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	Commenti a: L&#8217;età dell&#8217;ansia per il ceto medio	</title>
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		<title>
		Di: babain		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-164387</link>

		<dc:creator><![CDATA[babain]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 10:18:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando un professore emerito, famoso sociologo ti parla delle caravelle di Cristoforo Colombo e propone utopici modelli di governance aspettandosi &quot; la spontanea cessione di porzioni di sovranità statuale da parete dei governanti&quot; (Alberto Martinelli, La democrazia globale pg.184) a favore di istituzioni democratiche significa che la sociologia dorme sugli allori in questo paese per non dire di peggio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando un professore emerito, famoso sociologo ti parla delle caravelle di Cristoforo Colombo e propone utopici modelli di governance aspettandosi &#8221; la spontanea cessione di porzioni di sovranità statuale da parete dei governanti&#8221; (Alberto Martinelli, La democrazia globale pg.184) a favore di istituzioni democratiche significa che la sociologia dorme sugli allori in questo paese per non dire di peggio.</p>
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		<title>
		Di: Stefano Durì		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163963</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stefano Durì]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 15:53:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163958&quot;&gt;andrea inglese&lt;/a&gt;.

La &quot;mia lettura della crisi&quot;? non prenderla come una risposta scortese, ma &quot;I would prefer not to&quot;, mi farei ridere da solo. E&#039; invece NI che deve darmi (come in questo thread) spunti di lettura e approfondimento, altroché. 
Grazie per questa discussione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163958">andrea inglese</a>.</p>
<p>La &#8220;mia lettura della crisi&#8221;? non prenderla come una risposta scortese, ma &#8220;I would prefer not to&#8221;, mi farei ridere da solo. E&#8217; invece NI che deve darmi (come in questo thread) spunti di lettura e approfondimento, altroché.<br />
Grazie per questa discussione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163958</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 14:59:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163957&quot;&gt;Stefano Durì&lt;/a&gt;.

Stefano sei stato chiaro, anche se sulle critiche specifiche che fai, come ho detto, non sono ovviamente in grado d&#039;intervenire. Non è proprio il mio mesté...

Sulla questione crisi del capitalismo e sua diagnosi, le posizioni che sono in linea con quella espressa da Lazzarato mi
sembrano innanzitutto quelle espresse da Immanuel Wallerestein. In un paragrafo de &quot;Il declino dell&#039;America&quot; c&#039;è un&#039;analisi del concetto di crisi ciclica e crisi strutturale dell&#039;economia mondo capitalistica. La tesi di Wallerstein è che a cavallo tra fine 60 e inizio 70 si è entrati in una crisi strutturale, ossia in una forsennata necessità da parte del capitale di ridurre i costi di produzione e in particolare il costo del lavoro, alla cui crescita esso stesso, nel periodo precedente, aveva &quot;tatticamente&quot; contribuito (far guadagnare di più per far consumare di più).
Diagnosi simile la trovi in un autore come Chesnais, di cui Derive Approdi ha appena tradotto un libro in italiano.
https://www.nazioneindiana.com/2012/03/13/i-debiti-illegittimi-intervista-a-francois-chesnais/

