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	Commenti a: Il papa e la storia italiana	</title>
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		<title>
		Di: franco buffoni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/27/il-papa-e-la-storia-italiana/#comment-163486</link>

		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 19:57:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Daniele, sapessi quanto apprezzo la tua generosità, anzitutto nel commentare; quindi nell&#039;entrare con rispetto e competenza nel cuore dell&#039;argomento trattato. Che dire? Grazie, concordo parola per parola. franco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Daniele, sapessi quanto apprezzo la tua generosità, anzitutto nel commentare; quindi nell&#8217;entrare con rispetto e competenza nel cuore dell&#8217;argomento trattato. Che dire? Grazie, concordo parola per parola. franco</p>
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		<title>
		Di: daniele ventre		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/27/il-papa-e-la-storia-italiana/#comment-163396</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 10:49:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2012/02/27/il-papa-e-la-storia-italiana/#comment-163337&quot;&gt;franco buffoni&lt;/a&gt;.

Il quadro che descrivi tu più che il sogno del poeta, è la necessità dell&#039;uomo come essere sociale, se vuole rimanere sociale, se non vuole tramutarsi in un grumo di volontà prevaricatrice asservito alle parole d&#039;ordine deformanti di un&#039;ideologia distorcente.

Il problema è forse anche quello del sacro: l&#039;uomo laico ha essenzialmente dinanzi due ierofanie: l&#039;individuo e l&#039;universo -una volta si diceva: la legge morale in me, il cielo stellato su di me. Il pensiero laico, nelle sue diverse declinazioni teologiche, attua questa trasformazione del sacro: una trasformazione scomoda, perché più che negare (come i devoti vorrebbero), compie una rivoluzione sfasciando le pareti e le sbarre fatte di segni e di gesti che le religioni da sempre erigono attorno all&#039;uomo, in un gioco ambiguo di protezione-incarcerazione.

Questo dato implica che l&#039;uomo laico può fare affidamento solo sulla sua idealità e sulla capacità di tradurla in atto. Se non riesce ad essere autentico, fallisce. L&#039;uomo religioso può non essere autentico: chiese, simboli e riti rimangono, sempre più vuoti, ma rimangono. Certo, l&#039;uomo attento potrebbe notare che l&#039;individuo e l&#039;universo intorno sono templi molto più duraturi e antichi. Ma la maggior parte degli uomini non è attenta, anzi, non vuole esserlo: ha bisogno della narcosi del segno religioso.

Quello che tu proponi, ed è di una giustezza e di una giustizia disarmante, implicherebbe l&#039;affermazione definitiva e perentoria dell&#039;uomo autentico e della donna autentica su scala storia, e dei valori di quest&#039;autenticità. 

Oltretutto, quella che l&#039;uomo laico persegue è in realtà una religio interiore, che gli strilloni del devozionalismo non comprendono, perché sono loro essenzialmente atei, nel senso pratico, etico, del termine: sono uomini intrinsecamente deboli, che hanno bisogno di gridare una fede in altro perché non possono avere fede in sé stessi, e la impongono, quella fede, a un intero corpo sociale, facendosi necessariamente strumenti di un asse di dominio e rimanendo nella sostanza indifferenti ai problemi reali delle persone concrete.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/02/27/il-papa-e-la-storia-italiana/#comment-163337">franco buffoni</a>.</p>
<p>Il quadro che descrivi tu più che il sogno del poeta, è la necessità dell&#8217;uomo come essere sociale, se vuole rimanere sociale, se non vuole tramutarsi in un grumo di volontà prevaricatrice asservito alle parole d&#8217;ordine deformanti di un&#8217;ideologia distorcente.</p>
<p>Il problema è forse anche quello del sacro: l&#8217;uomo laico ha essenzialmente dinanzi due ierofanie: l&#8217;individuo e l&#8217;universo -una volta si diceva: la legge morale in me, il cielo stellato su di me. Il pensiero laico, nelle sue diverse declinazioni teologiche, attua questa trasformazione del sacro: una trasformazione scomoda, perché più che negare (come i devoti vorrebbero), compie una rivoluzione sfasciando le pareti e le sbarre fatte di segni e di gesti che le religioni da sempre erigono attorno all&#8217;uomo, in un gioco ambiguo di protezione-incarcerazione.</p>
<p>Questo dato implica che l&#8217;uomo laico può fare affidamento solo sulla sua idealità e sulla capacità di tradurla in atto. Se non riesce ad essere autentico, fallisce. L&#8217;uomo religioso può non essere autentico: chiese, simboli e riti rimangono, sempre più vuoti, ma rimangono. Certo, l&#8217;uomo attento potrebbe notare che l&#8217;individuo e l&#8217;universo intorno sono templi molto più duraturi e antichi. Ma la maggior parte degli uomini non è attenta, anzi, non vuole esserlo: ha bisogno della narcosi del segno religioso.</p>
<p>Quello che tu proponi, ed è di una giustezza e di una giustizia disarmante, implicherebbe l&#8217;affermazione definitiva e perentoria dell&#8217;uomo autentico e della donna autentica su scala storia, e dei valori di quest&#8217;autenticità. </p>
<p>Oltretutto, quella che l&#8217;uomo laico persegue è in realtà una religio interiore, che gli strilloni del devozionalismo non comprendono, perché sono loro essenzialmente atei, nel senso pratico, etico, del termine: sono uomini intrinsecamente deboli, che hanno bisogno di gridare una fede in altro perché non possono avere fede in sé stessi, e la impongono, quella fede, a un intero corpo sociale, facendosi necessariamente strumenti di un asse di dominio e rimanendo nella sostanza indifferenti ai problemi reali delle persone concrete.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ares		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/27/il-papa-e-la-storia-italiana/#comment-163359</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ares]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 11:04:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=41626#comment-163359</guid>

