Sul concetto di Volto nel figlio di Dio

23 gennaio 2012
Pubblicato da

di Massimo Marino, Oliviero Ponte di Pino e Attilio Scarpellini

Lo spettacolo di Castellucci deve andare in scena. Un appello

I “se” e i “ma” su uno spettacolo o su un’opera d’arte sono materia del dibattito critico o delle sempre legittime reazioni del pubblico. Ma quando la censura preventiva prende il posto del dissenso e diviene intimidazione, non è più questione di questa o quella interpretazione, è la libertà stessa di interpretare che viene messa in pericolo. E’ quanto sta accadendo con lo spettacolo di Romeo Castellucci “Sul concetto di Volto nel figlio di Dio” in programmazione al Teatro Franco Parenti di Milano: un’orchestrata campagna di minacce e di anatemi lo ha preceduto nel tentativo, sfacciatamente dichiarato, di non farlo andare in scena. Di fronte allo sconfortante avanspettacolo dell’intolleranza che si traveste da diritto di critica e dell’intimidazione che si richiama alla libertà di parola, pensiamo di non potere e di non dovere restare indifferenti. Tanto meno indifferenti nel momento in cui l’offensiva integralista contro lo spettacolo ha rivelato la sua vera natura investendo la persona della direttrice del Franco Parenti André Ruth Shammah con le espressioni dell’antisemitismo più classico ed abietto. Non si tratta di scegliere tra chi dice di aver scritto il suo spettacolo come una preghiera e chi, senza averlo visto, lo accusa di essere blasfemo (due cose che in molte opere d’arte del novecento si sono spesso confuse senza che questo generasse guerre di religione). Si tratta semplicemente di garantire a Romeo Castellucci la prima ed essenziale libertà di ogni arte e di ogni artista: quella di essere compreso o frainteso con cognizione di causa, di essere giudicato secondo la sua opera e non secondo il pregiudizio di un manipolo di fondamentalisti che agita la fede in Cristo come una clava identitaria. Chiediamo ai cittadini, agli intellettuali, agli artisti e a chiunque consideri la libertà dell’espressione artistica un cardine irrinunciabile della nostra esistenza civile, di non lasciare Romeo Castellucci e la sua opera nel cerchio di solitudine che l’alleanza tra il fanatismo di pochi e la reticenza di molti rischia di creargli attorno. “Sul concetto di Volto nel figlio di Dio” deve andare in scena.

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69 Responses to Sul concetto di Volto nel figlio di Dio

  1. daniele ventre il 23 gennaio 2012 alle 12:14

    La situazione si commenta da sola.

  2. franco buffoni il 23 gennaio 2012 alle 13:07

    Salvemini, Calamandrei, Ernesto Rossi… devo continuare con le evocazioni? Per quanti decenni ancora…?

  3. enrico dignani il 23 gennaio 2012 alle 13:43

    2006 correva l’anno
    La religione

    L’emotività più che giustificata,
    Che ha caratterizzato l’umana condizione
    Nel corso dei secoli,
    Dovrebbe necessariamente
    Nei momenti e nei modi più opportuni
    Trovare dei raffreddamenti emotivi
    Di agnostico buonsenso,
    Che faccia il punto della realtà.
    Senza banalizzare o disconoscere
    Gli strumenti della cultura
    Che ci hanno accompagnato
    fino alle nanotecnologie o quant’altro.
    Quello che poteva essere
    e doveva essere è stato.
    Le guance dell’umanità
    Sono fresche e sode
    Dio le benedica.

  4. Antonio Coda il 23 gennaio 2012 alle 15:14

    Granate a mano giocattolo per mano dei bambini o feci volanti per pannolini degli incontinenti o fiori lanciati sull’immagine gesucristica a sfondo del palco – no, i fiori no però – che siano, lo spettacolo deve andare in scena, deve se vuole, e tutti i militanti delle fedi che preferiscono dovrebbero essere grati, ai provocatori di queste provocazioni, ai blasfemi che conservano ancora il senso della blasfemia, agli iconoclasti primari riconoscitori del potere delle icone: non ci fossero più nemmeno loro, i provocatori, a ravvivare la scena, cosa ne sarebbe di loro, i vanitosamente provocati più di tutti, e della loro possibilità di esprimere odiosamente il loro amore feticistico? S’incatenino, intimidiscano e facciano le violenze che più gli si confanno, però ringrazino, almeno, chi ogni tanto gli permette di avere un po’ di visibilità, a loro ombre di mondo fideistico a cui si spera credano sempre in meno.

    Un saluto!,
    Antonio Coda

  5. Antonio Devicienti il 23 gennaio 2012 alle 15:36

    Profonda tristezza per e lucida collera contro ogni tipo di censura, ivi compresa quella, come la si definisce nell’articolo, “preventiva”.
    Quanto ancora dovrà attendere il nostro Paese per raggiungere una laicità compiuta?

  6. lorenzo galbiati il 23 gennaio 2012 alle 15:46

    Nell’articolo non si precisa nulla, né chi avrebbe “sfacciatamente” chiesto il ritiro dello spettacolo, né chi avrebbe “orchestrato” la campagna, né tanto meno i motivi di tanto presunto furore – e questo potrebbe far pensare che per l’autrice la sensibilità dei cattolici che viene urtata da questa rappresentazione non ha neanche bisogno di essere presa in considerazione.

    Cerco allora su gogle, e trovo questo su Repubblica:

    “La Curia di Milano prende apertamente le distanze dalla pièce teatrale Sul concetto di volto del Figlio di Dio in programmazione al Teatro Franco Parenti dal 24 gennaio, che nei giorni scorsi ha scatenato un’ondata di polemiche fra i cattolici più oltranzisti. Con un comunicato ufficiale, ispirato dal cardinale Angelo Scola, l’Ufficio comunicazioni sociali chiede esplicitamente alla direzione del teatro «una maggiore attenzione al momento della programmazione degli spettacoli». Non è una richiesta di ritiro dal cartellone della contestata opera del regista Romeo Castellucci, come da più parti si chiede. Ma la severa condanna di alcune scelte culturali.
    Rispondendo alla regista e direttrice del Teatro Franco Parenti, Andrée Ruth Shammah, la Curia chiede «che sia riconosciuta e rispettata la sensibilità di quanti cittadini milanesi, e non sono certo pochi, vedono nel volto di Cristo l’incarnazione di Dio, la pienezza dell’umano e la ragione della propria esistenza». Chiede si eviti che «un’esaltazione unilaterale della dimensione individuale della libertà di espressione conduca a un “tutti contro tutti” ideologico difficilmente governabile». Ed esprime un preciso rimprovero al Teatro.”

    Quindi non è la Curia a chiedere il ritiro dello spettacolo, anzi, cercando altrove trovo che dopo le polemiche di alcuni gruppi cattolici è stata sollecitata una presa di posizione della Curia, che non ha assecondato le richieste di ritiro, pur giudicando male le scelte della programmazione del teatro.

