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	Commenti a: Abbiate Pietà di Kim Ki-duk	</title>
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		<title>
		Di: gio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/26/abbiate-pieta-di-kim-ki-duk/#comment-201542</link>

		<dc:creator><![CDATA[gio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 23:45:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Impostare la critica sui presunti errori di un regista &quot;veterano&quot; come Ki-Duk secondo me significa sbagliare in partenza. Confrontare questo film ai precedenti dello stesso regista senza tenere conto di ciò che c&#039;é nel mezzo è il secondo errore di fondo. Pietà è un film diverso, sporco nell&#039;inquadratura come nella scrittura come mai prima perché qualcosa è cambiato, si è rotto. Anche secondo me sfiora l&#039;eccesso in certi momenti, ma come dice il mio critico di fiducia questo film è un teorema e come tale ha una tesi da mostrare, non deve costruire un racconto. L&#039;uomo (orientale) ha ucciso sé stesso, la morte è la conseguenza di questa società capitalista. Tesi semplice e terribile. Come il film. Ci si può leggere una speranza cristiana, forse era nelle intenzioni del regista, ma io stento a vedercela.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Impostare la critica sui presunti errori di un regista &#8220;veterano&#8221; come Ki-Duk secondo me significa sbagliare in partenza. Confrontare questo film ai precedenti dello stesso regista senza tenere conto di ciò che c&#8217;é nel mezzo è il secondo errore di fondo. Pietà è un film diverso, sporco nell&#8217;inquadratura come nella scrittura come mai prima perché qualcosa è cambiato, si è rotto. Anche secondo me sfiora l&#8217;eccesso in certi momenti, ma come dice il mio critico di fiducia questo film è un teorema e come tale ha una tesi da mostrare, non deve costruire un racconto. L&#8217;uomo (orientale) ha ucciso sé stesso, la morte è la conseguenza di questa società capitalista. Tesi semplice e terribile. Come il film. Ci si può leggere una speranza cristiana, forse era nelle intenzioni del regista, ma io stento a vedercela.</p>
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		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/26/abbiate-pieta-di-kim-ki-duk/#comment-201443</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Nov 2012 15:13:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ barimoor

una simile affermazione comporta l&#039;onere di una spiegazione: del come e del perchè. qui nei commenti hai tutto lo spazio che ti serve.

@janis

controcorrente rispetto a chi e/o che cosa? di quale coro parla?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ barimoor</p>
<p>una simile affermazione comporta l&#8217;onere di una spiegazione: del come e del perchè. qui nei commenti hai tutto lo spazio che ti serve.</p>
<p>@janis</p>
<p>controcorrente rispetto a chi e/o che cosa? di quale coro parla?</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Janis		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/26/abbiate-pieta-di-kim-ki-duk/#comment-201427</link>

		<dc:creator><![CDATA[Janis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2012 22:52:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Classica recensione che intende andare controcorrente per il semplice gusto di farlo! Se questo la fa sentire meglio, le permette di sentirsi fuori dal coro, tanto di guadagnato per lei.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Classica recensione che intende andare controcorrente per il semplice gusto di farlo! Se questo la fa sentire meglio, le permette di sentirsi fuori dal coro, tanto di guadagnato per lei.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Barimoor		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/26/abbiate-pieta-di-kim-ki-duk/#comment-201298</link>

		<dc:creator><![CDATA[Barimoor]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Nov 2012 08:54:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[questa è la critica più stupida che abbia mai letto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>questa è la critica più stupida che abbia mai letto.</p>
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		<title>
		Di: Domenico		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/26/abbiate-pieta-di-kim-ki-duk/#comment-192059</link>