					<description><![CDATA[Ooooooooooooh bello!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ooooooooooooh bello!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: franco buffoni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/27/il-papa-e-la-storia-italiana/#comment-163337</link>

		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 23:10:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=41626#comment-163337</guid>

					<description><![CDATA[Caro Daniele,
ti riporto qui un passaggio in forma dialogica dal mio PIU&#039; LUCE, PADRE (SOSSELLA 2006). Da allora la situazione è solo peggiorata...


Allora, una tua proposta concreta e attuabile entro i confini italiani…

E’ quella di un annuale meeting, analogo nella impostazione a quello dei cattolici a Rimini, imperniato sui valori dell’ateismo e del laicismo. Invitando come high lights - per esempio - Zapatero e Mainardi. Purtroppo, sul piano organizzativo, scontiamo decenni di fatiche, esperienze, energie d’ogni tipo bruciate dagli atei italiani all’interno del P.C.I.

Bruciate?

Sì, bruciate in quella contraddizione tragica tra giustizia e libertà su cui spesso il P.C.I. chiamò drasticamente a “scegliere”, polarizzando l’attenzione sul primo termine a scapito del secondo.

Quali potrebbero essere i punti programmatici?

Anzitutto una riflessione a tutto campo sulla morale laica. Ripartendo proprio dall’abc, dall’antica contrapposizione tra un’etica della virtù e un’etica della felicità. Per giungere alla dicotomia tra etica del dovere e etica della utilità. E naturalmente parlare di Weber, distinguendo tra etica della intenzione pura e etica della responsabilità. Riconoscendo la ricchezza prodotta dalla varietà delle sfere morali che via via l’umanità è andata configurandosi, fino a delineare quella più prossima all’ideale di tolleranza e di diritti dell’uomo.

Mettendomi nella tua ottica, occorrerebbe formulare una motivazione profonda capace di attrarre le persone giovani, bisognose di “fedi”…

Governo sovranazionale, razionalizzazione dell’uso delle risorse, pianificazione demografica, lotta alla povertà e alla fame, rafforzamento concettuale di una nuova, altissima spiritualità...

Il trionfo di Bonaiuti...

Sì. Non è più tollerabile l’attuale pigro appalto dei servizi di nascita e di morte al dogmatismo delle gerarchie vaticane. 

Pigro appalto?

Non so definire diversamente questo stato di generale acquiescenza intellettuale alla pia frode. La nostra visione etica è migliore, più rispettosa dell’intelletto umano e più saggia della loro. Dobbiamo crederci ed esserne orgogliosi. 

La tua visione, zio, questa è la tua…

Va bene. Il loro potere si erge sulla nostra scarsa fiducia in noi stessi. Il futuro è nelle nostre capacità di indicare percorsi morali alternativi convincenti e rassicuranti. C’è un enorme lavoro intellettuale da compiere anche insieme a molti cristiani - e persino a numerosi sacerdoti sensibili e intelligenti - onestamente in cammino verso altre e più alte forme di spiritualità.

Uhm. Questa, dunque, la tua Rimini laica… O atea? A proposito, credo che dovresti distinguere tra ateo e laico: mi sembra che tu ricorra ai due termini indifferentemente.

Poiché credo che passeranno decenni prima che in Italia (e, se è per questo, anche negli Stati Uniti) il termine ateo perda la sua connotazione negativa e privativa; e poiché proprio non sopporto l’espressione “non-credente”, ricorro deliberatamente al termine “laico” in modo estensivo. E spero che si imponga sempre di più come sinonimo soft di ateo. D’altro canto, etimologicamente, laico significa “del popolo”. Dunque, siamo tanti.