Ovviamente questa faccenda va ben al di là dello stato di salute del ceto medio. Ma sarei curioso di sapere qual è la tua lettura, in termini accessibili ai profani, dell&#039;attuale crisi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163957">Stefano Durì</a>.</p>
<p>Stefano sei stato chiaro, anche se sulle critiche specifiche che fai, come ho detto, non sono ovviamente in grado d&#8217;intervenire. Non è proprio il mio mesté&#8230;</p>
<p>Sulla questione crisi del capitalismo e sua diagnosi, le posizioni che sono in linea con quella espressa da Lazzarato mi<br />
sembrano innanzitutto quelle espresse da Immanuel Wallerestein. In un paragrafo de &#8220;Il declino dell&#8217;America&#8221; c&#8217;è un&#8217;analisi del concetto di crisi ciclica e crisi strutturale dell&#8217;economia mondo capitalistica. La tesi di Wallerstein è che a cavallo tra fine 60 e inizio 70 si è entrati in una crisi strutturale, ossia in una forsennata necessità da parte del capitale di ridurre i costi di produzione e in particolare il costo del lavoro, alla cui crescita esso stesso, nel periodo precedente, aveva &#8220;tatticamente&#8221; contribuito (far guadagnare di più per far consumare di più).<br />
Diagnosi simile la trovi in un autore come Chesnais, di cui Derive Approdi ha appena tradotto un libro in italiano.<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/03/13/i-debiti-illegittimi-intervista-a-francois-chesnais/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2012/03/13/i-debiti-illegittimi-intervista-a-francois-chesnais/</a></p>
<p>Ovviamente questa faccenda va ben al di là dello stato di salute del ceto medio. Ma sarei curioso di sapere qual è la tua lettura, in termini accessibili ai profani, dell&#8217;attuale crisi.</p>
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		<title>
		Di: Stefano Durì		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163957</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stefano Durì]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 13:37:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163952&quot;&gt;andrea inglese&lt;/a&gt;.

no, scusa (dopo smetto, promesso), non sono stato chiaro. Non è che usa dati insufficienti, è che - per quanto riguarda i dati economici - mescola pere e mele e ipotizza relazioni tra le grandezze che non stanno in piedi. In sintesi, la parte economica del testo non supporta né quella tesi né altre. Su Guattari non saprei, non sono competente.
Insomma, se la tesi fosse del tutto originale non mi interesserebbe in quanto ho già sufficienti segnali per ritenerla non fondata in base - nota bene - agli stessi strumenti scelti da chi la sta sostenendo. Se invece è anche di altri, be&#039;, casomai provo a leggere quelli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163952">andrea inglese</a>.</p>
<p>no, scusa (dopo smetto, promesso), non sono stato chiaro. Non è che usa dati insufficienti, è che &#8211; per quanto riguarda i dati economici &#8211; mescola pere e mele e ipotizza relazioni tra le grandezze che non stanno in piedi. In sintesi, la parte economica del testo non supporta né quella tesi né altre. Su Guattari non saprei, non sono competente.<br />
Insomma, se la tesi fosse del tutto originale non mi interesserebbe in quanto ho già sufficienti segnali per ritenerla non fondata in base &#8211; nota bene &#8211; agli stessi strumenti scelti da chi la sta sostenendo. Se invece è anche di altri, be&#8217;, casomai provo a leggere quelli.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163954</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 11:40:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163948&quot;&gt;matteo ciucci&lt;/a&gt;.

a Matteo,

quale sarebbe la tesi provocatoria che non ti convince? Mi rendo conto anche in questa discussione che c&#039;è davvero un divario tra percezione e realtà. Prendiamo un grande e condiviso luogo comune: i titoli di studio non servono a un cazzo, sono i subprime della formazione, ecc. Posto che in una tale tesi vi sia una parte di verità, in essa vi è anche una parte di mistificazione. Per comprenderlo, bisognerebbe leggersi lo studio di Magatti e De Benedittis &quot;I nuovi ceti popolari&quot; del 2006 per rendersene conto. Vogliamo confrontare le possibilità di vita offerte a un semplice diplomato rispetto a un laureato o addirittura a qualcuno che ha un dottorato? La fuga dei cervelli? Chi sono i cervelli che fuggono? E perché mai dovrebbero fuggire i cervelli e non i manovali? I manovali, infatti, non possono fuggire. La combinazione tra capitale famigliare e capitale culturale permette la grande fuga di cervelli. A volte, il capitale culturale da solo può bastare. Ma senza l&#039;uno e l&#039;altro, all&#039;estero potete fare il barista, il pizzaiolo o mettervi in competizione con i manovali nordafricani.

Veniamo invece all&#039;argomento che più hai sviluppato: &quot;Il tema centrale della classe media è piuttosto il declino del mito della sua crescita infinita&quot;, ma questo è appunto uno dei temi del mio pezzo. Perché altrimenti il riferimento a Sylos Labini e quello all&#039;attuale studio uscito per il Mulino?

