Una piccola tabaccheria. 1

18 gennaio 2012
Pubblicato da

Ezra Pound

The Lake Isle

O God, O Venus, O Mercury, patron of thieves,
Give me in due time, I beseech you, a little tobacco-shop,
With the little bright boxes
piled up neatly upon the shelves

And the loose fragrant cavendish
and the shag,
And the bright Virginia
loose under the bright glass cases,
And a pair of scales not too greasy,
And the whores dropping in for a word or two in passing,
For a flip word, and to tidy their hair a bit.

O God, O Venus, O Mercury, patron of thieves,
Lend me a little tobacco-shop,
or install me in any profession
Save this damn’d profession of writing,
where one needs one’s brains all the time.

Franco Buffoni

L’Isolino

O Mercurio, dio della truffa,
Dammi a tempo debito, ti prego,
Una piccola tabaccheria
Con le scatoline luccicanti in fila
Sugli scaffali, il tabacco sciolto
Fragrante, e i Virginia argentati
Custoditi nel banco sotto vetro,
Una bilancia non troppo unta
E le puttane che passano dentro
A sistemarsi i capelli chiacchierando.

O Mercurio, dio della truffa,
Prestami una tabaccheria
O comunque trovami un altro lavoro
Che non sia questa storia di scrivere
Che mi costringe a concentrarmi
Sempre.

Traduco “The Lake Isle” (dalla raccolta Lustra del 1916) con “L’isolino” perché comunemente viene così definita la piccola isola Virginia nel lago di Varese. F.B.

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17 Responses to Una piccola tabaccheria. 1

  1. Andrea Raos il 18 gennaio 2012 alle 21:32

    ma girano molte puttane, all’isolino? :)

    (bella, fra’. il “pound che c’e’ in te” – quel pound in particolare, il pre-cantos – e’ cosi’ naturale nei tuoi libri che uno finisce col non vederlo piu’, finche’ tu non glielo sbatti sotto il naso)

  2. jacopo galimberti il 18 gennaio 2012 alle 21:54

    in un’epoca di proletariato intellettuale e di prostitute laureate, come suonano anacronistici questi versi, del resto molto ben tradotti, anche se pound aggiunge qualcosina in piu’ sulle puttane, che forse hanno un ruolo meno ambientale di quanto sembri.

  3. m.u. il 18 gennaio 2012 alle 22:35

    Caro Franco,
    bella traduzione. Decidi di eliminare le invocazioni a Dio e Venere. In effetti con o senza non cambia molto, se non il fatto che lasciando solo Mercurio si può pensare ad una particolare e precisa affezione dello scrivente per quella divinità. La domanda è: lo fai per ragioni di lunghezza di verso e di ritmo, vero?
    > Un caro saluto.

  4. franco buffoni il 18 gennaio 2012 alle 23:05

    Sì M U, lo faccio proprio per quello. Quel novenario iniziale mi dà il ritmo giusto per rendere con dignità il resto.

    Andrea, che bello quando riesco a sbatterti ancora qualcosa sotto il naso.

    Jacopo, aggiungere altro alle prostitute in italiano mi avrebbe portato fuori ritmo. Sono già così perfette mentre si guardano nello specchio della tabaccheria.

  5. effe/esse il 19 gennaio 2012 alle 06:08

    l’isolino: se cambi l’accento diventa un imperativo per e.p., che poi così finì!
    l’isolotto?
    tutto molto scorciato nel volgere. d’effetto comunque

  6. franco buffoni il 19 gennaio 2012 alle 09:45

    effe/esse: lucidissimo. Grazie di avere colto la polisemia. Trattandosi di un testo evocativo (l’isola nel lago resta qualcosa di ancestralmente poundiano), ho ritrovato nella mia adolescenza un toponimo egualmente carico. Il punto è di riuscire a trasmettere questa carica. Ma proprio per questo L’Isolino (così si dice a Gavirate e a Biandronno) del mio titolo non può diventare un isolotto.