E i contenuti per la Rimini laica?

Te ne cito alcuni, solo per darti un’idea. Sostegno assoluto alla ricerca scientifica e alla diffusione con ogni mezzo della cultura scientifica: illuminante, al riguardo, l’ultimo libro di Tullio Regge, Lettera ai giovani sulla scienza. L’obiettivo mi sembra chiaro: educare sin dai primi anni di scuola a conoscere il metodo della scienza (prova e verifica) e i fenomeni naturali (per esempio, lezioni di geografia in cui si spiega che cosa sono la tettonica a zolle e le onde anomale: può essere utile); abolizione degli oroscopi dai programmi delle tv di stato; sostituzione nelle scuole di stato del corso confessionale di religione con corsi di storia delle civiltà culturali; analisi del concordato attualmente in vigore tra stato italiano e stato vaticano. E naturalmente diritti civili. Se vuoi che continui con gli argomenti: cellule staminali, procreazione assistita, eutanasia. Partendo dal principio che la vita appartiene al singolo individuo, e non è un “dono di Dio”.
 
Certo che fai proprio di tutto per risultare fastidioso, arrogante, antipatico. Per farti respingere. Non sei conciliante. 

Te lo ripeto: non ho mai scritto o parlato per risultare gradevole o per farmi benvolere. Vivo nella consapevolezza che i diritti degli atei vengono costantemente calpestati. Altro obiettivo: poter versare l’otto per mille anche ad associazioni come nogod, che propagandano fondatamente l’ateismo come valore. Se penso a quante volte vengo offeso ogni giorno come ateo e come omosessuale dai mezzi di informazione, dalla mentalità corrente. C’è un immane lavoro da compiere. 

Perché leghi i due argomenti?

Ateismo e omosessualità? Per risultare completamente antipatico anche agli omosessuali cattolici. Perché prendano coscienza della contraddizione in cui vivono.

Penso che la conoscano già.

E allora perché continuano a lasciarsi offendere senza reagire dalle gerarchie cattoliche e conseguentemente dalla mentalità corrente?

Beh, non esagerare…

E’ perché tu nemmeno te ne accorgi! Ieri sera ho acceso il televisore, c’era una trasmissione sulla prima rete della tv di stato con alcuni bambini come ospiti. Notaio - rivolto al conduttore - con riferimento a un bambino di otto anni: “Deve scegliere prima a chi vuole dare un bacio se perde, naturalmente una persona del sesso opposto; a quale bambina”. Perché mai un bambino di otto anni non deve poter baciare un altro bambino? E’ questo “naturalmente” che è discriminatorio e offensivo. E scelgo apposta un esempio apparentemente insignificante, che ne vale mille altri; una frase come se ne sentono di continuo. Noi omosessuali vogliamo solo essere e sentirci normali. Invece ciò che non si vuole è proprio questo. C’è – a parole almeno – disponibilità alla tolleranza, ma non ci vogliono concedere lo statuto della normalità. Perché se dovessero cedere su quello, dovrebbero cedere anche sui diritti, che invece continuano a conculcarci. Nemmeno i pacs passano nel nostro parlamento retrivo e ignorante, dominato da cattolici di ogni tipo e dalle destre più sconce.

Sei disorganico: metti sullo stesso piano ateismo e omosessualità; attacchi le gerarchie cattoliche e trai l’esempio dalla tv di stato…

Ma non capisci che per noi si tratta della stessa cosa? La parola d’ordine è una sola. Non deve passare il principio della nostra “normalità”. E non c’è nemmeno bisogno della parola d’ordine. Ci si comporta così, perché si sa che il contrario verrebbe sanzionato.

Ma specificamente per l’omosessualità…

La mentalità corrente, fomentata dalla chiesa cattolica, recita che noi dobbiamo essere “accolti”. Prova a vedere come ti accolgono se ti presenti per mano al tuo compagno e dici che sei felice e vorresti costruirti con lui una vita normale, e magari che sei disponibile ad adottare un minore…

Ma qui c’è una legge dello stato.

Appunto, una alleanza stolida e retriva.

Che cosa suggeriresti?

Partirei da una domanda di fondo. Qual è il bisogno essenziale di un minore? 

Mi sembra evidente: almeno una persona adulta che gli voglia bene e che si prenda cura di lui. 

Premesso che, se le persone sono due e persino coincidono con i genitori biologici, siamo tutti contenti, ti chiedo: il legislatore di che cosa fondamentalmente dovrebbe preoccuparsi? 

Della salute fisica e mentale del minore.