Quello a cui non si rifletti gridando al crollo della classe media, è a chi fa gioco politicamente un tale discorso? Qui secondo me è ingenuo pensare che un tale discorso possa suscitare solo spinte di solidarietà collettiva, verso politiche di protezione sociale alternative a quelle esistenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163948">matteo ciucci</a>.</p>
<p>a Matteo,</p>
<p>quale sarebbe la tesi provocatoria che non ti convince? Mi rendo conto anche in questa discussione che c&#8217;è davvero un divario tra percezione e realtà. Prendiamo un grande e condiviso luogo comune: i titoli di studio non servono a un cazzo, sono i subprime della formazione, ecc. Posto che in una tale tesi vi sia una parte di verità, in essa vi è anche una parte di mistificazione. Per comprenderlo, bisognerebbe leggersi lo studio di Magatti e De Benedittis &#8220;I nuovi ceti popolari&#8221; del 2006 per rendersene conto. Vogliamo confrontare le possibilità di vita offerte a un semplice diplomato rispetto a un laureato o addirittura a qualcuno che ha un dottorato? La fuga dei cervelli? Chi sono i cervelli che fuggono? E perché mai dovrebbero fuggire i cervelli e non i manovali? I manovali, infatti, non possono fuggire. La combinazione tra capitale famigliare e capitale culturale permette la grande fuga di cervelli. A volte, il capitale culturale da solo può bastare. Ma senza l&#8217;uno e l&#8217;altro, all&#8217;estero potete fare il barista, il pizzaiolo o mettervi in competizione con i manovali nordafricani.</p>
<p>Veniamo invece all&#8217;argomento che più hai sviluppato: &#8220;Il tema centrale della classe media è piuttosto il declino del mito della sua crescita infinita&#8221;, ma questo è appunto uno dei temi del mio pezzo. Perché altrimenti il riferimento a Sylos Labini e quello all&#8217;attuale studio uscito per il Mulino?</p>
<p>Quello a cui non si rifletti gridando al crollo della classe media, è a chi fa gioco politicamente un tale discorso? Qui secondo me è ingenuo pensare che un tale discorso possa suscitare solo spinte di solidarietà collettiva, verso politiche di protezione sociale alternative a quelle esistenti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163953</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 11:25:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163902&quot;&gt;Vincenzo Cucinotta&lt;/a&gt;.

Rispondo a Cucinotta, semplicemente riportando un passo dell&#039;articolo postato.

&quot;Prendendo in esame diversi parametri (tasso di disoccupazione, salari medi, rendimento dei titoli di studio sul piano lavorativo, mobilità verso l’alto o il basso della scala sociale, opportunità di ascensione sociale rispetto ai genitori, situazione abitativa), gli autori constatano una fondamentale tenuta delle classi medie...&quot;

L&#039;idea che si definisca la classe media a partire dal valore medio del reddito nazionale non l&#039;ho letta da nessuna parte. Sempre di più, semmai, il discorso sociologico deve moltiplicare i criteri di definizione della &quot;classe&quot;, non limitandosi a quelli legati esclusivamente al reddito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163902">Vincenzo Cucinotta</a>.</p>
<p>Rispondo a Cucinotta, semplicemente riportando un passo dell&#8217;articolo postato.</p>
<p>&#8220;Prendendo in esame diversi parametri (tasso di disoccupazione, salari medi, rendimento dei titoli di studio sul piano lavorativo, mobilità verso l’alto o il basso della scala sociale, opportunità di ascensione sociale rispetto ai genitori, situazione abitativa), gli autori constatano una fondamentale tenuta delle classi medie&#8230;&#8221;</p>
<p>L&#8217;idea che si definisca la classe media a partire dal valore medio del reddito nazionale non l&#8217;ho letta da nessuna parte. Sempre di più, semmai, il discorso sociologico deve moltiplicare i criteri di definizione della &#8220;classe&#8221;, non limitandosi a quelli legati esclusivamente al reddito.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163952</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 11:18:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=41968#comment-163952</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163951&quot;&gt;Stefano Durì&lt;/a&gt;.