    • effe/esse il 19 gennaio 2012 alle 10:30

      mi sembra giusto! mi piacciono le traduzioni “private” (ammesso che ne esistano di altro tipo) cioè “non standard”.

  7. salvatore talia il 19 gennaio 2012 alle 13:23

    La parola al verso 10 del testo originale è proprio “whoros” o si tratta di un refuso?

    Fra l’altro su Internet è reperibile un’altra versione della poesia, dove il verso 9 è diviso in due, “And a pair of scales / not too greasy”, e dove al verso 11 compare “votailles” al posto di “whores” (la variante è segnalata in nota):

    http://rpo.library.utoronto.ca/poem/1658.html

  8. Antonio Coda il 19 gennaio 2012 alle 15:49

    Mi è sconosciuto, e ha un fascino e un impatto ben diverso, e assai più empatico, questo Pound Pre-Cantos. La poesia – che copio e incollo nel mio pc per non perderne traccia – nella sua traduzione è come se irrobbustisse la materia associata al pensare, intensifica il cervello inteso come muscolatura, ed è così – felicemente! – lontana dalla deriva mentalistica nella quale, mi pare, si sia poi disperso il Pound-After.

  9. franco buffoni il 19 gennaio 2012 alle 19:27

    Salvatore: grazie di avermi segnalato il refuso, che correggo immediatamente. Verissimo quanto scrivi circa la possibile variante.

    Antonio: sono d’accordo su quanto lasci intendere relativamente al Pound-After.

  10. Pensieri Oziosi il 19 gennaio 2012 alle 23:12

    Forse un secondo errore di copiatura: damm’d andrebbe sostituito da damn’d.

    Buffoni, in un commento: “Quel novenario iniziale […]”. Io non sono una esperta di metrica, ma non è un decasillabo con accenti sulla 3a, 5a, 9a sillaba?

    O-Mer-cù-rio-dì-o-del-la-trùf-fa

  11. franco buffoni il 20 gennaio 2012 alle 00:22

    Grazie per il refuso, che correggo subito. Mi affido ai metricisti per l’altra questione. Come traduttore di questo tipo di testi, il mio problema è sempre e soltanto una questione di ritmo.

  12. diamonds il 20 gennaio 2012 alle 16:42

    “Ah, lo conosco: è Esteves senza metafisica.”(Cfr http://www.flickr.com/photos/roby1kenobi/242226158/

    p.s. divertitevi(sul serio)

  13. franco buffoni il 20 gennaio 2012 alle 20:31

    Diamonds, lei mi ha letto nel pensiero. Le riporto qui le righe conclusive della Premessa al mio prossimo Quaderno di Traduzioni:

    Pound – in una delle poesie qui tradotte – vorrebbe aprire una piccola tabaccheria pur di smetterla con questo lavoro dello scrittore che lo costringe a pensare. Sempre. Provate anche voi a entrare nel negozietto. *

    * Confesso che a questo punto il pensiero mi è andato fortemente oscillando anche verso la famosa tabaccheria di Pessoa (“L’uomo esce dalla tabaccheria / Infilandosi il resto nella tasca dei calzoni. / Ah, so chi è: è Esteves senza metafisica. / Il padrone della tabaccheria si affaccia all’ingresso. / Per istinto divino Esteves si volta e mi vede. / Mi saluta con un cenno, gli grido: arrivederci Esteves, e l’universo / Mi si ricostruisce senza ideali né speranza. / Sorride il padrone della tabaccheria”), ma a questa tentazione ho resistito. Sarà per un’altra volta.

  14. diamonds il 21 gennaio 2012 alle 11:40

    Wow(evidentemente l’attraversamento del deserto sta portando frutti..)

    http://kzorgeuro.free.fr/The%20Police/Synchronicity/10%20Tea%20In%20The%20Sahara.mp3

  15. daniele ventre il 26 gennaio 2012 alle 12:15

    Il Pound ipponatteo…



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