Quindi che cresca sereno, senza traumi, in un ambiente confortevole, con almeno una persona adulta che lo ami e che lo educhi; oppure deve preoccuparsi di proteggere a tutti i costi la paternità e la maternità biologiche? E in caso di manifesta indecenza di queste ultime attendere finché un altro simulacro di famiglia tradizionale sia disponibile all’adozione? Questo è il punto: qual è la priorità? Il minore o la cosiddetta “famiglia”?

Perché poni la questione in questi termini?

Perché mi sembra che sia passato il principio della protezione a tutti i costi della famiglia tradizionale, all’interno della quale – lo sappiamo bene – ogni nefandezza è sempre stata possibile,  a scapito dei diritti del singolo, in primis del minore, e quindi dell’individuo, di qualunque cittadino/a senziente, responsabile, con la fedina penale pulita, e regolarmente contribuente tasse e tributi.

Dunque che cosa proponi?

Un solo articolo di legge con le richieste minime a tutela dei minori. Ciascun minore ha diritto ad avere almeno un tutore, che ovviamente, nella grande maggioranza dei casi, coincide con uno dei due genitori biologici. Quella persona adulta, diciamo tra i diciotto e i settanta anni è di fronte alla legge responsabile di ciò che accade al minore: è quella persona che viene convocata dalle severissime autorità preposte al controllo, a rendere conto di eventuali carenze nell’accudimento e nella educazione. Va da sé che al legislatore non interessa se questa persona adulta vive da sola, in coppia, o in comunità: l’importante è che sia in grado di salvaguardare la serenità e una armonica crescita del minore.

In questo modo spazzi via in un colpo solo una serie di complesse questioni.

Perché ho chiaro l’obiettivo: la salvaguardia e la tutela del minore. Tutto il resto è ideologia, luogo comune e pregiudizio.

Insomma, tu vorresti uno stato attento e severo, in grado di controllare capillarmente le condizioni di crescita di ciascun minore - senza sconti per nessuno - e al contempo rispettoso delle scelte di vita di ogni persona adulta.

Certo, fermo restando che lo stato non può che incoraggiare qualunque forma di vita aggregata, per ovvii motivi di mutua assistenza e di convenienza economica e sociale.

Quindi il tutore potrebbe essere una nonna o un nonno, già dalla nascita del minore, senza che necessariamente il padre o la madre biologici risultino inadatti al compito?

Certamente. Un nonno può essere più maturo e con più tempo a disposizione per assumersi tale compito di fronte alla legge. E nulla vieta, ovviamente, che ciò avvenga in una abitazione condivisa con entrambi i genitori biologici…

Sei disarmante.

Per dimostrarti come, se si affrontano le esigenze dei cittadini in un’ottica affrancata da pregiudizi ideologici, tutto risulti più semplice, ti porto l’esempio della costruzione di nuove chiese - in parte erette con finanziamento statale - nelle periferie urbane, dove alta è la percentuale di immigrati professanti altri credi religiosi. E collego tale esempio alle polemiche di cui siamo testimoni qui in Lombardia quando certe giunte rifiutano di donare il terreno alla comunità islamica per la costruzione della moschea…

Sentiamo: li converti tutti all’ateismo?

Col tempo, magari. Ho tuttavia ben chiara la risposta che dovrebbe dare un potere pubblico laico e privo di preferenze o pregiudizi ideologici. Si prende atto che esistono in vasti strati della popolazione esigenze di aggregazione con finalità rituali e religiose, ma anche culturali e ricreative. Tali esigenze sono molteplici e quella municipalità o quel dato quartiere non hanno spazi e denari per finanziare ciascun gruppo nella realizzazione del proprio edificio…

Allora che si fa?

Una ampia riflessione di ordine generale. Primo: un amministratore deve sempre favorire le aggregazioni. Secondo: fermo restando il rispetto della legge, non deve favorire un gruppo rispetto ad un altro.

Quindi?

Quindi si finanzia la costruzione di un unico grande spazio bene attrezzato e polifunzionale, con bagni all’entrata (come nelle chiese finlandesi) e ogni genere di servizi (bar, piccolo ristoro, nursery), con uno spazio principale che il venerdì serve ai musulmani per le loro funzioni e la domenica ai cattolici, ma nulla vieta che il sabato sera diventi sala di ritrovo per i giovani con musiche, canti e danze; il giovedì luogo per la festa della scuola, o il mercoledì cineforum. Con un corredo di piccole sale per il quotidiano culto singolo o di piccoli gruppi, e un’unica guardianìa responsabile della gestione corrente.

