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	Commenti a: Lo scienziato buono e lo scienziato cattivo	</title>
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		<title>
		Di: Di cosa non ha bisogno la scienza &#171; flâneurotic		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Di cosa non ha bisogno la scienza &#171; flâneurotic]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 20:28:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] se tali proposte e le regole e i criteri che le hanno ispirate siano desiderabili e utilizzabili”[1]. Si tratta, in realtà, di generalizzare il principio della giuria popolare che già vige nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] se tali proposte e le regole e i criteri che le hanno ispirate siano desiderabili e utilizzabili”[1]. Si tratta, in realtà, di generalizzare il principio della giuria popolare che già vige nel [&#8230;]</p>
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		Di: Alan Fard		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alan Fard]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 13:24:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[e droghe più leggere proprio no, vero?]]></description>
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		<title>
		Di: Federico Gnech		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Gnech]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 10:46:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io mi spingerei un poco più in là delle timide considerazioni di Inglese. Occorre istituire un tribunale popolare di sorveglianza che controlli l&#039;attività dei ricercatori. E&#039; giusto che si cominci a metterli in riga, questi scienziati. In fin dei conti è gente che ha la presunzione di occuparsi di roba che il popolo e i poeti non capiscono. Già questo è segno di arroganza profonda. E perché poi dovrebbero decidere loro di che occuparsi, e in che modo? Si ostinano a nascondersi dietro alla faccenda del metodo ma, si sa, dopo Feyerabend, solo i fessi credono ancora al metodo. Per noi che ci occupiamo di narrazioni e che i numeri li schifiamo, la scienza è una narrazione tra le tante, e come tale criticabile, decostruibile, cestinabile. I fatti? Come se esistessero fatti slegati dai desideri! Ecco, il Consiglio Popolare per la Nuova Scienza (lo chiameremo così) si dovrà occupare anche dei fatti, oltre che dell&#039;attività degli scienziati. Anche i fatti si dovranno adeguare ai desideri della maggioranza (cioè ai desideri che il Consiglio attribuirà, democraticamente, alla maggioranza), e non verranno fatti sconti a nessuno! Si dovranno adeguare anche i signori neutroni e protoni e muoni e bosoni - che chissà perché son tutti maschi e nucleofallocentrici - aveva ragione la Irigaray! La Nuova Scienza sarà una scienza partecipata, i laboratori saranno così affollati di persone comuni che non ci sarà più spazio per metterci una buretta. Ci sarà però ampio spazio di discussione libera e democratica, non più basata sul primato della ragione (occidentale e dunque razzista) ma sull&#039;intuizione, sul bisogno di giustizia della maggioranza (cioè sul bisogno che, democraticamente e in prima convocazione, il Consiglio avrà attribuito alla maggioranza).
Ad Ovest dell&#039;Eufrate - dove cioè manchi la saggezza dell&#039;Oriente - non esisterà più alcun tipo di uranio, né impoverito né arricchito. Si tornerà a morire in modo sostenibile, di raffreddore. Sarà bellissimo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io mi spingerei un poco più in là delle timide considerazioni di Inglese. Occorre istituire un tribunale popolare di sorveglianza che controlli l&#8217;attività dei ricercatori. E&#8217; giusto che si cominci a metterli in riga, questi scienziati. In fin dei conti è gente che ha la presunzione di occuparsi di roba che il popolo e i poeti non capiscono. Già questo è segno di arroganza profonda. E perché poi dovrebbero decidere loro di che occuparsi, e in che modo? Si ostinano a nascondersi dietro alla faccenda del metodo ma, si sa, dopo Feyerabend, solo i fessi credono ancora al metodo. Per noi che ci occupiamo di narrazioni e che i numeri li schifiamo, la scienza è una narrazione tra le tante, e come tale criticabile, decostruibile, cestinabile. I fatti? Come se esistessero fatti slegati dai desideri! Ecco, il Consiglio Popolare per la Nuova Scienza (lo chiameremo così) si dovrà occupare anche dei fatti, oltre che dell&#8217;attività degli scienziati. Anche i fatti si dovranno adeguare ai desideri della maggioranza (cioè ai desideri che il Consiglio attribuirà, democraticamente, alla maggioranza), e non verranno fatti sconti a nessuno! Si dovranno adeguare anche i signori neutroni e protoni e muoni e bosoni &#8211; che chissà perché son tutti maschi e nucleofallocentrici &#8211; aveva ragione la Irigaray! La Nuova Scienza sarà una scienza partecipata, i laboratori saranno così affollati di persone comuni che non ci sarà più spazio per metterci una buretta. Ci sarà però ampio spazio di discussione libera e democratica, non più basata sul primato della ragione (occidentale e dunque razzista) ma sull&#8217;intuizione, sul bisogno di giustizia della maggioranza (cioè sul bisogno che, democraticamente e in prima convocazione, il Consiglio avrà attribuito alla maggioranza).<br />
Ad Ovest dell&#8217;Eufrate &#8211; dove cioè manchi la saggezza dell&#8217;Oriente &#8211; non esisterà più alcun tipo di uranio, né impoverito né arricchito. Si tornerà a morire in modo sostenibile, di raffreddore. Sarà bellissimo.</p>
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		Di: Stefano Durì		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Durì]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 08:39:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[alle narrazioni dello scienziato buono/cattivo si sta aggiungendo negli ultimi anni quella dei Big Data, che garantirebbero una presa diretta e completa sui &quot;fatti&quot;, modificando sostanzialmente la metodologia e il ruolo dello scienziato stesso. La disponibilità da un lato di enormi quantità di dati catturati in tempo reale da una molteplicità di sensori diffusi e, dall&#039;altro, di tecnologie sofisticate per analizzarli renderebbe superflua la formulazione di ipotesi. Nelle parole di Chris Anderson (2008) &quot;The new availability of huge amounts of data, along with the statistical tools to crunch these numbers, offers a whole new way of understanding the world. Correlation supersedes causation, and science can advance even without coherent models, unified theories, or really any mechanistic explanation at all&quot; (v. qui per una discussione http://www.edge.org/3rd_culture/anderson08/anderson08_index.html)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>alle narrazioni dello scienziato buono/cattivo si sta aggiungendo negli ultimi anni quella dei Big Data, che garantirebbero una presa diretta e completa sui &#8220;fatti&#8221;, modificando sostanzialmente la metodologia e il ruolo dello scienziato stesso. La disponibilità da un lato di enormi quantità di dati catturati in tempo reale da una molteplicità di sensori diffusi e, dall&#8217;altro, di tecnologie sofisticate per analizzarli renderebbe superflua la formulazione di ipotesi. Nelle parole di Chris Anderson (2008) &#8220;The new availability of huge amounts of data, along with the statistical tools to crunch these numbers, offers a whole new way of understanding the world. Correlation supersedes causation, and science can advance even without coherent models, unified theories, or really any mechanistic explanation at all&#8221; (v. qui per una discussione <a href="http://www.edge.org/3rd_culture/anderson08/anderson08_index.html" rel="nofollow ugc">http://www.edge.org/3rd_culture/anderson08/anderson08_index.html</a>)</p>
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		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/04/18/lo-scienziato-buono-e-lo-scienziato-cattivo/#comment-164562</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 17:19:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;...l’eventualità che esista un legame di causa-effetto tra l’uso di proiettili contenenti uranio impoverito e la malattia di chi, soldato o civile, è entrato in contatto con frammenti o polveri da essi prodotti. Nessuno pare oggi negare l’eventualità che un tale nesso possa esistere...&quot;

