Da babbione a guru in 8 ebook

6 febbraio 2012
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L’editore Apogeo (gruppo Feltrinelli) ha pubblicato una collana pensata per chi lavora nell’editoria ed è alle prese, volente o nolente, con gli ebook. Scritti intorno ad ottobre 2011, questi libricini cercano di rivolgersi a tutte le figure del mondo editoriale (agenti, proprietà, marketing, produzione…) presentando con uno stile molto informale i concetti base dell’editoria digitale nei rispettivi campi e proponendo varie letture in rete.

Si rivolgono a due tipi di lettore: chi si occupa già di ebook e cerca stimoli anche al di fuori della sua area specifica di interesse, ed il neofita che voglia costruirsi un suo bagaglio professionale. Queste che seguono sono le mie annotazioni, a complemento del materiale sul sito di Apogeo.

Sono in vendita a 3,99 euro l’uno, in formato epub con social DRM. Io li ho comprati con la promozione di quando sono usciti, da Ultimabooks a 1,99 euro l’uno.

Letizia Sechi, Oltre la carta. Idee per l’editoria che cambia. Apogeo, 2011. 23.355 parole, 150.949 battute compresi paratesti e promo della collana.

Intelligente, ben scritto. Letizia Sechi dopo Editoria digitale (Apogeo 2010, gratis CC-BY-NC-SA, consigliato) prosegue ad esaminare come con l’ebook cambino concetti semplici some libro, impresa editoriale, rete e e comunicazione, e cosa si possa cercare di fare per non restare indietro, senza snaturare il proprio lavoro. Nulla di rivoluzionario, ma molto ben fatto.

Federica Dardi, Editore nei social media. Incontrare i lettori in Rete. Apogeo, 2011. 22.750 parole, 148.327 battute.

Un manuale di marketing editoriale in rete, scritto a partire dalla ridefinizione dell’idea di libro. Il lettore è al centro delle riflessioni sull’uso di blog, Twitter, Facebook, Youtube e Flickr per instaurare un rapporto che non sia da piazzista eppure abbia un senso d’impresa. Consigliabile.

Nicola Cavalli, Editoria universitaria digitale. Come la rete trasforma l’accademia. Apogeo, 2011. 11.816 parole, 79.748 battute .

Brevissimo saggio sulle caratteristiche singolari dell’editoria accademica e di come l’editoria digitale offra opportunità in campo bibliotecario, manualistico e nelle pubblicazioni scientifiche. Scritto più dalla parte dell’università che delle case editrici accademiche, e per questo molto interessante.

Francesco Rigoli,Il libraio digitale. L’arte di vendere libri online. Apogeo, 2011. 15.530 parole, 99.067 battute.

Come funziona la distribuzione libraria digitale, le piattaforme distributive, quali sono gli standard sui metadati, l’attività di gestione del negozio online, la promozione e la cura del cliente. Un testo denso di informazioni operative, pratico e pure spiritoso. Chiunque venda qualcosa online dovrebbe leggerlo. Ho avuto a che fare con l’autore durante l’acquisto del libro ed è davvero così, non fa finta.

Ivan Rachieli, La pratica dell’epub. Quando il libro diventa software. Apogeo, 2011. 26.547 parole, 173.050 battute .

L’ebook è un software e questo ribalta completamente il modo di fare un libro, la sua vita nel tempo, i suoi incontri coi lettori, la sua vendita. Rachieli è un informatico che cerca appassionatamente di spiegare concetti sofisticati in modo accessibile a tutti, e secondo me ci riesce. E’ un testo che chiunque scriva con un word processor dovrebbe leggere ed assimilare. Dico a te, zuccone!

Ginevra Villa, Ebook nel contratto. Come cambiano i diritti nell’editoria digitale, Apogeo, 2011. 14.686 parole, 104.186 battute .

Una prudente panoramica contrattuale che non entra mai nel vivo dei problemi (come i contratti standard che cedono all’editore i diritti stampa+ebook a scatola chiusa; le condizioni realmente in uso con i distributori attivi in Italia ecc.). Niente di tutto ciò, in compenso la parte sulle licenze open è la più interessate (protocolli CC+ e CC0).

