No ai cappellani militari

19 febbraio 2012
Pubblicato da

di Cipax, Cdb San Paolo Pax Christi

Nel momento in cui l’Italia attraversa un’aspra crisi economica e sociale e chiama tutti a fare sacrifici e a rinunciare a diritti pur legittimamente acquisiti anche la Chiesa cattolica romana deve fare la sua parte.
Riteniamo perciò doveroso che le autorità cattoliche dimostrino la disponibilità a ridiscutere alcuni dei privilegi ottenuti con il nuovo Concordato, stipulato il 18 febbraio 1984, e con successivi accordi economici e normativi direttamente o indirettamente derivanti da quel patto. Sarebbe infatti scandaloso se la gerarchia cattolica non rinunciasse ora ai privilegi concordatari, così come auspicava il Concilio Vaticano II.
In tale contesto, cercando di seguire Cristo nostra pace, noi riteniamo che l’istituto dei cappellani militari, che gli accordi Stato-Chiesa di fatto inquadrano nelle Forze armate, con relative stellette e retribuzioni, strida con la laicità dello Stato e con lo spirito dell’Evangelo di pace che dovrebbe animare sempre ogni attività ecclesiale. Al di là della buona volontà personale, l’istituzione stessa dei cappellani militari – come ci hanno profeticamente ricordato, tra gli altri, don Lorenzo Milani e padre Ernesto Balducci, e il vescovo don Tonino Bello – significa un appoggio simbolico alle armi. E se possiamo comprendere la volontà di assistere pastoralmente i militari, riteniamo che questa funzione non vada assolta da sacerdoti con le stellette e pagati dallo Stato, ma in altro modo, per esempio attraverso le parrocchie nel cui territorio sono stanziate caserme e centri militari o con distacchi volontari di preti o diaconi per le missioni all’estero, pronti a benedire le persone, ma mai le armi.
Da più parti, in questi giorni, si è chiesto che il governo, che vuole caratterizzarsi per una politica di rigore, ridimensioni gli investimenti per la Difesa, in specie per l’acquisto degli aerei F-35, una spesa onerosissima – per noi incompatibile con le esigenze meramente difensive cui la nostra Patria è obbligata dalla Costituzione – che potrebbe lodevolmente essere risparmiata, dirottando invece quell’immenso fiume di denaro per iniziative sociali e per aiutare gli strati più deboli della popolazione.
Speriamo che le comunità cristiane con i loro pastori siano con noi contro l’acquisto degli F-35 e contro le immense spese militari, e per promuovere invece la Difesa popolare nonviolenta.
Imploriamo da Dio il dono della pace, ripetendo a noi stessi e a tutti: “Se vuoi la pace, cerca e prepara la pace”.
Roma, 18 febbraio 2012
28° dalla firma del nuovo Concordato

www.italialaica.it 18/02/12

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6 Responses to No ai cappellani militari

  1. lorenzo galbiati il 19 febbraio 2012 alle 23:13

    Questo appello è stato lanciato dal Centro Interconfessionale per la Pace, ed è circolato negli ambienti pacifisti, cattolici di sinistra, e in alcuni spazi che si occupano di laicità. A promuoverlo e ad aderire per primi sono stati personalità e associazioni del mondo cattolico pacifista.

    L’appello originale si trova qui:

    http://www.cipax-roma.it/documenti2.asp

    promuovono: Cipax, Cdb SanPaolo, Pax Christi Roma, Noi Siamo Chiesa – gruppo romano
    CIPAX – Centro interconfessionale per la pace aps
    VIA OSTIENSE 152/b – 00154 Roma

    Hanno aderito (fino al 13.2.2012):
    Giovanni Franzoni
    Pane e Rose Onlus – Casalpalocco
    Enrico Peyretti – Movimento Nonviolento di Torino
    Comunità di Base di Torino
    Centro Gandhi Edizioni Onlus
    Comunità di base delle Piagge – Firenze
    Punto Pace Pax Christi di Catania
    Casa per la pace di Grottaglie (TA)
    La redazione del sito http://www.ildialogo.org
    Alex Zanotelli – missionario comboniano
    Movimento Internazionale della Riconciliazione
    Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni

    Non vedo sul sito del Cipax un link per la raccolta firme dunque immagino che chi voglia sostenere questo appello debba scrivere a info@cipax-roma.it

    Io l’ho fatto.