		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Oct 2012 05:44:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Abbiamo visto Pietà diretto da Kim Ki Duk.
Il cinema coreano è tra i più interessanti di questo nuovo secolo e Kim Ki Duk è uno dei registi più significativi e ostici di questo Paese. Alcuni ricorderanno Bad Guy del 2001, altri Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera del 2003 e trasmesso da Rai3 nel 2007, molti avranno visto quello che riteniamo il suo capolavoro Ferro 3 – la casa vuota (che ci permettiamo di invitarvi a vedere, se lo avete perso) del 2004. Ma Kim Ki Duk ha diretto ben 18 film in sedici anni ed ha mostrato tutta la sua originalità e il suo valore nonostante qualche compiacimento di troppo nel far vedere in primo piano una violenza sadica quasi insopportabile per lo spettatore in alcuni passaggi narrativi. Ha sperimentato narrazioni che si potrebbero definire labirintiche, ha mostrato visionarietà portate quasi all’estremo, ha voluto mostrare l’orrore del vivere e il dolore di una certa umanità senza alcun compromesso. Una cifra stilistica ‘contro’, da facitore di quel vero Cinema antagonista e sostanzialmente anticapitalista che noi non abbiamo quasi mai fatto per indole, mancanza di coraggio e ‘bonarietà’ estetica. Certo la violenza sui corpi e nelle anime che ci racconta è qualcosa di quasi insopportabile per noi spettatori anestetizzati dalla realtà apparente e rappresentata  come vera. Se ci permettete la parafrasi ovvia, lui ci indica la luna e ci impedisce di guardare il dito che la mostra. Come ha scritto qualcuno, Pietà è un manifesto contro il capitalismo estremo, nel raccontare il potere corruttore del denaro e quanto l’avidità distrugga tutto, la società, la famiglia, l’individuo.
Gang Do (Lee Jung-Jin) è un trentenne solitario e duro come la pietra, vive da solo in una casa disordinata e sporca nella periferia di Seul e fa sesso con il suo cuscino. Fa l’esattore per uno strozzino senza alcuno scrupolo e brutalizza i poveri disgraziati artigiani che non riescono a pagare i debiti: si aggira durante il giorno nel degradato quartiere di Cheonggyecheon terrorizzando e storpiando gli artigiani, amputa le mani sotto la pressa o li fa saltare da un piano di un palazzo in costruzione per spaccargli le gambe e così recuperare il debito con l’assicurazione che il malcapitato ha firmato prima di ricevere il prestito (una ventina di minuti così crudi da restare ammutoliti e straziati). Un giorno qualcuno bussa alla porta di casa sua, è una donna vestita di rosso (la brava Jo Min Su), ancora giovane e completamente silente, il giovane la scaccia dapprima, la maltratta poi ma lei lo continua a seguire incurante degli insulti: lui arriva, per non farla entrare in casa, a sbatterle ripetutamente la porta sulle mani, ma lei continua a guardarlo adorante senza reagire. Un giorno lei gli confessa che è sua madre e vuole il suo perdono per averlo abbandonato dalla nascita, lui non le crede e decide di metterla alla prova con disperante ferocia, la violenta e la obbliga a mangiare forse un dito del piede che si è tagliato. Si convince in fine che quella è sua madre, o almeno così vuole credere, si ‘scioglie’ emotivamente e si affeziona a lei in modo intenso, quasi a voler recuperare tutto il dolore della sua solitudine. Escono assieme, vanno a ristorante, lui pianta un pino ai bordi del fiume su sua richiesta. Ma un giorno la donna lo chiama a telefono inscenando un pestaggio per rappresaglia e successivamente sparisce facendo credere di essere stata rapita e così Gang Do va in tilt e si mette alla disperata ricerca della madre ritornando nei luoghi in cui vivono gli artigiani ormai paralizzati o appena suicidi. Ma la realtà è ben un’altra e la madre si fa trovare per poi lasciarlo nel modo più cruento che può immaginare.
Un film forte, asciutto e durissimo in cui una Maria piena di grazia all’inizio si trasforma in un Angelo vendicatore finale che non si fermerà nel suo proposito nemmeno dal dubbio finale. E simbolo del film è il manifesto in cui viene mostrata Mi-sun con velo bianco, che tiene dolente sulle ginocchia il corpo di Kan-do, come la vergine Maria col corpo di Gesù, nella Pietà di Michelangelo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo visto Pietà diretto da Kim Ki Duk.<br />
Il cinema coreano è tra i più interessanti di questo nuovo secolo e Kim Ki Duk è uno dei registi più significativi e ostici di questo Paese. Alcuni ricorderanno Bad Guy del 2001, altri Primavera, estate, autunno, inverno&#8230; e ancora primavera del 2003 e trasmesso da Rai3 nel 2007, molti avranno visto quello che riteniamo il suo capolavoro Ferro 3 – la casa vuota (che ci permettiamo di invitarvi a vedere, se lo avete perso) del 2004. Ma Kim Ki Duk ha diretto ben 18 film in sedici anni ed ha mostrato tutta la sua originalità e il suo valore nonostante qualche compiacimento di troppo nel far vedere in primo piano una violenza sadica quasi insopportabile per lo spettatore in alcuni passaggi narrativi. Ha sperimentato narrazioni che si potrebbero definire labirintiche, ha mostrato visionarietà portate quasi all’estremo, ha voluto mostrare l’orrore del vivere e il dolore di una certa umanità senza alcun compromesso. Una cifra stilistica ‘contro’, da facitore di quel vero Cinema antagonista e sostanzialmente anticapitalista che noi non abbiamo quasi mai fatto per indole, mancanza di coraggio e ‘bonarietà’ estetica. Certo la violenza sui corpi e nelle anime che ci racconta è qualcosa di quasi insopportabile per noi spettatori anestetizzati dalla realtà apparente e rappresentata  come vera. Se ci permettete la parafrasi ovvia, lui ci indica la luna e ci impedisce di guardare il dito che la mostra. Come ha scritto qualcuno, Pietà è un manifesto contro il capitalismo estremo, nel raccontare il potere corruttore del denaro e quanto l’avidità distrugga tutto, la società, la famiglia, l’individuo.<br />
Gang Do (Lee Jung-Jin) è un trentenne solitario e duro come la pietra, vive da solo in una casa disordinata e sporca nella periferia di Seul e fa sesso con il suo cuscino. Fa l’esattore per uno strozzino senza alcuno scrupolo e brutalizza i poveri disgraziati artigiani che non riescono a pagare i debiti: si aggira durante il giorno nel degradato quartiere di Cheonggyecheon terrorizzando e storpiando gli artigiani, amputa le mani sotto la pressa o li fa saltare da un piano di un palazzo in costruzione per spaccargli le gambe e così recuperare il debito con l’assicurazione che il malcapitato ha firmato prima di ricevere il prestito (una ventina di minuti così crudi da restare ammutoliti e straziati). Un giorno qualcuno bussa alla porta di casa sua, è una donna vestita di rosso (la brava Jo Min Su), ancora giovane e completamente silente, il giovane la scaccia dapprima, la maltratta poi ma lei lo continua a seguire incurante degli insulti: lui arriva, per non farla entrare in casa, a sbatterle ripetutamente la porta sulle mani, ma lei continua a guardarlo adorante senza reagire. Un giorno lei gli confessa che è sua madre e vuole il suo perdono per averlo abbandonato dalla nascita, lui non le crede e decide di metterla alla prova con disperante ferocia, la violenta e la obbliga a mangiare forse un dito del piede che si è tagliato. Si convince in fine che quella è sua madre, o almeno così vuole credere, si ‘scioglie’ emotivamente e si affeziona a lei in modo intenso, quasi a voler recuperare tutto il dolore della sua solitudine. Escono assieme, vanno a ristorante, lui pianta un pino ai bordi del fiume su sua richiesta. Ma un giorno la donna lo chiama a telefono inscenando un pestaggio per rappresaglia e successivamente sparisce facendo credere di essere stata rapita e così Gang Do va in tilt e si mette alla disperata ricerca della madre ritornando nei luoghi in cui vivono gli artigiani ormai paralizzati o appena suicidi. Ma la realtà è ben un’altra e la madre si fa trovare per poi lasciarlo nel modo più cruento che può immaginare.<br />
Un film forte, asciutto e durissimo in cui una Maria piena di grazia all’inizio si trasforma in un Angelo vendicatore finale che non si fermerà nel suo proposito nemmeno dal dubbio finale. E simbolo del film è il manifesto in cui viene mostrata Mi-sun con velo bianco, che tiene dolente sulle ginocchia il corpo di Kan-do, come la vergine Maria col corpo di Gesù, nella Pietà di Michelangelo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/26/abbiate-pieta-di-kim-ki-duk/#comment-190796</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Sep 2012 21:15:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ alessandro sterzi.