Fabio Brivio, Il mestiere dell’editor ai tempi dell’ebook. Apogeo, 2011. 13.789 parole, 88.806 battute.

È il mestiere di un umanista informatico, che ragiona in termini di processi e sa vivere in una struttura organizzata. Brivio è un buon divulgatore, capace di spiegare un epub senza pedanteria.

Sergio Maistrello, Io editore, tu rete. Grammatica essenziale per chi produce contenuti. Apogeo, 2011. 12.214 parole,80.024 battute .

Fallo leggere al tuo capo, alla direttrice della casa editrice, all’anziano azionista di maggioranza dell’azienda. È scritto per loro e ti risparmierà tante spiegazioni faticose. Chi segue Maistrello in rete non troverà cose nuove

Nota bene: il titolo dell’articolo è volutamente forzato, naturalmente nessuno è un babbione in una materia in così veloce evoluzione, e per lo stesso motivo è bene diffidare di sedicenti guru.

Considerazione finale: questa è un’opera di alfabetizzazione, ed il suo naturale limite è la ristrettezza dell’orizzonte editoriale. Sono guide per fare ebook con la stessa mentalità e lo la medesima idea di prodotto che si ha producendo un libro a stampa, tralasciando per il momento ogni riflessione sul radicale mutamento di forma del prodotto editoriale e di come i libri digitali potrebbero essere. Leggi a questo proposito:

Chi pensa che l’ebook ucciderà il libro di carta, si tranquillizzi: il libro di carta è un concetto talmente introitato che il mercato produrrà ancora a lungo libri di carta. Solo, li farà in digitale.

Fabrizio Venerandi, Il futuro anteriore dell’ebook.

Update: le introduzioni ai libri sono leggibili sul sito di Apogeo.

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17 Responses to Da babbione a guru in 8 ebook

  1. AMA il 6 febbraio 2012 alle 23:49

    Thanks!

  2. giga il 7 febbraio 2012 alle 11:08

    II tema della cannibalizzazione dei media insorge ogni qualvolta un nuovo medium appare sullo scenario della comunicazione: è stato così per la radio, per la televisione, per il cinema, per Internet e per i giornali online. Avviene ora con la diffusione sempre più capillare degli ebook. E i critici si dividone sempre nella consueta spartizione tra apocalittici e integrati, tra chi cioè crede in questa cannibalizzazione e quindi nella sparizione di alcuni media e chi (come in questo post) ne censisce le potenzialità e le nuove professionalità. I nuovi media hanno a mio parere un vantaggio indiscusso: trasformare i consumatori di informazioni in utenti attivi e in grado di partecipare in prima persona ai flussi comunicativi. Il prodotto libro non si estinguerà di sicuro ma vestirà la sua nuova pelle digitale e il lettore con esso evolverà verso nuove forme di intelligeza collettiva. Uno scenario un po’ più complesso di una semplice sostituzione di prodotti mediatici…
    Lo certificano proprio oggi anche importanti società di ricerca (la Gartner) nel campo dell’ICT.

    http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/9546_media-digitali-contro-carta-sbagliate-profezie-su-cannibalizzazione.htm

  3. Lucio Angelini il 7 febbraio 2012 alle 14:43

    A me basterebbe sapere come mai i miei pdf inviati a kdp.amazon risultano poi con tutti gli spazi annullati. Me lo spieghi tu in parole semplici semplici? *-°

  4. Rossatiziano il 7 febbraio 2012 alle 16:56

    @giga: “E i critici si dividone sempre nella consueta spartizione tra apocalittici e integrati…”

