Anonymous. La grande truffa. IV

22 ottobre 2012
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(Termina con questo post la pubblicazione del pamphlet Anonymous. La grande truffa, fortunosamente arrivato nei database di Nazione Indiana. Qui la prima parte. Qui la seconda parteQui la terza parte.)

La legge del caos

 

È un gioco o è la realtà?
Che differenza fa?
Wargames (1983)

WarGamesQuando si entra in una chat sulla rete Anonymous, una stanza aperta a tutti, ci si trova in un ambiente potenzialmente infiltrato da curiosi, troll, giornalisti e agenti di polizia, nel quale in fin dei conti nessuno dice la verità. È probabile che in molte di queste chat vi siano soltanto infiltrati, che passano il tempo a manipolarsi a vicenda. O che registrano in silenzio, dal fondo della sala, ogni parola. Un curioso che volesse discutere con un Anonymous dovrebbe allora armarsi di molta pazienza. Muoversi pazientemente da una stanza all’altra. Legarsi di amicizia con altri utenti. Fornire via via prove più convincenti della propria sincerità. E alla fine, continuerebbe forse a non capire se si trova “dentro” o “fuori”.

In questa “prima cerchia” di Anonymous bazzicano anche provocatori che potrebbero cercare di coinvolgere altri utenti in conversazioni antisemite o in altro modo imbarazzanti, per poi pubblicare la conversazione in un articolo scandalistico su Anonymous. Ci sono poi gli infiltrati mimetici, che quando vedono un filone lo sfruttano a fondo, e al provocatore antisemita risponderanno a tono con altre affermazioni antisemite. E ci sono infine gli aspiranti sinceri, gli incauti catecumeni, che quindi rischiano di essere educati all’anonimismo da qualche carabiniere travestito da Guy Fawkes.

In questo modo, spontaneamente il movimento tende ad assomigliare sempre di più alle caricature che ne fanno i media. Infatti tutti i gli aspiranti Anonymous si sforzano d’interpretare Anonymous come se lo immaginano, così influenzandone altri ancora, in una folle spirale. Privo di ogni controllo e gerarchia, Anonymous è il prodotto di questo circolo di retroazioni simboliche. Anonymous è, già ora, la caricatura di Anonymous.

Un caso interessante di caricatura realizzata è quello del Progetto Mayhem, una finzione che sta tentando d’invadere il mondo. Tutto nasce da una serie di video e comunicati, firmati Anonymous e pubblicati a partire di novembre 2011 sui forum di Anonymous e Wikileaks, a proposito di un’operazione chiamata Progetto Mayhem: Progetto Distruzione. I promotori dell’iniziativa annunciano che riveleranno tutti i segreti delle multinazionali e dei governi corrotti il 21 dicembre 2012. Una vera e propria Apocalisse nel duplice senso di rivelazione delle cose nascoste e di fine del mondo come lo conosciamo.

È logico pensare che questo annuncio non sia una cosa seria: perché attendere un anno per pubblicare del materiale scottante? Come tenerlo al riparo, in seno a un’organizzazione la cui permeabilità è quella tipica di uno scolapasta? Insomma questo annuncio non è credibile né come minaccia né come depistaggio. Consideriamolo per quello che è in principio: un corpus di messaggi e video, realizzati da un ragazzo nella sua cameretta e spammati in giro per la rete. È la storia di un ragazzino che vuole scatenare l’Apocalisse.

Non una cosa seria, dunque. Ma la struttura di Anonymous è tale che un semplice scherzo entra a far parte di un meccanismo di diffusione e amplificazione, diventando quindi, di fatto, rilevante.

È poco probabile che finisca il mondo, a dire il vero, ma se un certo numero di persone si concentra, in una certa data, su un certo obiettivo, e se i media fanno la loro parte alimentando le paure degli uni e le fantasie degli altri, è possibile che il 21 dicembre qualcosina (di buffo o di terribile) accada. Gli hacker di Anonymous hanno già dimostrato di potere realizzare le minacce più demenziali, e questa sembra essere sulla buona strada. Se poi non dovesse succedere nulla, o nulla di particolarmente eclatante, gli Anonymous potranno comunque vantarsi di avere menato per il naso i media con la loro falsa Apocalisse. Comunque vadano le cose, il Progetto Mayhem è già entrato a far parte della rappresentazione e auto-rappresentazione di Anonymous.

Da qualche parte in America, un agente dell’FBI sta dedicando le sue giornate a contrastare il Progetto Mayhem. Forse i suoi colleghi lo prendono in giro alla macchinetta del caffè. Forse lo prendono sul serio. Forse tra un anno sarà promosso in grado, per aver scongiurato una minaccia che non c’è mai stata. Forse semplicemente impazzirà.