il pathos di cui parli ovviamente c&#039;è: però è anche vero che kim ki-duk fa di tutto per sabotarlo. non solo nella scelta della colonna sonora, o nelle soluzioni di montaggio, ma proprio nella costruzione della sceneggiatura. ci sono momenti che sfiorano il ridicolo involontario: per esempio la sequenza del coniglio investito, quella in cui madre e figlio giocano in mezzo alla folla, oppure la comparsa di una vecchia - spiegabile, ma per nulla motivata nella costruzione dell&#039;ultima sequenza - alle spalle della madre mentre questa sta per buttarsi giù.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ alessandro sterzi.</p>
<p>il pathos di cui parli ovviamente c&#8217;è: però è anche vero che kim ki-duk fa di tutto per sabotarlo. non solo nella scelta della colonna sonora, o nelle soluzioni di montaggio, ma proprio nella costruzione della sceneggiatura. ci sono momenti che sfiorano il ridicolo involontario: per esempio la sequenza del coniglio investito, quella in cui madre e figlio giocano in mezzo alla folla, oppure la comparsa di una vecchia &#8211; spiegabile, ma per nulla motivata nella costruzione dell&#8217;ultima sequenza &#8211; alle spalle della madre mentre questa sta per buttarsi giù.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/26/abbiate-pieta-di-kim-ki-duk/#comment-190793</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Sep 2012 21:05:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ ilenia