    Non mi sembrano dettagli, questi, se si vuole mettere sul piatto della discussione un fatto.
    Mi sembra ancor meno irrilevante capire cosa ci sarebbe di così tanto blasfemo, per un cattolico, in quello spettacolo.
    Allora cerco e sul sito ebraico della CEM trovo:
    “I gruppi cattolici estremisti italiani, come Militia Christi e i movimenti per la vita, giudicano inaccettabile una scena, che però nella versione proposta da Castellucci è stata integralmente tagliata: alcuni ragazzi lanciano contro l’immensa immagine del volto di Cristo, realizzato da Antonello da Messina, sassi e finte granate, che hanno tutto l’aspetto di escrementi. Sull’immagine del volto di Gesù intanto appare la scritta: «You are not my shepard». Tu non sei il mio pastore.”

    Quindi ci sarebbe una scena che è stata preventivamente autocensurata dalla produzione dello spettacolo, e che mi sembra quanto meno forte, se non blasfema (essendo teatro, ossia arte, occorre capire il contesto, il significato che le si vuol dare, e non prenderla alla lettera, cosa che la renderebbe, mi pare effettivamente blasfema).

    Cercando allora sulla scena censurata e su altre scene trovo questo scritto:

    “Il regista Castellucci difende il suo spettacolo dalle accuse di blasfemia mosse dalla Curia di Milano. Castellucci sostiene che ‘Sul concetto di volto nel Figlio di Dio’ nasce come una riflessione sull’onorare in maniera vera il quarto comandamento, ‘Onora il padre e la madre’. Un figlio di solito si prende cura del proprio padre, fino alla fine, anche quando l’unica sua eredità saranno le feci. Uno spettacolo che vuole quindi essere un messaggio sul decadimento della bellezza e del corpo. Ecco come Castellucci spiega gli escrementi contestati: ‘Gli escrementi di cui si sporca il vecchio padre incontinente non sono altro che la metafora del martirio umano come condizione ultima e reale’. E interviene anche sulla scena censurata, sostenendo di aver deciso di toglierla prima di tutte queste polemiche e solo per delle difficoltà tecniche insorte sul palco del Parenti. E conclude sostenendo: ‘Le cose allucinanti e oscene di cui leggo non sono il mio spettacolo, che ho invece concepito come un de profundis’. Chi avrà ragione?”
    Nello stesso sito, trovo che la scena blasfema è stata tagliata solo per motivi tecnici, non per evitare proteste; ci sono poi anche dei video sullo spettacolo, qui:
    http://www.apollodoro.it/articolo/castellucci-difende-dall-accusa-di-blasfemia-lo-spettacolo-al-teatro-parenti/4427/

    Io credo che questa polemica sia una occasione per chiedersi il rapporto tra l’arte e la sensibilità religiosa. Ma ovviamente si può parlarne anche solo per avere un altro motivo per scagliarsi contro la Chiesa cattolica, non c’è niente di più facile.

  7. itzik il 23 gennaio 2012 alle 16:18

    Questa polemica e l’autocensura preventiva (diciamocelo) mi hanno portato alla memoria altri eventi, occorsi in Russia nei primi anni 2000. Qualcuno forse ricorderà il pogrom contro la mostra teatrale “Attenzione Religione” che si tenne al Museo Sakharov nel 2004.

    http://www.project-syndicate.org/commentary/akshina1/English

    Diciamo che per diventare un paese laico, che rispetta la separazione tra ambito pubblico e religioso così come la libertà di espressione, la… Russia ne aveva di strada da fare.

  8. Luigi B. il 23 gennaio 2012 alle 17:26

    Ma questo appello (ed i loro autori) a cosa appellano esattamente? Almeno un paio di link (degli appellanti piuttosto che dai commentatori – grazie Galbiati) mi sarebbero sembrati doverosi. Così, giusto per non fare le cose senza senso e porsi a favore o contro sempre sensa senso.

  9. georgia il 23 gennaio 2012 alle 18:27

    Mi sembra indiscutibile che lo spettacolo debba andare in scena, poi chi vuole va a vederlo e chi non vuole non ci va. Almeno così accade nei paesi civili.
    Nello stesso tempo anche gli integralisti di turno avranno tutto i diritto e la libertà di criticare, in scritti e parole, senza per questo essere linciati dalle guardie svizzere dell’UAAR ;-)
    Poi … poi è già andato in scena a Parigi e visto che la chiesa non è solo nazionale sarebbe bene che questa non rompesse le scatole solo a noi poveri italiani che grazie a lei ci siamo dovuti sorbire per 18 anni un letamaio come berlusconi e bossi, con bondi alla cultura, la gelmini alla scuola ecc. ecc. (cose da non crederci!) … insomma tutto ha un limite. Avrei voluto vedere tutti ‘sti picchetti, proteste e isterismi contro un governo che più blasfemo di così ‘un si poteva e che per giunta mancava di rispetto niente po’ po di meno che verso i figli di dio e poveri cristi di italiani :-)
    Il papa ha detto: “che ogni mancanza di rispetto verso Dio e i Santi e i simboli religiosi incontri la reazione ferma e composta della comunità cristiana”, tutto sommato potrei condividere visto che sono fra chi, secondo il dettato della Costituzione, rispetta tutte le religioni e il diritto degli individui di professarle e di essere rispettato anche in quanto credente, ma insisterei sul ferma e composta :-) e sinceramente impedire una espressione artistica non è che sia proprio una reazione ferma e composta. Io rispetto le religioni e chi le professa, ma voglio anche che vengano rispettate TUTTE le manifestazioni letterarie ed artistiche e totale liberta di parola e il diritto di ognuno di estrinsecarle come e dove vuole e può (certo nel rispetto più totale delle leggi italiane) altrimenti si gioca a prendersi in giro.
    E poi ‘sti volgarissimi (come tutti gli integralisti di ogni tipo) cristianisti italiani dicono che faranno una messa in piazzale libia celebrata da don Floriano Abrahamowicz della domus Marcel Lefebvre, ok facciano pure (fermi e composti) ma poi … quando a pregare sono i musulmani (o qualsiasi altro) abbiano il buon gusto di tacere e tollerare invece di starnazzare come aquile davanti al duomo di milano ;-) georgia

  10. daniele ventre il 23 gennaio 2012 alle 18:56

    E’ noto che la Chiesa si limita a esprimere il suo disappunto e il suo rammarico. Poi il braccio secolare agisce.

    Mi ricordo peraltro di un’opera di Mozart e di un affresco censurati per non urtare la sensibilità religiosa degli islamici.

    Per rimanere nel nostro orticello, sembra che i cattolici siano quella particolare categoria di persone che non tollera censure di alcun tipo alle loro prese di posizione, spinte talora fino agli insulti, riservandosi però il diritto unilaterale a censurare ciò che non è di loro gusto.

  11. georgia il 23 gennaio 2012 alle 19:22

    sembra che i cattolici siano quella particolare categoria di persone che non tollera censure di alcun tipo alle loro prese di posizione, spinte talora fino agli insulti, riservandosi però il diritto unilaterale a censurare ciò che non è di loro gusto

    verissimo, soprattutto dove sono maggioranza, però sono in buona compagnia, fanno così tutti quelli che hanno tendenze totalitarie (religiosi o meno), la democrazia, va ammesso, è scomoda e stressante, soprattutto per chi crede di avere potere e di essere depositario della verità.
    Il processo democratico è lento, faticoso sempre imperfetto e molto fragile, sarebbe sempre meglio non violentarlo troppo con l’arrogante epurazione di quelli che non ci piacciono;-).