caro stefano, 
non mi sogno certo, non avendone competenza, di discutere sui criteri di valutazione della tesi di Lazzarato; può darsi che ai tuoi occhi egli dia dei dati insufficienti a difenderla; ma la tesi in quanto tale è sostenuta da più parti e da più voci. L&#039;economista francese Chesnais di cui ho anche qui pubblicato un&#039;intervista, afferma a questo proposito:

&quot;La crisi del ’73-75 è una crisi di sovrapproduzione dentro economie ancora chiuse ma interdipendenti: dunque la crisi si diffonde e diventa una crisi internazionale, e la liberalizzazione e la deregolamentazione costituiranno appunto la risposta generale per forzare questa limitazione. I paesi che si investono di più nella liberalizzazione finanziaria cominciano a scavare dei divari nei livelli di reddito e di patrimonio, che fanno sì che la domanda effettiva non sia più alimentata da una domanda sufficiente di beni di consumo e viene così a crearsi una situazione nella quale è la finanza a proporre una soluzione: alle persone viene proposto di indebitarsi. Si entra così nel ciclo dell’indebitamento degli anni Novanta.&quot;

Il sociologo marxista Wallerstein, che lavora sui cicli più ampi del capitalismo, parla di crisi di stagnazione dell&#039;economia mondo, individuando come data il &#039;68-73. 

Insomma, uno dei concetti chiave che anche un profano può comprendere è che la crisi finanziaria deriva da una fallace soluzione che è stata proposta per la grande crisi economica fine anni Sessanta, che è una crisi di sovrapproduzione. 

A livello generale, mi sembra che, stanto ai propositi introduttivi, Lazzarato voglia togliere &quot;ovvietà&quot; al concetto di debito, all&#039;idea che ogni nuovo essere umano acquistando la cittadinanza acquista anche la sua fetta di debito nazionale. 

Lascio agli specialisti dicutere dei metodi più adeguati, efficaci, per avviare questo tipo d&#039;interrogazione critica. Ma l&#039;obiettivo in sé mi sembra sacrosanto. Anche perché se rimaniamo al discorso ufficiale, siamo di fronte a un muro di contraddizioni. 

