Letto su un telegramma non firmato

4 aprile 2012
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Di Andrea Inglese

Fu proprio in quel momento che un uomo con la barba d’argento
(un vecchio?)
cercò di attirarmi in un grande bugigattolo
– ammesso che i bugigattoli siano spaziosi – e quello lo era.

Era un ampio ben arredato bugigattolo palladiano,
molto razionale anche molto disfunzionante
forse per via delle luci sempre puntinate
come di treccia d’albero natalizio di ghirlanda elettrica
luminaria leggermente a strappo secondo una logica
di acceso-spento acceso-spento poco chiara –

Ma dicevo che l’uomo mi attirava o cercava
di attirarmi ma io ci andavo
come forzato e volentieri per la grande curiosità come attratto
dalla barba d’argento ma chissà quale motivo
forse un lubrico insondabile motivo –

«Che mai vorrà?» pensavo io dentro di me
pensavo con tutta l’energia mentale di cui disponevo
ma siccome ero molto stanco e molto svagato
pensavo piano e quasi non riuscivo a tradurre
in gesti inequivocabili tutto il pensato –

E mi muovevo obliquamente a granchio come stordito
facendo ampi gesti equivoci al vecchio lubrico
con la barba argentata e più addentro andavamo
nel bugigattolo enorme risonante come il corpo cavo
di una balena una carlinga una cattedrale trecentesca –

Ebbene più mi addentravo sbandato e sonnacchioso
più il vecchio sfoderava una sua figlia minore
e minorenne pure davvero carina ma zitta
elegantemente vestita ma con pochissima stoffa
un enorme risparmio di stoffa solo un breve
accennato nastro tra le gambe e il resto
erano giusto zone di pelle colorate –

Il vecchio porco con la barba argentata
era dunque il padre il paparazzo il prosseneta
di questa figlia o nipote?

E quanto mi sarebbe costato
tutto quel maneggio tonto e lampeggiante?

*

Foto dell’autore in foggia di cane olandese

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9 Responses to Letto su un telegramma non firmato

  1. Chiappanuvoli il 4 aprile 2012 alle 14:57

    Credo, a mia interpretazione, che costi tutto, che costi tutta la vita. O forse solo la capacità di gettare gli occhi in uno specchio.
    Coinvolgente. Struggente, solo un po’. Mi fa male la bocca dello stomaco.
    Chiede un passo avanti del lettore. Buona cosa. Spero che il lettore lo compia.

  2. valerio il 4 aprile 2012 alle 14:58

    In effetti è poesia “leggibile”, ma è il termine “poesia” ad essere minaccioso in un testo simile. Eppure sono per reiterare questo tipo di minacce.

  3. Ares il 4 aprile 2012 alle 16:00

    Porcavacca quanto mi è piaciuta questa … questa … ehm … questa …, cosa; da denuncia.

  4. jacopo galimberti il 4 aprile 2012 alle 22:18

    bello! l’Andrea Lynchiano e’ sempre molto intrigante.

  5. gherardo bortolotti il 5 aprile 2012 alle 08:43

    beh… direi un ulteriore e riuscitissimo punto d’arrivo nella tua sintesi tra pulsione narrativa (qui proprio romanzesca: la chiusa in domanda!) e fascinazione sintattico-ritmica. complimenti davvero.

  6. andrea inglese il 5 aprile 2012 alle 14:14

    grazie gherard, in effetti sti’ telegrammi non firmati sono comodissimi per noi scrittori, li si copia senza problemi di copyrighter, e magari funzionano pure

    a jacopo: probabilmente un telegramma inviato dopo aver rivisto Mullholland drive…

  7. giacomo sartori il 6 aprile 2012 alle 16:01

    nella foto l’autore (pulsione narrativa? nel frattempo è stato denunciato, come del resto paventava Ares, per istigazione alla pedofilia!; e consideriamo che nell’etimologia di “bugigattolo”, c’è “bugio”, vale a dire “buco”, mi sembra fondamentale per la comprensione) è venuto meglio del solito, complimenti!
    (naturalmente è solo invidia di pedissequo narratore)

  8. malosmannaja il 7 aprile 2012 alle 16:57

    lascia il segno soprattutto la chiusa, in cui con quel repentino “e quanto mi sarebbe costato?”, l’io narrativo schiva falsi moralismi o ipocrisie e si chiama dentro, virando da “granchio stordito” a lucidissimo avvolto’io che mentre bolla il vecchio come “porco”, già si sta facendo i conti in tasca pronto a tirare… sul prezzo.
    urticante. compliments.
    (ps: la terza “strofa” con 3 “ma” in rapida successione suona un po’ legnosa)

  9. Pietro Roversi il 19 aprile 2012 alle 09:35

    Onirico questo testo e lucido come i sogni sanno essere (non facile trasportare in scrittura i sogni veri, e non facile inventarne di possibili ancora in scrittura). Usa il topos del telegramma trovato come una variante del messaggio in una bottiglia o il manoscritto nel baule: nega la responsabilita’ dell’autore per il proprio testo. Allora a me fa pensare al processo dell’ispirazione poetica: da un lato perche’ l’autore riguarda il testo e gli pare scritto da un altro (la trance creativa che ha sospeso il controllo conscio, che gli fa questo regalo col fiocco, e insiste perche’ l’autore lo accetti, lo faccia proprio) e dall’altro perche’ l’intera faccenda puzza di una colpevole riflessione sul costo di far poesia in un paese gerontocratico e di recente Berlusconiano come l’Italia. Del granchio ha le mosse oblique che denuncia (altro segno che questo e’ in parte un testo che nasce da una riflessione sulla produzione poetica. O astrologica? Inglese e’ del Cancro) e pure il progredire apparentemente casuale. Forse perche’ dettato piu’ dall’evitare che dal perseguire. Eppure arriva dove deve. E come ogni testo poetico che funziona davvero, si espande nella mente in molte direzioni: edipica, natalizia, sororale, ipnotico/anestetica, politica, morale. Perfetto!



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