  12. maria il 23 gennaio 2012 alle 19:24

    Ecco come Castellucci spiega gli escrementi contestati: ‘Gli escrementi di cui si sporca il vecchio padre incontinente non sono altro che la metafora del martirio umano come condizione ultima e reale’.

    maria

    accidenti che pensiero originale! anche gettare oggetti a forma di merda sul volto di cristo deve essere un gran pezzo di teatro non c’è che dire, o come si permettono questi oscurantisti di protestare?

  13. lorenzo galbiati il 23 gennaio 2012 alle 19:50

    Non ho trovato nulla in rete circa l’antisemitismo dei cattolici integralisti che chiedono il ritiro dello spettacolo se non frasi del tipo “Voi ebrei non vi fate problemi a insultare Gesù” rivolte alla direttrice del teatro, tra le tante di insulti e intimidazioni.

    Chissà come gli estensori dell’appello, veri detective del caso, sono arrivati alla conclusione che: “l’offensiva integralista contro lo spettacolo ha rivelato la sua vera natura investendo la persona della direttrice del Franco Parenti André Ruth Shammah con le espressioni dell’antisemitismo più classico ed abietto.”

    Quindi, se uno decodifica, le accuse di blasfemia allo spettacolo sarebbero un pretesto per scatenare l’antisemitismo (“la vera natura dell’offensiva integralista”) dei manifestanti contro la direttrice del teatro.
    Una lettura interessante. Peccato che, ripeto, siano solo gli estensori dell’appello a pensarla così, a leggere il web.

    L’appello è molto condivisibile nel suo intento, sia chiaro, e del resto sono ben poche le persone che direbbero di fermare lo spettacolo, ma la totale mancanza di informazioni e di contestualizzazione, i toni, la teoria del complottismo di cui è infarcito, la stantia retorica della paranoia antisemita che lo caratterizza lo rendono piuttosto indigesto.

  14. georgia il 23 gennaio 2012 alle 19:54

    … maria ma c’è stato di peggio ad esempio il piss christ il cristo di piscio, un crocefisso a mollo nell’urina dell’artista americano andres serrano. Si chiama organik-art un ritorno al fanciullino infante che c’è in noi ;-)
    A me terrorizza di più quando i soldati si abbrutiscono a tal punto da pisciare addosso al nemico morto (hai visto i video in afghanistan?)

  15. maria il 23 gennaio 2012 alle 20:37

    Geo, ma io non sono terrorizzata, ho soltanto fatto delle osservazioni su quanto è stato riportato , e sia chiaro sono anche contro la censura che per adesso non c’è stata, la censura esiste quando qualcuno esercita un potere di veto in base al suo potere impedendo qualcosa, non mi pare che si tratti di questo per ora, a meno che di non credere che una protesta per quanto discutibile sia da equiparare alla censura. Tra l’altro alcune precisazioni per giudicare meglio la questione le ha fatte solo Lorenzo.

    Infine, qui non si parlava di serrano, che avrà suscitato immagino qualche solita protesta, e nemmeno di guerra , quindi non capisco il senso del tuo paragone. Ovvio che i soldati che pisciano sui dei morti sono una cosa terribile
    e oltremodo oscena e barbara.

  16. helena il 23 gennaio 2012 alle 20:57

    Mi sembrano assai più offensivi di svariate sensibilità, tra cui quelle dei fedeli di varie religioni monoteiste, le tette e i culi (coperti però di perizoma) che ballano in tv a ogni ora, che un’opera d’arte che, come spesso, si muove sul confine tra fede e blasfemia. Ma lì non mi risulta che vi siano grandi espressioni di disappunto.
    Può sembrare una battuta, o una classica manovra di benaltrismo, ma dico sul serio.

  17. Baldrus il 23 gennaio 2012 alle 22:39

    Su Lipperatura è riprodotto un ottimo reportage di Concita de Gregorio che racconta lo spettacolo. Se davvero si è impedita la rappresentazione dell’opera siamo già sprofondati in una deriva irreversibile, quasi non riesco a crederci (o forse continuo a chiudermi gli occhil le orecchie, ma non ancora la bocca per fortuna)

    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/01/23/sul-concetto-del-parlare-senza-aver-visto/#comments

  18. francesca matteoni il 23 gennaio 2012 alle 23:14

    @maria, così solo per dilettarsi un po’. L'”originale” Castellucci ha almeno qualche precedente illustre nell’uso della materie corporali più infime in connessione col sacro… Una la patrona d’Italia e d’Europa, secondo la tradizione cattolica, Santa Caterina da Siena, che beveva il pus dei lebbrosi, poichè se Cristo aveva sopportato l’umiliazione più grande, quella del palo (la croce è un palo),destinato ai criminali peggiori, lei poteva ben essere attraverso il corpo più umile dello stato più umile. Bisognerebbe poi chiedersi cosa vuol dire davvero “impuro” – pieno, più che sporco, di tutto quello che rende mortali e fragili e dunque prossimi a cosa è oltre la vita. Mi sembra che la figura di Gesù Cristo, che a detta dei suoi più prossimi sostenitori insieme a Paolo, quei loschi figuri dei 4 evangelisti, si faceva lavare i piedi con il pianto, entrava nella stanza di un morto nel momento in cui il cadavere è più pericoloso e “fetido” appunto, e soprattutto toccare dalle donne mestruate (altro che feci e piscio), abbia ampiamente nutrito questa originalità del Castellucci, il quale è solo uno dei più grandi artisti del teatro contemporaneo in Italia.

  19. iltrenoavapore il 24 gennaio 2012 alle 00:47

    ‘Gli escrementi di cui si sporca il vecchio padre incontinente non sono altro che la metafora del martirio umano come condizione ultima e reale’

    Io censurerei la frase che sopra. Una vera stupidaggine che me ne ricorda un’altra (funesto il di natale)Postulare il martirio come reale condiziona umana pare a me affermazione stupida oltre che platealmente falsa. Abnorme vanità intellettuale. Non so nulla di Castellucci, non indagherò in proposito e non so tra cinque secoli quante pagine saranno a lui dedicate. Azzardo nessuna, ché la quotidianità del martirio non può lasciare spazio ad altra attività che non sia la sofferenza. Amen.

    Mario Ardenti

  20. jacopo galimberti il 24 gennaio 2012 alle 01:56

    Ma cos’e’ la blasfemia ?!?

  21. linnio accorroni il 24 gennaio 2012 alle 04:19

    castellucci non narra una storia,ma parla di una condizione che ci riguarda tutti,anche se facciamo finta di non saperlo. la merda che deborda senza soluzione di continuità per tutta la durata della rappresentazione è il rimosso per eccellenza,ciò che induce a pensieri poco lirici e niente affatto gratificanti,ciò che appartiene alla deiezione, allo scarto, che ritorna alla terra,ma che ci appartiene tanto intimamente.