  2. ULTRARIBBELLE il 20 febbraio 2012 alle 10:10

    NO AI CAPPELLANI! SI ALLE CAPPELLE TRA MILITI CAPELLONI!

  3. enrico dignani il 20 febbraio 2012 alle 13:46

    Il fermento umano
    Guerre comprese
    Razionalizzano le possibilità di esistenza
    E di sviluppo.

    Le guance dell’umanità
    Sono fresche e sode,
    Dio le benedica.

  4. Ares il 20 febbraio 2012 alle 17:52

    Cosa sono fresche e sode ?…

    Ah!, le guance.

  5. enrico dignani il 20 febbraio 2012 alle 20:59

    Associazioni solvibili
    E permessi comunali
    Per avere figli.

    La meraviglia se sbadiglia
    Conduce al dubbio
    Di abitare la luna
    Di abitare la morte
    Di sentirsi presi da belle e nude braccia
    Nell’eterno ritorno.
    Significanti ramificano proliferano
    Eterogenee stupefacenti
    Pretese di novità.
    Questo è il pianeta Terra
    Funziona cosi.
    Fondali marini misteriosi
    E ologie variopinte,
    Il participio passato di esigere
    E il raffreddamento emotivo
    Sono a discrezione di coloro,
    C’è l’area semantica di brutalità,
    C’è la filiera delle filiere,
    I codici civile e penale
    Fanno del loro meglio,
    Dio li benedica.
    Il fermento umano
    Guerre comprese
    Razionalizzano le possibilità di esistenza
    E di sviluppo.

    Le guance dell’umanità
    Sono fresche e sode,
    Dio le benedica.

  6. flavio marcolini il 21 febbraio 2012 alle 07:12

    Non è piaciuta al Gruppo Don Milani di Brescia la proposta di porre le Forze Armate sotto la protezione del Beato Giovanni XXIII, avanzata da mons. Vincenzo Pelvi, ordinario militare per l’Italia.
    L’associazione guidata da don Angelo Chiappa ha scritto una lettera aperta al vescovo Luciano Monari in cui “ricorda che Papa Giovanni promulgò l’enciclica ‘Pacem in terris’ in cui definì la guerra come roba da pazzi, e ora si fa violenza al suo magistero tirandolo in campo”.
    “Memori della risposta che don Milani diede ai cappellani militari toscani che nel 1965 definirono vili i primi obiettori di coscienza provenienti dal mondo cattolico” i membri del Gruppo chiedono “ai sacerdoti in servizio militare di confrontarsi con la storia e con le opere dei loro predecessori che, nel nome di Cristo, benedicevano cannoniere e navi da guerra in partenza per missioni in cui altro non dovevano fare che stracciare le carni e togliere la vita ad altri uomini”.
    E stigmatizzano l’attuale contraddizione: “sulla divisa sacerdotale c’è il segno degli ufficiali il cui primo compito era ed è di garantire ai soldati la legittimità della guerra e della violenza che essa comporta”, mentre “con la stessa divisa sono celebrate le messe al campo con i reparti in assetto di guerra”.
    Il Gruppo Don Milani chiede “di non confondere le idee sul Papa buono, la smilitarizzazione dei sacerdoti in servizio religioso, uno studio promosso dal Vaticano o dalla Cei per l’attivazione di forme nonviolente di difesa”. In particolare al Vescovo di Brescia propone “di non far entrare bandiere e labari nelle chiese, di vietare durante le messe la lettura di preghiere d’armi e non delegare più sacerdoti bresciani al servizio castrense”.
    Per informazioni e adesioni si può scrivere una e-mail a info@gruppodonmilanibrescia.it.



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