In un video del Progetto Mayhem pubblicato su Youtube, alcuni Anonymous propongono un metodo per individuare altri compagni «ratti» del movimento, ai fini della cospirazione apocalittica. È necessario innanzitutto programmare la sveglia del proprio orologio o cellulare a una certa ora ogni giorno, e ogni giorno alla stessa ora «scatenare un uragano di confusione che mandi nel panico i droni della Matrice che vi circondano», ovvero «fare qualcosa di casuale/stupido/kaotico». Questa operazione viene definita Reality Hacking, ovvero trasferire nella realtà le pratiche di sovversione dei codici proprie della rete, essendo la realtà stessa (come visto in Matrix) un programma, in modo più o meno metaforico. Ma si tratta anche di una forma di Kaos Magic, pratica rituale di cui sono adepti i fumettisti Alan Moore e Grant Morrison. Un esempio di kosa kaotica, in questo kaso, è mettersi a kantare a squarciagola il Trololololo, un ipnotico meme musicale.

Lo scopo finale è «fottere la mente» dei droni, ovvero i software antropomorfi che ci circondano. Questa operazione è un «virus mentale» che si propagherà poco a poco, e che permetterà inoltre d’incontrare altri compagni e «cellule dormienti Anonymous» al fine di unirsi per «cospirare». A questo punto non resta che da aspettare il «segnale per lo sciame» che lancerà dei flashmob per «occupare la realtà». Il messaggio termina precisando che «lo scopo del gioco è trovare il massimo numero di ratti».

In queste poche righe sono evidenti vari riferimenti culturali, ma i principali sono contenuti nel nome e nella data del Progetto Mayhem. Il nome è un riferimento a Fight Club, la data alla profezia Maya sulla fine del mondo. Due “finzioni” che Anonymous potrebbe avere la forza di rendere reali e concrete, mostrando di avere un potere praticamente divino.

La dottrina della fine del mondo Maya circola almeno dagli anni Settanta negli ambienti della cultura psichedelica americana, e la si ritrova aggiornata nella controcultura degli anni Novanta. Grant Morrison la evocava nella serie a fumetti The Invisibles, pubblicata dalla DC Comics tra il 1994 e il 2000. Tra le principali fonti d’ispirazione dei fratelli Wachowski per Matrix, il fumetto di Morrison è uno spettacolare minestrone punk di teorie cospirazioniste e dottrine gnostiche, che mette in scena una società segreta di anarchici. Gli Invisibili, proprio come gli Anonymous, agiscono in cellule spontanee, senza che siano davvero chiari né i fini né le fazioni in campo.

Anche il riferimento a Fight Club fa parte del pantheon della cultura popolare degli anni Duemila. Nel romanzo di Chuck Palahniuk (1996), e poi nel film di David Fincher (1999), il Progetto Mayhem è un’operazione misteriosa il cui scopo è distruggere il sistema, ma sempre con una buona dose di umorismo surreale.

Le regole di Anonymous assomigliano alle prime regole del Fight Club: «Prima regola, non parlate mai del Fight Club; seconda regola, non dovete parlare mai del Fight Club». Queste due fondamentali regole sono tuttavia sistematicamente disattese, come quelle di Anonymous, poiché solo parlando del Fight Club si possono aggiungere nuovi membri di settimana in settimana.

Il protagonista di Fight Club è un anonimo impiegato che sogna di essere Tyler Durden ovvero nel film Brad Pitt, ribelle alla moda, disinibito e grande seduttore. Fight Club descrive bene la schizofrenia del borghese insoddisfatto, le sue segrete velleità fasciste rivoluzionarie erotiche e omoerotiche. Anche in questo caso il film fa un passo avanti rispetto al libro, accentuandone le contraddizioni. Quando Brad Pitt espone le sue teorie sulla dittatura del consumismo, truccato e vestito come un deficiente, è difficile credere che il personaggio non sia una caricatura. È difficile credere che qualcuno possa “credere” in Fight Club. E invece la “filosofia di Tyler” ha sedotto una generazione. La caricatura aveva reso ancora più efficace il messaggio. Brad Pitt, leader rivoluzionario? Ormai niente più ci stupisce.