  22. maria il 24 gennaio 2012 alle 09:41

    francesca,
    sempre per dilettarsi un po’ debbo confessarti sinceramente che non conoscevo Castellucci, un mio limite sia chiaro, ma non si può sapere tutto, conosco invece anche se non in modo approfondito santa caternia da siena e gesu cristo pur non essendo credente ma agnostica. Mi sembra che Castellucci di strada ne debba ancora da fare in questo senso:-)

    Non volevo quindi denigrare castellucci ma notare, forse sbagliando, quanto la descrizione delle scene che se ne faceva fosse scontata, forse perché riportava soltanto alcune cose.

    Tra l’altro sono intervenuta perché si parlava genericamente di “chiesa”, poi ieri ho scoperto che tra i fanatici oppositori dell’opera ci sono settori cristiani oltranzisti e anche forze politiche tipo forza nuova, il cardinale di milano avrebbe invece secondo la regista intrattenuto civili rapporti con lei.

    In altre parole intendevo dire che parlare di “Chiesa” come hanno fatto alcuni non vuol dire molto se non fare il solito discorso generico.

    Forse inutile precisare che l’opera deve andare in scena senza censura alcuna.

    maria

  23. alcor il 24 gennaio 2012 alle 11:31

    Ma ma santa pace, se non si conosce Castellucci, e non si è mai visto uno spettacolo di Castellucci, come si puo dire che Castellucci ha ancora molta strada da fare o che non si sa cosa resterà di Castellucci? Non si cambierà mai?

    Comunque questa storia è deprimente, e per il tentativo di impedire a Castellucci di andare in scena, che farebbe ridere se non fosse intollerabile, e per gli attacchi antisemiti a Shammah, che deve sentirsi dire, oggi, che permette uno spettacolo blasfemo contro il Cristo perché è ebrea. Ci risiamo, gli ebrei uccisori di Cristo, il nucleo dell’antisemitismo nascosto ma mai scomparso nella cultura cattolica.

  24. genseki il 24 gennaio 2012 alle 11:44

    mi pare che qualunque organizzazione che operi nella società e quindi che si muva comunque in una dimensione politica, abbia il diritto di difendere i simboli che propone come propri ai suoi aderenti e ai suoi militanti nella maniera che le pare opportuna (all’interno della legalità e del buon senso) e se questo fa la Curia di Milano, altro non fa, mi pare, che quello che deve fare.
    Qualunque altra organizzazione farebbe lo stesso.
    Non credo che si possa parlare di censura. Mi sembra che si abbia censura quando un’autorità che detiene il monopolio della forza legittima lo impiega per impedire la libera espressione di qualche opinione.
    Poi sono liberi i militanti dell’UARR o altri atei e agnostici, o Castellucci o altri ancora di aprire il conflitto politico sul simbolo del Volto di Cristo. Che poi la Chiesa reagisca è ovvio e legittimo e le due parti cercano di trarre vantaggio per le loro rispettive posizioni. Che poi ‘sto Castellucci sia un grande uomo di teatro impegnato nel proporre un’opera poetica e sincera, può darsi, non lo so ma non lo escludo a priori. In questo caso mi pare che egli si sia messo nella pericolosa posizione di lasciar usare la sua opera come arma da due organizzazioni in conflitto permanente.
    Vorrei aggiungere che se Castellucci è l’autore di una frase come questa, se davvero lo è: “Gli escrementi di cui si sporca il vecchio padre incontinente non sono altro che la metafora del martirio umano come condizione ultima e reale”.

    che è una solenne sciocchezza, ovviamente posto che di martirio è libero di rivendicare il suo ma non quello degli altri, certo non viene voglia di assistere al suo spettacolo e neppure di approfondire le sue idee.

    Caspita Georgia ha scoperto che la colpa del berlusconismo è della chiesa cattolica! Davvero un’analisi raffinata e convincente di venti anni di “storia italiana”.
    genseki

  25. georgia il 24 gennaio 2012 alle 12:38

    Caspita Georgia ha scoperto che la colpa del berlusconismo è della chiesa cattolica! Davvero un’analisi raffinata e convincente di venti anni di “storia italiana”

    S.P.I.R.I.T.O.S.O.N.E!
    Mio caro genseki, mica ho detto proprio quello. Ho detto che lo hanno tollerato e difeso. Lo ribadisco: lo hanno difeso sempre e comunque e a tal punto che hanno usato un mastella impermalito, avvolto in uno sciarpone rosa, per far cadere l’unico che fosse riuscito a vincerlo. Lo hanno difeso per interessi di bottega e perché in italia non venissero fatte leggi civili. insomma lo hanno difeso e sempre hanno tollerato con indulgenza il suo introgolare le istuzioni con le sue puttanate.
    Tu dici che la chiesa (riguardo a castellucci) altro non fa, mi pare, che quello che deve fare e io posso anche condividere visto che siamo in un paese di sole corporzioni, ma riaffermo che con il letamaio di berlusconi si sono ben guardati di fare quello che avrebbe dovuto fare una autorevole istituzione al di sopra delle parti come la Chiesa. Anzi hanno preferito sacrificare il miglior direttore che l’Avvenire abbia mai avuto, fiancheggiando la vergognosa e infame campagna di feltri piuttosto che difenderlo e mantenerlo a forza al posto che gli spettava proprio per competenza e autorevolezza.
    Riguardo a castellucci, l’unica critica che mi sentirei di fargli è che (sempre che sia vero) sembra che in sala faccia rompere fialette puzzolentissime per far partecipare anche lo spettatore alla marea di merda che ci sommerge, noi umani sopravvissuti ;-).
    In chiave casereccia il tutto ricorda la mostra dei primi anni 90, a londra, Sensation, in cui i visitatori si addentravano nella puzza di squali in decomposizione e teste di vacca piene di vere mosche (inscatolate ma con l’odore che usciva). Insomma già la vita, all’orizzonte, ce la mostrano triste, risparmiateci almeno gli odori, lasciateceli percepire con la mente e la fantasia ed evitate fialette ;-)

  26. maria il 24 gennaio 2012 alle 14:13

    @alcor
    rispetto a santa caterina da siena e a cristo si può dire eccome, seguivo il paragone fatto da francesca cara alcor

  27. Lydvina di Schiedam il 24 gennaio 2012 alle 14:18

    Va bene, solidarietà a Castellucci.