    Mi piacerebbe davvero leggere qualcosa della critica apocalittica, ma dov’è finita? Per il momento i quotidiani,i rotocalchi e la televisione sembrano appoggiare fortemente la commercializzazione. Ovunque mi giri, il panorama mediatico esprime solo un clamore incellofanato ed incentivante, che insospettisce, perchè manca dissenso. Tanto meglio. Io stessa uso un modello
    (della Apple) piuttosto caro ma che mi risolve problemi di vista con alcuni testi cartacei dai caratteri miniaturizzati. Però, a parte la comodità, non trovo un dibattito acceso (anzi non c’è proprio)fra favorevoli e contrari come è stato per altri prodotti (ad esempio con la televisione), carenza che per il vero trovo un pò strana e preoccupante.
    Per la televisione ad esempio, una delle più imponenti voci di dissenso, che poi si è rivelata profetica, fu quella di PPPasolini. Ad oggi credo che le sue diffidenze fossero reali e azzeccate.
    Ma ripeto, per l’ebook vedo solo fruitori e produttori compiaciuti. Insomma mi indicate dove se ne parla male che voglio documentarmi meglio? :-)

    • giga il 8 febbraio 2012 alle 12:41

      Nono tutti sono compiaciuti… ma come sai l’agenda setting seleziona solo i temi caldi del momento, quindi i detrattori degli e-book “sembrano” quasi non esserci.
      Leggi ad esempio qui (notizia di pochi giorni fa), un certo Jonathan Franzen parla dell’odore della carta come simbolo dei valori sani di una volta:

      http://punto-informatico.it/3419912/PI/Brevi/ebook-distruggono-societa.aspx

      • Rossatiziano il 8 febbraio 2012 alle 22:14

        @giga , il nocciolo della questione è questo:
        il finto sistema innovativo storicamente si è rivelato “la testa di ponte per l’introduzione di nuovi ordini commerciali, pronti a rimpiazzare quelli vecchi, più interessati all’incremento dei profitti (vedi crisi delle vendite e dell’editoria) che ai requisiti qualitativi ed al merito.”
        Non si tratta quindi degli odori e dei sapori di una volta, qui la posta in gioco è molto più alta e riguarda gli equilibri economici di un settore strategico(editoria e informazione).

        • giga il 10 febbraio 2012 alle 17:55

          Equilibri (quelli tra editoria e informazione) che forse non sono mai esistiti e che quindi non peggioreranno di certo con l’introduzione di nuovi prodotti come appunto il libro elettronico. Parlare di finta innovazione in filoni come questo ha un po’ a che fare il concetto apocalittico/luddistico a cui alludevo nel mio primo commento. Se devo analizzare i requisiti qualitativi di un medium un conto è parlare di televione (come giustamente faceva Pasolini negli anni Sessanta) un conto è parlare dei nuovi media, più orientati allo user e alla partecipazione. Entrambi non sono avulsi dal mercato, ma concettualmente e qualitativamente sono assai distanti…

  5. diamonds il 7 febbraio 2012 alle 17:35

    probabilmente trascorrendo molto tempo su internet abbiamo la percezione di vivere in un paese connesso e aduso a pratiche informatiche.In realtà guardandomi intorno vedo che il medium digitale e i suoi fratelli sono praticati per trafficare in particolare con i sensi oppure un po a cazzo da una minoranza indecisa a tutto.Prima di parlare di un alfabetizzazione elettronica e regolare la produzione su una modalità conseguente forse dovremmo fare bene i conti e diffondere ancora un po di cultura adeguata.Finchè non prenderemo atto di parlare in un contesto steampunk non capiremo le vere ragioni di un ritardo che forse fortunatamente risponde ancora ai crismi della logica

  6. Il fu GiusCo il 7 febbraio 2012 alle 19:11

    Tornando a Colombini e alla narrativa interattiva, segnalo che Fire Maple Games sta regalando un suo titolo del 2010 (The Grisly Manor) per lanciare il loro nuovo del 2012 (The Lost City). Trovate il Maniero qui: http://itunes.apple.com/it/app/the-secret-of-grisly-manor/id384282298?mt=8 e lo consiglio vivamente per farvi un’idea delle best practices odierne. Il livello grafico e’ ottimo e il giochetto scorre via senza tanta fatica. Fire Maple Games dice (qui: http://developer.anscamobile.com/forum/2011/01/14/lost-city-new-adventure-game-fire-maple-games) che per La Citta’ Perduta hanno lavorato *un anno* (!!!) sulla sola grafica, preparando oltre 1000 tavole da cui poi ne hanno scelte 225. C’e’ un discorso non indifferente di ROI (return on investment) se si vuole procedere su questa strada tentando di farci un profitto.