Secondo le (poco credibili) informazioni che circolano in rete, Tyler sarebbe anche il nome di una piattaforma di scambio di files P2P sviluppata da Anonymous per raccogliere e pubblicare i documenti scottanti del Progetto Mayhem. Una versione potenziata di Wikileaks, ma in stile Anonymous: senza controllo, senza editing. La sua attivazione è prevista il 21 dicembre 2012. Mentre aspettiamo la catastrofe, che supponiamo congegnata a immagine della scena finale di Fight Club, ci pare di ravvisare nella storia del Progetto Mayhem un aspetto goliardico e ludico che passa spesso in secondo piano nelle ricostruzioni giornalistiche, serissime, più concentrate sul lato politico per criticarlo o per esaltarlo.

Il Progetto Mayhem ha tutto l’aspetto di un Alternate Reality Game (ARG), una finzione che viene “giocata” nella realtà (e che talvolta la influenza concretamente). Il primo caso celebre di ARG fu quello di Blair Witch Project (1999), falso documentario low budget lanciato in cima alle classifiche mondiali da un’originale campagna promozionale. Tutto partiva da un sito che raccontava la falsa storia della strega di Blair e la falsa misteriosa scomparsa di tre giovani, alimentando la leggenda attorno al film. All’epoca, Repubblica descrisse l’operazione come «la prima, vera tecnobufala perfettamente riuscita» e «il primo, vero esempio trionfante della potenza di Internet».

Anche per Matrix furono messi online falsi siti tra cui quello della Metacortex Corporation, dove lavora Neo, il protagonista del film. Un caso controverso di marketing virale fu poi il lancio del film catastrofico 2012 di Roland Emmerich (2009), che ha contribuito a diffondere la profezia Maya, disseminando falsi siti su Internet. Per qualche anno è esistito in rete un fantomatico Institute For Human Continuity che proponeva una lotteria per salvarsi dalla fine del mondo.

In teoria queste operazioni di marketing presuppongono la consapevolezza dei partecipanti. Ma quando un contenuto circola su Internet è difficile accertarsi che non venga frainteso o creduto alla lettera. Insomma è possibile che un ARG sfugga al controllo e che l’industria culturale si trasformi localmente in gigantesca macchina disinformatrice e ideologizzatrice, come avrebbero detto Adorno e Horkheimer.

Ma non era previsto che dei fan di Fight Club fondassero realmente dei fight club in cui darsele di santa ragione, com’è accaduto. Non era previsto che qualcuno scegliesse il 21 dicembre 2012 per fare uno scherzo apocalittico. Non era previsto che centinaia di migliaia di persone si appropriassero delle idee e degli slogan di V for Vendetta. Contrariamente a quello che pensavano Adorno e Horkheimer, l’industria culturale non è in grado di controllare e dirigere l’immaginario che diffonde.

In questo senso, gli Anonymous sarebbero prigionieri di un Alternate Reality Game che ha invaso la realtà. Ma c’è un’altra possibilità: che il progetto Anonymous sia un ARG lanciato dagli utenti del sito 4chan nel lontano 2008. Il sito, fondato nel 2003 da Christophe Poole detto moot, è composto da varie bacheche (imageboards) in cui gli utenti pubblicano anonimamente immagini di gusto vario e volentieri cattivo, senza censure né autocensure, ed eventualmente lanciano flame wars o campagne di trolling, ovvero operazioni di disturbo su Internet. Il credo dietro queste prove di forza è il LULZ, un umorismo surreale e fine a se stesso, che può servire da spiegazione ultima per ogni comportamento apparentemente privo di senso. Perché l’hai fatto? Per il LULZ.

A 4chan e al gusto per l’assurdo dei suoi utenti dobbiamo ad esempio la creazione e la diffusione di molti Lolcats, le famose immagini di gattini buffi che, in termini di produttività, stanno spezzando la schiena all’economia occidentale. La sorprendente trasformazione di 4chan in presunto covo di ribelli digitali risale al 2007/2008, con alcune operazioni di trolling che i media americani attribuiscono a un’organizzazione chiamata “Anonymous”, fraintendendo e reificando il fatto che gli autori fossero, appunto, degli anonimi e come tali si firmassero abitualmente sul sito.

Il fatto di firmarsi e definirsi “Anonymous”, al singolare, era una specie di scherzo in uso tra gli utenti di 4chan, alcuni dei quali avevano anche prodotto una guida di un centinaio di pagine con le regole di comportamento per essere un «Anonimo ben educato» (The Well Cultured Anonymous). In questa guida, pubblicata nell’ottobre 2007, non c’è nessun riferimento politico. Addirittura si sconsiglia agli Anonymous di parlare di politica («da evitare come la fottuta peste») perché questo sarebbe fonte di conflitti e discussioni inutili.

