Orazio, Odi, I, 9

3 aprile 2012
Pubblicato da

di Raffaele Di Stasio *

 

Horatii Carmina I,9

 

Vides ut alta stet nive candidum

Soracte, nec iam sustineant onus

    silvae laborantes geluque

  flumina constiterint acuto.

 

Dissolve frigus ligna super foco

large reponens atque benignius

    deprome quadrimum Sabina,

  o Thaliarche, merum diota.

 

Permitte divis cetera, qui simul

stravere ventos aequore fervido

    deproeliantis, nec cupressi

  nec veteres agitantur orni.

 

Quid sit futurum cras fuge quaerere et

quem fors dierum cumque dabit lucro

    adpone, nec dulcis amores

  sperne, puer, neque tu choreas,

 

donec virenti canities abest

morosa. Nunc et Campus et areae

    lenesque sub noctem susurri

  composita repetantur hora,

 

nunc et latentis proditor intumo

gratus puellae risus ab angulo

    pignusque dereptum lacertis

  aut digito male pertinaci.

 

 

Orazio, ode I,9

 

Tu guarda come svetta il Soratte chiaro

di neve alta, quasi non regge il peso

la selva stanca, e osserva i corsi

d’acqua rappresi nel gelo acuto.

 

Ma sciogli il freddo dando vigore al fuoco

con altra legna, senza timore poi

il vino puro di quattr’anni

versa dall’anfora, mio Taliarco.

 

Il resto lascia tutto agli dèi, che appena

sul mare grosso placano i venti forti

tra loro in lotta, non stormisce

più il cipresso né l’orno vecchio.

 

Al tuo domani non ci pensare, segna

qualunque giorno voglia donarti il caso

a tuo guadagno e non sprezzare,

tu che sei giovane, amori e danze,

 

finché capelli bianchi e malanni stanno

da te lontani. Ora più spesso invece

la sera scendi al Campo, in piazza,

corri ai sussurri di chi ti aspetta,

 

ritorna al caro riso con cui si svela

la tua ragazza ferma nel buio fitto,

al pegno tolto dal suo braccio,

dalle sue dita che stringe piano.

 

* Pubblico qui una traduzione di Orazio del latinista e poeta Raffaele di Stasio, uno studioso collaboratore della rivista Kainòs, per cui cfr: http://www.kainos-portale.com/index.php?option=com_content&view=article&id=170:ma-sai-cosa-vuol-dire-vivere-in-italia&catid=57:percorsi&Itemid=101

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2 Responses to Orazio, Odi, I, 9

  1. fabio il 3 aprile 2012 alle 16:20

    si versiamo il vino ora che è arrivata la primavera e non pensiamo al tempo che fugge.

  2. arduino il 3 aprile 2012 alle 17:58

    Lo sanno tutti, ma come con ricordare che questa è l’ode di Paddy Leigh Fermor e del generale tedesco Heinrich Kreipe?

    https://filelleni.wordpress.com/2011/08/06/sir-patrick-paddy-michael-leigh-fermor/



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