III, 784 – 805

16 gennaio 2012
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Denique in aethere non arbor, non aequore in alto
nubes esse queunt nec pisces vivere in arvis
nec cruor in lignis neque saxis sucus inesse.
certum ac dispositumst ubi quicquid crescat et insit.
sic animi natura nequit sine corpore oriri
sola neque a nervis et sanguine longius esse.
[…]
quod quoniam nostro quoque constat corpore certum
dispositumque videtur ubi esse et crescere possit
sorsum anima atque animus, tanto magis infitiandum
totum posse extra corpus durare genique.
quare, corpus ubi interiit, periisse necessest
confiteare animam distractam in corpore toto.
quippe etenim mortale aeterno iungere et una
consentire putare et fungi mutua posse
desiperest […]

*

Né alberi in cielo né nel fondo del mare
nubi né pesci nei campi
né sangue nel legno né fluidi nei sassi:
ogni cosa sa già dove crescere, stare.
Senza corpo non può l’animo nascere
solo. Non fuori dei nervi e del sangue.
[…] quanto più certo e disposto
dove devono crescere, stare
animo e anima, tanto più da negare
che fuori del corpo sussistano, generino.
Per cui: quando il corpo scompare per forza
scompare anche l’anima.
Unire eterno a mortale,
pensare che possano insieme sentire, patirsi l’un l’altro,
è devianza.

*

tratto da AA.VV., La fisica delle cose. Dieci riscritture da Lucrezio, Roma, Giulio Perrone Editore, 2011, p. 115.

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11 Responses to III, 784 – 805

  1. helena il 17 gennaio 2012 alle 00:27

    bellissimo, Andrea!

    • Andrea Raos il 17 gennaio 2012 alle 01:15

      <3

  2. mariasole ariot il 17 gennaio 2012 alle 08:05

    ma guardalo, con i cuoricini! Non sei un indiano serio, Andrea Raos!
    (però è vero, bellissimo)

  3. fabio teti il 17 gennaio 2012 alle 10:51

    peccato Andrea non abbia postato anche la prima delle sue due riscritture lucreziane, uno dei testi più imponenti (sic) che ho letto negli ultimi mesi, nonostante e anzi in forza di un’economia dei mezzi linguistici e sintattici radicale. due gioielli, ad ogni modo.

    f.

  4. viola il 17 gennaio 2012 alle 11:25

    essere, in devianza;
    splendirosa traslazione questa di Andrea

  5. nc il 17 gennaio 2012 alle 11:30

    già, pare che non si possa aggiungere altro. è tutto qui.

  6. véronique vergé il 17 gennaio 2012 alle 15:40

    Bellissima traduzione.
    La natura è specchio del cielo e della terra
    con corrispondenza,
    pesci con anima attraversano il fogliame mare
    dell’ albero in cielo
    l’anima del uomo è la nervatura della foglia
    leggerti è la sola felicità oggi
    di anima e di corpo,
    con lo spazio di luce.

    véronique

  7. daniele ventre il 17 gennaio 2012 alle 22:23

    Da tempo volevo commentare. Ma dire che è bello mi sembrava riduttivo.

  8. Andrea Raos il 18 gennaio 2012 alle 01:51

    Fabio, ma davvero ti piace cosi’ tanto anche l’altro pezzo? Io a rileggerlo sono abbastanza pentito di averlo pubblicato, mi sembra poco piu’ (o forse anche meno) di un esercizio di riscaldamento.
    Comunque, grazie a te e a tutti/e per avere apprezzato.
    E un saluto anche ai pochi devianti che, nel 2012 in Italia, non credono l’anima mortale :)

  9. viola il 18 gennaio 2012 alle 11:49

    “There are more things in heaven and earth, Horatio, Than are dreamt of in your philosophy.” Hamlet Act 1, scene 5….));

  10. renatamorresi il 18 gennaio 2012 alle 12:18

    “patirsi l’un l’altro” – è tutto detto…

    :)

    r



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