i dialoghi sono effettivamente un problema: non solo dicono troppo, (quante volte ricorre la parola soldi? quante volte è messo in bocca i personaggi un semplicistico discorso sul denaro?), ma lo dicono in un italiano di plastica, che suona parecchio artificioso, e questo non ha migliorato le cose.

per la regia, il metro di paragone è sempre kim ki-duk: rispetto ai suoi precedenti film, quest&#039;ultimo ha poco o niente dell&#039;esattezza delle inquadrature e dei movimenti di camera (e del montaggio). è sciatto proprio rispetto a se stesso, ai suoi risultati migliori. solo nel finale torna ai suoi &quot;soliti&quot; livelli - peccato che la colonna sonora tristissima, rendendo ancora più drammatica la scena, rovini tutto. 

quanto al montaggio, un esempio per tutti: (se non ricordo male, spero di non scrivere bestialità, è passato qualche tempo da quando ho visto il film) quando dalla scena di violenza dello strozzino sulla madre si passa alla scena in cui i due dormono abbracciati. è una scena delicatissima e difficilissima, ovviamente. ma quel taglio impedisce di farci percepire la costruzione di un rapporto di fiducia e dipendenza tra una presunta madre e un presunto figlio. kim ki-duk quel rapporto, invece di costruirlo e delinearlo, lo dà per assodato.