Il sistema capitalistico, con tutti i suoi correttivi nati dalla lotta di classe, ha potuto difendere la sua logica, grazie al fatto che permetteva di ipotizzare una crescita continua del ceto medio, ossia dei livelli di benessere accettabili per il maggior numero di persone. Qui ritroviamo Sylo Labini. Oggi ci viene detto che questo traguardo è irragiungibile. L&#039;atto di forza del governo Monti annuncia che i ceti popolare non avranno futuro, e che la povertà sarà un destino accettabile per una percentuale importante della popolazione di un paese &quot;sviluppato&quot;. E questo è solo l&#039;inizio del processo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163951">Stefano Durì</a>.</p>
<p>caro stefano,<br />
non mi sogno certo, non avendone competenza, di discutere sui criteri di valutazione della tesi di Lazzarato; può darsi che ai tuoi occhi egli dia dei dati insufficienti a difenderla; ma la tesi in quanto tale è sostenuta da più parti e da più voci. L&#8217;economista francese Chesnais di cui ho anche qui pubblicato un&#8217;intervista, afferma a questo proposito:</p>
<p>&#8220;La crisi del ’73-75 è una crisi di sovrapproduzione dentro economie ancora chiuse ma interdipendenti: dunque la crisi si diffonde e diventa una crisi internazionale, e la liberalizzazione e la deregolamentazione costituiranno appunto la risposta generale per forzare questa limitazione. I paesi che si investono di più nella liberalizzazione finanziaria cominciano a scavare dei divari nei livelli di reddito e di patrimonio, che fanno sì che la domanda effettiva non sia più alimentata da una domanda sufficiente di beni di consumo e viene così a crearsi una situazione nella quale è la finanza a proporre una soluzione: alle persone viene proposto di indebitarsi. Si entra così nel ciclo dell’indebitamento degli anni Novanta.&#8221;</p>
<p>Il sociologo marxista Wallerstein, che lavora sui cicli più ampi del capitalismo, parla di crisi di stagnazione dell&#8217;economia mondo, individuando come data il &#8217;68-73. </p>
<p>Insomma, uno dei concetti chiave che anche un profano può comprendere è che la crisi finanziaria deriva da una fallace soluzione che è stata proposta per la grande crisi economica fine anni Sessanta, che è una crisi di sovrapproduzione. </p>
<p>A livello generale, mi sembra che, stanto ai propositi introduttivi, Lazzarato voglia togliere &#8220;ovvietà&#8221; al concetto di debito, all&#8217;idea che ogni nuovo essere umano acquistando la cittadinanza acquista anche la sua fetta di debito nazionale. </p>
<p>Lascio agli specialisti dicutere dei metodi più adeguati, efficaci, per avviare questo tipo d&#8217;interrogazione critica. Ma l&#8217;obiettivo in sé mi sembra sacrosanto. Anche perché se rimaniamo al discorso ufficiale, siamo di fronte a un muro di contraddizioni. </p>
<p>Il sistema capitalistico, con tutti i suoi correttivi nati dalla lotta di classe, ha potuto difendere la sua logica, grazie al fatto che permetteva di ipotizzare una crescita continua del ceto medio, ossia dei livelli di benessere accettabili per il maggior numero di persone. Qui ritroviamo Sylo Labini. Oggi ci viene detto che questo traguardo è irragiungibile. L&#8217;atto di forza del governo Monti annuncia che i ceti popolare non avranno futuro, e che la povertà sarà un destino accettabile per una percentuale importante della popolazione di un paese &#8220;sviluppato&#8221;. E questo è solo l&#8217;inizio del processo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Stefano Durì		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163951</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stefano Durì]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 06:58:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Andrea: Non ho nostalgie, semplicemente la mia formazione è avvenuta a quella scuola e in quel periodo lì, quindi mi ritrovo facilmente in certi metodi e certi testi e continuo ad apprezzarli. Non ho motivo di credere che manchino studiosi in gamba, mentre sono del tutto d&#039;accordo con te che c&#039;è un vuoto dalla parte di chi ascolta e, aggiungo io, anche una &quot;dissipazione&quot; dell&#039;ascolto.
Ho citato il metodo di PSL in risposta al giusto interrogativo del sig. Cucinotta perché, appunto, non essendo basato sul livello ma sulla distribuzione del reddito, prescinde dalle sue fluttuazioni. In più, non è un criterio univocamente legato al reddito: puoi essere &quot;classe media&quot; anche se hai un reddito inferiore a quello di un operaio specializzato.
Su Lazzarato: non conosco altri suoi lavori e quindi non mi permetto di esprimere giudizi che vadano oltre il testo che ho di fronte. La tesi: &quot;l’accumulazione è bloccata, è incapace di garantire nuovi profitti&quot; è piuttosto impegnativa. Per sostenerla sembrerebbe sensato a) riferirsi a variabili &quot;strutturali&quot; relative non so, al capitale investito, al saggio di profitto, alla quota del profitto sul reddito nazionale b) ragionare su periodi lunghi e non su pochi anni. Invece salta fuori da un lato il PIL (variabile di flusso che misura l&#039;output netto del sistema) come indice di &quot;accumulazione&quot;, dall&#039;altro un mix di variabili relative a spesa pubblica e imposizione (flussi), debito pubblico (stock), credito (stock), se capisco bene tutti medicinali somministrati dallo Stato (ma anche dalle banche, v. credito alle famiglie) a un malato ormai incapace di provvedere a se stesso. Profitti: non pervenuti. E di che PIL si tratta? Nominale o reale? Quello nominale tedesco (dati Eurostat) nel 2000-2006 è cresciuto non di 354mld ma di circa 266, in termini reali ovviamente anche meno. Questa variazione di un flusso viene confrontata con la variazione dello stock di debito (esatta: 342mld - dati Eurostat) per sostenere che &quot;il risultato reale è una «crescita zero»&quot;. Addirittura una decrescita, se il dato giusto sul PIL è il mio. Vabbe&#039;, mi fermo qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Andrea: Non ho nostalgie, semplicemente la mia formazione è avvenuta a quella scuola e in quel periodo lì, quindi mi ritrovo facilmente in certi metodi e certi testi e continuo ad apprezzarli. Non ho motivo di credere che manchino studiosi in gamba, mentre sono del tutto d&#8217;accordo con te che c&#8217;è un vuoto dalla parte di chi ascolta e, aggiungo io, anche una &#8220;dissipazione&#8221; dell&#8217;ascolto.<br />
Ho citato il metodo di PSL in risposta al giusto interrogativo del sig. Cucinotta perché, appunto, non essendo basato sul livello ma sulla distribuzione del reddito, prescinde dalle sue fluttuazioni. In più, non è un criterio univocamente legato al reddito: puoi essere &#8220;classe media&#8221; anche se hai un reddito inferiore a quello di un operaio specializzato.<br />
Su Lazzarato: non conosco altri suoi lavori e quindi non mi permetto di esprimere giudizi che vadano oltre il testo che ho di fronte. La tesi: &#8220;l’accumulazione è bloccata, è incapace di garantire nuovi profitti&#8221; è piuttosto impegnativa. Per sostenerla sembrerebbe sensato a) riferirsi a variabili &#8220;strutturali&#8221; relative non so, al capitale investito, al saggio di profitto, alla quota del profitto sul reddito nazionale b) ragionare su periodi lunghi e non su pochi anni. Invece salta fuori da un lato il PIL (variabile di flusso che misura l&#8217;output netto del sistema) come indice di &#8220;accumulazione&#8221;, dall&#8217;altro un mix di variabili relative a spesa pubblica e imposizione (flussi), debito pubblico (stock), credito (stock), se capisco bene tutti medicinali somministrati dallo Stato (ma anche dalle banche, v. credito alle famiglie) a un malato ormai incapace di provvedere a se stesso. Profitti: non pervenuti. E di che PIL si tratta? Nominale o reale? Quello nominale tedesco (dati Eurostat) nel 2000-2006 è cresciuto non di 354mld ma di circa 266, in termini reali ovviamente anche meno. Questa variazione di un flusso viene confrontata con la variazione dello stock di debito (esatta: 342mld &#8211; dati Eurostat) per sostenere che &#8220;il risultato reale è una «crescita zero»&#8221;. Addirittura una decrescita, se il dato giusto sul PIL è il mio. Vabbe&#8217;, mi fermo qui.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: matteo ciucci		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163948</link>