L’unico elemento che era già presente nella guida era il rifiuto radicale della religione, che fa del recente attacco al sito del Vaticano un’operazione che gli anonimi del 2007/2008 avrebbero potuto condividere al 100%. Che un simile attacco sia fatto usando la maschera del papista Guy Fawkes, invece, è uno di quei cortocircuiti simbolici che caratterizzano la diffusione dei memi. Si noti che nel 2008 ebbe luogo una piccola diatriba tra veri falsi e presunti Anonymous a proposito dell’opportunità di attaccare il Vaticano e di considerare i cattolici alla stregua degli scientologisti.

Non a caso l’operazione contro Scientology è l’atto di nascita di un movimento che si chiama Anonymous. La scelta del nome sembra essere un classico caso d’inversione dello stigma, meccanismo comportamentale che consiste nell’accettare di diventare quello che la società accusa una comunità o una persona di essere: in questo caso, un fantomatico gruppo chiamato “Anonymous”.

Non c’è nessun riferimento a V for Vendetta nel video-comunicato del 21 gennaio, nel quale una voce artificiale afferma «We are Anonymous» e proclama che «Anonymous ha deciso che la vostra organizzazione deve essere distrutta». Una decina di giorni dopo, dei manifestanti in carne, ossa e maschere di Guy Fawkes si presentano davanti alle sedi di Scientology di varie città in America e Regno Unito (circa 9.000 persone in tutto il mondo) garantendo un sicuro effetto coreografico.

A quanto pare il riferimento non era né al film né al fumetto, ma a una vignetta in cui un personaggio, simbolo di grandissima sfiga (Epic Fail Guy), la indossa; indossarla significava insomma rivolgere quello “sfigato” a Scientology, oltre a proteggere la propria identità in caso di eventuali ritorsioni. Siamo nel 2008, gli Anonymous sono scesi in piazza e si sono scelti un nemico, ma la politica è ancora lontana.

La trasformazione degli allegri troll di 4chan in attivisti antisistema è sorprendente, e ricalca un po’ quello che accade in Fight Club. Tyler Durden, prima di essere un terrorista, è anch’esso un troll che si diverte a proiettare fotogrammi pornografici in mezzo a film per bambini, oppure travestirsi da cameriere per scorreggiare sui carrelli del dessert.

Il Progetto Mayhem di Tyler Durden, in questo senso, non è altro che una super-zingarata degna di Amici Miei — anche se è difficile immaginare Ugo Tognazzi palestrato, ricoperto di lividi e cicatrici, che combatte in un parcheggio. Per concepire Fight Club, Chuck Palahniuk dice di essersi ispirato alla goliardica Cacophony Society, associazione dedita alla «follia senza senso» di cui «chiunque potrebbe essere membro, senza saperlo». Anonymous, la piccola porta dalla quale la «follia senza senso» entra nella Storia?

Che trama fantastica: una finta organizzazione di attivisti digitali mascherati, usciti dritti da un blockbuster hollywoodiano, diventa poco a poco qualcosa di reale e di minaccioso. Ancora una volta, siamo nel romanzesco puro e semplice. Come nel Pendolo di Foucault di Umberto Eco (1988), che racconta come una finta cospirazione possa diventare una vera cospirazione. In fondo tutte le vere cospirazioni non sono altro che finte cospirazioni nelle quali qualcuno inizia a credere sul serio. Prima di essere reale, ogni complotto è sempre una fantasia. I Rosacroce non erano forse essi stessi, da principio, uno scherzo?

Ma questi scherzi tendono naturalmente a sfuggire di mano. Nessuno poteva prevedere cosa sarebbe successo: né i primi Anonymous di 4chan, né i “persuasori occulti” dell’industria culturale, né i media, né i santoni del pensiero antagonista. Chi ha truffato chi, allora? Ognuno di loro ha contribuito, mettendo una piccola pietra all’edificio, manipolando e facendosi manipolare. Quello che è accaduto tra il 2007 e oggi è un processo di appropriazione da parte di un movimento in cerca di simboli e modelli concettuali. Il meme Anonymous, nato per caso e affine a concetti che venivano sviluppati altrove, ha saputo catalizzare l’attenzione di una vasta schiera di hacktivisti, punk, vetero-marxisti e indignati vari che hanno infiltrato il progetto in corsa, spostandone il baricentro, riempendolo poco a poco — fino forse a scoppiare. [the end]

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One Response to Anonymous. La grande truffa. IV

  1. guy fake il 24 ottobre 2012 alle 20:39

    molto rumore per nulla.



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