    Molto molto piu’ modestamente, io ho impiegato tre settimane per preparare il mio primo giochetto e una sola settimana per Translations, l’audio libro di poesia citato qualche messaggio fa, uscito oggi e presentato qui: http://developer.anscamobile.com/showcase/translations

  7. paolo durando il 7 febbraio 2012 alle 19:22

    Pasolini era stato profetico sulla televisione, chi lo nega? Resta il fatto che se la prendeva con una televisione i cui programmi, a rivederli oggi, sembrano delle chicche di professionalità, creatività, raffinatezza. Lui trovava volgari, per dire, le Kessler della sigla di Canzonissima 69/70, che oggi rivediamo su Youtube con irrimediabile nostalgia. Il nostro sguardo cambia col tempo, ragione in più per non diffidare del medium, ma del messaggio (McLuhan, in questo senso, sbagliava). E questo vale anche, ovviamente, per gli ebook.

  8. Rossatiziano il 7 febbraio 2012 alle 20:14

    @paolo durando
    permettimi paolo una precisazione su PPP. In realtà la sua visione profetica/apocalittica non era incentrata sulla tivù ma sull’impulso che essa avrebbe fornito ad un ben più deleterio principio di omologazione sociale nel quale, fra le altre cose, la creatività autoriale e la produzione artistica avrebbero pagato ( a suo dire) un prezzo piuttosto alto. Tu mi confermi che le cose sono andate così.
    Il mondo della globalità (omologazione) e della deprivazione dal senso del reale (A.Scurati) che il sistema virtuale inevitabilmente condiziona, ci obbliga ad una riflessione più attenta verso determinate dinamiche.
    Io dico che un sistema che fagocita valori e diversificazioni (cioè ricchezze) induce ad un appiattimento artistico e culturale, ma non vedo un rischio nell’innovazione tecnologica propriamente detta che anzi potrebbe portare emancipazione di ruoli e di contenuti. Però la possibilità che certi sistemi vengano sfruttati in sinergia con meccanismi di mercato pilotati da poteri di ‘palazzo’ può esserci, come c’è stato per la tivù, (che oggi non rappresenta un mezzo educativo affidabile, come sembrava essere all’inizio.) e come è stato per altri criteri che hanno peggiorato i prodotti, peggiorato la qualità della vita e allo stesso tempo consolidato il margine di profitto delle imprese. Sembra una contraddizione, ma non lo è.
    La qualità del pane che portiamo sulle nostre tavole, ad esempio, è peggiorata in seguito al potenziamento e all’innovazione meccanica della produzione e all’utilizzo di ingredienti che la ricerca scientifica avrebbe dovuto migliorare, ed invece ha peggiorato. Tuttavia, il profitto generato dalla vendita, si può dire che è aumentato esponenzialmente, portando sul mercato un alimento in quantità eccessive che dura al massimo 24 ore al posto delle tre settimane -dico tre settimane – della produzione tradizionale. Quindi non vorrei, che il sistema innovativo non fosse la testa di ponte per l’introduzione di nuovi ordini commerciali, atti a rimpiazzare i vecchi, più interessati all’incremento dei profitti (vedi crisi delle vendite e dell’editoria) che ai requisiti qualitativi ed al merito.

  9. jan reister il 7 febbraio 2012 alle 22:42

    Lucio, non conosco il canale di pubblicazione Kindle Direct Publishing, ma il pdf non è mai un buon formato di partenza per realizzare un ebook (tipo mobipocket nel caso Amazon) perché il testo non scorre, ma è spezzato e le operazioni per ricostruirlo sono sempre imperfette. Cerca di partire da un formato scorrevole, word processor, html… Altrimenti devi fare più conversioni da e per formati di passaggio. Ti segnalo MyTextCleaner e MyWordCleaner che sono plugin per OpenOffice e MSWord.

  10. jan reister il 7 febbraio 2012 alle 22:49

    GiusCo, ho preso the grisly manor, mi farò un’idea.