Diciamo intanto che non è una eventualità ma un fatto che essere colpiti da proiettili, con uranio impoverito o meno, causa un danno alla salute, se non la morte. Giusto per attenerci all&#039;ovvio, attitudine che reputo indispensabile nell&#039;approccio a questi temi, anche perché porta spesso a domande eluse anche da chi critica l&#039;universalismo occidentale. 

Per esempio:

&quot;...Latour[3], sociologo della scienza, ha mostrato come la partecipazione dei profani all’impresa scientifica non sia tanto un obiettivo da realizzare, quanto una condizione inevitabile. Manca semmai una più ampia consapevolezza di questa collaborazione, che implica già da sempre la presenza di diversi ed eterogenei attori all’interno del laboratorio dello scienziato. Nel caso delle ricerche che riguardano l’impatto dell’uranio impoverito sugli esseri umani... è ovvio che progressi significativi non verranno da scienziati buoni, isolati nei loro laboratori e del tutto impermeabili a qualsiasi contesa politica. Non verranno nemmeno, d’altra parte, da scienziati cattivi, che si lasceranno tacitamente condizionare dagli attori più “grandi” e influenti. Solo il riconoscimento di una contesa interessata, che coinvolga democraticamente i vari attori in gioco...&quot;

Forse sarebbe il caso di chiedersi se la partecipazione dei profani all&#039;impresa scientifica si debba manifestare dopo che i proiettili all&#039;uranio impoverito sono stati prodotti (e quindi usati: prima o poi quel che si produce si usa) per verificarne l&#039;impatto sull&#039;uomo, oppure prima, nello stesso momento in cui alcuni scienziati progettano tali proiettili. 