  28. genseki il 24 gennaio 2012 alle 14:25

    Prodi era uomo sicuramente più prossimo al Vaticano di quanto non sia mai stato Berlusconi. A partire dalla sua appartenenza all’Uiversità Cattolica di Milano. Per un certo periodo ha rappresentato una vera e e proria garanzia per la gerarchia cattolica.
    Poi si sa la dialettica interna a curie e movimenti cattolici, è articolata, complicata, forse anche feroce e per me, indecifrabile. La sensazione mia è che nel suo insieme il Vaticano abbia dovuto accettare Berusconi da una posizione di debolezza e ingoiare un certo numero di umiliazioni. Al Vaticano le politiche xenofobe dela Lega non possono andare bene perché indeboliscono la posizione cattolica nei paesi di provenienza degli immigrati, perché fomentano odio vendicativo da parte di demagoghi nell’Islam, o perlomeno forniscono all’odio confessionale un ulteriore pretesto. Bossi lo hanno subito. Per quanto riguarda il cattolicesimo miitante anche qui la situazione è complicata perché si va dai movimenti affaristici come CL e Formigoni a una vasta e diffusa rete di gruppi e movimenti che offrono concretamente solidarietà e organizzano volontariato, questi ultimi, come S. Egidio, per esempio, non si sarebbero poi mai potuti definire come organici a B. Tanto è vero che il loro fondatore Riccardi si è messo con entusiasmo e sprezzo della contraddizione a servizio del governo dei banchieri.
    Anche il caso Avvenire-Feltri mi pare una riprova della debolezza del cattolicesimo e non della sua forza. Debolezza irreversibile ben diagnosticata da Pasolini per quanto riguarda soprattutto il profondo Nord che una volta scomparsa la civiltà contadina ha aderito visceramente all’ideologia dell’individualismo competitivo spietato.
    Il bossoberlusconismo mi pare debba leggersi come la presa di coscienza della società del nordest e del nord in generale di non essere più cattolica, e nemmeno postcattolica. Il bossoberlusconismo è la fine di una storia che va dai patari a Fra Dolcino, fino ai Borromei. L’alba di questa nuova storia è in mano agli usurai, agli xenofobi, ai tecnocrati, agli ultraliberali, ai discepoli di Ernesto Rossi amici di Cosentino e tanti altri mostri del genere.
    genseki

  29. genseki il 24 gennaio 2012 alle 14:45

    Mi permetto di aggiungere anche qualche considerazioni al commento di alcor.
    Quando si impugnano concetti storici come quello di antisemitismo è d’uopo essere precisi. Ora, l’antisemitismo è l’odio per gli ebrei in quanto razza e sorge con il sorgere del razzismo che è stato l’deologia portante del consolidamento delle borghesie imperialiste. È una forma di razzismo. Ebbene la Chiesa Cattolica non può esssere e non è mai stata antisemita per il fatto che Gesù di Nazareth, Pietro, Paolo, Giovanni, la Vergine Maria etc. erano ebrei e, insomma, ognuno vede che nessuna organizzazione può considerare i propri fondatori biologicamente inferiori. Dai! Certo è che la Chiesa cattolica si è spesso macchiata di antigiudaismo e di antiebraismo, perseguitando gli ebrei come i catari e gli hussiti per ragioni ideologiche e non razziali e questo fa una bella differenza, o no?
    Oggi più che mai le parole sono armi, bisogna maneggiarle con attenzione.
    genseki

  30. alcor il 24 gennaio 2012 alle 14:55

    Vorrei farti notare, Genseki, che ho scritto “cultura” cattolica, non Chiesa, proprio per evitare inutili discussioni dalle quali mi sfilo subito, non senza – e scuserete il parziale OT – lasciarti un link; puoi leggere tutto, ma puoi anche andare al paragrafo SILENZI.

    http://www.storicamente.org/04_comunicare/27_gennaio.htm

  31. georgia il 24 gennaio 2012 alle 17:31

    discepoli di Ernesto Rossi amici di Cosentino

    ah ora ce l’hai anche con ernesto rossi, che di discepoli non ne ha mai avuti?

  32. genseki il 24 gennaio 2012 alle 18:05

    Ehi georgia questa discussione su Ernesto Rossi l’abbiamo giá fatta. Io pensavo da adolescente che fosse una specie di invezione di Pannella. Il quale con voce tremolante e ispirata chioma bianca e camicione soleva appunto proclamarsi suo discepolo. Quindi sono sicuro che almeno un discepolo lo ha avuto. Pôi anche Rutelli, Cicciomessere, e altri solevano citare quel nome con compunzione. Che cosa ci vuoi fare? erano i primi anni settanta credo. Magari questo Ernesto Rossi era pure contrario ad avere discepoli e i Pannella e altri amici di Cosentino sono discepoli spurii, che vuoi che ne sappia io che non li ho mai frequentati. Invece ho frequentato l’ambiente di Prodi e di suo fratello e ti posso assicurare che sono persone moltissimo piú vicine alla Curia Romana per molteplici legami e interessi di quanto Bossi e Berlusconi (non Letta, ovvio) e Ferrara siano mai stati.

    Per alcor

    Mi sa tanto che l’espressione “cultura cattolica” come la usa lei non significhi proprio nulla. Lei con agilitá se ne serve per sgusciare fuori dalla discussione.
    Comunque se vogliamo prendere la sua frase nel senso più generico possibile credo che anche lei riconoscerá che è ben difficile considerare antisemiti o alieni alla cultura cattolica Edith Stein carmelitana ebrea morta nel lager e una dei maggiori filosofi del secoloXX o Max Jacob poeta cattolico ebreo morto nel lager, o Maritain e sua moglie ebrea Raissa. E qui mi fermo.

    Ci sono troppe cose in cielo e in terra che non entrano nell’orizzonte dell’Uarr.
    genseki

  33. stalker il 25 gennaio 2012 alle 00:44

    che danni però che può fare la rete!
    tra gli scriventi pare di capire che nessuno o quasi ha visto lo spettacolo, pochi conoscevano castellucci, della societas raffaello sanzio neanche a parlarne, mai sentita nominare, e santarcangelo non è un luogo geografico ma l’angelo custode degli sgugolatori….e poi giù a sbodolarsi addosso dopo aver sbirciato wikypedia per finire a parlare dei fatti propri.
    trent’anni di teatro di ricerca buttati nel cesso.

  34. helena il 25 gennaio 2012 alle 01:52

    Odor di merda, quella vera, l’ho sentita assai più forte in vari contesti, domestici e no, che al Franco Parenti in quarta fila. Qui la merda è soprattutto nel naso, occhio, cervello di chi la sente.

  35. azzurra d'agostino il 25 gennaio 2012 alle 09:08

    stalker, m’hai tolto le parole di bocca.

    lo spettacolo di castellucci deve girare così come devono girare i tanti begli spettacoli che ci sono in questi anni e che fanno il debutto e poco più (e non perché c’è la chiesa di mezzo, magari, allora ci sarebbe qualche soldo!).

  36. georgia il 25 gennaio 2012 alle 10:02

    stalker ma qui, cominciando dal post, non si parlava nè di castellucci nè del suo spettacolo, che in effetti nessuno aveva visto (oggi va un po’ meglio perché helena è andata a vederlo a milano e ci ha dato finalmente un vera informazione: che le fialette di cui ha parlato concita de gregorio non ci sono).
    Da quello che ho capito io la discussione QUI verteva solo sulla battaglia navale tra cattolici oltranzisti e uaar;-) il resto erano dettagli marginali, però hai ragione la rete fa grandi danni perchè tutto è ridotto a una eterna battaglia virtuale tra opposte fazioni.
    Ad ogni modo tu, che sicuramente avevi visto lo spettacolo (a torino a parigi o dove lo hai visto) avevi il potere di dare una sterzata intelligente alla discussione, ma purtroppo non l’hai fatto, né tu né azzurra … a riprova che in rete le cose veramente serie interessano poco e soprattutto che la colpa è sempre dell’altro ;-)
    Stalker raccontaci qualcosa dello spettacolo, del regista, delle sue opere passate, fai un servizio alla rete. La rete, nel male come nel bene, non è mai l’atteggiamento di un singolo (che è una goccia nel mare) ma l’insieme di una quantità di individui che si tengono in equilibrio l’un l’altro come l’atomo o l’universo pur non essendo a contatto uno con l’altro (come i mattoni di una casa).
    Se però ci si comporta tutti sempre come se ognuno fosse un pesantissimo cubo che deve affondare l’altro cubo … inutile lamentarsi;)