Ma i cristiani hanno l’altare, il luogo è consacrato…

Se è per questo anche i musulmani. Ogni gruppo avrebbe il proprio décor, il proprio scenario ad hoc, come avviene a teatro quando si cambiano le scene. Sarebbe un luogo di aggregazione multietnico e multiculturale. L’unico che un moderno amministratore dovrebbe finanziare, attrezzare e gestire. E chissà che – frequentando lo stesso luogo, usando gli stessi servizi – le persone non imparino a conoscersi, e magari a valutare i rispettivi credi come obsoleti retaggi di antiche tradizioni, fino a superare lo stadio della preghiera e della magia e ad approdare a quello del dialogo e della riflessione culturale.

Non ti sembra tutto questo un sogno?

Se non sognano i poeti…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Daniele,<br />
ti riporto qui un passaggio in forma dialogica dal mio PIU&#8217; LUCE, PADRE (SOSSELLA 2006). Da allora la situazione è solo peggiorata&#8230;</p>
<p>Allora, una tua proposta concreta e attuabile entro i confini italiani…</p>
<p>E’ quella di un annuale meeting, analogo nella impostazione a quello dei cattolici a Rimini, imperniato sui valori dell’ateismo e del laicismo. Invitando come high lights &#8211; per esempio &#8211; Zapatero e Mainardi. Purtroppo, sul piano organizzativo, scontiamo decenni di fatiche, esperienze, energie d’ogni tipo bruciate dagli atei italiani all’interno del P.C.I.</p>
<p>Bruciate?</p>
<p>Sì, bruciate in quella contraddizione tragica tra giustizia e libertà su cui spesso il P.C.I. chiamò drasticamente a “scegliere”, polarizzando l’attenzione sul primo termine a scapito del secondo.</p>
<p>Quali potrebbero essere i punti programmatici?</p>
<p>Anzitutto una riflessione a tutto campo sulla morale laica. Ripartendo proprio dall’abc, dall’antica contrapposizione tra un’etica della virtù e un’etica della felicità. Per giungere alla dicotomia tra etica del dovere e etica della utilità. E naturalmente parlare di Weber, distinguendo tra etica della intenzione pura e etica della responsabilità. Riconoscendo la ricchezza prodotta dalla varietà delle sfere morali che via via l’umanità è andata configurandosi, fino a delineare quella più prossima all’ideale di tolleranza e di diritti dell’uomo.</p>
<p>Mettendomi nella tua ottica, occorrerebbe formulare una motivazione profonda capace di attrarre le persone giovani, bisognose di “fedi”…</p>
<p>Governo sovranazionale, razionalizzazione dell’uso delle risorse, pianificazione demografica, lotta alla povertà e alla fame, rafforzamento concettuale di una nuova, altissima spiritualità&#8230;</p>
<p>Il trionfo di Bonaiuti&#8230;</p>
<p>Sì. Non è più tollerabile l’attuale pigro appalto dei servizi di nascita e di morte al dogmatismo delle gerarchie vaticane. </p>
<p>Pigro appalto?</p>
<p>Non so definire diversamente questo stato di generale acquiescenza intellettuale alla pia frode. La nostra visione etica è migliore, più rispettosa dell’intelletto umano e più saggia della loro. Dobbiamo crederci ed esserne orgogliosi. </p>
<p>La tua visione, zio, questa è la tua…</p>
<p>Va bene. Il loro potere si erge sulla nostra scarsa fiducia in noi stessi. Il futuro è nelle nostre capacità di indicare percorsi morali alternativi convincenti e rassicuranti. C’è un enorme lavoro intellettuale da compiere anche insieme a molti cristiani &#8211; e persino a numerosi sacerdoti sensibili e intelligenti &#8211; onestamente in cammino verso altre e più alte forme di spiritualità.</p>
<p>Uhm. Questa, dunque, la tua Rimini laica… O atea? A proposito, credo che dovresti distinguere tra ateo e laico: mi sembra che tu ricorra ai due termini indifferentemente.</p>
<p>Poiché credo che passeranno decenni prima che in Italia (e, se è per questo, anche negli Stati Uniti) il termine ateo perda la sua connotazione negativa e privativa; e poiché proprio non sopporto l’espressione “non-credente”, ricorro deliberatamente al termine “laico” in modo estensivo. E spero che si imponga sempre di più come sinonimo soft di ateo. D’altro canto, etimologicamente, laico significa “del popolo”. Dunque, siamo tanti.</p>
<p>E i contenuti per la Rimini laica?</p>
<p>Te ne cito alcuni, solo per darti un’idea. Sostegno assoluto alla ricerca scientifica e alla diffusione con ogni mezzo della cultura scientifica: illuminante, al riguardo, l’ultimo libro di Tullio Regge, Lettera ai giovani sulla scienza. L’obiettivo mi sembra chiaro: educare sin dai primi anni di scuola a conoscere il metodo della scienza (prova e verifica) e i fenomeni naturali (per esempio, lezioni di geografia in cui si spiega che cosa sono la tettonica a zolle e le onde anomale: può essere utile); abolizione degli oroscopi dai programmi delle tv di stato; sostituzione nelle scuole di stato del corso confessionale di religione con corsi di storia delle civiltà culturali; analisi del concordato attualmente in vigore tra stato italiano e stato vaticano. E naturalmente diritti civili. Se vuoi che continui con gli argomenti: cellule staminali, procreazione assistita, eutanasia. Partendo dal principio che la vita appartiene al singolo individuo, e non è un “dono di Dio”.</p>
