Parliamo de Le Qualità

10 luglio 2012
Pubblicato da

di Antonio Sparzani

Con felice acribia Biagio Cepollaro arricchisce costantemente il suo patrimonio di produzione poetica, così come accresce quello della produzione pittorica, con il primo, del resto, strettamente connesso e intersecato. L’ultima raccolta, Le Qualità, è uscita da pochi mesi per i tipi de La camera verde, Roma, direttore e animatore Giovanni Andrea Semerano. Chi vuole ascoltare dalla viva ― aggettivo in questo caso quanto mai appropriato ― voce dell’autore una scelta di sue poesie può vedere qui.
Propongo ora la prima parte di una conversazione con Biagio a proposito di questa uscita, ma anche a proposito di temi più generali sul ruolo della poesia nella vita di un poeta. Il testo di Rilke cui alludo nella seconda domanda, l’ho pubblicato qui.

Su Nazione Indiana è già uscita una prima scelta di sette poesie tratte da Le Qualità; riporto qui ora le sette poesie che costituiscono il prologo della raccolta, intitolato L’intuizione del propizio, di cui si parla nella prima domanda.

1.
talvolta nella doccia l’acqua
scorre con una piccola
promessa di rinnovamento.
l’occhiata verso il corpo
in verticale
a scorgere il trattamento
del tempo sui muscoli sulle giunture
in verticale
una veloce ricognizione
dell’usura
non devo più fare
niente. è piuttosto richiesto
un leggero aggiustamento
per la stagione
un potare di pensieri fino
all’arte del profumo
acuendo
in unica nota una musica
troppo discorde
finché con chiarezza risuoni
dalla parte che non si vede

2.
il freddo che persiste oltre
i cappotti ha della bestia
che non si sfama
l’agio sarebbe dimenticare
le mani per la maniglia
che afferra e che apre
tutto questo spazio che si sforma
intorno chiama
la luce e cresce
al ruotare del pianeta
mentre da ogni età
come affacciati alla finestra
viene un nugolo di atti
pensati in un continuo
sporgersi di desideri
l’agio sarebbe stare in equilibrio
al centro di un vuoto
che sostiene
che sta sotto o dietro
questa luce senza sole
più dentro dei cappotti
e delle mani
nei gesti che ora hanno preso
a muoversi come fanno
ogni mattina anche d’inverno
ad ogni risveglio

3.
così debole che di per sé
la pioggia non farebbe rumore
se non fosse per le auto
che la pressano e la moltiplicano
in microscopiche cascate
all’incontrario
tra il primo suono indistinto
e il chiaro clamore che subito
torna all’indistinto ricade
una calda coperta
di silenzio
questo ritmo feroce di metallo
e acqua che sembra non finire mai
sta diventando una nenia una ninna-nanna:
il corpo si stende e si ferma
non sa che fare: attendere
qualcosa oppure tagliar
corto ed uscire
(o se visto
dalla parte della pioggia
entrare)

4.
in alto il vortice dell’aria avrà improvvisamente
cambiato direzione e stabilito come nessuno
aveva previsto una nuova differenza di pressione
non si lamenta quello per strada che andava
tranquillo nella sua abitudine media
di presunzione e cattiveria e che ora si ripara
soltanto con le mani dal peso acuto della grandine
anzi muto e scomposto cerca un riparo per stare
a vedere: considera gli occhiali bagnati il tutto
appannato il brivido che gli sale dalla schiena
per le ferite invisibili dell’acqua

5.
le paure si spostano più in là ogni volta
come se fossero prolungamenti invisibili
dei piedi
e ogni passo che aggira pesante o felpato
rimanda di un poco con l’urto del sasso il vero
inciampo
le paure che avanzano sono tutte rivolte
all’indietro: l’importante per loro è sempre
negare alla via
la sua uscita

6.
ho voluto il caldo. evitando
il rincasare alla luce gialla
gocciolante dai lampioni. evitando
sin dall’inizio
la casa vuota la maglia
lasciata e ritrovata col pericolo
costante del conato, del troppo
da tollerare, della goccia in più
proprio sul bordo del vaso.
ho voluto muovermi dentro una luce
calda che sorga da dietro
dai fianchi che accarezzi radente
la testa fino a non sentire più
di avere braccia e testa ma di stare
nelle volute della casa come un anello
nel fumo che si espanda senza sparire.
ho voluto – o anche: questa vita
di me ha voluto così ora che si raccoglie
che mi sembra di non aver più nulla
da fare e non può essere vero: il freddo
è ancora là, uguale, della stessa
misura degli anni trascorsi al caldo.
è ancora là che fa segni dalla finestra
con l’umidità col giallo dei lampioni
con la minaccia di entrare dentro
in ogni momento perché ogni momento
è buono per essere cattivo

7.
un’altra volta forse si prenderà
le mosse da un punto più
alto
fin qui è stato risalire a colpi
d’orgoglio confuso con l’idea
da proporre
quella volta non ci sarà bisogno
di voltarsi indietro e nemmeno
di guardare troppo avanti
ciò che ci sarà –la cura
nel fare, l’intuizione
del propizio, l’abbraccio
o la parola secca- basteranno
e basterà la pioggia se pioverà
e il sole se farà caldo
la strada deserta o il rombo
della gomma sull’asfalto

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4 Responses to Parliamo de Le Qualità

  1. gianni montieri il 10 luglio 2012 alle 22:05

    che bella questa intervista sparz, e che bello che entrambi solchiate il mio stesso asfalto, per mille motivi questo mi conforta….

    grazie

  2. sparz il 10 luglio 2012 alle 22:21

    grazie Gianni, spero di fare presto la seconda parte, Biagio è forte molto. Più che di asfalto parlerei di belle pietre squadrate e levigate, come quelle di Mesagne . . .

    • gianni montieri il 10 luglio 2012 alle 22:23

      eh, magari

  3. […] Sparzani Continua la conversazione con Biagio Cepollaro a proposito del suo Le Qualità, iniziata qui. Segnalo nel frattempo che una recensione del volume, ad opera di Giorgio Mascitelli, è già […]



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