  37. Lord Auch il 25 gennaio 2012 alle 12:42

    Stalker ha detto tutto, come primadi lei alcor. Sapere prima di parlare. Ma c’è il macigno georgia, sul cammino: “Stalker raccontaci qualcosa dello spettacolo, del regista, delle sue opere passate, fai un servizio alla rete”. Stalker, che diamine! Dai! Mica vorrai che chi parla senza sapere chi è il regista e le sue opere passate si faccia un giro da sé sulla rete per sapere e informarsi! Sei tu che devi farlo! Preserviamo il diritto all’ignoranza! Il diritto a parlare per dar aria alla bocca! Siamo nell’era del trionfo dell’inversione dell’onere della prova! Accetta la tua condizione! Devi essere un ingranaggio in questa ruota macinavento senza fine! China la testa, e dai fiato!

  38. paolo durando il 25 gennaio 2012 alle 13:31

    Resta il fatto che trent’anni fa non sarebbe accaduto nulla di tutto questo, almeno credo. La libertà di ricerca artistica e culturale pareva un acquisizione definitiva. Stiamo vivendo anni di pericolosa regressione e c’è chi non se ne accorge neppure, perché magari è troppo giovane per ricordare altre temperie. Io non ho religione, ma non ci vuole molto per capire che l’oscurantismo e l’ignoranza non c’entrano con la “cultura cattolica” o comunque la si voglia chiamare.

  39. georgia il 25 gennaio 2012 alle 14:20
  40. genseki il 25 gennaio 2012 alle 14:29

    Per Stalker.

    infatti, agli estensori dell’appello, a chi lo ha pubblicato, a chi ha chiesto di bloccarlo dello spettacolo importa solo come pretesto di conflitto “politico”, non in sé, se ‘sto Castellucci si è messo nella situazione di essere cosÍ facilmente “strumentalizzato” (come si diceva un tempo) non mi venga a dire che la colpa è dei commentatori che poveretti, sono intervenuti sul tema che era il conflitto e non l’opera.
    Se qualcuno scriverá una recensione sull’opera vi saranno certo commentatori che interverranno in proposito.

    Per Helena,
    la compatisco, io non ho mai frequentato simili luoghi domestici e ne sono grato alla Virgen del Rocio. Che poi nei momenti di svago uno si rechi in un teatro pieno di cervelli nasi e occhi scalogizzati, è davvero una sventura da compatire.
    Qui presto fioriranno gli aranci e i limnoni e il loro profumo si confondera con l’odore docle della cera delle tante processioni che in Andalus si celebrano ormai quasi solo come eventi turistici. Che profumo!
    genseki

  41. georgia il 25 gennaio 2012 alle 16:00

    molto interessante, su Il primo amore, il pezzo di tiziano scarpa,che a ottobre ha vsto castellucci alla biennale del teatro a venezia.
    http://www.ilprimoamore.com/blog/?p=789

  42. maria il 25 gennaio 2012 alle 16:02
  43. maria il 25 gennaio 2012 alle 16:02

    scusate per il doppione, vedo solo adesso

  44. azzurra d'agostino il 25 gennaio 2012 alle 18:21

    http://www.minimaetmoralia.it/?p=6252

    con uno scritto di castellucci riportato nei commenti.

  45. enrico dignani il 25 gennaio 2012 alle 19:01

    è vero che Dio c’è, ma è anche vero che non c’è.

  46. daniele ventre il 25 gennaio 2012 alle 19:19

    L’uno, l’unico saggio, non vuole e vuole anche essere chiamato Zeus.

  47. enrico dignani il 25 gennaio 2012 alle 20:00

    Quello che può essere e dev’essere : è.

  48. Paolo il 25 gennaio 2012 alle 21:43

    Oggi mi sono fermato a leggere i commenti a questo post e sono veramente colpito dal livello del discorso. Un esempio: se io non so chi è Luca Ronconi, non è un problema. Ma se voglio commentare un post che riguarda Luca Ronconi, mi informo. Se no rischio di dire cose del tipo ‘ma chi è questo qui’, facendo in fondo la figura del pirla. Cioè, almeno wikipedia, su! Posso anche proclamare che tra cinquant’anni nessuno se lo ricorda, Luca Ronconi. Ma se lo faccio, qualcuno nemmeno troppo intelligente potrebbe dirmi: ma che ne sai? E soprattutto, chi se ne frega?

    A parte tutto questo, lascio un link. Sotto l’appello trovate credo tutte le informazioni per seguire la questione, con vari interventi. Nello stesso sito trovate la lettera di Castellucci da cui è tratta la frase qui molto criticata. Così chi l’ha criticata magari fa lo sforzo di leggerla per intero.

    Solo altre due precisazioni:

    @georgia, lo spettacolo non è andato in scena in Francia, perché integralisti cattolici ne hanno impedito sistematicamente la rappresentazione. Trovate diverse informazioni sul sito della compagnia:
    http://www.raffaellosanzio.org

    Il teatro è stato attaccato per giorni da minacce autentiche. Non certo riportate sui giornali, ma gonfie di insulti antisemiti e corredate di lettere contenenti proiettili ( ma che credete, che i cordoni di polizia li mettono per due fedeli col Rosario?)

    La Curia di Milano ha ricevuto dal teatro la richiesta di condannare la violenza. La sua risposta non è stata che dare a proteste dai toni intollerabili il proprio silenzio\assenso.

    In questo si è resa colpevole di un atto politico, non religioso. Un atto politico che ingenera intolleranza.

    Poi se i commentatori di Nazione Indiana vogliono continuare a sminuire il lavoro di Castellucci, va detto che Castellucci dormirà sonni tranquilli – essendo uno degli artisti contemporanei maggiormente riconosciuti nel mondo occidentale.

  49. Paolo il 25 gennaio 2012 alle 21:44

    Il link di cui accennavo nel commento precedente
    http://www.ateatro.org/mostranotizie2.asp?num=138&ord=9

  50. Sergio il 25 gennaio 2012 alle 23:54

    Bisogna per l’appunto evitare di dire cose inventate o derivanti da cattiva informazione. Lo spettacolo è andato in scena a Parigi per ben 3 settimane consecutive, 2 delle quali al theatre de la ville, uno dei massimi teatri di Parigi, città dove abito. In effetti ci sono state in alcune occasioni delle manifestazioni di frange estremiste cristiane.
    Purtroppo questo ha offerto una notevole pubblicità allo spettacolo e persino la possibilità per Castellucci di fare il martire della libertà.
    Invece nessun risalto è stato dato al fatto che il pubblico (normalissimo) scappava dalla sala in massa fischiando, non per le infantili provocazioni della pièce ma per la noia mortale.
    Se qualcuno è interessato a capire perché l’arte contemporanea è una vuota baracconata consiglio Marc Fumaroli, “lo stato culturale”.

