredere. E’ un progetto che offende tutti coloro che hanno frequentato una facoltà di architettura e che merita assolutamente una decisa e forte censura. E’ un progetto che dimostra come la Commissione Edilizia del Comune di Milano sia un organismo non solo inutile ma anche dannoso. E’ un progetto che impone l’intervento dei cittadini preventivamente e che dimostra che, se di controllo di architettura si deve parlare, questo deve essere condiviso con tutta la cittadinaza. Perchè quando il nostro intervento riguarda un pezzo di città non è pensabile che si sviluppi con la sola arroganza del nostro gesto “creativo”. E non è pensabile che venga giudicato, in segrete stanze, da 10 soloni in mezza giornata.Quindi sottoscrivo il pensiero di Biondillo e amici, e propongo di ampliare il discorso al ruolo di controllo e verifica dell’amministrazione comunale che, anche in questo caso, si è limitato agli aspetti legali e burocratici. Con bella pace della tanto decantata partecipazione.

  6. girolamo il 9 gennaio 2012 alle 18:04

    Avevi ragione, Gianni, a dire di “non avere interesse ad essere ben educato”: ogni singola proposizione della lettera di Perotta attesta che l’educazione sarebbe stata uno spreco. Tutta la documentazione di questa vicenda dovrebbe essere pubblicata come appendice alla tua breve storia dell’architettura italiana: a testimonianza di cosa significa, non solo nella teoria ma anche nella battaglia quotidiana per città meno invivibili, architettura civile.

  7. Franco Fallabrino il 9 gennaio 2012 alle 20:05

    A Marino, direi hai ragione e non solo con la clava del peculato ma anche con l’incuria che provoca diroccamenti e alluvioni, si abbatte e si distrugge quanto dovrebbe essere sostanza di un diritto primario: abitare nelle nostre case senza che ci crollino in testa o vengano portate via da fiumi di fango, che la pessima architettura vuol dire anche incuria del territorio, e altro, ma andrei fuori dal tema di questa discussione.

  8. carlo il 10 gennaio 2012 alle 00:18

    a Milano come a Bari le amministrazioni di centrosinistra promuovono la cementificazione e l’aggressione al territorio al pari di quelle di destra. Michele Emiliano, sindaco di Bari, ora sta progettando un terzo parcheggio interrato nel cuore della città, la costruzione di edifici da cedere ai privati al posto di un parco promesso, col solito sistema del Project Finance privato/pubblico. Tutto si risolve nella cessione di diritti edificatori e suolo pubblico in cambio di manufatti dal valore irrisorio rispetto al bene ceduto. Anche noi sostenemmo Emiliano durante la “primavera barese”. ora tanti dei rappresentanti di quel movimento, esponenti di associazioni e della “società civile” hanno incarichi e consulenze negli enti pubblici col bel risultato che la politica di Emiliano sta bene anche alla destra ma soprattutto a qualche famiglia di costruttori ormai direttamente rappresentata in Giunta. E la “partecipazione” si è spenta dentro lo squallore di un interesse privato, di un posticino, di un favore, di un occhio di riguardo. Erano proprio loro, i più convinti: “democrazia è partecipazione”. Io, come uno stupido, pensavo a Gaber.

  9. sergio garufi il 10 gennaio 2012 alle 09:56

    Sulla querelle Biondillo-Perotta non c’è storia, non si può che stare dalla parte di Gianni. Perotta è indifendibile, Milano l’aveva già deturpata con i grattacieli di Porta Garibaldi; questo nuovo progetto vicino al Monumentale è di una bruttezza imbarazzante, direi quasi oggettiva, non so come si sia potuto autorizzarlo. Ma mi colpisce molto, nella replica di Perotta, il ricorso al tema dell’invidia. Ecco, io proporrei una moratoria sull’invidia. Basta, non se ne può più. La storia di tacciare di invidioso chiunque dissenta da te ha veramente sfranto i coglioni. E siccome chi oggi ha subito questa accusa in passato vi aveva fatto ricorso,io inviterei tutti ad approfittare dell’occasione così marchianamente idiota per promettere solennemente di non farlo mai più.



indiani