Forse è il caso di spostare l&#039;onere della prova: quali scienziati (buoni o cattivi) che partecipano alla produzione di proiettili all&#039;uranio impoverito possono attestare con perizie unanimemente riconosciute che questi non avranno, allo stato di frammenti e polveri nell&#039;aria (e con quali concentrazioni?), conseguenze nocive di alcun tipo per gli esseri umani? 

Quali attori dovrebbero partecipare a una simile ricerca preventiva, oltre agli scienziati? Ed entro quale veste legislativa?

Sennò la prossima volta, mentre ancora sarà irrisolto il giudizio sui proiettili all&#039;uranio impoverito, ci chiederemo se esiste una eventualità che una nuova arma produca certi effetti riscontrati nei soldati e nei civili di questo e quello.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;&#8230;l’eventualità che esista un legame di causa-effetto tra l’uso di proiettili contenenti uranio impoverito e la malattia di chi, soldato o civile, è entrato in contatto con frammenti o polveri da essi prodotti. Nessuno pare oggi negare l’eventualità che un tale nesso possa esistere&#8230;&#8221;</p>
<p>Diciamo intanto che non è una eventualità ma un fatto che essere colpiti da proiettili, con uranio impoverito o meno, causa un danno alla salute, se non la morte. Giusto per attenerci all&#8217;ovvio, attitudine che reputo indispensabile nell&#8217;approccio a questi temi, anche perché porta spesso a domande eluse anche da chi critica l&#8217;universalismo occidentale. </p>
<p>Per esempio:</p>
<p>&#8220;&#8230;Latour[3], sociologo della scienza, ha mostrato come la partecipazione dei profani all’impresa scientifica non sia tanto un obiettivo da realizzare, quanto una condizione inevitabile. Manca semmai una più ampia consapevolezza di questa collaborazione, che implica già da sempre la presenza di diversi ed eterogenei attori all’interno del laboratorio dello scienziato. Nel caso delle ricerche che riguardano l’impatto dell’uranio impoverito sugli esseri umani&#8230; è ovvio che progressi significativi non verranno da scienziati buoni, isolati nei loro laboratori e del tutto impermeabili a qualsiasi contesa politica. Non verranno nemmeno, d’altra parte, da scienziati cattivi, che si lasceranno tacitamente condizionare dagli attori più “grandi” e influenti. Solo il riconoscimento di una contesa interessata, che coinvolga democraticamente i vari attori in gioco&#8230;&#8221;</p>
<p>Forse sarebbe il caso di chiedersi se la partecipazione dei profani all&#8217;impresa scientifica si debba manifestare dopo che i proiettili all&#8217;uranio impoverito sono stati prodotti (e quindi usati: prima o poi quel che si produce si usa) per verificarne l&#8217;impatto sull&#8217;uomo, oppure prima, nello stesso momento in cui alcuni scienziati progettano tali proiettili. </p>
<p>Forse è il caso di spostare l&#8217;onere della prova: quali scienziati (buoni o cattivi) che partecipano alla produzione di proiettili all&#8217;uranio impoverito possono attestare con perizie unanimemente riconosciute che questi non avranno, allo stato di frammenti e polveri nell&#8217;aria (e con quali concentrazioni?), conseguenze nocive di alcun tipo per gli esseri umani? </p>
<p>Quali attori dovrebbero partecipare a una simile ricerca preventiva, oltre agli scienziati? Ed entro quale veste legislativa?</p>
<p>Sennò la prossima volta, mentre ancora sarà irrisolto il giudizio sui proiettili all&#8217;uranio impoverito, ci chiederemo se esiste una eventualità che una nuova arma produca certi effetti riscontrati nei soldati e nei civili di questo e quello.</p>
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