<p>Certo che fai proprio di tutto per risultare fastidioso, arrogante, antipatico. Per farti respingere. Non sei conciliante. </p>
<p>Te lo ripeto: non ho mai scritto o parlato per risultare gradevole o per farmi benvolere. Vivo nella consapevolezza che i diritti degli atei vengono costantemente calpestati. Altro obiettivo: poter versare l’otto per mille anche ad associazioni come nogod, che propagandano fondatamente l’ateismo come valore. Se penso a quante volte vengo offeso ogni giorno come ateo e come omosessuale dai mezzi di informazione, dalla mentalità corrente. C’è un immane lavoro da compiere. </p>
<p>Perché leghi i due argomenti?</p>
<p>Ateismo e omosessualità? Per risultare completamente antipatico anche agli omosessuali cattolici. Perché prendano coscienza della contraddizione in cui vivono.</p>
<p>Penso che la conoscano già.</p>
<p>E allora perché continuano a lasciarsi offendere senza reagire dalle gerarchie cattoliche e conseguentemente dalla mentalità corrente?</p>
<p>Beh, non esagerare…</p>
<p>E’ perché tu nemmeno te ne accorgi! Ieri sera ho acceso il televisore, c’era una trasmissione sulla prima rete della tv di stato con alcuni bambini come ospiti. Notaio &#8211; rivolto al conduttore &#8211; con riferimento a un bambino di otto anni: “Deve scegliere prima a chi vuole dare un bacio se perde, naturalmente una persona del sesso opposto; a quale bambina”. Perché mai un bambino di otto anni non deve poter baciare un altro bambino? E’ questo “naturalmente” che è discriminatorio e offensivo. E scelgo apposta un esempio apparentemente insignificante, che ne vale mille altri; una frase come se ne sentono di continuo. Noi omosessuali vogliamo solo essere e sentirci normali. Invece ciò che non si vuole è proprio questo. C’è – a parole almeno – disponibilità alla tolleranza, ma non ci vogliono concedere lo statuto della normalità. Perché se dovessero cedere su quello, dovrebbero cedere anche sui diritti, che invece continuano a conculcarci. Nemmeno i pacs passano nel nostro parlamento retrivo e ignorante, dominato da cattolici di ogni tipo e dalle destre più sconce.</p>
<p>Sei disorganico: metti sullo stesso piano ateismo e omosessualità; attacchi le gerarchie cattoliche e trai l’esempio dalla tv di stato…</p>
<p>Ma non capisci che per noi si tratta della stessa cosa? La parola d’ordine è una sola. Non deve passare il principio della nostra “normalità”. E non c’è nemmeno bisogno della parola d’ordine. Ci si comporta così, perché si sa che il contrario verrebbe sanzionato.</p>
<p>Ma specificamente per l’omosessualità…</p>
<p>La mentalità corrente, fomentata dalla chiesa cattolica, recita che noi dobbiamo essere “accolti”. Prova a vedere come ti accolgono se ti presenti per mano al tuo compagno e dici che sei felice e vorresti costruirti con lui una vita normale, e magari che sei disponibile ad adottare un minore…</p>
<p>Ma qui c’è una legge dello stato.</p>
<p>Appunto, una alleanza stolida e retriva.</p>
<p>Che cosa suggeriresti?</p>
<p>Partirei da una domanda di fondo. Qual è il bisogno essenziale di un minore? </p>
<p>Mi sembra evidente: almeno una persona adulta che gli voglia bene e che si prenda cura di lui. </p>
<p>Premesso che, se le persone sono due e persino coincidono con i genitori biologici, siamo tutti contenti, ti chiedo: il legislatore di che cosa fondamentalmente dovrebbe preoccuparsi? </p>
<p>Della salute fisica e mentale del minore.</p>
<p>Quindi che cresca sereno, senza traumi, in un ambiente confortevole, con almeno una persona adulta che lo ami e che lo educhi; oppure deve preoccuparsi di proteggere a tutti i costi la paternità e la maternità biologiche? E in caso di manifesta indecenza di queste ultime attendere finché un altro simulacro di famiglia tradizionale sia disponibile all’adozione? Questo è il punto: qual è la priorità? Il minore o la cosiddetta “famiglia”?</p>
<p>Perché poni la questione in questi termini?</p>
<p>Perché mi sembra che sia passato il principio della protezione a tutti i costi della famiglia tradizionale, all’interno della quale – lo sappiamo bene – ogni nefandezza è sempre stata possibile,  a scapito dei diritti del singolo, in primis del minore, e quindi dell’individuo, di qualunque cittadino/a senziente, responsabile, con la fedina penale pulita, e regolarmente contribuente tasse e tributi.</p>
<p>Dunque che cosa proponi?</p>
<p>Un solo articolo di legge con le richieste minime a tutela dei minori. Ciascun minore ha diritto ad avere almeno un tutore, che ovviamente, nella grande maggioranza dei casi, coincide con uno dei due genitori biologici. Quella persona adulta, diciamo tra i diciotto e i settanta anni è di fronte alla legge responsabile di ciò che accade al minore: è quella persona che viene convocata dalle severissime autorità preposte al controllo, a rendere conto di eventuali carenze nell’accudimento e nella educazione. Va da sé che al legislatore non interessa se questa persona adulta vive da sola, in coppia, o in comunità: l’importante è che sia in grado di salvaguardare la serenità e una armonica crescita del minore.</p>