  51. georgia il 26 gennaio 2012 alle 00:20

    grazie della precisazione e dei link, ma non è andato in scena neppure ad avignone?

  52. georgia il 26 gennaio 2012 alle 01:11

    @georgia, lo spettacolo non è andato in scena in Francia, perché integralisti cattolici ne hanno impedito sistematicamente la rappresentazione. Trovate diverse informazioni sul sito della compagnia:

    PRECISAZIONE PER PAOLO
    Paolo ho letto con attenzione e NON è vero (almeno da quanto scritto sul sito della Socìetas Raffaello Sanzio) che NON è andata in scena a parigi, ci sono stati scontri, alcuni saliti sul palco, è stata chiamata la polizia, ma poi dopo, anche se con un certo ritardo è andata in scena il 20, 21, 22 ottobre, il comunicato poi aggiunge che “le rappresentazioni proseguiranno fino al 30 ottobre al Théâtre de la Ville”, se poi ci sono state non lo dice, ma con sicurezza ci sono state il 20, 21, 22 ottobre.
    Leggersi le cose che si inoltrano dovrebbe essere una buona abitudine ;-)

  53. helena janeczek il 26 gennaio 2012 alle 09:19

    Tutto questo discorso non ha senso, o può avere un senso solo grossolanamente politico, se si ignora la storia del teatro moderno (e della “performing art” che vi si avvicina). Dal primo Novecento, dai tempi di Artaud, Genet e altri, il teatro non voleva solo épater le bourgeois per il gusto dello scandalo, ma intraprendeva la via della provocazione e della profanazione per motivi più profondi, spesso con l’ambivalenza tipica dell’avanguardia storica e del modernismo per cui l’azione “distruttiva” intende essere liberatoria, la violenza vuole sprigionare energia, la dissacrazione riformulare lo spazio per una sacra rappresentazione.
    Poi sì, tutto questo riportato ai tempi nostri finisce spesso per non avere più alcun senso e diventare fuffa promozionale, alla stessa stregua con cui una cantante pop supermainstream come Lady Gaga usa tutto l’armamentario di rosari e paramenti ecclesiastici, cuori di maiale addentati on stage, immaginario sado-maso. Ma lì, dove l’obiettivo sarebbe più o meno una multinazionale, i cattolici si incazzano molto meno, e esclusivamente quando al teatro della crudeltà e della perversione sessuale, si aggiungono riconoscibili simboli della loro fede.
    Veniamo allo spettacolo di Castellucci. Ripeto che in quarta fila la temibile puzza di merda era assai minima, ma forse dipende dal teatro e altrove sarà stata più forte. Il punto però, davvero, non è questo. Il primo punto è che quello spettacolo può essere preso per blasfemo solo da menti assai incolte e integraliste, per cui l’icona è intoccabile, cosa che rasenta quell’idolatria che le altre religioni abramitiche cercano di combattere con il tabù iconoclasta, ma che in ogni caso dovrebbe fare a pugni anche con lo spirito del cristianesimo.
    Lì, nel finale, il volto viene imbrattato sino a scomparire da un colore scuro che è inchiostro, ma che richiama senza dubbio la merda con cui sino ad allora hanno lottato padre e figlio. Peccato però che quella merda sia l’emblema della sofferenza e dell’umiliazione umana, con richiamo anche a Giobbe. E così come lo spettacolo rimanda a chi guarda la decisione se credere o meno che Gesù sia “il mio pastore”, così dipende dall’occhio dello spettatore vedere nel volto imbrattato la sofferenza che cancella l’immagine del Figlio di Dio o, al contrario, molto cristianamente, Gesù che si accolla addosso il dolore degli uomini.
    Ultima cosa: quello spettacolo, secondo me, c’entra assai poco con quanto ho descritto sopra, ossia la tradizione del teatro che cerca lo scandalo. Mette in scena semplicemente un vecchio diperato perché non riesce più a controllare il proprio corpo e un figlio che cerca di fare quel che può per aiutarlo, a sua volta sempre più provato. Si vede un bel po’ di merda e delle vecchie chiappe da dietro, mentre vengono pulite. Punto. Probabile che possa anche fare schifo e di certo non è “un bello spettacolo”. Ma non c’è proprio nulla di gratuitamente esibizionistico o provocatorio.

    • elio_c il 26 gennaio 2012 alle 10:07

      Ineccepibile.

  54. helena janeczek il 26 gennaio 2012 alle 09:27

    In ogni caso, da un punto strettamente politico, ormai è assai evidente che quello è solo l’osso a cui si sono attaccati i levebriani per aumentare il loro potere in Vaticano, dopo essere stati, aihmé, riaccolti nel grembo.

  55. paolo il 26 gennaio 2012 alle 13:01

    @ Georgia. La mia indicazione rispondeva al tuo post in cui ti chiedevi perché visto che lo spettacolo era già stato fatto in Francia, non lo lasciassimo in pace qui (più o meno). Non cercavo esattezza scientifica, volevo solo indicare che il problema con i cattolici oltranzisti è iniziato lì. Lo spettacolo è stato sospeso più volte, annullato altre ed è effettivamente possibile che due o tre repliche siano andate a buon fine. Il link c’è proprio perché ognuno si faccia la sua idea, e almeno per discutere sulla base di materiali articolati. Castellucci, in un’intervista, afferma che lo spettacolo non è mai stato visto in Francia- proprio in quanto sotto attacco, svilito e impedito nel suo svolgersi. Se il problema invece è stabilire scientificamente che lo spettacolo è andato in scena in Francia in quanto per esempio il 22 è arrivato fino alla fine, accetto senza problemi i risultati della ricerca.

    @Sergio. Il problema che il pubblico si sia annoiato o abbia fischiato è irrilevante. Da che mondo è mondo il pubblico reagisce agli spettacoli, e magari invece di applaudire fischia (dalle opere alla Scala fino al teatro di ricerca nelle cantine).
    Non c’è quindi nessun motivo di dare risalto a questo fatto, assolutamente normale e pienamente nel diritto del pubblico.
    La Socìetas in vent’anni ha sempre diviso il pubblico che vedeva i suoi lavori in sostenitori e detrattori.
    Io stesso ricordo una replica del (per me) splendido Giulio Cesare in cui uno spettatore usciva lamentandosi con le maschere che un teatro così serio programmasse simili schifezze.
    Che male c’è in questo?
    Nulla. Come molti amano il teatro della Compagnia, altri lo disprezzano.
    Se lo fischiano alla fine dello spettacolo, è diritto di chi fischia.
    Diverse sono le minacce, le interruzioni, le violenze politiche che sono qui l’argomento.

  56. Lord Auch il 26 gennaio 2012 alle 14:47

    Paolo, devi capire che c’è gente che si concentra sul dito e su tutte le sue microfattezze, ma della luna non sa nulla. Si chiamano granchi nelle mutande.