ma per tutto il film ricorrono inquadrature sconnesse le une dalle altre, giustapposte, prive di raccordo: gli attacchi o gli stacchi sono più sull&#039;asse che sul movimento, il che si può sempre fare, è pur sempre una scelta linguistica, ma le soluzioni che ho trovato non aggiungono niente al film, anzi i continui ripetuti tagli mettono a repentaglio la costruzione drammatica degli eventi rappresentati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ ilenia</p>
<p>i dialoghi sono effettivamente un problema: non solo dicono troppo, (quante volte ricorre la parola soldi? quante volte è messo in bocca i personaggi un semplicistico discorso sul denaro?), ma lo dicono in un italiano di plastica, che suona parecchio artificioso, e questo non ha migliorato le cose.</p>
<p>per la regia, il metro di paragone è sempre kim ki-duk: rispetto ai suoi precedenti film, quest&#8217;ultimo ha poco o niente dell&#8217;esattezza delle inquadrature e dei movimenti di camera (e del montaggio). è sciatto proprio rispetto a se stesso, ai suoi risultati migliori. solo nel finale torna ai suoi &#8220;soliti&#8221; livelli &#8211; peccato che la colonna sonora tristissima, rendendo ancora più drammatica la scena, rovini tutto. </p>
<p>quanto al montaggio, un esempio per tutti: (se non ricordo male, spero di non scrivere bestialità, è passato qualche tempo da quando ho visto il film) quando dalla scena di violenza dello strozzino sulla madre si passa alla scena in cui i due dormono abbracciati. è una scena delicatissima e difficilissima, ovviamente. ma quel taglio impedisce di farci percepire la costruzione di un rapporto di fiducia e dipendenza tra una presunta madre e un presunto figlio. kim ki-duk quel rapporto, invece di costruirlo e delinearlo, lo dà per assodato.</p>
<p>ma per tutto il film ricorrono inquadrature sconnesse le une dalle altre, giustapposte, prive di raccordo: gli attacchi o gli stacchi sono più sull&#8217;asse che sul movimento, il che si può sempre fare, è pur sempre una scelta linguistica, ma le soluzioni che ho trovato non aggiungono niente al film, anzi i continui ripetuti tagli mettono a repentaglio la costruzione drammatica degli eventi rappresentati.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alessandro Sterzi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/26/abbiate-pieta-di-kim-ki-duk/#comment-190251</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Sterzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Sep 2012 21:47:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non saprei dare un giudizio critico sul film, ma non posso negare che il grido di dolore mi sia arrivato. 
La critica tende ad essere superficiale, mi pare, nella misura in cui non tiene conto degli aspetti emozionali, affettivi, di pathos che un&#039;opera riesce a trasmettere. Questo film di Ki-duk, come i precedenti del resto, ha la forza del pathos.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non saprei dare un giudizio critico sul film, ma non posso negare che il grido di dolore mi sia arrivato.<br />
La critica tende ad essere superficiale, mi pare, nella misura in cui non tiene conto degli aspetti emozionali, affettivi, di pathos che un&#8217;opera riesce a trasmettere. Questo film di Ki-duk, come i precedenti del resto, ha la forza del pathos.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Maurizio Potenza		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/26/abbiate-pieta-di-kim-ki-duk/#comment-190185</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Potenza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Sep 2012 18:31:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[un film che è un grido di dolore e disperazione. Un atto di amore e speranza verso milioni di persone che non hanno voce. Da proiettare nelle ovattate stanze della finanza internazionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>un film che è un grido di dolore e disperazione. Un atto di amore e speranza verso milioni di persone che non hanno voce. Da proiettare nelle ovattate stanze della finanza internazionale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ilenia		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/26/abbiate-pieta-di-kim-ki-duk/#comment-190090</link>

		<dc:creator><![CDATA[ilenia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Sep 2012 14:44:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per i dialoghi sono d&#039;accordo, troppo didascalici ma non so fino a che punto dipenda dalla sceneggiatura o dalla traduzione.. 

Per quanto riguarda la regia... sciatta? E il montaggio è ellittico? 

Ma che film ha visto?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per i dialoghi sono d&#8217;accordo, troppo didascalici ma non so fino a che punto dipenda dalla sceneggiatura o dalla traduzione.. </p>
<p>Per quanto riguarda la regia&#8230; sciatta? E il montaggio è ellittico? </p>
<p>Ma che film ha visto?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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