<p>In questo modo spazzi via in un colpo solo una serie di complesse questioni.</p>
<p>Perché ho chiaro l’obiettivo: la salvaguardia e la tutela del minore. Tutto il resto è ideologia, luogo comune e pregiudizio.</p>
<p>Insomma, tu vorresti uno stato attento e severo, in grado di controllare capillarmente le condizioni di crescita di ciascun minore &#8211; senza sconti per nessuno &#8211; e al contempo rispettoso delle scelte di vita di ogni persona adulta.</p>
<p>Certo, fermo restando che lo stato non può che incoraggiare qualunque forma di vita aggregata, per ovvii motivi di mutua assistenza e di convenienza economica e sociale.</p>
<p>Quindi il tutore potrebbe essere una nonna o un nonno, già dalla nascita del minore, senza che necessariamente il padre o la madre biologici risultino inadatti al compito?</p>
<p>Certamente. Un nonno può essere più maturo e con più tempo a disposizione per assumersi tale compito di fronte alla legge. E nulla vieta, ovviamente, che ciò avvenga in una abitazione condivisa con entrambi i genitori biologici…</p>
<p>Sei disarmante.</p>
<p>Per dimostrarti come, se si affrontano le esigenze dei cittadini in un’ottica affrancata da pregiudizi ideologici, tutto risulti più semplice, ti porto l’esempio della costruzione di nuove chiese &#8211; in parte erette con finanziamento statale &#8211; nelle periferie urbane, dove alta è la percentuale di immigrati professanti altri credi religiosi. E collego tale esempio alle polemiche di cui siamo testimoni qui in Lombardia quando certe giunte rifiutano di donare il terreno alla comunità islamica per la costruzione della moschea…</p>
<p>Sentiamo: li converti tutti all’ateismo?</p>
<p>Col tempo, magari. Ho tuttavia ben chiara la risposta che dovrebbe dare un potere pubblico laico e privo di preferenze o pregiudizi ideologici. Si prende atto che esistono in vasti strati della popolazione esigenze di aggregazione con finalità rituali e religiose, ma anche culturali e ricreative. Tali esigenze sono molteplici e quella municipalità o quel dato quartiere non hanno spazi e denari per finanziare ciascun gruppo nella realizzazione del proprio edificio…</p>
<p>Allora che si fa?</p>
<p>Una ampia riflessione di ordine generale. Primo: un amministratore deve sempre favorire le aggregazioni. Secondo: fermo restando il rispetto della legge, non deve favorire un gruppo rispetto ad un altro.</p>
<p>Quindi?</p>
<p>Quindi si finanzia la costruzione di un unico grande spazio bene attrezzato e polifunzionale, con bagni all’entrata (come nelle chiese finlandesi) e ogni genere di servizi (bar, piccolo ristoro, nursery), con uno spazio principale che il venerdì serve ai musulmani per le loro funzioni e la domenica ai cattolici, ma nulla vieta che il sabato sera diventi sala di ritrovo per i giovani con musiche, canti e danze; il giovedì luogo per la festa della scuola, o il mercoledì cineforum. Con un corredo di piccole sale per il quotidiano culto singolo o di piccoli gruppi, e un’unica guardianìa responsabile della gestione corrente.</p>
<p>Ma i cristiani hanno l’altare, il luogo è consacrato…</p>
<p>Se è per questo anche i musulmani. Ogni gruppo avrebbe il proprio décor, il proprio scenario ad hoc, come avviene a teatro quando si cambiano le scene. Sarebbe un luogo di aggregazione multietnico e multiculturale. L’unico che un moderno amministratore dovrebbe finanziare, attrezzare e gestire. E chissà che – frequentando lo stesso luogo, usando gli stessi servizi – le persone non imparino a conoscersi, e magari a valutare i rispettivi credi come obsoleti retaggi di antiche tradizioni, fino a superare lo stadio della preghiera e della magia e ad approdare a quello del dialogo e della riflessione culturale.</p>
<p>Non ti sembra tutto questo un sogno?</p>
<p>Se non sognano i poeti…</p>
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		<title>
		Di: daniele ventre		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/27/il-papa-e-la-storia-italiana/#comment-163324</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 00:49:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se ciò accade è soltanto colpa nostra. La cultura laica dovrebbe costituire un fronte unitario scevro da compromessi sia tattici sia strategici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ciò accade è soltanto colpa nostra. La cultura laica dovrebbe costituire un fronte unitario scevro da compromessi sia tattici sia strategici.</p>
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		Di: Antonio Devicienti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/27/il-papa-e-la-storia-italiana/#comment-163321</link>