  11. jan reister il 7 febbraio 2012 alle 23:03

    diamonds: interessante il paragone tra digital divide e steampunk. E’ ovvio, l’Italia va a due velocità, ma non vedo alternative nella parte del paese che non è in rete. TV di strada, giornali dal basso come i Siciliani, Terre di Mezzo, vivono della rete. Tu ne vedi di alternative, che so una nuova posta pneumatica? piccioni che trasportano microsd? fotocopie guerrigliere? l’unica sono le biblioteche.
    La cultura passa anche sul display di un telefono, come ho scritto qualche giorno fa. Sfruttiamo le occasioni.

  12. Rossatiziano il 12 febbraio 2012 alle 09:28

    @Giga
    molto interessante il tuo discorso. Devo però ricordarti – come mai si è fatto in discussioni analoghe (che mi son presa la briga di seguire in questi giorni)- che non tutte le ‘innovazioni’ sono innovative. Ciò taglia definitivam la testa al solito (ma del tutto inappropriato) richiamo al luddismo, deriva di concetto assai gettonata in rete ma del tutto fuorviante rispetto all’analisi del problema che ponevo. Quindi se volessimo ragionare su quanto accade ciclicamente nel mondo consumista ci accorgeremmo inevitabilmente che una Innovazione (con la maiuscola) non porta necessariamente ad un miglioram del prodotto e quindi a un beneficio dei suoi fruitori. Gli esempi di innovazione (con la minuscola, quindi di ‘falsa innovazione’ son tanti) te ne viene in mente almeno uno? pensa al pane.

    ……………….NON TUTTE LE ‘INNOVAZIONI’ SONO INNOVATIVE
    La qualità del pane che portiamo sulle nostre tavole, ad esempio, è peggiorata in seguito al potenziamento e all’innovazione meccanica della produzione e all’utilizzo di ingredienti che la ricerca scientifica avrebbe dovuto raffinare, ed invece ha peggiorato. Tuttavia, il profitto generato dalla vendita, si può dire che è aumentato esponenzialmente, portando sul mercato un alimento in quantità eccessive che dura al massimo 24 ore al posto delle tre settimane – dico tre settimane – della produzione tradizionale. Quindi non vorrei, che il sistema innovativo non fosse la testa di ponte per l’introduzione di nuovi ordini commerciali, atti a rimpiazzare i vecchi, più interessati all’incremento dei profitti (vedi crisi delle vendite e dell’editoria) che ai requisiti qualitativi ed al merito. Vedi, l’idea che gli editori temano l’avvento dell’e-book è una fesseria a cui non crede nemmeno mia nipote di quattordici anni. Sorprendentemente nell’immaginario collettivo della rete viene ritenuta vera, non si vedono cioè soluzioni favorevoli alla grande editoria. Ciò sorprende, come detto. I poteri, da che mondo e mondo, si consorziano strategicamente, non si mettono in contrapposizione fra loro per il benessere dell’umanità (altrimenti vivremmo in un sistema realmente democratico, no?). Ora se vuoi affrontare la discussione sulla base della mia domanda (che non vuole ridurre tutto ad una sterile contrapposiz, fra pro-tecnologia e anti-tecnologia), parti dalla premessa che le cosiddette innovazioni possano essere vere o false, poi poniti – con me – la domanda se esiste un criterio per discriminarle ed eventualmente confrontiamoci sul fatto di come individuare questo criterio. Se si vuole ridurre tutto a una cagnara fra luddisti e anti-luddisti ci sono blog come ‘punto informatico’, o ‘cazzeggi letterari’ dove centinaia di interventi si sprecano solo per ribadire uno stato di appartenenza. Non è questo il caso, spero che la mia domanda sia ora stata posta meglio per suscitare una riflessione più attinente della precedente, che per il vero non mi ha soddisfatto. scusa il ritardo per la replica, ma non ero in città.

    • jan reister il 12 febbraio 2012 alle 11:39

      Non capisco cosa stai scrivendo, Rossatiziano. Cosa cono le innovazioni non innovative? Chi lo decide? perché? Cosa c’entra il pane? Cosa c’entrano gli ebook? Hai letto i libri che segnalo qui, o almeno le introduzioni? http://www.apogeonline.com/tag/ebooksurf
      Hai già un’idea precostituita?



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