  57. georgia il 26 gennaio 2012 alle 14:51

    Castellucci, in un’intervista, afferma che lo spettacolo non è mai stato visto in Francia- proprio in quanto sotto attacco, svilito e impedito nel suo svolgersi

    Capisco sempre meno, come può dire una cosa del genere se ad avignone è stato visto e, sembra, senza contestazioni?
    Non è quindi andato in scena neppure ad avignone?
    Ad ogni modo una amara verità è che senza i contestatori di parigi e la curia milanese (mi sembra in italia sia iniziato da lì, ma non ho seguito bene) pochi avrebbero parlato dello spettacolo (e anche di teatro confessiamocelo) compreso il bel pezzo di scarpa e l’articolo di concita de gregorio (ambedue avevano visto lo spettacolo molto prima, ma non ne avevano scritto) per non parlare di nazione indiana e del suo postare l’appello (che non è ancora parlare dello spettacolo) a riprova che ormai nel terzo millennio (il millennio che, per motivi che verranno studiati, permette solo arte-marketing) la religione è diventata il miglior sponsor per un sacco di performance. Dopo la caduta dei regimi arabi del nord africa (che sapevano manovrare benissimo le masse religiose e scatenarle) a causa della primavera araba, la religione musulmana sembra essere passata in seconda linea ;-).
    Quindi mi domando se tutto questo scandalizzarsi (sia per i contestatori che per la merda, o l’odore di merda, in sala) non sia solo un falso problema.
    Tra l’altro (e questo è un po’ OT) la cosa più esilarante di tutta la situazione, per me, sono le sigle dei contestatori, c’è anche una fondazione lepanto, non so se recepite l’ironia della cosa: la battaglia di lepanto uno dei capisaldi (dopo maratona e le crociate) dell’occidentalità, della cosidetta civiltà occidentale (per le destre), finita nelle spire della merda di una innocua performance teatrale, direi che sia la metafora dei tempi che viviamo.
    Tempi tragici, tragicissimi, ma che non permettono neppure di piangere, riescono solo a strapparci mega-risate cosmiche e agghiaccianti.
    Ricordo che la battaglia di lepanto fu ricordata (come simbolo naturalmente e non come farsa come fanno oggi) anche dai neocon durante le guerre che hanno iniziato il millennio e che ci hanno sbattuto in questa mega crisi finanziaria senza alcuna uscita dignitosa e che tutto fa, meno che ridere.

  58. Paolo il 26 gennaio 2012 alle 15:03

    @ Georgia . Al di là della questione andato in scena / non andato in scena ( i materiali linkati sono chiari, e anche la mia posizione), preciso solo che la Socìetas Raffaello Sanzio non ha bisogno di pubblicità. Dei loro spettacoli si parla, e molto, almeno dagli anni 80. Chiaramente in altri toni e nei contesti in cui si parla di teatro, che sono quelli propri ( se poi sono di nicchia, non vedo il problema: il teatro ha ovviamente una copertura mediatica inferiore a quella di altre arti, il che non lo squalifica).
    Precisiamo che il problema non è quanto si parla dello spettacolo. Basta vedere i comproduttori dello stesso ( venti fra i maggiori festival e teatri internazionali) per capire del resto che dello spettacolo se ne parlava già senza bisogno di ulteriori spinte.
    È chiaro che un attacco al maggior teatro italiano con tanto di proiettili nelle buste mobilita le prime pagine e gli intellettuali. Direi, meno male.
    Il problema è semplicemente l’ingerenza politica di certe sfere del potere cattolico.
    Castellucci ci si è trovato in mezzo suo malgrado, e – questo posso garantirlo – preferirebbe cento volte non trovarsi in questa situazione.

  59. georgia il 26 gennaio 2012 alle 15:06

    la luna e il dito?
    ah ah ah ah … potrei parlarne per ore di questo motto invasivo e spammatore in rete. Guardati la luna, guardati pure la luna, ma fossi in te, per non avere brutte sorprese, seguirei piuttosto il tragitto del dito (la luna è lassù e la potrai vedere quando vuoi: oggi, domani, fra un secolo) ma il dito è qui e come direbbe l’ottimo ventre: hic Rhodus hic salta :-))))))))
    geo

  60. georgia il 26 gennaio 2012 alle 15:24

    caro paolo non è questione di volerlo a titolo personale, sono i tempi che sono così.
    Che poi i singoli, a volte, ci si trovino dentro loro malgrado può anche essere vero, ma è cosa del tutto secondaria. Ormai è chiaro a tutti che ad affrontare certi argomenti more than reality (dal capitolo IV di un bel libro di Attilio Scarpellini: L’angelo rovesciato) vuol dire, senza se e senza ma, trovarsi in questa situazione (che ha vantaggi e svantaggi). Che poi uno lo faccia per convinzione, per bischeraggine, per interesse, che cambia, visto globalmente? NULLLA!
    Viviamo nella società della comunicazione: becchiamoci senza troppi vittimismi (e soprattutto creiamoci endorfine a sufficienza) sia i miracoli che i traumi (dal titolo di un famoso e bel libro di Mario Perniola) ma teniamo presente che i traumi a volte possono essere insopportabili per il singolo.
    Occorre una seria e consapevole resistenza, ma siamo lontanissimi da aver capito la tragicità della situazione.
    Però non puoi dire “Al di là della questione andato in scena / non andato in scena”. Eh no, se castellucci dice che NON è andato in scena NON può poi essere andato in scena (come sembra che sia) perchè un minimo di logica esiste ancora anche in ‘sto bailame di rete.
    geo

  61. Ares il 26 gennaio 2012 alle 16:42

    Andate a vedere questo spetacolo, è bellissimo.

    W il teatro e i teatranti veri !!!!

  62. Paolo il 26 gennaio 2012 alle 17:27

    Grazie a tutti per la discussione, in effetti il modello di logica adottato in questa discussione esce dalla mia capacità di comprensione. Pertanto vado a studiare e vi saluto, sperando che i link siano stati di qualche utilità per qualcuno.

  63. Ares il 26 gennaio 2012 alle 17:54

    Paolo saranno andati tutti a verlo, e saranno rimasti senza parole. ;-)

  64. stalker il 26 gennaio 2012 alle 18:10

    georgia, ma almeno, dopo quanto ti sei spesa in questa discussione, l’hai mai visto uno spettacolo della raffaello sanzio?
    [sarà che della filologia degli spettacoli andati o meno in scena me ne frega assai poco]

  65. lorenzo galbiati il 27 gennaio 2012 alle 14:06

    Helena, non ci hai detto se lo spettacolo ti è piaciuto, se lo consideri una rappresentazione teatrale di grande rilevanza.

  66. giuliomozzi il 30 gennaio 2012 alle 10:44

    Questo spettacolo viola la legge italiana? Se non la viola, che vada in scena.

  67. Lucio Angelini il 30 gennaio 2012 alle 11:27

    C’è da dire che le varie milizie e presidi cristiani o sedicenti tali, oltre a perdere tempo ed energie preziose (le avrebbero impiegate più proficuamente in opere di carità), hanno ottenuto l’effetto, promozionalmente interessante, di assicurare il tutto esaurito ad ogni replica.

  68. Ares il 30 gennaio 2012 alle 15:41

    Infatti io non ho trovato posto, perfurtuna avevo visto la versione integrale a Dro.



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