		<dc:creator><![CDATA[Antonio Devicienti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 18:02:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vogliamo un&#039;Italia laica e moderna - ma, ahimé, siamo ancora in una fase in cui dobbiamo batterci per un qualcosa che Francia, Gran Bretagna, Germania hanno raggiunto da tempo; ancora siamo costretti a denunciare la doppia morale della Chiesa romana, la sua ipocrisia, l&#039;interpretazione ad usum delphini della storia, della NOSTRA storia. Il governo Monti non sembra potere (o, peggio, volere) imboccare una via di rinnovamento anche nei rapporti con Papa, CEI, scuole cattoliche. Eppure sono davvero tanti gli Italiani che trovano inaccettabile la sottomissione dello Stato alla Chiesa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vogliamo un&#8217;Italia laica e moderna &#8211; ma, ahimé, siamo ancora in una fase in cui dobbiamo batterci per un qualcosa che Francia, Gran Bretagna, Germania hanno raggiunto da tempo; ancora siamo costretti a denunciare la doppia morale della Chiesa romana, la sua ipocrisia, l&#8217;interpretazione ad usum delphini della storia, della NOSTRA storia. Il governo Monti non sembra potere (o, peggio, volere) imboccare una via di rinnovamento anche nei rapporti con Papa, CEI, scuole cattoliche. Eppure sono davvero tanti gli Italiani che trovano inaccettabile la sottomissione dello Stato alla Chiesa.</p>
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		<title>
		Di: Ares		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/27/il-papa-e-la-storia-italiana/#comment-163319</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ares]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 12:44:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Libero = Libro ... heheeheheheh ^__^]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Libero = Libro &#8230; heheeheheheh ^__^</p>
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		<title>
		Di: Ares		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/27/il-papa-e-la-storia-italiana/#comment-163318</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ares]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 12:42:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Franco, 
ogni tanto entro... la vita talvolta ti risucchia come un buon libero, solo che non si puo decidere di chiuderne le pagine.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Franco,<br />
ogni tanto entro&#8230; la vita talvolta ti risucchia come un buon libero, solo che non si puo decidere di chiuderne le pagine.</p>
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		<title>
		Di: Ares		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/27/il-papa-e-la-storia-italiana/#comment-163317</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ares]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 12:36:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Impreciso&quot; è diverso di &quot;occultivo&quot;.. in che senso  dici impreciso.... hem precisa, precisa.]]></description>
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		<title>
		Di: misha		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/27/il-papa-e-la-storia-italiana/#comment-163311</link>

		<dc:creator><![CDATA[misha]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 21:33:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[uffa, ma perché? Dico, capisco le esigenze del papa, immagino che per lui l&#039;utilizzo di una storia di parte sia necessario per colmare certe lacune caratterizzanti del suo strano mestiere; ma tu, blogger, tu quoque, perché?
la differenza nei contenuti non conta niente se la metodologia di base è identica.

sei impreciso uguale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>uffa, ma perché? Dico, capisco le esigenze del papa, immagino che per lui l&#8217;utilizzo di una storia di parte sia necessario per colmare certe lacune caratterizzanti del suo strano mestiere; ma tu, blogger, tu quoque, perché?<br />
la differenza nei contenuti non conta niente se la metodologia di base è identica.</p>
<p>sei impreciso uguale</p>
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