		<dc:creator><![CDATA[matteo ciucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 02:12:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=41968#comment-163948</guid>

					<description><![CDATA[Non so, non mi convince, anche se la tesi è provocatoria e dunque interessante. In fondo, basta leggere &quot;La vita agra&quot; per capire che molta parte della retorica del boom degli anni &#039;60, era, appunto pura mitologia. 

Non ci vuole però molto a capire che l&#039;idea di &quot;restare nel ceto medio&quot; rappresenta una categoria statica, che ha come suo tratto caratteristico la conservazione dei suoi componenti più che la sua permeabilità sociale dal basso. Una classe media in cui la massima aspettativa dei figli è quella di sostituire - ma non superare - i propri padri è comunque un elemento nuovo.

Il tema centrale della classe media è piuttosto il declino del mito della sua crescita infinita, presupposto minimo he ne garantiva insieme conservazione e accesso dal basso. In un mondo dotato di risorse finite - altro tema per niente scontato rispetto a tutta l&#039;ideologia produttivistica degli anni &#039;60 -, la chiusura della classe media realizzatasi con l&#039;inflazione e la svalutazione dei titoli di studio, i veri subprimes europei, ha portato con sé l&#039;ovvio corollario della sua sopravvivenza come scopo principale in una società satura in cui il futuro si definisce in termini negativi - &quot;conservazione di qualcosa&quot; più che &quot;cammino verso&quot;. 

Lo sforzo sociale rivolto all&#039;auto-conservazione, ipotetico attacco alla classe media sotto inchiesta, esiste, ed è proprio quello che ne sbarra le porte alla classe popolare. Lasciandole comunque, come parte più debole e come sempre, pagare il prezzo più alto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so, non mi convince, anche se la tesi è provocatoria e dunque interessante. In fondo, basta leggere &#8220;La vita agra&#8221; per capire che molta parte della retorica del boom degli anni &#8217;60, era, appunto pura mitologia. </p>
<p>Non ci vuole però molto a capire che l&#8217;idea di &#8220;restare nel ceto medio&#8221; rappresenta una categoria statica, che ha come suo tratto caratteristico la conservazione dei suoi componenti più che la sua permeabilità sociale dal basso. Una classe media in cui la massima aspettativa dei figli è quella di sostituire &#8211; ma non superare &#8211; i propri padri è comunque un elemento nuovo.</p>
<p>Il tema centrale della classe media è piuttosto il declino del mito della sua crescita infinita, presupposto minimo he ne garantiva insieme conservazione e accesso dal basso. In un mondo dotato di risorse finite &#8211; altro tema per niente scontato rispetto a tutta l&#8217;ideologia produttivistica degli anni &#8217;60 -, la chiusura della classe media realizzatasi con l&#8217;inflazione e la svalutazione dei titoli di studio, i veri subprimes europei, ha portato con sé l&#8217;ovvio corollario della sua sopravvivenza come scopo principale in una società satura in cui il futuro si definisce in termini negativi &#8211; &#8220;conservazione di qualcosa&#8221; più che &#8220;cammino verso&#8221;. </p>
<p>Lo sforzo sociale rivolto all&#8217;auto-conservazione, ipotetico attacco alla classe media sotto inchiesta, esiste, ed è proprio quello che ne sbarra le porte alla classe popolare. Lasciandole comunque, come parte più debole e come sempre, pagare il prezzo più alto.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163938</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 16:05:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=41968#comment-163938</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163931&quot;&gt;Stefano Durì&lt;/a&gt;.

Non sono d&#039;accordo sul giudizio relativo a Lazzarato.Perché cifre e comparazioni a capocchia? E&#039; ovvio che il taglio di Lazzarato in questo suo libro è più teorico,e che non si tratta di un&#039;inchiesta di terreno. Non credo neanche alla nostalgia dei grandi maestri perduti, con tutto il rispetto per uno come Sylos Labini. Mi sembra che il vuoto della sociologia attuale sia un vuoto di ascolto e un vuoto di comunicazione, non per forza un vuoto di lavoro e di analisi.
Sul libro di Lazzarato non posso risponderti, perché non l&#039;ho letto. Lui però l&#039;ho intervistato sulle vicende del movimento degli intermittenti dello spettacolo in Francia. In quel caso, ha fatto un lavoro anche di ricerca notevole, mettendo - assieme ad altri studiosi - i suoi strumenti di analisi al servizio degli obiettivi del movimento. Cose non da poco. Ne sono venuti fuori due libri in collaborazione con altri ricercatori che hanno avuto un ruolo importante nella storia di quel movimento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/03/20/leta-dellansia-per-il-ceto-medio/#comment-163931">Stefano Durì</a>.</p>
<p>Non sono d&#8217;accordo sul giudizio relativo a Lazzarato.Perché cifre e comparazioni a capocchia? E&#8217; ovvio che il taglio di Lazzarato in questo suo libro è più teorico,e che non si tratta di un&#8217;inchiesta di terreno. Non credo neanche alla nostalgia dei grandi maestri perduti, con tutto il rispetto per uno come Sylos Labini. Mi sembra che il vuoto della sociologia attuale sia un vuoto di ascolto e un vuoto di comunicazione, non per forza un vuoto di lavoro e di analisi.<br />
Sul libro di Lazzarato non posso risponderti, perché non l&#8217;ho letto. Lui però l&#8217;ho intervistato sulle vicende del movimento degli intermittenti dello spettacolo in Francia. In quel caso, ha fatto un lavoro anche di ricerca notevole, mettendo &#8211; assieme ad altri studiosi &#8211; i suoi strumenti di analisi al servizio degli obiettivi del movimento. Cose non da poco. Ne sono venuti fuori due libri in collaborazione con altri ricercatori che hanno avuto un ruolo importante nella storia di quel movimento.</p>
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